continua la Voglia di Navigare…

…il rientro a bordo dopo la serata a Stromboli non è mai uguale, c’è chi torna dal paese dopo aver fatto un shopping, un po’ di aperitivo e qualcuno magari si è avventurato a piedi verso i 400 metri passando dall’Osservatorio per vedere le attività vulcaniche da vicino, mentre i più audaci rientrano con i gommoni dall’escursione notturna verso la Sciara di Fuoco, infatti vedere i lapilli che escono dalla bocca del cratere lanciati in alto per oltre cento cinquanta metri per poi ricadere sul versante nord ovest, ovvero la Sciara di Fuoco ed arrivare sino al mare come punti luce nel buio della notte, ha un fascino irripetibile e anche inimitabile essendo Stromboli unico al mondo come tipo di attività, tanto è vero che il suo tipo di eruzione è Detta Scientificamente Attività Stromboliana.  

La sera è passata in allegria, il tempo è buono altrimenti non saremo qua, si perché Stromboli è un’isola che permette di essere visitata solo quando il tempo è buono, essendo priva di porto, ma anche con un ancoraggio davanti al paese molto aperto, dove spesso anche senza vento c’è onda da nord ovest.

Domani mattina dopo aver salpato e circumnavigato Strombolicchio, scoglio mistico ed Imponente sito davanti al paese Ficogrande finiremo il periplo di Stromboli passando davanti, stavolta di giorno, alla Sciara di Fuoco, nera come il carbone, liscia come la seta, la definirei lucida e calda, polverosa ed infuocata dove nessuno mai ha osato camminare, cercando di risalirla od attraversarla. L’acqua davanti alla sciara a pochi metri dalla costa sabbiosa è subito molto profonda, misura oltre 250 metri di profondità, ed ha un colore blu cobalto molto forte. Ed è emozionante fare il bagno, proprio quando non puoi neanche dare ancora e ti limiti a fare un tuffo veloce vicino alla barca, guardi verso il basso facendo snorkeling e vedi i raggi del sole che invano cercano la profondità, ma si esauriscono prima, facendo si, che pian piano quel blu diventi sempre più scuro fino al nero dell’abisso, nascosto e misterioso!

Ma il capitano non si ferma, naviga, naviga sino quando con rotta verso l’isola di Salina non decide di fare una sosta per il pranzo allo Scoglio della Nave, una fantastica baia giurassica sul versante ovest di Panarea, e si perché al ritorno Panarea è proprio a metà strada tra Stromboli e Salina. Quindi altro bagno in pochi metri di fondo, scogli, posidonia e pesciolini in cerca di cibo sono lo spettacolo che ci riserva questo fondale. Mentre gli ospiti fanno il bagno il Capitano prepara la sua pasta, oggi ci farà assaggiare la sua specialità di paccheri con i calamari, ovvero la calamarata del capitano. Dopo pranzo e che pranzo, ci sta la pennichella sul ponte al fresco del bimini, ma in realtà la barca riparte ancora l’instancabile capitano mette la prua verso Lingua località di Salina dove dopo aver fatto un ultimo bagno della giornata, scenderemo a terra per una cenetta tipica da Alfredo, rinomato bar ristorante dove fanno il pane Cunzato più buono della Sicilia, e la granita, soprattutto la granita… siciliana che più buona non c’è!!

Pane Cunzato Alfredo Lingua… Isola di Salina!

Belli satolli, soddisfatti e soprattutto dopo aver speso veramente poco, meno di una pizza, torniamo sulla nostra barca che ci aspetta all’ancora. Spostarsi di notte con il tender dalla barca alla terra ferma e viceversa è un’esperienza fantastica, quando il mare è fermo e si lascia accarezzare dallo scafo del gommone che muovendo il plancton fa diventare l’acqua fosforescente, “la scia si illumina come una chioma sogni e di stelle, di giorno come di notte, ed i miei sogni sono come l’acqua che scorre sullo scafo, arrivano passano e diventano ricordi di poppa, lascia la scia, lascia la scia… lascia che sia..!!    

