…poi le Isole Eolie!

Sembra, o così è in effetti, che la barca a vela sia il mezzo che Iddu accoglie più volentieri; meglio se a motore spento e sospinta dal gonfiarsi delle vele di prua. Il corridoio di mare che si percorre allontanandosi da Panarea è tutto uno sbirciare verso di lui e la sua forma conica e simmetrica che si staglia possente sotto le foschie che ne nascondono la cima anche nei giorni di cielo terso e limpido. D’altra parte alla luce del giorno le eruzioni si nascondono dietro la luce del sole, ma visibili sempre nei fumacchi periodici e puntuali che ogni venti minuti ne animano i contorni.

Insomma c’è  quest’isola perduta, al largo del Tirreno, emersa dal mare e sputata dalla bocca di un vulcano, i cui pennacchi infuocati hanno guidato le rotte dei marinai nelle antiche notti senza stelle: Stromboli. Faro del Mediterraneo, regno di Efesto, qui si approda se il mare lo concede, ascoltando la voce della montagna e lasciandosi traghettare dall’afflato di Eolo. Figlia di Strombolicchio, secondo la leggenda tappo del vulcano lanciato in mezzo al mare durante una violenta esplosione 200 mila anni fa, Stromboli emerge 100 mila anni dopo.

La più orientale e luminosa della costellazione delle sette sorelle isole del vento, le Eolie. Tra le più strampalate fantasticaggini, ne narrava Omero nell’Odissea, la porta degli Inferi dalla quale discese Zarathustra nel pensiero di Nietzsche, la vorticosa via d’uscita dal mondo sotterraneo nel Viaggio al centro della Terra di Jules Verne; appartata e solitaria, la gemma nera del Tirreno è avvolta da mito e leggenda. Il manto, una volta nudo e brullo per la totale assenza di acqua sull’isola, come un miracolo, dischiude alla vista e all’olfatto un tripudio di odori e colori contrastanti, dolci, erotici. Nelle croste aspre della roccia lavica si insinuano macchie di fucsia bouganville, essenze di gelsomino e oleandro, capperi  in fiore, dirompenti fiordalisi, artemisie, distese di ginestre, che nutrite dal calore nella pancia della terra madre, pregna di sali minerali, crescono rigogliose, temprate dai venti di mare.

Dall’alto, Stromboli appare come una trottola di ossidiana di forma trapezoidale alta 920 metri, dal cui cono lavico, a 750 metri, traboccano le sue lingue di lava che discendendo lungo la parete scoscesa della Sciara del Fuoco, cristallizzano, inabissandosi per 2000 metri nel profondo blu. Capovolgendosi a testa in giù, ci si immerge in un altro mondo dove tutto ciò che stava nelle viscere della montagna, assume nuova vita. Dal fuoco all’acqua. Quelle che erano incandescenti rocce magmatiche, ingioiellate di anemoni, spugne, ricci saetta e gorgonie rosso lava, diventano tana di cernie e murene. Le acque limpide e profonde di questo mare custodiscono una biodiversità ricca di vita non ancora depauperata dalla mano dell’uomo che, qui, nutre verso il mare una silenziosa riverenza.

Uomini di mare, i cui volti antichi, scolpiti dai venti, sembrano raccontare storie di sirene e di tritoni. Le case a Stromboli valicano il concetto stesso di casa. Unità, anime, piccoli templi dalle forme cubiche e morbide, essenziali e senza pretesa alcuna nell’urtare l’integrità del paesaggio. Di bianco per combattere la paura del buio, se le guardi bene, mostrano senza imbarazzo la parte più intima di chi le vive.

Come una barca in mezzo al mare, a Stromboli la natura dà il tempo alla vita. Un luogo che non permette nessuna mediazione, dove il corpo subisce la violenza delle pietre così come queste subiscono la violenza di una mareggiata. Un rapporto di intima sensualità tra uomo e natura che, qualora accolto, ti scava, ti plasma dentro e fuori, costringendoti a capovolgere le tue stesse priorità. In questa terra mi sono spogliata per avvicinarmi alla mia autenticità di essere umano. Il respiro del vulcano come respiro di vita, di fronte al quale ne ho percepito la schiacciante prepotenza, la commovente bellezza.

Si racconta che a causa di varie vicissitudini familiari Eolo scappò verso occidente, fermandosi presso un gruppo di isole del Mar Tirreno, che in suo onore furono chiamate Isole Eolie. Si racconta che Eolo fosse pio, giusto e ospitale verso i forestieri, che avrebbe insegnato l’uso della vela ai naviganti e che riusciva a predire i venti agli abitanti. Eolo, quindi, riuscì ad ottenere da Zeus il ruolo di consigliere degli dei e domatore dei venti. Quest’ultimi, custoditi in un’otra nella sua reggia a Lipari venivano liberati in base alla richiesta degli dei o dei suoi abitanti, causando a volte anche danni dovuti alla loro forza impetuosa e tra cui le leggende annoverano il distaccamento della Sicilia dal resto del continente.

Qui tutto parla di vento, di barche, di naviganti per caso o per mestiere, di rotte vacanziere e di tragitti verso baie nascoste. L’isola col suo tempo variabile, i suoi venti e le sue correnti, detta il ritmo della giornata. E incatena a sé i molti che lasciano la città e si trasferiscono qui. Beatrice Fassi, bergamasca, coordinatrice di Magmatrek, vive a Stromboli da 23 anni. «Ho scelto di rimanere perché mi piaceva la semplicità dell’isola, ci trovavo una certa autenticità, una giusta lontananza dalla frenesia della vita in città e dal consumismo. L’isola per me è stata una scuola di vita, ho imparato tanto, ci passa il mondo. Vorrei che Stromboli, questo punto di vita perso in mezzo al mare, trovasse la forza di tornare al meglio del suo passato: coltivazioni, scambi tra le persone, essenzialità». Il vulcano, intanto, respirando a intervalli regolari, emette cenere e lapilli.

La Brezza delle Eolie, carezza di mamma.

La brezza delle Eolie e una carezza della mamma.

Isole Vulcaniche
Terre Eoliane.

Le Isole Eolie, il nome dato a questo arcipelago le fa sembrare figlie del vento, isole ventose e burrascose, inaccessibili scogliere vulcaniche che impervie respingano ogni suo visitatore o colui che decide di andarci a vivere, colui che dovrà fare i conti con tutte le traversie marine. Ma chi le conosce sa che non è così, perché il nome è dato da un concetto di riposo del vento, ovvero dove Eolo va a riposare e non a soffiare.

Ma immaginiamoci solo per un momento di essere una brezza che attraversa queste fantastiche Isole, cosa potrebbe trovare, quali angoli di paesi, quali vicoli stretti, quali colline o vette vulcaniche, spiagge o scogliere, crinali coltivati a viti o case di pescatori…

La brezza le attraversa tutte le isole Eolie, avvicinandosi sfiora l’acqua del mare, ne respira lo iodio, ne assapora e si carica di salinità per poi portarla a terra e dare quel tocco salmastro ad ogni cosa che sfiora. Il suo primo impatto sulle bianche scogliere di pomice, irta la roccia la brezza che sale ed entra nel verde rigoglioso dei pendii, spiana la costa e diventa collina, la brezza avvolge e si divide tra filari di viti di Malvasia, assorbe profumi e umori delle uve arse al sole della Sicilia, ne esce rigogliosa e prosegue il suo viaggio sfiorando sassi di una piccola strada bianca sterrata, sono le stesse strade percorse dal Postino in bicicletta, si proprio lui Massimo Troisi, adesso la brezza detiene anche un pizzico di spirito e di anima di questo attore che proprio su queste isole girò il suo ultimo film. La brezza si arricchisce ancora di più metro dopo metro sale, sale, sale sin sulla vetta dello Stromboli, ecco il cratere uno dei più importanti, il più attivo d’Europa, e la sua attività che da il nome ad un fenomeno eruttivo “Attività Stromboliana” famosa in tutto il mondo. La brezza si scalda attraversa il cratere i suoi fumi la colmano, il calore la scalda adesso è il momento di volare verso questo cielo così ricco di stelle, nessun inquinamento luminoso qua alle Eolie. Ma non è ancora il momento di lasciare questa terra, la brezza decide di tornare verso il mare ed avvolge Ginostra, piccolo paesino a sud ovest di Stromboli, lasciando sui tetti delle case una coltre di nera cenere, sembra magia e fumo, sembra polvere magica, qualcosa che nessuno sa da dove proviene e da quanto tempo manchi alla superficie. E’ l’essenza di lui, “Iddù” come lo chiamano qua, il Vulcano.

