Il primo viaggio in barca a vela alle Isole Eolie.
Non avevo mai navigato in barca a vela.
Prima di quel viaggio avevo visto il mare centinaia di volte, avevo trascorso giornate sulle spiagge, avevo fatto il bagno in acque limpide e avevo guardato il tramonto dalla riva. Ma il mare visto dalla terra e il mare vissuto a bordo di una barca sono due cose completamente diverse.
La differenza l’ho capita il primo giorno, quando sono salito a bordo della barca a vela che ci avrebbe accompagnato alla scoperta delle Isole Eolie.
Non sapevo esattamente cosa aspettarmi. Ero emozionato, ma anche un po’ intimorito. Non conoscevo il modo di vivere di una barca, non sapevo come si orientassero le vele, come si interpretasse il vento e quanto potesse essere diverso il mare visto da pochi centimetri sopra la sua superficie.
Poi abbiamo mollato gli ormeggi.
Eravamo a Lipari e, lentamente, il porto ha cominciato ad allontanarsi.
Le case diventavano più piccole, le persone sulla banchina quasi invisibili e il rumore della terraferma si perdeva alle nostre spalle.
Quando il motore è stato spento e sono state issate le vele, ho provato una sensazione difficile da spiegare.
La barca continuava ad avanzare, ma non c’era più il rumore del motore.
C’era soltanto il vento.
Le vele si gonfiavano lentamente e lo scafo scivolava sull’acqua. Ogni tanto una piccola onda raggiungeva la prua e si rompeva in una nuvola di spruzzi.
Mi sono seduto a prua e ho iniziato semplicemente a guardare.
Davanti a me c’era il mare.
Dietro di me Lipari.
Intorno, il blu.
In quel momento ho capito che quella non sarebbe stata una vacanza come le altre.
Lipari, il punto di partenza
Lipari è stata la nostra porta d’ingresso nel mondo delle Eolie.
Prima di partire avevamo avuto il tempo di passeggiare per il centro, osservare il porto e salire verso il Castello di Lipari.
Dall’alto la vista era già incredibile. Il paese si stendeva lungo la costa e il mare circondava l’isola.
Ma vista dalla barca, Lipari aveva un aspetto ancora diverso.
Navigando lungo la costa abbiamo incontrato luoghi come Valle Muria, con le sue pareti rocciose e le acque profonde, e abbiamo osservato le coste dell’isola cambiare continuamente.
In alcuni punti le rocce erano scure e imponenti, in altri comparivano piccole insenature dove il mare sembrava essersi fermato.
Abbiamo fatto il primo bagno nei pressi di una piccola caletta.
Mi sono tuffato dalla barca senza pensarci troppo.
Quando sono riemerso, ho guardato verso l’alto.
La barca oscillava lentamente sopra di me.
In quel momento ho provato una sensazione di libertà che non avevo mai conosciuto.
Non c’erano lettini, ombrelloni, stabilimenti balneari o confusione.
C’era soltanto il mare.
Vulcano e il profumo della terra
La navigazione verso Vulcano è stata breve, ma emozionante.
L’isola si avvicinava lentamente e il profilo del vulcano diventava sempre più grande.
Il paesaggio era diverso da quello di Lipari.
Vulcano aveva qualcosa di primordiale.
La terra scura, le rocce, il cratere e il vapore che in alcuni punti usciva dal terreno ricordavano continuamente che quelle isole sono nate dall’attività dei vulcani.
Siamo passati vicino alla Baia di Ponente.
L’acqua era calma e trasparente.
Ci siamo fermati e abbiamo fatto il bagno.
Nuotare in quel mare guardando la costa vulcanica mi dava la sensazione di essere lontanissimo da casa.
Nel pomeriggio siamo arrivati nei pressi delle acque termali e della zona dei fanghi.
L’odore di zolfo era forte, ma faceva parte del fascino dell’isola.
Vulcano non cercava di essere bella.
Lo era proprio attraverso la sua natura selvaggia.
Salina e i colori della vegetazione
La mattina successiva abbiamo lasciato Vulcano e abbiamo preso la rotta verso Salina.
Il vento era favorevole.
Quella è stata la prima volta in cui ho capito veramente cosa significasse navigare a vela.
La barca inclinava leggermente, le vele erano tese e l’acqua scorreva veloce lungo lo scafo.
Io continuavo a guardare le vele.
Mi sembrava quasi incredibile che il vento potesse spingere una barca così grande.
Salina è apparsa all’orizzonte dopo qualche ora.
Da lontano sembrava molto verde.
Le sue montagne, i terrazzamenti e la vegetazione la rendevano completamente diversa da Vulcano.
Siamo arrivati a Santa Marina Salina.
Il piccolo paese sembrava uscito da un racconto.
Case bianche, porte colorate, bouganville, barche ormeggiate e stradine che si allontanavano dal mare.