Ci siamo appena svegliati, Salina ha una doppia montagna, sembra avere due gobbe altissime e ricche di vegetazione, probabilmente è l’isola più verde dell’arcipelago eoliano, il paesino di Santa Marina di Salina ci attende. Infatti perderemo la mattinata a girovagare tra vicoli stretti e bianchi il colore delle case eoliane, tutti in discesa verso il mare ed in fondo c’è sempre la vista di quel pezzettino di blu che è il mare ogni presente. Piccoli negozi le boutique di questo paesino, un paio di alimentari con frutta locale buonissima, i ristoranti non più di tre, qualche negozio di souvenir ed un paio di pasticcerie dove non puoi dire di no al cannolo siciliano o cassata per la colazione. Qua fa più caldo che a bordo e non possiamo tuffarci, dopo aver goduto di questa accoglienza di Santa Marina di Salina abbiamo capito che è il momento di tornare a bordo della nostra barca a vela, andremo a visitare Pollara prima di staccare alla volta dell’Isola di Filicudi.

Casa Di Neruda

Pollara oltre ad essere una baia dove l’Arco del Perciato sembra indicarne l’ingresso è anche un paese che sorge proprio sopra il faraglione che la sovrasta. Abitato da raccoglitori di capperi, gode di un fantastico panorama e di tramonti in mare che sono unici, Pollara è una delle rare baie delle Isole Eolie che permette di vedere il sole tramontare in mare stando all’ancora. Lo scoglio che sorge al centro della baia, sembra dividerla in due, infatti da un lato il fondale è più alto e si ancorano barche a vela, dall’altro lato dove non di sono più di un paio di metri, amano ancorarsi i motoscafi che hanno bisogno di meno profondità. Questo scoglio è famoso per essere abitato dalle Diomedee un uccello notturno che si distingue per il suo lamentoso canto notturno, solo chi ha avuto la possibilità di dormire una notte all’ancora qua a Pollara, ne ha potuto ascoltare il suono, forse un po’ inquietante, dato che sembra un neonato che piange!

Pollara è anche una località famosa per il film di Troisi, intitolato Il Postino, infatti la casa del Poeta Neruda dove Troisi nella veste del suo postino personale andava in bicicletta a portarli la posta, è situata sul crinale in alto a sinistra di questa baia, infatti si può intravederla anche dal mare, ma con un piccolo trucco, quando non è affittata a turisti si riesce a visitarla da vicino e magari scattare anche qualche foto dove proprio Lui, Troisi e Neruda sedevano sotto il portico cercando metafore…

To be continued…

Eolie in primavera…

Isole Eolie il risveglio della loro primavera!

Cappero, Isole Eolie.

Le Isole Eolie in questo periodo di inizio primavera iniziano lentamente a risvegliarsi, profumi della natura che si riprendono gli spazi sospesi nell’aria, il mare cambia colore e ed i riflessi tenui ed azzurri si rispecchiano su questi piccoli bianchi paesini sospesi tra terra e mare, dove è difficile trovare la linea di confine. Piccoli animali nel loro habitat isolano che riprendono le attività di riproduzione, ricerca del cibo e ripresa degli spostamenti in tutta libertà. Si perché come dice la parola stessa “natura” ovvero processo di nascita, che deriva dalla volontà di descrivere qualcosa che nasce, che cresce, NATURA la trasformazione del niente in tutto quello che ci circonda. Per questo voglio legare questo processo all’arcipelago eoliano che è lo specchio di questa trasformazione continua e perpetua, completamente naturale, dove ancora in modo primordiale si possono notare costantemente processi, attività e trasformazioni completamente naturali sulla superficie del mare, delle coste, delle loro piccole montagne spesso vulcaniche. I gabbiani iniziano a nidificare sugli isolotti disabitati come Bottaro e Lisca Bianca a Panarea, uno strepitio di versi legati al corteggiamento e all’atteggiamento tenuto durante la costruzione dei nidi, se non che per la difesa del loro territorio. Nel frattempo le piante iniziano a germogliare su Lipari e Salina, piccoli alberi da frutto come susini, peschi ed albicocchi mettono i primi bianchi fiori e le api cominciano a frequentarli andando a prelevare i primi pollini dopo un inverno lungo e senza cibo. In mare il periodo dell’amore è già iniziato da circa un mese, si perché come è solito dire il 21 febbraio inizia la primavera in mare, ovvero il periodo di corteggiamento e riproduzione della maggior parte delle specie di pesci.

