Etna e Stromboli, “fratelli” a confronto…

Non c’è fermento più rumoroso ed affascinante di quello che si sente in questo periodo in tutta la Sicilia…un ribollire che la attraversa e che traccia un filo rosso unendo le sue due vette più alte, l’Etna e lo Stromboli. Negli ultimi mesi i due vulcani hanno dato cenni chiari di risveglio, obbedendo ciascuno alla propria natura: l’Etna con alti e filiformi pennacchi di fumo e alcuni sbuffi di cenere, lo Stromboli con l’intensificarsi delle «sue» esplosioni sommitali che, non a caso, in vulcanologia si chiamano «eruzioni stromboliane». Il primo, quello che più fa paura –  «a muntagna» dei catanesi – è il vulcano più alto d’Europa che sfiora, possente, i 3.300 metri di altezza  e che dal 2013, con grande soddisfazione di chi da anni ne cura la salvaguardia e la valorizzazione, è Patrimonio dell’Umanità Unesco. L’Etna, già dalle ultime settimane di novembre ha mostrato attività in quasi tutti i suoi crateri sommitali: quelli di Sud- Est, con sbuffi di cenere a intervalli di un paio d’ore l’uno dall’altro e degassazione «incandescente» che di notte, con l’aria tersa e pulita di quei giorni, da lontano si mostra di un rosso infuocato e fa pensare a insistenti  esplosioni di lava incandescente; e poi il cratere di Nord-Est dove è stato anche notato il crollo al suo interno del «tappo» che da oltre un anno lo aveva ostruito. A questo va aggiunto che tra l’1 e il 2 dicembre si è verificata una consistente variazione dell’ampiezza del tremore vulcanico, quella attività microsismica cioè che spesso dice ai vulcanologi che c’è una risalita di magma dalle profondità; poi però rientrata ai soliti, innocui valori. Per i vulcanologi dell’Ingv di Catania, questa situazione non è necessariamente preludio a una vera e propria eruzione, perchè rientra tra i «normali» comportamenti dell’Etna. A pochi chilometri in linea d’aria, nell’arcipelago delle Eolie a Nord Est delle coste siciliane, lo Stromboli da qualche giorno mostra un’«attività stromboliana» sempre più intensa dal cratere di Sud Ovest, cui si aggiunge anche continua attività sismica. Anche in questo caso, un picco di attività si è avuta lo scorso 1 dicembre, con una imponente esplosione di materiale, ricaduto in parte dentro lo stesso vulcano, in parte nella «Sciara del fuoco», e accompagnata da «un forte segnale di deformazione del suolo», come rilevato dalla rete di monitoraggio del vulcano.

Simona

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