Natura delle Isole Eolie.

Il viaggio tra queste terre vicine e diverse è appena iniziato, adesso sono gli scogli frastagliati di Panarea a destare curiosità alla brezza e così dopo aver scoperto le antiche terme romane su Basiluzzo si spinge verso Cala Junco dove i resti di un antico villaggio dell’età del bronzo arricchisce la brezza del sapere, della storia, della vita passata su queste terre. La brezza ormai è in paese a Panarea c’è voglia di leggerezza, profumi di gelsomino notturno ed aperitivo, perché no, la brezza si dirige ed attraversa locali come il Raya, il The Bridge, il Bacanalì e si inebria di spritz, mojito e malvasia, arancine, capperi e crudi di pesce… la brezza adesso è le Isole Eolie, la brezza adesso è l’arcipelago…

Ma non è ancora abbastanza, la brezza è insaziabile, la brezza non vuole un assaggio delle Eolie le vuole completamente, le vuole scoprire tutte e quindi si spinge più avanti arrivando a Salina l’isola per le famiglie, l’eccellenza della granita, da gustare a Lingua da Alfredo, il suo pane “Cunsato” potrebbe dare un sapore culinario in più a questa brezza che sarà testimonial di un posto così particolare come questo particolare arcipelago italiano.

La brezza, sa, la brezza vuole, la brezza da e così che adesso si diverte a spingere queste barche a vela che con i loro fiocchi, rande e spinnaker stanno tentando di raggiungere Filicudi, che ormai da tutti è definita l’isola che non c’è come direbbe Bennato. La brezza arriva insieme a queste imbarcazioni che spinte da lei si avvicinano alle sue coste, e adesso possono ancorarsi nelle baie di questo primordiale paesaggio, Filicudi, in posti come la Grotta del Bue Marino, la Canna, lo scoglio Gianfante, Capo Graziano. Le barche all’ancora adesso sono alla ruota, in rada, e la brezza sa come pettinarle, tutte il linea, tutte con la prua al vento… curate dalla brezza!!

Ma non è ancora finito il viaggio di questa brezza, che dopo aver viaggiato così a lungo finisce sui tavolini dell’Hotel Sirena, proprio sopra la piazzetta dell’aperitivo di Filicudi, dove la persone si lasciano accarezzare viso e capelli da lei, mentre sorseggiano un aperitivo servito da Antonio del Saloon, o magari mangiando arancine ed i fritti della signora di Pecorini a Mare.

La brezza al tramonto…

La brezza adesso è soddisfatta, ormai è passata la mezzanotte e in giro ci sono poche persone, qualcuno ancora in spiaggia a guardare le stelle si fa da lei attraversare, e lei passa lasciando un brivido di freddo sulla pelle abbronzata di questi turisti arrivati per caso o per scelta, ma che comunque non dimenticheranno mai l’atmosfera magica che si respira su isole come queste, le Isole Eolie.

La brezza deve salutare Lipari ed anche se già notte soffia leggera verso est, deve arrivare alla Necropoli, al Monastero, alle Terme Di Lipari. Adesso la brezza tra i vicoli del paese respira aria di qualcosa lasciato in sospeso, il Corso di Lipari, i negozi, le attività come i ristoranti, hanno bisogno di lei, troppo caldo sino ad oggi in questi posti. La brezza entra in un giardino di una vecchia casa, accarezza un limone con i suoi frutti appesi, la c’è una finestra, prova ad entrare, c’è una bianca tenda da spostare e poi subito dentro, è una cameretta di un bambino, lui sta dormendo nel suo lettino, non deve prendere freddo, le accarezza il viso, le sfiora una guancia, lui se ne accorge sorride dormendo, sorride perché sogna una giornata in spiaggia, sulla riva del mare, le piccole onde sui piccoli piedi, la sabbia sulle caviglie, la mamma lo guarda gli sorride è lei che lo accarezza è la brezza che più di ogni cosa ti ama, ti avvolge, ti fa sentire vivo… è la brezza amica delle Isole Eolie, dove Eolo va a riposare…

…solo e sempre Isole Eolie!

Navigare alle Isole Eolie è come passeggiare sul mare attraversando piccoli stretti che le separano e le rendono accessibili con poche miglia di navigazione. L’arcipelago è un misto di storia, sapori, divertimento e marinità che si è espressa in passato con navigatori esploratori e trasporti di cabotaggio, poi come marinai pescatori che tutt’oggi vivono di pesca ed abitano i paesi presenti su ogni isola, ma quello che ha portato ricchezza e benessere per tutti gli isolani che hanno resistito senza migrare negli anni duri verso l’America è il turismo. Lipari è il centro di raccolta e smistamento di tutti gli arrivi, questo paese sotto il Monastero, permette di dirigersi verso tutte le località balneari non solo dell’isola stessa ma anche delle sorelle, Panarea, Stromboli, Salina, Filicudi e Vulcano… e perché no! Alicudi la più lontana ed eremita di tutte.

Perché quando i velisti parlano delle Isole Eolie, si preoccupano subito della sicurezza e della praticità degli ancoraggi? Perché quando si parla delle Isole Eolie da visitare in barca a vela, sembra che siano Isole per conoscitori dei luoghi o di esperti velisti? Un motivo c’è, ed è dovuto al fatto che le Isole non si sono mai trasformate per accogliere un turismo di massa, ma sono rimaste come erano 100 anni fa, senza porti turistici, senza grandi complessi turistici sia a terra che in mare come aree attrezzate. Questo però non significa che non sia possibile visitarle in sicurezza. Le nostre barche come quelle di altre società di charter che sono presenti da oltre venti anni sulle Isole, navigano in sicurezza grazie alla conoscenza dei luoghi, infatti è possibile trovare ancoraggi in bassi fondali di sabbia dove trascorrere la notte, baie riparate dai venti predominanti del periodo estivo come il maestrale, il ponente e quando vuol fare un po’ di brutto tempo lo scirocco. Muoversi alle Isole Eolie con discrezione come se fosse una danza tra le isole, rispettando il loro modo di accoglierti diventa piacevole e divertente, solo così ti senti parte integrante di questi luoghi che straordinari sono grazie al loro aspetto primordiale, jurassico.

Si, perché le Eolie sono isole che offrono paesaggi che se pur legati tra loro dal mare e dal paesaggio vulcanico hanno delle differenze importanti tra di loro, queste possono essere legate alle spiagge presenti solo su alcune isole come Panarea, Vulcano, Lipari e Stromboli, ma completamente assenti su isole come Salina, Filicudi ed Alicudi. Le loro differenze sono importanti anche selle dimensioni dei paese, che si distinguono tra piccoli borghi di pescatori dove non sono presenti più di dieci / quindici case con pochissime persone che vi abitano come Ginostra di Stromboli oppure Pecorini a Mare di Filicudi, a cittadine se pur contenute come il paese principale di Lipari dove si può trovare oltre ad una popolazione numerosa come diecimila abitanti a tutti i servici di cui si necessita per viverci in estate come di inverno. C’è inoltre da dire che questo paese è collegato alla Sicilia con aliscafi e traghetti con partenze ogni ora nel periodo estivo con una graduale diminuzione nel periodo invernale.

Passare una vacanza alle Isole Eolie, vissute in mare su di una barca a vela che naviga nell’Arcipelago piuttosto che a terra nei resort, nelle case vacanza, negli alberghi, significa poter entrare in contatto con la loro realtà naturale, vulcanica, marina e perché no culinaria. Gli isolani ormai abituati ad ospitare il turista sono molto ospitali e riescono con poco a farti sentire a casa, l’accoglienza legata alla loro presenza ma anche alle strutture ben organizzate permettono di passare una vacanza soggiornando in modo comodo, elegante e piacevole.