Ovest di Filicudi, Montessori e la Canna.

Nelle Isole più lontane come Filicudi ed Alicudi  le porte le porte e le finestre azzurre delle case che sono rimaste chiuse per tutto l’inverno iniziano ad aprirsi lentamente con l’arrivo di chi in inverno non ha potuto dimorare sull’isola. I paesi come Pecorini a Mare e Filicudi Porto riprendono vita, le loro attività di piccoli negozi come l’unico panificio, la piccola alimentari, i ristoranti aprano e riprendono le loro attività lentamente in attesa dell’arrivo dei turisti. Nella baie gestite dai locali con attrezzature per l’attracco delle imbarcazioni vengono allestite per la stagione, si vedono i primi gavitelli a Milazzese, Drautto, davanti a Ficogrande, Isola di Stromboli, ma anche davanti a Marina Lunga a Lipari c’è fermento, le famiglie rinomate che montano i pontili galleggianti per l’attacco delle barche da charter sono già a lavoro. I sommozzatori stendono catenarie per serrare i pontili al fondo marino, con le loro piccole barche in legno dai colori marini sono già all’opera davanti alla spiaggia che ospita ormai da più di venti anni queste strutture puramente estive che veri porti non sono, ma permettono alle barche dato l’assenza di Marina attrezzati, di poter attraccare e poter scendere in paese. Paese di Lipari che forse è l’unico che nel periodo invernale non subisce un forte letargo, ma mantiene dato i suoi 10.000 abitanti presenti tutto l’anno, la maggior parte delle attività in funzione.

Viti, Malvasia delle Isole Eolie.

Sull’Isola di Salina le aziende vinicole seguono con attenzione le loro viti, per la Malvasia che dovrà crescere e maturare durante tutto il periodo estivo quando il sole e la terra di questi posti renderanno unica la vendemmia di settembre e come ogni anno ci sarà la possibilità di assaporare questi vini, quindi in questo periodo possiamo parlare anche del risveglio e delle crescita del vino che arriverà presto sulle tavole di tutti.

A breve su Isole come Salina, Filicudi, Panarea e Lipari si inizierà anche la raccolta del cappero, rigorosamente a mano ogni 8/10 giorni, il tempo che la NATURA impiega per rifiorire una pianta a cui vengono precedentemente raccolti i capperi e così avanti sino ad agosto. I capperi una volta raccolti vengono messi ad asciugare su teli di juta al fresco in modo da impedirne la sbocciatura, il cappero delle Isole Eolie è il re della cucina italiana.

Il risveglio delle Eolie è anche dato dal lento salire delle temperature che se pur miti anche in inverno, con l’arrivo della primavera si riesce ancor di più a godere di questo fantastico clima. La temperatura del mare sale ed i bagni in queste acque diventano piacevoli anche quando il tuffo si prolunga, infatti si possono passare anche ore in acqua nel periodo estivo senza mai avvertire una sensazione di freddo. L’acqua limpida ed i fondali molto ricchi di flora e di fauna sono un ottimi intrattenitori per lo snorkeling che spesso prevede anche la visita di meravigliose grotte marine e sottomarine. Alla Canna località dell’estremo lembo ovest di Filicudi, si può infatti visitare questo scoglio irto, alto ben 74 metri, emerge dritto fuori dall’acqua a mezzo miglio di distanza dalla costa dell’isola, creatosi grazie ad una eruzione verticale qualche milione di anni fa, dove anche l’erosione del mare e del vento a reso questa sua forma unica. Accanto a lui una piccola isola di pietra, Montessori, uno scoglio di modeste dimensioni con sopra un fanale per i naviganti. Questo isolotto dalla forma insolita, “la lava sembra aver creato delle lingue di fuoco color nero”, permette ai nuotatori arrivati in barca a vela, di fare un tuffo con maschera e pinne, facendone il giro in senso orario, per facilitare a chi nuota la fatica data spesso da una corrente locale, in modo da incontrare e di vedere anche alcuni passaggi sottomarini.

La Canna Isola di Filicudi.

Archi di pietra che permettono ai più esperti apneisti di entrare da un lato ed uscire dall’altro seguendo la luce del sole, con una immersione modesta di pochi secondi, ma di gran fascino!

