…soffia la brezza da nord ovest, il Maestrale. Nel canale tra Lipari e Salina il mare è invaso dal riflesso del sole che indica la rotta, dritta, tra Capo Faro e Lingua il lato est dell’isola dove a metà della costa c’è Santa Marina, il paese più grande dell’isola di Salina. Immagini di un’estate calda, con tante vele su tutto l’orizzonte, barche che assumono forme diverse a secondo dell’andatura, dell’intensità del vento locale, dell’onda! Verdi i versanti e le vette dei vulcani spenti, bianchi i paesi dai tetti piatti, stretti vicoli fan passare persone e venti, tutti i transiti di questo arcipelago disegnato dalla luce.

Si, le Isole Eolie sono posti fatti da immagini che rievocano il sapore della vera estate, uno spot pubblicitario di un gelato in tv, un film che racconta l’estate italiana, ragazzi più o meno giovani che si affacciano a Panarea per i suoi locali, sportivi che decidono di scalare vulcani come Stromboli e il Cratere dell’Isola di Vulcano, un aperitivo al tramonto con la musica del ciringhito Baia Negra a Baia di Ponente per i più stilosi e altro ancora. Potremmo infatti raccontarvi di quello che succede ad Alicudi durante la sera, dopo l’arrivo delle barche intorno alle diciotto quando gli equipaggi dopo una giornata di mare vissuta nel sole e nel sale, si fanno una doccia prima di scendere a terra ed andare a cena. Si ma qua ad Alicudi non si va a cena al ristorante, si entra nelle case degli isolani, dei pescatori, in quei locali che oggi vengono definiti Home Restaurant. Qua ce ne sono un paio che si possono raggiungere dopo aver salito il crinale collegato da mille e duecento grandi scalini per la salita degli asini. Ci si ritrova infatti in queste case, sulle loro terrazze o sui tetti piatti dal panorama mozza fiato, visto l’altezza. Ed è proprio qua che vengono apparecchiati i pochi tavoli e servita la cena a menù fisso, ma naturalmente queste è un esperienza solo per pochi, perché pur essendo economica i posti solo limitati e solo gli skipper con i giusti contatti riescono a far provare ai loro ospiti questa meravigliosa esperienza culinaria, ma non solo, infatti ha tutto il sapore misto d’incontro delle persone, la loro cultura locale, le loro case e soprattutto i racconti, che si articolano sempre nel descriverci le loro risorse, come cambiano dal periodo estivo a quello invernale. Infatti su queste isole in inverno rimangono veramente in pochi, non ché in estate siano affollate, ma come abitanti turisti esclusi si passa dai centocinquanta estivi ai quaranta nel periodo freddo. Il turismo ad Alicudi, come anticipato prima è limitato per via che non vi è la possibilità di ospitare molte persone nelle strutture esistenti.
Ad Alicudi, ricordo che una sera scendendo dal tender con gli ospiti, vedemmo un ragazzo seduto su di una sedia in cima al molo, mentre un’altra persona girava intorno a lui con un daffarsi da parrucchiere, infatti gli stava tagliando i capelli. Ad Alicudi, non c’è un parrucchiere, ma non c’è neanche una farmacia, una alimentari vera e propria non c’è e se si esclude la dispensa che poi è anche l’unico bar ristorante, direi che la spesa ad Alicudi non si fa, ma ci si procura con la pesca e con le piccole culture di ortaggi, mentre tutto il resto deve arrivare con la nave da Milazzo, che in inverno si affaccia solo due volte a settimana.

Spesso durante gli ancoraggi notturni in baie come Pollara, ma anche a Pecorini a Mare o Cala Junco in momenti di quiete assoluta che solo la notte può regalare, mi sono chiesto guardando le rocce come fosse stare qua durante il periodo del freddo, in inverno quando nessuna barca è presente alla fonda, ma solo la forza delle onde di mareggiate e colpi di forte vento che trasformano queste baie in posti non più ospitali anche se comunque dal fascino enormemente interessante, soprattutto se vi è la possibilità di assistere dall’alto delle scogliere quando le onde del mare collassano e tuonano sulle stesse rocce delle quieti notti estive.
I cieli stellati delle Eolie non si possono raccontare, distesi sul ponte della barca cercando di veder passare una stella cadente, permette di abituare l’occhio a quella poca luce che di li a poco diventa un enorme distesa di piccoli e più grandi puntini di luce, anche la via lattea esce fuori dal nero del cielo in tutti i suoi minimi dettagli e come al solito guardandola non puoi fare a meno di pensare a cosa ci sarà in quella direzione, oltre a quello che è già conosciuto. Se solo potessimo viaggiare così velocemente per scoprirlo… andrei, e ve lo racconterei nel prossimo articolo !!!
Le Isole Eolie sono questo, ma questo è solo una piccola percentuale di quelle situazioni, o siti, o scorci che si possono incontrare visitando queste Isole così diverse da ogni altro posto del mondo. Queste isole sono uniche per tanti motivi, al di la della loro bellezza naturale infatti godono di tanti altri aspetti positivi. Le mille cose raccontate in tutti i nostri articoli descrivono o meglio cercano di descrivere l’atmosfera che si crea qua, merito anche degli abitanti, infatti i locali sanno farti sentire a casa e questa è una caratteristica tutta siciliana che alle Eolie sembra raggiungere l’apice. Il cibo e la pasticceria cambia l’umore alle persone, le tavole apparecchiate senza tovaglie ma direttamente sulle maioliche rendono di per sè felici. Prodotti come il cannolo siciliano, la cassata e la granita di Alfredo sono ingredienti fondamentali per capire la cultura e la generosità di questa terra. Vivere le Eolie significa calarsi in una settimana di crociera indimenticabile, e quando si torna a casa è impossibile non pensare di ritornare. Queste isole vanno vissute di giorno e di notte, per capirle ed ascoltare il respiro dei vulcani, del mare, del vento, non basta un breve periodo, occorre tornare e tornare ancora. Ogni isola ha sempre qualcosa da nascondere, che ti fa volutamente scoprire la volta successiva. Andare o venire alle Isole Eolie, significa conoscere un angolo di mondo irripetibile!!