La danza delle barche che navigano e gli alberi che come aghi cucino gli stretti, le verdi vette dei vulcani ormai spenti, oppure attivi ed importanti come Stromboli e Isola di Vulcano, i boschi delle felci, i golfi che offrono riparo alle barche che riposano come gusci di noci, i capi bianchi di pomice, camminare su sentieri e raccogliere le ossidiane, pietre lucide vitree uscite dai crateri durante le eruzioni, spiagge miste tra ciottoli e sabbia nera, sabbia bianche, le rocce laviche che per la loro forma sempre assomigliano o ricordano qualcosa, a volte fiamme, altre dinosauri, gli archi marini subacquei, gli archi che come finestre si affacciano sul mare, nel cielo stellato di una notte speciale. Piccoli paesi attaccati ai versanti più scoscesi arrivano sino al mare, piccoli moli, piccole barche di pescatori, i vicoli dei paesini così stretti dove la brezza marina abnita e rinforza, i sapori dei tipici piatti Eoliani, i frutti della terra le viti della Malvasia, i capperi, i fichi d’india, la frutta, la pesca del tonno, le cruditè di crostacei, i ricci. Le luci di notte, tenue timide di questi paesi dove l’illuminazione stradale non esiste, candele al vento sui muretti dei locali più di moda, luci soffuse che regalano atmosfere irripetibili, i locali per gli aperitivi, i ristoranti tipici, il pane cunzato da Alfredo a Lingua Isola di Salina, le granite siciliane, pasta con pane tostato, le due trattorie di Santa Maria di Salina ed i locali della movida di Lipari e Panarea, la terrazza dell’Ingrid a Stromboli con un panorama unico al mondo dove con un colpo d’occhio puoi vedere il sole tramontare all’orizzonte su di un mare calmo ed il crinale che sale al tuo fianco sino alla vetta del cratere che brontola, sbuffa, si fa sentire è lui “Iddù” il vulcano più attivo d’Europa.

Queste sono le Isole Eolie, un mix di meraviglie concentrato in poche miglia di mare, tutto quello che potresti trovare in un giro del mondo in barca a vela è qua a portata di mano, le Eolie, la Sicilia, l’Italia …

Passare una settimana partecipando ad una crociera in barca a vela è alla portata di tutti, sia sotto l’aspetto economico che pratico. Per navigare con noi non è richiesto mai, nessun tipo di esperienza, nessuna dote di marineria, nessuna attitudine velica, ma solo voglia di natura, mare, vento e naturalmente spirito di adattamento che verrà subito ripagato dalla gentilezza del mare, dall’accoglienza della barca, dal cullare delle onde amiche…          

Filicudi a piedi nudi…

Filicudi a piedi nudi…

Grotta del Bue Marino Isola di Filicudi.

I risvegli sul Margaux, questa grande ed accogliente barca a vela di diciotto metri, sono sempre placidi ed assorti, lenti, quasi a dimenticare i ritmi solerti che accompagnano invece le tipiche giornate di tutto il resto dell’anno. Colazione, bagno, relax, chiacchere nel “quadrato”, impressioni sulle cose viste, ammirate, assaporate. Alfredo ci ha regalato una serata strepitosa, siamo tutti d’accordo su questo ed invitiamo lo skipper ad accompagnarci per gustare l’ultima vera granita di questa nostra settimana di vacanza, ma ovviamente lui ci anticipa ed è già pronto con il tender sulla plancetta di prua che ci incita a sbrigarci per non perdere attimi preziosi di questa nuova giornata che ha in serbo per noi. La tipica colazione al bar con cornetto e cappuccino è un rito “assoluto” a cui noi cittadini non  sappiamo rinunciare, ma qui in Sicilia tutto si fa possibile ed anche una granita con panna al mattino, accompagnata da una morbida brioche lo è. Approfittiamo del fatto che lo skipper è immerso nelle chiacchere sulle condizioni metereologiche della giornata con gli altri membri della flottiglia e decidiamo di fare una breve passeggiata verso le saline ed il faro che abbiamo ammirato dal Margaux all’ancora.  Dai racconti degli isolani, avvicinandoci al faro apprendiamo che alla fine del 2009,  alcune terribili mareggiate avevano eroso completamente la spiaggia antistante il Fanale di Punta Lingua, compromettendo la torretta luminosa che assicura la navigazione notturna tra Lipari e Salina. A causa del maltempo i primi “soccorsi al  Faro” furono apportati dalle ditte edili locali che con grande senso di impegno e abnegazione, lavorando notte e giorno, riuscirono a posizionare del pietrame per contenere il distacco della torretta. Dopo alcuni giorni, grazie all’intervento del Comando Zona Fari di Messina e dell’Ufficio Opere Marittime di Palermo in breve tempo fu realizzata e completata nel gennaio 2010 una scogliera a protezione del faro che ne ha salvato l’integrità fino ad oggi.

La Canna, Isola di Filicudi.

Dal 2011 il Fanale di Punta Lingua è stato affidato in concessione per cinquant’anni al Comune di Santa Marina Salina allo scopo di creare al proprio interno il Museo del Mare e del Sale. E nonostante il tempo sia poco decidiamo di visitarlo e di rendere omaggio a questa ristrutturazione finalmente avvenuta con successo. All’interno del Museo si possono visitare tre sale: la prima dedicata al laghetto di Lingua e alla storia della salina esistente all’interno con riproduzioni di foto e stampe che permettono di apprendere l’evoluzione dell’intera area; la seconda sala è dedicata al Fanale di Punta Lingua in cui è raccontata la storia del Faro, con esposizione di documenti originali posseduti dai diversi fanalisti che abitarono nell’immobile fino al 1973 (collezione G. Imbruglia) nonché esposizione di diverse tipologie di segnalamento (in prestito dal Comando Zona Fari di Messina); la terza sala è dedicata alle mostre temporanee ed è attrezzata per attività multimediali grazie alla presenza di computer, video proiettore e schermo. In questa sala fino al 31 agosto è esposta la mostra fotografica di Rosanna Foti interamente dedicata al Fanale di Punta Lingua. Un itinerario davvero ricco che , soprattutto per me, amante dei “percorsi fotografici” a testimonianza dei lavori fatti qui, lascia grande soddisfazione. Torniamo, su, sollecitazione dello skipper, sui nostri passi poichè la navigazione della giornata sarà lunga e ci porterà verso Filicudi. Salpati da Lingua, il momento i cui partecipiamo alle manovre di bordo per tirare sul l’ancora, ci vedono sempre tutti molto partecipativi e lo skipper sembra, e dico sembra, aver bisogno di noi che, galvanizzati da questo coinvolgimento, ci sentiamo utili e senza volerlo apprendiamo molte cose su questa vita di bordo che, fino a qualche giorno fa, ci sembrava tanto estranea.

Capo Graziano, Isola di Filicudi.

E’ una bella mattinata di sole tiepido e la leggera brezza da nord ovest ci permette di aprire randa e fiocco e di godere per queste ore di navigazione del silenzio che accompagna il vento ed il rollare delle cime sul winch durante la regolazione delle vele. Direzione Capo Graziano; le miglia da percorrere oggi sono più del solito e cosi decidiamo di saltare la sosta alla baia di Pollara che abbiamo già avuto occasione di ammirare e di pranzare in navigazione per arrivare più velocemente a Filicudi. La mattina scorre lenta tra i più di noi che dividono il tempo tra i racconti delle traversate oceaniche dello skipper ed i momenti di relax sul ponte a godersi sole e vento cullati dallo scafo del Margaux che solca le onde di prua. Racconti che ci sembrano talmente surreali da sembrare inventati sul momento, ma che lui smentisce prontamente con video pazzeschi da mostrarci a dimostrazione che tutto è davvero accaduto; burrasche, attraversamento dello stretto di Gibilterra in  notturna con il terrore delle reti da pesca calate dalle navi e non segnalate. Un percorso ad ostacoli la Traversata Atlantica che parte dall’Italia, attraversa il Mediterraneo affrontando i temibili venti del Golfo del Leone e che prosegue inarrestabile verso il mare aperto sospinti dai venti alisei di poppa in quella che è l’avventura della vita in quasi 40 giorni di solo mare. Ci emozioniamo, tutti, indistintamente, anche quelli di noi che il mare lo temono e che hanno scelto la barca a vela come un semplice mezzo di trasporto per godere al meglio del periplo delle Isole Eolie. “Pochi uomini possono dare del “Tu” al mare e quei pochi non lo fanno”…mi sovviene alla memoria questa frase letta non  so dove che calza a pennello a questi racconti, di uomini che decidono, con la sorte affidata al mare e alla loro esperienza, che però, ahime, in alcune occasioni poco conta, di sospendere per un mese e mezzo la propria vita da tutto, da qualsiasi collegamento con il mondo e le sue regole accompagnati da un equipaggio anche inesperto, ma appassionato, che decide di regalarsi il viaggio per eccellenza, l’impresa velica che tutti gli amanti di questo sport vorrebbero compiere una volta nella vita.

Gianfante e le aragoste… Filicudi Island.