Il risveglio estivo delle Isole Eolie è dato da tantissimi segnali, essi possono essere colori, sapori, odori e riflessi, ma anche dalle espressioni degli abitanti, dal loro fare, il rimettere in moto una piccola azienda di divertimento, cultura e tanta, tanta natura! Si perché l’aspetto fondamentale a cui fa riferimento questo articolo è la natura, intesa come parola di ripartenza, la rinascita di una estate come simbolo, come metafora della vita, delle nostre vite che troppo spesso in questi ultimi tempi sono state messe alla prova!!

Buon vento… Dabs

Eolie nel canto del canto…

Panarea mondana.

Quando si inizia a navigare l’entusiasmo prevale sulla consapevolezza e si affrontano navigazioni al di sopra delle proprie possibilità, mi riferisco a coloro che si cimentano al comando di imbarcazioni per le prime volte, le prime miglia da capitano. Succede a tutti è successo anche a me, il segreto sta nel resistere quel lasso di tempo che serve per imparare a capire che il mare non lo si domina, non lo si sconfigge, ma lo si rispetta e lo si teme, più si naviga e più si riesce a capire il concetto del rispetto e del timore verso di Lui. Si perché al contrario di altre discipline, il mare è quel contesto dove l’esperienza t’insegna a temerlo e non esiste persona che possa dire di conoscerlo così bene da averlo o poterlo dominare, ne assecondare. Quando intraprendi qualsiasi tipo di navigazione, Lui il mare decide se farti passare o meno, e se ti fa passare decide lui a quale prezzo! Il marinaio, teme di non esistere senza il mare, ma anche il mare potrebbe non esistere senza i marinai. E’ un’alleanza intima che si colloca solo attraverso un preciso equilibrio, chi non trova questo equilibrio o pensa di averlo trovato al punto di essere stabile, non ha capito il mare ed il mare anche se sa perdonare, prima o poi si può far sentire!!

Navigare alle Isole Eolie è un inizio ottimo per chi anche se non da capitano, si affaccia per la prima volta alla vita di mare, navigare nel mar eoliano mite, caldo e comodamente calmo, permette di assaporare sin dai primi momenti la vita di bordo nella sua essenza, il ritmo del sole che ti scalda la pelle, la rotazione delle stelle sulla testa durante le notti d’estate, nel vento che canterella nell’attrezzatura della barca, l’albero maestro che rolla al passare delle onde, e queste onde che si placano al ridosso delle baie protette come Cala Zimmari, Punta Milazzese, Cala Junco, Pollara, Rinella, Pomice, Valle Muria… si solo sono alcune di quelle baie giurassiche che si presentano navigando alle Eolie. L’acqua calda e le attività vulcaniche rendono ancora più piacevole i lunghi bagni da fare a Lisca Bianca, Dattilo, Basiluzzo e a Baia di Levante Isola di Vulcano, quando la sensazione di freddo non è mai abbastanza da farti uscire dall’acqua.

Malvasia delle Eolie

Ma anche la vita a terra sulle isole eolie non è da sottovalutare, vicoli di paesini incantati, dove si passeggia al calar del sole o dopo cena, visitando piccole boutique, gelaterie o ristoranti e tutto questo assaporando fantastici profumi rilasciati dalla vegetazione spontanea come il gelsomino notturno che emana il suo profumo solo dopo il tramonto. Siti archeologici come il villaggio dell’età del bronzo a Panarea, oppure insediamenti su Capo Graziano a Filicudi. Si può anche incontrare pescatori locali, le persone che vivono su queste isole spesso improvvisano ristoranti nelle proprie case, in location fantastiche, terrazze sul mare in pietra lavica, con apparecchiature dei tavoli davanti a fantastici panorami, due in particolare molto interessanti, quello di Pecorini a Mare, e quello a metà della scalinata degli asini sull’Isola di Filicudi. Dormire a Stromboli, sotto il vulcano ti fa provare sensazioni fantastiche, se sei in qualche stanza le porte e le finestre si muovono come spinte dal vento, ma in realtà sono gli spasmi del vulcano che trasmette continuamente movimento e vibrazioni a tutta l’isola. Per chi avesse voglia di fare una esperienza unica, può farsi accompagnare da alcuni battelli di notte a vedere la sciara di fuoco a nord ovest dell’isola. Queste barche altro non sono che gozzi e gommoni di locali che accompagnano turisti e non a vedere iddu dalla parte opposta dove si trova il paese di Fico Grande e navigando lungo le spiagge di Piscità si arriva sotto i lapilli e le eruzioni esplosive del vulcano che viste di notte sono uno spettacolo pirotecnico di luci e colori naturali, ma anche il tuono ed il respiro di una attività vulcanica unica al mondo e precisa come un orologio…