Ho camminato senza una meta precisa.
Volevo semplicemente guardare.
A Salina abbiamo visitato anche Malfa e Lingua.
A Lingua il rapporto con il mare sembrava ancora più forte.
Abbiamo assaggiato prodotti locali e piatti della tradizione.
Il cibo delle Eolie mi ha conquistato quasi quanto il mare.
Il pesce fresco, i capperi, le verdure, il pane, la pasta, le granite e i dolci locali avevano sapori semplici ma intensi.
Dopo una giornata trascorsa al sole e al vento, anche una cena apparentemente semplice diventava un’esperienza.
Pollara, il luogo che sembrava un film
A Salina abbiamo raggiunto anche Pollara.
Avevo già visto fotografie della baia, ma arrivarci dal mare è stato completamente diverso.
Le alte pareti della costa sembravano abbracciare l’acqua.
Le rocce vulcaniche scendevano verso il mare e il piccolo borgo appariva in alto, immerso nella vegetazione.
Mi sono fermato a guardare.
Non sembrava un luogo reale.
Sembrava una scenografia.
Il sole stava lentamente scendendo e la luce trasformava le rocce in una tavolozza di colori.
Quella sera siamo rimasti a bordo.
Dopo cena ci siamo sdraiati sul ponte.
Il cielo era pieno di stelle.
In città non avevo mai visto un cielo così.
La Via Lattea sembrava quasi una striscia luminosa sospesa sopra di noi.
Il mare era nero, ma tranquillo.
La barca oscillava dolcemente.
Non avevo bisogno di musica, telefono o televisione.
Avevo il cielo.
Stromboli, la montagna nel mare
La navigazione verso Stromboli è stata una delle esperienze più emozionanti.
L’isola compariva all’orizzonte come una grande montagna solitaria.
Più ci avvicinavamo, più Stromboli sembrava crescere.
Il vulcano dominava completamente il paesaggio.
Abbiamo navigato lungo la costa passando davanti a San Vincenzo, il piccolo centro dell’isola, e abbiamo osservato le case bianche adagiate sui pendii.
Poi abbiamo raggiunto Strombolicchio.
Quel piccolo scoglio vulcanico sembrava una sentinella davanti all’isola.
La barca gli è passata vicino lentamente.
Il mare era trasparente e profondo.
Mi sono tuffato ancora una volta.
E anche questa volta, una volta riemerso, ho guardato la barca e ho pensato a quanto fosse incredibile poter vivere una giornata così.
La sera Stromboli ci ha regalato uno spettacolo ancora diverso.
Il cielo si è oscurato lentamente.
Il vulcano era davanti a noi.
La sua presenza era quasi ipnotica.
Non serviva parlare.
Restavamo tutti a guardare.
Panarea e il mare trasparente
Dopo Stromboli abbiamo raggiunto Panarea.
Panarea aveva un’atmosfera diversa.
Era più elegante, più vivace, ma conservava angoli di natura straordinari.
La prima cosa che abbiamo fatto è stata cercare una baia dove fermarci per un bagno.
Abbiamo raggiunto Cala Junco.
Dal mare la baia era spettacolare.
Le rocce formavano una sorta di anfiteatro naturale e l’acqua aveva colori incredibili.
Mi sono tuffato e ho iniziato a nuotare.
Guardando verso il fondo vedevo le rocce e i pesci muoversi nell’acqua.
È stato uno di quei momenti in cui ti accorgi che non hai bisogno di niente altro.
Più tardi abbiamo navigato tra gli isolotti di Basiluzzo, Dattilo e Lisca Bianca.
Sembrava di attraversare un piccolo arcipelago dentro l’arcipelago.
Le rocce emergevano dall’acqua e il mare cambiava colore continuamente.
Abbiamo raggiunto anche la zona di Cala degli Zimmari.
La giornata è trascorsa tra bagni, sole e vento.
La sera siamo scesi a terra.
Panarea, illuminata, aveva un’atmosfera completamente diversa da quella delle ore precedenti.
Le terrazze dei locali erano piene di persone, le stradine erano illuminate e il paese sembrava vivere una seconda vita.
Filicudi, l’isola selvaggia
Dopo Panarea siamo partiti verso Filicudi.
La navigazione è stata lunga, ma il vento ci ha accompagnato.
Quella giornata l’ho vissuta quasi interamente sul ponte.
Mi ero ormai abituato alla barca.
Avevo imparato a distinguere il rumore dell’acqua, a capire quando il vento aumentava e a riconoscere il momento in cui le vele iniziavano a tirare con maggiore forza.
All’inizio del viaggio tutto questo mi sembrava estraneo.
Ora cominciavo a sentirlo naturale.
Filicudi ci è apparsa davanti nel pomeriggio.
L’isola sembrava più selvaggia.
Abbiamo navigato lungo la costa fino alla Grotta del Bue Marino.