Per noi che stiamo attraversando il piccolo e relativamente breve tratto di mare che separa Salina da Filicudi questi racconti ci appaiono distanti e carichi di pericoli e punti interrogativi. Per chi sta di fronte a noi a raccontarceli traspare solo emozione, sentimento, passione, voglia di ripartire, amore e rispetto assoluto per il mare che è e resta una scelta di vita. A bocca aperta come dei bambini che seguono per la prima volta la lettura di un libro tra i più avventurosi, seguiamo i racconti del nostro skipper quando all’orizzonte la sagoma di Filicudi appare e si, hanno ragione i racconti sui blog che ho spulciato prima di imbarcarmi: ella assomiglia ad un corpo di donna incinta coricata supina, con il ventre pronunciato verso il cielo che quella mattina è ornato da pennacchi di nuvole basse quasi a proteggerla….

Navigando….

Navigando…

Navigando….

Vista da Pollara, Salina

Anche al mattino la Sciara, nonostante il caldo che oggi si fa sentire già fin dalle prime ore del mattino, si mostra in tutta la sua bellezza, ma più placida, meno mozzafiato, ma pur sempre energica. I fumi della notte si sono trasformati in una specie di nebbia che avvolge tutta la cima e adesso i lapilli di roccia che scendono al mare sono facilmente distinguibili non appena, caldissimi, toccata la superficie del mare, sfrigolano diventando solidi. Lo skipper, attento a non oltrepassare le boe che segnano il limite oltre il quale i natanti non possono avvicinarsi, si mantiene a distanza ma spegne il motore del Margaux affinchè possiamo sentire anche i leggeri boati che accompagnano ogni eruzione, cadenzata, come sempre, ogni circa venti minuti. Nel tragitto che oggi ci porterà verso Salina per la notte, aspetto con ansia di avvicinarmi alla frazione di Ginostra , piccolo borgo incastrato sul lato di Stromboli opposto a san Vincenzo, raggiungibile solo via mare e con piccole imbarcazioni dato l’anfratto piccolissimo adattato a zona portuale. Abitato da appena trenta persone nella stagione estiva, in inverno qui rimangono solo due, tre famiglie di pescatori che letteralmente rimangono isolati per molta parte dei mesi invernali in attesa che le condizioni meteo ristabiliscano i collegamenti. Ma in estate passando da qui con una barca a vela e soffermandosi magari alla fonda davanti al piccolo borgo si ha la sensazione di balzare indietro nel tempo di cinquant’anni. Nel 2004 il vecchio porto è stato ampliato per accelerare le operazioni di evacuazione in caso di calamità naturale. E, nonostante tutto, l’opera ha preservato il paesaggio ed il piccolo porto. Nello stesso anno il paesino è stato collegato con la rete elettrica ed è stata eseguita la costruzione di una cisterna approvvigionata da una nave che proviene da Napoli; fino ad allora l’energia elettrica era alimentata da pannelli solari e da generatori a scoppio, le acque totalmente assenti nell’isola erano raccolte dai tetti delle case per convergere in una cisterna di cui ogni abitazione era munita. Al paesino soprastante si arriva tramite una ripida mulattiera che conduce ad una piazzetta dove risiede un monumento ai caduti della seconda guerra mondiale. Dalla piazza si snodano le due stradine dell’isola, una conduce alla chiesa e l’altra alla spiaggia di Lazzaro.

Panarea, aperitivo al tramonto…

Il paese si distende su un ripido pendio in cui le poche case, tutt’oggi, mantengono l’architettura eoliana tradizionale intatta. Per coloro che amano la pace e la tranquillità questo è un vero paradiso, gli unici rumori percepiti sono quelli del vento, del mare e lo sbattere degli zoccoli del mulo, unico mezzo di trasporto dell’isola, che conduce le merci attraverso la ripida mulattiera dal porto al centro abitato. La vedo da lontano Ginostra, passando, ma rimane la voglia di tornare a Stromboli e di esplorare quest’isola anche via terra, quest’isola che al primo assaggio rimane nella mente come un cuneo, con tutte le sue contraddizioni. La navigazione prosegue lenta e silenziosa fino a Pollara e lo skipper grazie a questa brezza leggera ci regala due intense ore di navigazione che ci fanno assaporare tutto il bello di questo tempo. Partecipo volentieri alle operazioni di bordo, ma anche chi decide di godersi la lettura di un libro in  relax sul ponte di prua o chi decide di assaporare il sole ed i vento non può fare a meno di inebriarsi alla vista dell’apertura delle vele che si dispiegano allo scorrere  delle cime sul winch. La barca a vela è un’isola  intorno alle isole ed in quest’universo indipendente fatto di regole e di spazi contingentati, mi accorgo non mancare niente. In sequenza, prima la randa e poi il fiocco fanno si che lo scafo del Margaux si inclini tanto quanto basta per risalire placidamente la corrente di vento al traverso che pian piano con una serie di bordi ci avvicina a Salina. Passeremo la notte a Santa Marina di Salina, ma per il pranzo decidiamo all’unanimità di fare una sosta, quasi obbligata direi. All’estremità nord occidentale dell’isola di Salina, c’è una delle spiagge più belle delle Isole Eolie. È la spiaggia di Pollara una piccola meraviglia protetta da ripide pareti a strapiombo; quelle del cratere di un vulcano ormai inattivo. La spiaggia è caratterizzata da una lingua di terra a forma di anfiteatro con sassi ghiaia. Vista dalla prua di una barca a vela, la spiaggia di Pollara è anche il posto migliore dove ammirare il tramonto, si dice sia tra i più belli al mondo, dove il sole assume il colore rosso fuoco e tramonta accanto alle isole di Filicudi e Alicudi.

Filicudi al tramonto.

Di fianco alla spiaggia di Pollara, raggiungibile via terra solo attraverso una scalinata tra gli scogli, c’è la spiaggia conosciuta come Le Balate, dagli antichi antichi ricoveri per le barche, incastonati nella roccia e così chiamati. Accanto, avvicinandosi in  barca lo spettacolo che si apre alla nostra vista è l’arco naturale di Punta Perciato, un grande arco creato nel promontorio dalla forza del mare. Qui il tender del Margaux arriva perfetto avvicinandosi agli scogli e ci permette un’immersione nelle profondità marine di quest’isola che a poco più di due metri sotto il livello del mare mostra ancora piccole barriere di coralli rossi abitati da murene oramai avvezze alle immersioni dei turisti. Le acque calde delle Isole Eolie ci permettono immersioni senza grandi attrezzature e la permanenza in acqua è piacevole anche se prolungata. Il pranzo a Pollara ci circonda con i suoi fondali limpidi e cristallini e la poseidonia permette un ancoraggio sicuro nel bel mezzo della baia con vista su Filicudi. I pranzi in barca a vela sono sempre un’esperienza di convivialità che non ho mai assaporato in nessun altro tipo di vacanza ed il gruppo è tanto affiatato quanto rumoroso e pieno di idee diverse e sempre nuove. Non so perché e come succede, ma alla fine ci troviamo sempre tutti d’accordo su dove andare e come organizzare la giornata. Devo dire che la presenza dello skipper che ci anima e nello stesso tempo che indirizza con la giusta misura le nostre decisioni è un sapiente ago della bilancia sia per esperienza che per la sola sua presenza. Siamo stati fortunati; la combinazione di gruppo, skipper e barca a vela è risultata vincente fin da inizio settimana e quest’atmosfera placida e tranquilla è una bolla di pace in cui tutto il nostro equipaggio si grogiola. La cucina eoliana, il vino bianco ed i racconti fantasiosi delle ore di navigazione del nostro skipper fanno il resto… [to be continued]

Rumoroso silenzio…

Rumoroso Silenzio.