Litografia di Lipari

Naviga vela naviga tra queste meraviglie naturali che non finiscono mai di sorprenderti, sospinta dal vento cullata dalle onde, salpi, veleggi ed approdi di baia in baia su queste acque che talmente son chiare e trasparenti da pensare che niente hanno da invidiare ai Caraibi, tanto e vero che nella Baia di Ponente, Isola di Vulcano ci sono delle palme che ricordano tanti scorci caraibici e hanno molto di esotico.

Quello che però hai caraibi non c’è è la cucina di questi posti, si perché i piatti di queste isole favoriti di sapori dati dalla bontà dei prodotti della terra non hanno eguali. Frutta e verdura, trasformata in semplice insalate o dessert fanno si che tutto diventi buono e unico dai sapori irripetibili, la cucina eoliana è unica e gustarla in questo arcipelago diventa d’obbligo.

Le sette Isole, le Eolie, sono e rimangono un luogo che riesce a coniugare storia, natura, cibo, vacanze, locali notturni, baie giurassiche, barche a vela e mare in un modo che non è ripetibile in nessun altra parte del mondo. C’è un locale che si chiama The King of Fish dove si mangia il esce crudo più buono del mondo, tagliate e tartare di tonno, scampi crudi, gamberi di Marzara, gamberetti rossi di nassa, unici… il crudo più buono del mondo! E poi perché no, andare a Lingua da Alfredo per assaporare il famoso pane cunzato ed una granita siciliana fantastica come dessert…  Altri fantastici posti dove degustare potete incontrarli a Lipari lungo il Corso Vittorio Emanuele, posti come il Vicolo, la Kasbah e il Ristorante Pizzeria Pescecane hanno la capacità di elaborare piatti di cucina povera con un tocco di gourmet e delicatezza da renderli fantastici, per farti incontrare sapori degni di queste isole, inimitabili!!

Filicudi Grotta del Bue Marino

La vacanza in barca a vela è il mezzo che riesce a cucire tutti gli aspetti descritti, un full immersion in terra sicula, un’esperienza indimenticabile per molteplici aspetti, il tutto contornato da una semplice e rilassante navigazione estiva, spinti dalle brezze amiche di nord ovest si potrà infatti toccare ogni singola isola, prendendo e lasciando qualcosa su ognuna di esse…. Eolian Island !!!!

Leggende delle Eolie…

Monastero di Lipari

La leggenda narra che quando nel resto del Mondo soffia forte il vento, alle Isole Eolie ci sia calma piatta. La stessa leggenda ci racconta che in uno degli anfratti delle grotte di Stromboli, Eolo abbia scelto di riposare. E qui alle Sette Isole di acqua, fuoco, terra e mare di vento ne troviamo sempre quanto basta per veleggiare placido ed assorto. Leggermente invelati con genoa a segno e randa aperta la navigazione da Panarea a Stromboli è quella che la flottiglia delle Isole Eolie ama di più. La sosta in baia per il pranzo a Cala Junco è un momento del tour delle Isole che rimane sempre nel cuore e nell’immaginario di tutti forse perché arrivando ci si aspetta sempre una Panarea diversissima da quella che poi in realtà si incontra e le calette di Milazzese e Junco ne sono l’esempio più calzante. Due anfratti rocciosi dalle guglie ispide scavate dall’acqua del mare e del vento che fanno da cornice ad uno specchio di mare iridescente di colori e forme di vita sottomarine. Una calma rilassante avvolge le barche a vela che all’ancora cullano gli equipaggi impegnati nella preparazione del pranzo. Il villaggio preistorico adagiato su una delle due penisole create da scogli sporgenti sovrasta entrambe le baie e Drautto davanti a chiudere il cerchio piccolissimo di questo anfiteatro naturale. I sup fanno slalom tra le barche in rada e raggiungono la piccola spiaggia di sabbia che da questo lato dell’isola è l’unica che permette una camminata per arrivare al centro del paese; è da qui che la strada piastrellata e non dotata di illuminazione parte per inerpicarsi nei vicoli più stretti fino a raggiungere il paese e la Panarea che di cui abbiamo sempre letto, quella snob e confusionaria degli aperitivi al Raya Club o al Banacalì.