L’ingresso della grotta era imponente.
L’acqua all’interno assumeva colori azzurri e verdi.
Il rumore del mare contro le pareti amplificava ogni piccolo movimento.
Poi siamo arrivati a Pecorini a Mare.
Il piccolo borgo era esattamente come lo avevo immaginato quando pensavo a un villaggio mediterraneo lontano dal turismo di massa.
Poche case, un piccolo molo, barche e il mare.
Abbiamo cenato in un locale del paese.
Pesce fresco, pasta, vino e prodotti dell’isola.
La cena è durata a lungo.
Nessuno aveva fretta.
Alicudi, dove il tempo sembra fermarsi
L’ultima tappa del viaggio è stata Alicudi.
Quando l’abbiamo vista, ho avuto la sensazione che fosse ancora più lontana delle altre.
Le case erano sparse lungo il pendio del vulcano.
Non c’erano strade trafficate.
Solo sentieri e scalinate.
Siamo scesi dalla barca e abbiamo iniziato a camminare.
Salivamo lentamente tra le case, gli ulivi e i terrazzamenti.
Ogni tanto ci fermavamo.
Da lassù il mare sembrava infinito.
La nostra barca era diventata un piccolo punto bianco sull’acqua.
Mi sono seduto su un muretto e ho guardato il paesaggio.
In quel momento ho pensato al ragazzo che ero stato qualche giorno prima.
Ero partito pensando di fare semplicemente una vacanza.
Avevo trovato qualcosa di molto diverso.
Il ritorno
Il viaggio di ritorno verso Lipari è arrivato troppo presto.
Quella mattina il mare era calmo.
Le vele erano aperte e la barca procedeva lentamente.
Non avevo più la stessa curiosità dei primi giorni.
Avevo invece una strana malinconia.
Guardavo le isole allontanarsi una dopo l’altra.
Alicudi rimaneva dietro di noi.
Poi Filicudi.
Più lontano Panarea.
E Stromboli, sempre più piccolo, continuava a dominare l’orizzonte.
Ho pensato a tutte le cose che avevo visto.
Le baie.
Le grotte.
I piccoli paesi.
Le spiagge.
I vulcani.
Le case bianche.
Il mare trasparente.
I tramonti.
Le stelle.
Ma soprattutto ho pensato al vento.
Quel vento che all’inizio non conoscevo e che alla fine del viaggio era diventato quasi un compagno.
Avevo scoperto che navigare a vela significa imparare ad ascoltare.
Ascoltare il mare.
Ascoltare il vento.
Osservare il cielo.
Capire quando fermarsi.
Non avere sempre fretta.
Forse è questo che mi ha colpito maggiormente delle Eolie.
Non sono soltanto sette isole.
Sono sette modi diversi di vivere il mare.
Lipari con il suo movimento e la sua storia.
Vulcano con la sua terra vulcanica.
Salina con il verde, i vigneti e i suoi paesi.
Stromboli con il vulcano sempre presente.
Panarea con le sue baie e i suoi isolotti.
Filicudi con la sua natura selvaggia.
Alicudi con il suo silenzio.
E poi c’è il mare che le unisce tutte.
Un mare che dalla barca sembra ancora più grande.
Quando siamo rientrati nel porto di Lipari, sono rimasto qualche minuto sul ponte.
La barca era ferma.
Le vele erano raccolte.
Il viaggio era finito.
Eppure dentro di me sentivo che qualcosa era appena cominciato.
Avevo scoperto un modo nuovo di viaggiare.
Un modo più lento, più vicino alla natura.
Avevo capito che una barca a vela non è soltanto un mezzo per spostarsi da un’isola all’altra.
È una casa sul mare.
È un punto di osservazione privilegiato.
È il luogo da cui puoi vedere un paese apparire all’orizzonte, una baia nascosta dietro una parete rocciosa, un tramonto riflesso sull’acqua o un cielo stellato senza luci intorno.
E soprattutto è il luogo in cui puoi sentirti piccolo davanti alla natura e, nello stesso tempo, incredibilmente fortunato.
La prima volta che ho navigato alle Eolie pensavo di partire alla ricerca di qualcosa.
Non sapevo ancora cosa.
Alla fine del viaggio ho capito che avevo trovato una sensazione.
Quella di essere libero.
Libero di seguire il vento.
Libero di fermarmi dove il mare era più bello.
Libero di tuffarmi quando volevo.
Libero di guardare il cielo per ore.
E libero di lasciarmi sorprendere.
Perché alle Eolie, quando navighi lentamente tra Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Panarea, Filicudi e Alicudi, ogni curva della costa può nascondere una nuova meraviglia.
E forse è proprio questa la vera magia di un viaggio in barca a vela.
Non sapere esattamente cosa troverai davanti.
Ma sapere che, qualunque cosa ci sia, vale la pena continuare a navigare.