C’è da dire che pensavo che in un equipaggio composto anche da donne avrei sofferto dei loro ritardi, delle loro richieste ed esigenze! Ovviamente sto scherzando…sapevo che avrei sofferto più della presenza degli uomini invece. Ma anche questo non è successo. Ci siamo accorti, e direi tutti con grandissima sorpresa, che, salendo a bordo di questa splendida barca a vela, ognuno di noi ha lasciato il proprio background a casa e si è completamente spogliato di tutte le proprie convinzioni, anche quelle che aveva sulla vita di bordo, su come gestirla, su cosa dire e come relazionarsi. Una vacanza in barca a vela è effettivamente un “lasciare tutto” alle spalle e cominciare una settimana in navigazione verso se stessi. La location delle Isole Eolie poi ha fatto tutto il resto…se fossimo stati altrove probabilmente le cose sarebbero andate in modo diverso, ma questo mix di natura, convivialità e rapporti umani strettissimi ci ha davvero un po’ cambiati. Stromboli e la serata passata a San Vincenzo ed ancor prima la passeggiata per arrivarvi ci hanno fatto parlare, sorridere, stupire gli uni degli altri e contemporaneamente del luogo stupire del luogo che stavamo attraversando. Lo skipper, attento ed innamorato di questo posto mal cela il suo amore assoluto per questo luogo e per i suoi assordanti silenzi. Stromboli è un’isola da piedi scalzi, di poche parole e poche apparenze, ma rispettosa sempre. Percorriamo un vicolo unico che porta alla piccola Chiesa in cima al paese dove non vi è illuminazione pubblica e dove  l’incedere dei passi lento ed incerto è appena illuminato dalle luci che arrivano dalle case ai lati del vicolo stretto. Alzando il naso all’insù notiamo con meraviglia le lucine di coloro che si sono avventurati alla salita del vulcano e che stanno per arrivare alla cima per goderne dello spettacolo più cruento e violento, l’eruzione dal cratere della Sciara, passeggiata che ho deciso di fare la prossima settimana per godermi stasera l’aperitivo tanto agognato all’Ingrid Bar. Lungo la camminata ciarliamo un po’ e ci mescoliamo agli altri turisti ed isolani che silenziosi si soffermano nei tanti piccoli negozietti di souvenirs dove campeggia in ogni dove la figura stilizzata dello Stromboli, protagonista assoluto. E’ ancora presto e decidiamo di salire ancora per poi riscendere verso la casa dove Ingrid Bergman e Rossellini convissero, dopo essersi innamorati proprio qui, durante le riprese del film “Stromboli”. Una casetta bella e curata come tutte le altre dove non ci sono particolari o immagini e resti di quello che qui è stato. E di tutto quello che è successo su quest’isola. Un’isola selvatica, rimasta i primordi dove l’essenziale è visibile agli occhi e niente di superfluo c’è. E’ l’isola che ha coronato questo film e questo amore che prima fu difficile o quasi impossibile e che poi divenne un capolavoro, un frammento memorabile del neorealismo; è il 1948, sono gli anni delle donne vestite ancora di nero, i tempi delle case senza servizi e degli spostamenti sugli asini…qui, in parte, le cose sono ancora così. Erano gli anni del grande cinema senza colori, ma tanta passione, non ancora raffinato dagli effetti studiati alla perfezione. Erano gli anni della vita messa in scena con la verità di uomini e donne che di copioni non sapevano nulla e diventavano, ciò nonostante, struttura portante di film passati alla storia come capolavori. Stromboli, lontanissima dalle luci di Hollywood ne diventa protagonista tutto d’un tratto; l’isola partorita dalle acque del mare, così appariva ed appare anche oggi ai miei occhi, un immenso scoglio imponente che spezza il blu cristallino delle acque che lo circondano, la avvolgono. Una terra che si lascia amare dal mare ed abbracciare dal fuoco. La passeggiata è un andirivieni di persone che percorrono i vicoli stretti, ma ad una certa ora tutti gli equipaggi delle barche a vela con cui da inizio settimana abbiamo formato una specie di flottiglia spontanea si riuniscono nella piazzetta davanti all’Ingrid bar di questo personaggio amatissimo qui che è Massi, non solo proprietario ma anche e soprattutto curatore di tutte le relazioni interpersonali che si formano ogni sera qui. E’ un ambiente quasi surreale dove i tavolini ornati e dipinti da maioliche siciliane coloratissime la fanno da padrone, dove alzando il nasò all’insù lo Stromboli prorompe quasi a caderci addosso con tutti i suoi sospiri e dove, guardando giù, la baia si illumina di tanti piccole lucciole di centinaia di alberi galleggianti che alla fonda ornano questo lembo di spiaggia quasi addobbato a festa. Si, facciamo festa…il buffet eoliano e dai tipici profumi è invitante ed abbondante e Massimiliano cura nei minimi dettagli il nostro happy hour e tutto ciò che esce dalla cucina prima che arrivi sui tavoli. Gli equipaggi delle barche a vela si riuniscono qui lo stesso giorno do ogni settimana ed il clima conviviale e casereccio che si respira ci fa capire che qui gli skippers sono di casa e capiamo perchè ognuno di loro, quando ci parla dei suoi esordi alle Isole Eolie, ha eletto queste sette isole come metà preferita in tutto il Mediterraneo. Si naviga, si vedono posti, si ammira tutto, ma si riesce a rimanere legati solo ad alcuni luoghi e tutti qui sembrano aver scelto le isole Eolie come luogo non solo di lavoro, ma anche come dimora personale di amicizie, svago, divertimento. Sono perfettamente in grado di capire il perché. Passiamo una bella serata, ma lo skipper, fiero del programma che ha preparato per noi, ci riporta all’ordine ricordandoci il nostro appuntamento per la Sciara del Fuoco in notturna; quindi , percorrendo a ritroso la via che ci ha portato alla cima torniamo al molo in attesa del nostro gommone che Ando, abilmente, condurrà verso il lato nord ovest dell’isola facendoci anche da cicerone ed illustrandoci tutti gli aspetti più romantici di questo versante. E’ uno spettacolo prorompente quello che si apre ai nostri occhi e anche inaspettato perché nessuno può immaginare che ciò che si vede alla luce del giorno e pare così pacato alla sera assomigli in tutto e per tutto ad una vera e propria esplosione che ogni venti minuti quasi esatti ci fa sobbalzare dallo stupore. Ma lo Stromboli è così in tutti i suoi aspetti, nel fascino che emana sopra e sotto il mare, di notte quanto di giorno ed è sicuramente l’isola che alla fine della settimana eleggerò come prediletta. La notte scorre con il rollare placido del Margaux alla fonda ed anche alla mattina quando cominciamo a navigare verso Panarea per poi proseguire verso Salina e costeggiamo la Sciara, la magia notturna seppur un po’ sbiadita dalla luce del giorno, mi riporta alla mente le sensazioni, perlopiù di impotenza provata la sera precedente, davanti alla Natura che qui, in ogni dove, regna sovrana.

Girovagare, pallido e assorto…

Girovagare, pallido e assorto…

Sabbie nere, Isola di Vulcano.

“Che hai stamattina Giorgio?””Mah, non so, mi sono svegliato carico dei pensieri di casa, lavoro, conti, pubbliche relazioni. Mi sembrava tutto così lontano ieri ed invece stanotte le preoccupazioni è tornato ad assillarmi…” “Prova ad andare su in pozzetto..guarda fuori…mi sono spostato a Cala Junco stanotte, un tratto brevissimo, volevo farvi ammirare questa baia al mattino…dormivate, ho pensato fosse il momento giusto”. Lo skipper ha ragione e mi riporta alla mia realtà, quella che nottetempo mi ero dimenticato nel dormiveglia. Mi sporgo appena dal tambuccio e sento la brezza della mattina inebriarmi e smuovermi i capelli, l’odore del salmastro acre nelle narici ed il promontorio di Cala Junco di fronte a me…è un tutt’uno pensare, salire, fare e tuffarmi. La sensazione del fresco dell’acqua sulla pelle mi sveglia dal torpore del sonno e dopo poche bracciate anche la sensazione di freddo se ne va. La temperatura dell’acqua delle Isole Eolie è a tal punto mite da sembrare di godere di un riscaldamento del sole anche nelle ore notturne ed invece sono le esalazioni vulcaniche che provengono dal fondo a renderla tale e piacevolissima anche di prima mattina. La spiaggia è vicina, l’ancoraggio è perfetto e quindi decido di allontanarmi dalla plancia di poppa del Margaux per avventurarmi verso la piccola costa davanti a me. I miei compagni di viaggio stanno ancora dormendo, lo skipper organizza la giornata ed io ho tutto il tempo di godermi questa nuotata. L’acqua mossa sul fondo dalla posidonia dona a questo specchio di mare caratteristiche tutte particolari ed il blu profondo va scemando mano a mano che mi avvicino alla piccola spiaggetta che porta poi in paese. Metto i piedi a terra camminando nell’acqua e li vedo limpidi sotto la superficie quasi nitidi tanto il mare è pulito…chissà quando ricapiterà di vederne uno simile.

Isola di Stromboli, Ginostra.