Lipari e Vulcano

C’è molto da scoprire di queste Sette isole che spiazza e che lascia inaspettatamente esterrefatti. La bellezza delle Isole Eolie risiede si nelle sue meraviglie naturalistiche, ma soprattutto nelle loro capacità di sorprendere il visitatore ad ogni passaggio. La barca a vela è sicuramente ciò che più permette di godere dei luoghi e dei loro scenari. Siamo a Cala Junco. Salperemo alla volta di Stromboli nel pomeriggio. Cala Junco, senza inutile pretese è  senza dubbio una delle spiagge siciliane più suggestive. Il merito è, anzitutto, della sua suggestiva conformazione: una baia incastonata tra le rocce, una sorta di piscina naturale. Si caratterizza per la forma ad anfiteatro, delimitato da formazioni rocciose. Queste, insieme ai fondali e all’azione dei raggi del sole, danno al mare splendide sfumature. L’acqua va dal blu intenso al verde smeraldo. E lo spettacolo n on finisce qui. La sua fama rende Cala Junco una delle spiagge di Panarea più gettonate, soprattutto nel mese di agosto. Se volete godere appieno di questo spettacolo della natura, il consiglio è visitarla in momenti meno affollati. Una visita è d’obbligo, perché regala indimenticabili momenti di relax. Pare che, ai tempi del villaggio preistorico, fosse utilizzata come darsena. Raggiungere la spiaggia di Cala Junco è facile. Tutto ciò che dovete fare è imboccare un antico sentiero che parte dal Drautto e, in circa 30 minuti, vi porta a destinazione. Questo se partite dal paese lato porto, altrimenti è la barca a vela il mezzo più adatto a raggiungerla poiché l’ancoraggio è facile e sicuro, ottimo anche per la notte. La piccola isola di Panarea offre tanti scorci suggestivi, insenatura affascinanti e paesaggi da scoprire. È perfetta per coloro che cercano relax, ma anche per gli appassionati di snorkeling ed immersioni. Non mancano le attrattive in termini di vita mondana. Le spiagge raggiungibili a piedi dal centro abitato si trovano tutte sul versante orientale e meridionale dell’isola. La parte restante dell’isola è scoscesa e quasi totalmente inaccessibile. Le altre spiagge presenti si trovano nei vicini isolotti di Basiluzzo e Lisca Bianca. Sono tutti isolotti che gravitano attorno a Panarea e che formano un mini arcipelago all’interno dell’arcipelago stesso. Appaiono all’orizzonte come grandi scogli o poco più, ma sono quello che resta di antichi vulcani che con la loro forza hanno sconquassato il mare e la terra circostante nelle ere passate, prima di estinguersi ed inabissarsi: sono gli isolotti minori che si trovano di fronte Panarea i cui principali sono Basiluzzo, Dattilo, Bottaro, Lisca Bianca, Lisca Nera, Spinazzola, Panarelli e le Formiche.