Conoscere “Margò”, un Sun Odyssey 51, cantieri Beneteau, ormeggiata al molo dello Yatching Club di Livorno, è stato lo “scatto” più fortunato della mia Nikon. Lei, con le sue lenti, l’ha messa a fuoco subito quella barca…le cime, il pulpito di prua, la randa che sbucava piccina dall’avvolgitore dell’albero, la trinchetta blu avvolta a prua e il teak inumidito da quella pioggia di inizio dicembre. A me invece m’è servito un mese per inquadrarla Margò. Perchè in fin dei conti è una “donna” anche una barca. E io con le donne non c’ho mai avuto un gran rapporto.
L’impatto visivo, tattile, emozionale con la barca a vela è stato tremendo. Il mal di mare, la nausea ingigantita dal rollare dello scafo e la mancanza di punti fermi intorno a me navigando verso la Capraia mi fecero promettere che a casa, a Livorno, ci sarei ritornata col traghetto e che su quella “sbruffona” di Margò non ci avrei messo più piede. A due ore dall’arrivo sulla terra ferma nel minuscolo porticciolo, lei aveva già fatto quello che doveva ed io ero stesa comoda sulla tuga di prua, mezza addormentata dal sole e dalla lieve brezza.
Perchè per me e per tutti quelli che l’hanno scelta, o per amore, o per vacanza, o per sport, la barca a vela è stata una terapia, un percorso, un viaggio nel mio mondo ed in quello delle persone che ho incontrato in questi anni. Un viaggio che continua anche oggi e che ufficialmente comincia per me nelle vesti di marinaio con la Traversata Altantica Livorno- Caraibi del 2011. 17 giorni ininterrotti di solo mare, di fatiche, di litigi, di emozioni mai provate, di sana stanchezza, di voglie matte da controllare, di ansie, di soddisfazioni incredibili, di punti nave e di scuola vela di quella dura dove lo skipper non ti fa sconti anche se si chiama Davide e tu lo conosci bene. Ho lavorato come non avevo mai lavorato prima, ho obbedito agli ordini come il mio caratteraccio non mi aveva mai fatto fare prima, mi sono confrontata con persone che di cose nella vita ne avevano fatte e tante. Ed ho imparato a tenere la testa bassa dopo un rimprovero e mille cazzate fatte…al timone, in cucina, in manovra. Perché il mare, mi dicevano, non perdona e se lo fa una volta…la seconda di sicuro non lo farà. Non ho ancora imparato tutto e non imparerò mai tutto. Perchè la barca a vela è soprattutto questo. Continua aspirazione.
È una passione che è diventata un lavoro. E un lavoro che è diventato la mia vita. E tutti coloro che in questi sette anni ho conosciuto come clienti e lasciato come amici, ognuno di loro lo ha capito perché la barca a vela ed il mare sono una terapia d’urto per tutto. Non serve nascondersi, non servono presentazioni, non servono “personaggi ” da incarnare….tutto diventa semplice a piedi nudi e senza trucco. Esiste la persona. Solo quella.
d’immaginarle. Questi silenzi hanno parole da ascoltare, non si possono costruire con la fantasia, tutto è fragile, è un equilibro dell’anima nel blu, il sole è tramontato nell’azzurro orizzonte sgombro di foschia, maestosa forza, energia che da la vita, mi ha trasmesso delle sensazioni, che si decifravano in un saluto, è stato un tramonto perfetto. Ho pensato molto in quel momento, ho pensato ad un saluto da parte di chi oramai, sta in un posto che non si vede…