La testa di nuovo sgombra e leggera ha modo di ammirare il paesaggio intorno a me e gli occhi cercando di catturare ed immagazzinare più immagini possibili; il verde lussureggiante sopra le rocce, la spiaggia nera e finissima sotto di me e quell’inconfondibile profumo di bouganville misto ai sentori dei fiori del cappero che solo su quest’isola non svaniscono mai. Dalla prua del Margaux in lontananza scorgo la ciurma che richiama la mia attenzione facendomi cenna di avvicinarmi. Immagino che la colazione sia pronta e mi avvio quindi ad ampie bracciate a preparare con loro. La mattina scorre placida e poco prima di pranzo salpiamo tirando su l’ancora alla volta di Lisca Bianca, di cui mi pare di ricordare aver letto su molte guide come uno dei luoghi naturalistici più spettacolari delle Isole Eolie. Sono in sostanza due grandi scogli dalla cima piatta di un bianco abbagliante misto al giallo sulfureo che esala dalle pendici; scogli in mezzo ai quali lungo una specie di corridoio di acque cristalline le imbarcazioni della nostra flottiglia trovano posto per ancorarsi. Lo skipper prepara subito il tender per portarci ad ammirare lo spettacolo della solfatare sottomarine e quindi ci prepariamo con la nostra attrezzatura da snorkeling per raggiungere il tappeto di “bolle” di cui abbiamo tanto sentito parlare. Alcuni di noi, me compreso, decidono di avviarsi a nuoto e lo spettacolo delle esalazioni di zolfo che fuoriescono dal terreno in una colonna di microscopiche bollicine è davvero emozionante; se ne riesce a sentire perfino l’odore sott’acqua e come dei bambini vi nuotiamo in mezzo senza curarci del tempo che passa. Il pomeriggio ci aspetta una bella ora abbondante di navigazione verso Stromboli e contiamo che una brezza pomeridiana ci aiuti a tirar su le vele per godere del veleggiare del Margaux. La flottiglia in navigazione crea un estemporaneo quanto divertente gareggiare a suon di colpi di winch ed anche noi, neofiti, non ci sottraiamo a questa ora di scuola d’altura inaspettata e molto gradita. Lo skipper, dall’alto della sua esperienza oceanica ci coinvolge volentieri nelle manovre di bordo cercando di condurre il Margaux verso i 10 nodi al traverso ed è sempre emozionante il momento in cui, a motore spento, si riesce a godere del sibilo del vento che scorre sulla randa e sul fiocco a prua. Lasciandoci alle spalle lisca bianca e Panarea la visuale sullo Stromboli si fa subito nitida; l’isola appare maestosa e la sua inconfondibile forma vulcanica ne descrive, già da sola, la sua natura .

I fanghi, attività vulcanica naturale.

Vulcano attivissimo per le sue eruzioni appunto dette “strombolane”, le sue pendici si animano a cadenze regolari ogni circa venti minuti, disegnando un pennacchio nel cielo. Le eruzioni dello Stromboli, visibili di giorno sotto forma di fumate nerastre, mostrano tutta la loro imponente natura al calar della sera lungo il lato della Sciara del fuoco, versante lungo il quale il vulcano ha formato, eruttando dal suo cratere più grande, una lingua di detriti e magma che scende fino al mare. Già da questa distanza l’imponenza del cratere ci abbaglia ed avvicinandosi sottocosta Iddu si erge in  tutta la sua prorompente audacia alla nostra sinistra dove possiamo notare il susseguirsi di tante piccole spiagge di detriti magmatici nero pece che il vulcano ha accumulato negli anni. Ci avviciniamo a San Vincenzo, il piccolo borgo di case bianchissime che senza paura ed imperterrito, abitato anche in inverno resiste alla paura…anzi no, rilutta la paura ed ama il suo compagno rumoroso come se fosse parte di una quotidianità a noi comuni mortali assolutamente sconosciuta. Non è un luogo semplice quest’isola e proprio queste sue contraddizioni la rendono forse, ai miei occhi, la più attraente in assoluto. Come si può pensare di lasciare la civiltà così come noi la conosciamo per trasferirsi, come alcuni mi raccontano di aver fatto, in un luogo isolato per gran parte dell’inverno in cui alla tue spalle il sentore di dover all’improvviso scappare, si alimenta sempre più ogni volta che lui erutta? Non lo so, davvero. Non so darmi risposta sensata, ma sul volto e nelle parole di chi mi racconta aver fatto tutto ciò non leggo ne sento note di rammarico ne di insoddisfazione. Sembra che quest’isola e gli isolani che la abitano bastino a sé stessi ed abbiano creato un rapporto di convivialità tale che la paura ha lasciato lo spazio al rispetto profondo per la natura e per le sue manifestazioni anche violente. Mi spiace non capirlo,  mi spiace non poter varcare le soglia della poca confidenza con queste persone perché se potessi chiederei loro come fanno e perché. Mi rendo conto mentre scrivo che forse qualcuno si offenderebbe e mi direbbe semplicemente di fare silenzio e di guardare lui.

Lipari
Arcipelago Isole Eolie.

Ed io che sono da poco più di due ore qui e che non riesco a smettere di sussultare ad ogni crepitio, magari, forse, capirei. O magari no. Che importa. Mi sembra di essermi innamorato di questo posto non da ora, ma di esserlo sempre stato. [….to be continued]

Tribù galleggiante…

Cala Junco, Panarea

Cala Milazzese, la prima baia che incontriamo navigando da Lipari verso Panarea è forse la fotocopia di quelle piccole spiaggette rocciose di origine vulcanica che scorgi sfogliando qualche libro di viaggio in libreria. Si apre agli occhi con una luminosità inaudita e poichè il groviglio di rocce che si insinuano come fiordi è assolutamente inusuale, lo spettacolo si apre completamente alla vista solo quando a nuoto ed una volta che la barca a vela vi si è accostata in rada, raggiungi la parte più remota dove si trovano delle piccole piscinette di acqua limpida e blu che assomigliano ad acque termali tanto che in alcuni punti le esalazioni di zolfo sono così forti da far affiorare piccole bolle in superficie. In rada ad ancora calata sul fondo di posidonia il Margaux si erge in tutta la sua bellezza e luminosità e nuotarci attorno alla ricerca delle bellezze sottomarine è forse una delle esperienze più emozionanti…roba da velisti insomma quella di vivere il mare non più dalla spieggia come i comuni mortali ma tuffandosi nel blu cobalto di questo mare dalla plancia di poppa del Margaux che sfiora l’acqua ad ogni incresparsi di onda. Il momento del pranzo in barca a vela, a Panarea come in tutte le altre isole è caldo ed abbagliante, ma sempre sorprendente…tutti ci adoperiamo collaborando affinchè la tavola sia perfetta anche quelli che solitamente secondo me fanno poco caso a queste cose….credo sia per il fatto di rendere la nostra convivenza il più piacevole possibile per l’altro, per i tuoi compagni di viaggio fino a qualche ora fa sconosciuti ma con cui scopri di avere molte cose in comune…scegliere di fare una vacanza in barca a vela è sicuramente il frutto di una forma mentale particolare che l’amante dell’albergo e della stazionarietà non sceglierà mai , ma che accomuna invece noi e tutti coloro che abbiano scelto questo pazzesco mezzo di trasporto da cui faremo molta fatica a separarci a fine settimana.

All’ancora, Eolie

Lo skipper mette la sua parte in tutto questo, ma il rapporto di vicinanza che si instaura con la barca a vela, assolutamente Donna, e con i suoi spazi è elitario in ogni suo aspetto…non è tua certo, ma la scopri subito degna del più alto rispetto verso un oggetto che oggetto non è…sto involontariamente dando ragione a chi personifica questi capolavori di ingegneria e di fascino, è vero. Ma questa empatia con la barca a vela, credetemi è giustificata. I momenti di relax dopo il pranzo sono scanditi da minuti lenti, non c’è alcuna fretta ed ogni membro dell’equipaggio si addentra nei suoi pensieri o leggendo o godendosi il sole oppure nuotando. Ogni angolo degli spazi sopra coperta del Margaux risulta essere accogliente ed il pomeriggio scorre lento e piacevolissimo veleggiando verso l’isola che ci accoglierà per la notte. Le isole Eolie sono per fortuna scarne di porti e non ne vedremo nessuno tranne quello di Salina ed è un bene poiché ancorarsi fronte paese in uno specchio d’acqua luminoso e scuro di  notte, passare la nottata cullati dalle brezze serali è un momento che non si dimentica e che mi fa venire in mente le mie letture marinaresche, forse le pagine del Vecchio ed Il Mare e forse anche qualcosa letto qua e là di velisti che nel Mondo hanno fatto la storia, ma tutti accomunati da un unico particolare, l’amore per il mare e per tutto ciò che circonda questo mondo. Ci sentiamo dei fortunati, stiamo facendo la nostra doccia serale in mare, stiamo asciugando i nostri “panni” all’aria di mare, facciamo prendere aria e sole ai capelli senza usare alcun phon , ci prepariamo a scendere per la nostra serata a terra facendo poco caso ai vestiti che indossiamo, magari le signore anche senza trucco, tutti noi senza dubbio stupiti nel vederci gironzolare con un paio di ciabatte in mano che faremo fatica a mettere anche una volta arrivati a terra tanto siamo abituati a questo viaggiare lento ed assorto a piedi nudi sentendo il calore del sole e del teck.