Litografie delle Eolie

Poco più che scogli abbiamo detto, ma in alcuni casi micromondi complessi e delicati che sembrano ferire il mare con i loro artigli di pietra lavica, e che meritano di essere approfonditi. Basiluzzo è la più grande di queste isolette-scoglio e per questo è chiamata spesso “l’ottava isola delle Eolie”. Situata a 3,5 km da Panarea con una superficie di 0,3 chilometri quadrati, formatosi circa 50.000 anni fa ed eroso come gli altri isolotti, dai fenomeni atmosferici e tellurici che hanno scolpito riolite, ossidiana e pomice in queste fortezze che sbucano dall’acqua. Basiluzzo è formata da ripidi bordi a picco sul mare, con una altezza massima di 165 metri, mentre su un lato si trova una sorta di pianoro, che per molto tempo è stato usato come pascolo e coltivazione di capperi. La caratteristica più interessante però è che quest’isola doveva essere una dimora di lusso ai tempi dell’antica Roma, dato che ci sono i resti di una villa romana e di una darsena. La villa, situata proprio sulla sommità dell’isola e dotata di una terrazza con i pavimenti a mosaico gode di una vista privilegiata su Stromboli: sembra che il ricco romano volesse godersi le spettacolari eruzioni con un posto in prima fila! Davanti a Basiluzzo si trova lo scoglio di Spinazzola, ampio oltre 5 metri quadri ed alto 79, completamente a picco sul mare ed inaccessibile. Un tempo Spinazzola doveva essere tutt’uno con Basiluzzo: l’erosione deve averne fatto franare una parte separando per sempre le due isolette. Dattilo, con 287 mq di superficie si erge con la sua caratteristica forma di dito (da cui il nome che in greco antico significa dito) sul mare. La sua forma caratteristica ricorda anche una cattedrale medievale uscita da qualche fantasia sfrenata di chi può immaginare un colosso architettonico in mezzo al mare cristallino. Lisca Bianca deve il suo nome al colore conferitole dalle reazioni chimiche causate dalla fumarole acide, ed è stata usata in passato come cava di allume. Lisca Nera invece non è che un piccolo scoglio che affiora a pelo d’acqua. Bottaro è famosa per un punto nelle sue vicinanze in cui il mare ribolle a causa di una particolare fumarola fredda, che emette bolle di anidride carbonica ma non riscalda l’acqua come in altri punti delle Eolie.

Eolie selvagge

Tutti gli isolotti minori, probabilmente, un tempo erano uniti dalla terraferma e forse addirittura costituivano una grande isola insieme alla stessa Panarea. Oggi sono dichiarati riserva naturale ed è proibito lo sbarco se non per scopi scientifici: sono variamente abitati da specie uniche come la Lucertola Campestre, diverse varietà di gechi, come il geco comune ed il geco verrucoso, e sono zone di nidificazione del Gabbiano Reale. Sulle isole più grandi sono diffusi anche i conigli selvatici che vivono tra varie piante di vegetazione mediterranea come il Fiordaliso delle Eolie, il lentisco, l’atriplex portulacoides, il garofano delle rupi, il finocchio selvatico. Una “misticanza” di profumi, odori, visioni, sapori che rincuorano corpo e anima. Tutte le Isole Eolie hanno bisogno di essere guardate e viste dall’occhio del visitatore attento per coglierne gli aspetti che ad una vista superficiale sfuggirebbero. E questo succede anche e soprattutto a Panarea.

…poi le Isole Eolie!

Sembra, o così è in effetti, che la barca a vela sia il mezzo che Iddu accoglie più volentieri; meglio se a motore spento e sospinta dal gonfiarsi delle vele di prua. Il corridoio di mare che si percorre allontanandosi da Panarea è tutto uno sbirciare verso di lui e la sua forma conica e simmetrica che si staglia possente sotto le foschie che ne nascondono la cima anche nei giorni di cielo terso e limpido. D’altra parte alla luce del giorno le eruzioni si nascondono dietro la luce del sole, ma visibili sempre nei fumacchi periodici e puntuali che ogni venti minuti ne animano i contorni.

Insomma c’è  quest’isola perduta, al largo del Tirreno, emersa dal mare e sputata dalla bocca di un vulcano, i cui pennacchi infuocati hanno guidato le rotte dei marinai nelle antiche notti senza stelle: Stromboli. Faro del Mediterraneo, regno di Efesto, qui si approda se il mare lo concede, ascoltando la voce della montagna e lasciandosi traghettare dall’afflato di Eolo. Figlia di Strombolicchio, secondo la leggenda tappo del vulcano lanciato in mezzo al mare durante una violenta esplosione 200 mila anni fa, Stromboli emerge 100 mila anni dopo.