Lipari
Panarea, Isole Eolie

Il tender del Margaux e l’abilità dello skipper portano anche i più imbranati di noi ad arrivare a terra sospinti da questo piccolo gommoncino, comodissimo, che sfreccia in baia tra le prue delle tante barche a vele che hanno scelto di passare la notte qui come noi. La spiaggia di Cala Junco attende il nostro arrivo inebriando immediatamente le nostre narici di quell’inconfondibile profumo di bouganville che impareremo pian piano a riconoscere a tutti i nostri arrivi sulle isole…misto al profumo del bianchissimo e candido fiore del cappero, quello che ha questo fiore a siepe di un rosa acceso è il sentore tipico di queste sette isole; fiore che cresce selvatico e rigoglioso in ogni dove e che ne diventa simbolo poiché ogni tetto, terrazza ed angolo di queste piccole casette bianche dal tetto piatto ne possiede almeno un po’. La passeggiata lungo le piccole strade di Panarea che decidiamo di fare all’imbrunire evitando di farci portare direttamente all’ormeggio del piccolo porticciolo ci dimostra quanto le dicerie sulla snobberia di quest’isola sia totalmente falso…Panarea è un isola molto chic nei suoi locali, nelle sue boutique, nel modo dei vacanzieri di presentarsi alla sera, ma allontanandosi dal frastuono degli innumerevoli happy hour si scopre anche un aspetto dell’isola che a molti rimane sconosciuto. Passeggiando i gatti appollaiati sulle finestre blu ci accolgono sornioni, il caldo della pavimentazione un po’ sconnessa fatta anch’essa di pietre laviche scalda i piedi quasi come se evaporasse di tutto il calore immagazzinato durante il giorno…la piccola chiesta affacciata sul mare che incontriamo è un capolavoro artistico di minuteria; i piccoli dipinti, le pochissime panche, i libri delle letture, la piccola terrazza, la piccola croce, un silenzio assoluto turbato solo in parte

Isole Eolie

dall’arrivo di qualche turista…Panarea è anche questo e anche se talvolta durante la passeggiate possono sentirsi in lontananza i frastuoni degli aperitivi in corso, sembra, e lo è, tutto perfettamente equilibrato; la mente che si è rilassata camminando si prepara pian piano a gestire il movimento della serata glamour che sta per cominciare. Panarea è insomma un ottimo compresso tra ogni esigenza e non c’è niente che risulti, come invece mi aspettavo, grezzo o poco elegante. Se è vero che “lessi s more”, allora quest’Isola ne è l’emblema e sembra paradossale addossarle queste caratteristiche, ma così è…si cena a lume di candela, si brinda, si balla anche e si gode di un happy hour lontanissimo da quello conosciuto su una terrazza che ti fa scorgere lo Stromboli con il suo pennacchio di fumo all’orizzonte….c’è qualcosa di più inebriante? Sta qui forse un po’ dell’essere snob: l’essere unica ed il saperlo perfettamente.[…] to be continued

Isole Eolie per caso…

Le Isole Eolie, per caso, attorno ad un albero galleggiante.

Lipari

Non lo so se sia il destino oppure il caso o magari un misto di volontà e sorte, ma le Isole Eolie sono apparse all’improvviso sulla cartina quando meno le avrei cercate ed il primo pensiero è stato – ma dove cavolo sono queste isole e perché io non ero a conoscenza della loro esistenza? I migliori viaggi cominciano così, nella testa e si fanno veri già dal momento in cui programmi tragitto, meta e cose da fare in un ipotetico libro bianco che per adesso stai compilando solo nella tua testa. Intanto queste isole sono Sette scopro…eh già, perchè altrimenti le Sette Sorelle, perle del Mediterraneo. Non posso sicuramente optare per l’albergo ovviamente essendo poi gli spostamenti piuttosto noiosi via mare per visitarli tutti. Il web da sempre una mano quando si tratta di risolvere dubbi, ma talvolta ne fa venire di nuovi e più grandi. Poi, ancora per caso, trovo Davide, uno skipper professionista nel settore del charter e mi domando ancora una volta perché dovrei scegliere un toscano per fare una vacanza in Sicilia. Non mi resta che chiamare ed anche se sono un uomo e mi piacciono assai le donne con Davide la scelta della barca a vela per il mio viaggio l’ho già fatta a pelle anche senza rendermene conto ed il Benteau 57 sarà la mia scelta per settembre, un mese che per spendere le mie vacanze trovo assolutamente perfetto. Le isole Eolie le raggiungi difficilmente, aereo, aliscafo, navette con tutti i trasferimenti del caso, ma nel ricordo di quella vacanza la fatica di arrivare è svanita nel momento stesso in cui ho rimesso piede a terra…anzi nel momento in cui ho preso il mare in barca a vela.

Lipari
Valle Muria, Eolie

La mia prima esperienza, la mia prima barca, il mio primo skipper ed il mio primo equipaggio, il mio primo tutto…avrebbe potuto essere un disastro annunciato ed invece è stato il viaggio della mia vita. La barca a vela è un albero galleggiante attorno a cui ruota in piccola , si fa per dire, casa di 19 metri fatta di bellezza assoluta, timoneria, teck, acciai brillanti, tecnicismi che non sai assolutamente cosa siano, ma che di prendono alla pancia non appena quelle vele blu cobalto si spiegano al soffiare delle prime brezze che alle Isole Eolie sono tanto leggere quanto piacevoli da offrirti una navigazione tanto emozionante quanto pacifica. Si forse è questo, queste isole tutte, dal vulcano in eruzione dello stromboli alle felci di Salina fino ad arrivare alle acque cristalline delle Pomice miste al silenzio del veleggiare riappacificano testa e cuore con il Mondo e con chi lo abita. Non la definirei vacanza, ma una serie affastellata di momenti di relax e di amicizia conviviale che mi hanno fatto perdere piacevolmente i contatti con il Mondo reale e con tutte le mia vicissitudini, lavorative, familiari, interpersonali. Lo skipper incontrato sul molo è un vero e proprio Comandante che con le sue barche ha un rapporto simbiotico dovuto agli anni di convivenza…rapporto forse che noi persone comuni non riusciremmo ad instaurare neanche con una donna, ma a parte gli scherzi il mio rapporto con lui e con il resto dell’equipaggio, perlopiù di estranei è subito amichevole. Salpare alla volta delle Spiagge di Pomice di prima mattina ed il primo giorno è stato come aprire un libro mai letto…sembro poetico, ma non lo sono, soltanto mi sono emozionato perché questo mezzo così lento che è la barca a vela che aspetta il vento per addentrarsi nelle baie mi ha fatto pensare a quanto la fretta sia nemica della bellezza e del piacere ed al fatto che scoprire una cosa piano piano come una spiaggia bianchissima e le sue acque sarebbe stato totalmente diverso se fosse stato fatto via terra…questa baia inaccessibile appunto per via terricola è forse, assieme a Cala Junco di Panarea una delle più selvatiche, come amo dire poiché il selvaggio appartiene a molti, ma qui alle isole Eolie poche cose, anzi nessuna è mai inflazionata.

Vacanze in barca a vela…

Poche barche sempre, il silenzio ed il frangere impercettibile del movimento delle acque sullo scafo del Margaux ci accompagnano durante i nostri pranzi in baia che definirei luculliani e tutt’altro che frugali come invece ci si potrebbe aspettare dalla cucina di una barca a vela…anche in questo Davide è un maestro di ospitalità ed i momenti conviviali nel “quadrato” riparati dal sole caldo delle Eolie sono di una spensieratezza unica; l’atmosfera è quella di una dimensione sospesa tra cielo e terra ed ogni barca a vela attorno a noi è un piccolo universo di quelli antichi dove riesci a tenerti stretto le persone che ti parlando tenendo stretto tra le mani un calice di vino anziché un telefonino….sembra banale, ma arrivando da quel frastuono caotico di Milano io questa cosa l’ho notata e me la sono nascosta sotto pelle, impossibile da rimuovere. Anche il caffè fatto come si faceva fino a qualche anno fa naturalmente con la moka riesce a trasformarsi in un momento sopra le righe dove ognuno tende la mano all’altro per portare su zucchero, bicchieri e caffè bollente che in barca può essere una vera e propria bomba da evitare con cura di rovesciare…beh, io le isole le ho amate tutte in egual misura e di ognuna di loro conservo un’immagine nitida in testa, ma sono soprattutto queste cose piccolissime ed apparentemente insignificanti che mi sono rimaste in testa come cunei e sono le piccole immagini che conservo con gelosia di ogni viaggio, quelle che solo io ho potuto assaporare come individuo, come Paolo, come esploratore del Mondo. Il pomeriggio assorto nel veleggiare verso l’isola che ci accoglierà per la notte, Panarea è un misto di regata e cazzeggio vero e proprio, passatemi il termine che seppur improprio rende la mia idea di quello svago senza meta che da tempo non provavo in vacanza, come ve la spiego una sensazione così?

Faro, Gelso Isola di Vulcano. Eolie

Quando non sei in barca a vela, ma viaggi in aereo, in treno, in macchina la meta è ben precisa e fissa davanti ai tuoi occhi e l’obbiettivo è raggiungerla, ma quando ci sei poi l’ansia dei preparativi e la voglia di arrivare si smonta un po’ quando non si più “alla volta di”, ma sei “arrivato a”…..qui invece è diverse, la barca a vela è un itinerario senza metà dove si cala l’ancora in rada , ma ti sembra di non essere mai arrivato, dove l’essere per sua natura itinerante di questo vascello moderno ti porta a seguire con lei il flusso del moto ondoso, delle brezze dei venti…non ti fermi mai, eppure sembri sempre immobile in mezzo ad un Paradiso delineato da un orizzonte poco lontano […] to be continued

“IL MIO VIAGGIO ALLE ISOLE EOLIE” Paolo, settembre 2018

…perchè andare alle Eolie!

Scorcio Eolie Island

Piccole onde di colore blu, leggere, trasparenti, coordinato il suo moto, irradiato dalla luce del sole, i canali delle Isole Eolie sembrano tutti così, così diversi tra loro, ma tutti conducono a piccole rotte di luce tra le sette perle, così chiamate le sette Isole dell’Arcipelago Eoliano; Lipari la più grande, Vulcano aspra e imprecisa, Panarea la più elegante, Stromboli l’isola di fuoco, Salina verde rilassante e famigliare, Filicudi così come era 50 anni fa, povera e straordinaria, Alicudi solitaria e piccola che sembra la figlia di tutte.

C’è chi dice che queste isole siano state povere, talmente povere che negli anni 50 venivano abbandonate, i pescatori che le abitavano, chi riusciva, vendeva la propria abitazione per il corrispettivo di un biglietto della nave che gli avrebbe portati in America a cercare fortuna, qualcuno l’avrà anche trovata.

Chi è rimasto oggi vive di turismo, il turismo delle Eolie non è il solito che siamo abituati a frequentare  conoscere in altre località italiane, alle Eolie non si va una sola volta, alle Eolie si deve tornare, perché una settimana non è sufficiente per viverle, conoscerle e respirarle tutte… Le Isole Eolie vanno vissute di giorno, ma anche di notte, ma la notte non si passa solo nei locali eleganti dove si bevono cocktail e si può ballare nelle discoteche sino all’alba, la notte si passa all’aperto sotto stellate che avvolgono ogni cosa, sdraiati su spiagge nere o bianche ancora calde della giornata di sole, la notte si passa ai piedi dei vulcani che mentre ti fanno sentire la forza nella terra che trema, puoi vedere anche tutta la loro magnificenza lassù, in alto sulla vetta dove il cratere aggiunge lapilli sparati tra le stelle, fumo e piccoli tuoni che sembrano lamenti della montagna stessa. Alle Eolie si cammina scarsi per sentire il calore della sua terra, si esce quasi svestiti perché l’aria calda sulla pelle ti fa star bene, alle Eolie le luci sono solo quelle delle candele appoggiate sui muretti delle case, dei locali, delle Chiese. Alle Eolie le auto non possono disturbarti perché non ci sono e quelle poche sono lontane o ferme, alle Eolie si cammina.

Barca a vela.

La notte se ti capita di spostarti con il tender dalla rada al pontile, o da una barca all’altra puoi rimanere affascinato dalla scia luminosa che il plancton crea, una scia luminosa nel mare che come una chioma di luce e di stelle sembra dividere il mare per poi ricucirsi solo pochi metri dietro il tuo passaggio, alle Eolie tutto può essere magico, le cose possono accadere ma devi provocarle, devi cercarle e loro sapranno darti quello che vuoi, le Eolie sono gentili e non ti deluderanno.

Mangiare alle Isole Eolie ti permetterà di ritrovare in bocca quei sapori che arrivando sono già nell’aria, il profumo delle piante come il rosmarino che nasce spontaneo, le piante del cappero, il finocchietto selvatico, il profumo dell’acqua di mare degli scogli e delle alghe fresche ti permetteranno di assaporare con una boccata di aria tutti i sapori del mediterraneo, sapore di mare, del loro pescato e cucinato nella maniera più semplice che esalterà solo la semplicità dei prodotti stessi, i sapori della Sicilia concentrati in queste terre ciclopiche.

Il popolo locale eoliano ha saputo accogliere negli anni il turismo in un modo che raramente si verifica, le Eolie sono Isole di un’isola la “Sicilia”, ma sembrano vivere di una loro personalità, entità, hanno un fascino docile ed accogliente, sono fiere di se stesse, ma senza mai farti sentire a disagio, alle Eolie quando arrivi per la prima volta ti senti li da sempre e la sensazione di esserci già stato ti pervade, ma soprattutto si creerà un legame che ti farà tornare, perché alle Eolie si torna sempre!!

Stromboli, vulcano attivo.

I piccoli traghetti che le collegano alla Sicilia, porto di Milazzo, gli aliscafi veloci che come autobus le legano da sempre, le fanno sentire vicine e lontane nello stesso momento. Sul porticciolo di Lipari al mattino c’è fermento, piccoli pescherecci che rientrano con il pesce, Ape Car che come zanzare impazzite caricano generi alimentari per i ristoranti, per gli alberghi, per le cambuse delle barche a vela che ormeggiate ai pontili Portosalvo, Buon Fonda o Lipari Service aspettano di mollare gli ormeggi per partire con i loro charteristi alla volta della crociera, il tour, la navigazione lenta spinta dalla brezza di mare, spinti dalle onde del mare, dal sole caldo. Il porto di Lipari è vissuto da tutta la popolazione, il paese è il porto ed il porto è l’Isola per antonomasia. Tutto passa da qua, cose, persone, animali, genere alimentari e perché no ogni tipo di umore, di gioia, di sentimento, di amore, prima o poi passa da qua… passa dal porto di Lipari l’ingresso delle Eolie!!

Tutto inizia quasi sempre qua, le persone arrivano e ognuno di loro prende la sua direzione, verso i pontili per chi navigherà sulle imbarcazioni a vela, verso soggiorni a terra come hotel, resort, case vacanza. Tutti con un’unica passione, il mare, la spiaggia, il sole, la buona cucina, la voglia di vivere un’esperienza ad un ritmo lento e piacevolmente scandito dalla natura, dalla semplicità che solo posti come queste isole riescono tutt’oggi a donare.

In barca a vela…

Acqua del mare, verde delle felci, dei vigneti di malvasia, delle piante del cappero, bianco della pomice o delle saline di Salina, nero della lava rafreddata, indurita cuocente sotto il sole, rosso del magma che esce dai crateri di notte, blu del cielo, bianco delle case, punti di luce nel tetto del cielo… le stelle, colori dei pescherecci bianchi e blu navigano sulla linea dell’orizzonte, il color crema delle lance locali che portano i turisti a fare il giro dell’isola, il bagno, la schiuma delle onde ed aria, sono i colori che circondano la vita di queste isole che godono di un’atmosfera particolare, il tempo le ha attraversate ma come fanno i marinai, passandoci attraverso, sopra, ammirandole, amandole e lasciando tutto immutato, incantato oggi come allora, e come lo saranno anche tra cento anni grazie all’attenta conservazione che hanno i loro abitanti, nativi o non che ogni giorno si prendono cura di loro… le piccole sette sorelle, le Isole Eolie!!