La più orientale e luminosa della costellazione delle sette sorelle isole del vento, le Eolie. Tra le più strampalate fantasticaggini, ne narrava Omero nell’Odissea, la porta degli Inferi dalla quale discese Zarathustra nel pensiero di Nietzsche, la vorticosa via d’uscita dal mondo sotterraneo nel Viaggio al centro della Terra di Jules Verne; appartata e solitaria, la gemma nera del Tirreno è avvolta da mito e leggenda. Il manto, una volta nudo e brullo per la totale assenza di acqua sull’isola, come un miracolo, dischiude alla vista e all’olfatto un tripudio di odori e colori contrastanti, dolci, erotici. Nelle croste aspre della roccia lavica si insinuano macchie di fucsia bouganville, essenze di gelsomino e oleandro, capperi  in fiore, dirompenti fiordalisi, artemisie, distese di ginestre, che nutrite dal calore nella pancia della terra madre, pregna di sali minerali, crescono rigogliose, temprate dai venti di mare.

Dall’alto, Stromboli appare come una trottola di ossidiana di forma trapezoidale alta 920 metri, dal cui cono lavico, a 750 metri, traboccano le sue lingue di lava che discendendo lungo la parete scoscesa della Sciara del Fuoco, cristallizzano, inabissandosi per 2000 metri nel profondo blu. Capovolgendosi a testa in giù, ci si immerge in un altro mondo dove tutto ciò che stava nelle viscere della montagna, assume nuova vita. Dal fuoco all’acqua. Quelle che erano incandescenti rocce magmatiche, ingioiellate di anemoni, spugne, ricci saetta e gorgonie rosso lava, diventano tana di cernie e murene. Le acque limpide e profonde di questo mare custodiscono una biodiversità ricca di vita non ancora depauperata dalla mano dell’uomo che, qui, nutre verso il mare una silenziosa riverenza.

Uomini di mare, i cui volti antichi, scolpiti dai venti, sembrano raccontare storie di sirene e di tritoni. Le case a Stromboli valicano il concetto stesso di casa. Unità, anime, piccoli templi dalle forme cubiche e morbide, essenziali e senza pretesa alcuna nell’urtare l’integrità del paesaggio. Di bianco per combattere la paura del buio, se le guardi bene, mostrano senza imbarazzo la parte più intima di chi le vive.

Come una barca in mezzo al mare, a Stromboli la natura dà il tempo alla vita. Un luogo che non permette nessuna mediazione, dove il corpo subisce la violenza delle pietre così come queste subiscono la violenza di una mareggiata. Un rapporto di intima sensualità tra uomo e natura che, qualora accolto, ti scava, ti plasma dentro e fuori, costringendoti a capovolgere le tue stesse priorità. In questa terra mi sono spogliata per avvicinarmi alla mia autenticità di essere umano. Il respiro del vulcano come respiro di vita, di fronte al quale ne ho percepito la schiacciante prepotenza, la commovente bellezza.

Si racconta che a causa di varie vicissitudini familiari Eolo scappò verso occidente, fermandosi presso un gruppo di isole del Mar Tirreno, che in suo onore furono chiamate Isole Eolie. Si racconta che Eolo fosse pio, giusto e ospitale verso i forestieri, che avrebbe insegnato l’uso della vela ai naviganti e che riusciva a predire i venti agli abitanti. Eolo, quindi, riuscì ad ottenere da Zeus il ruolo di consigliere degli dei e domatore dei venti. Quest’ultimi, custoditi in un’otra nella sua reggia a Lipari venivano liberati in base alla richiesta degli dei o dei suoi abitanti, causando a volte anche danni dovuti alla loro forza impetuosa e tra cui le leggende annoverano il distaccamento della Sicilia dal resto del continente.

Qui tutto parla di vento, di barche, di naviganti per caso o per mestiere, di rotte vacanziere e di tragitti verso baie nascoste. L’isola col suo tempo variabile, i suoi venti e le sue correnti, detta il ritmo della giornata. E incatena a sé i molti che lasciano la città e si trasferiscono qui. Beatrice Fassi, bergamasca, coordinatrice di Magmatrek, vive a Stromboli da 23 anni. «Ho scelto di rimanere perché mi piaceva la semplicità dell’isola, ci trovavo una certa autenticità, una giusta lontananza dalla frenesia della vita in città e dal consumismo. L’isola per me è stata una scuola di vita, ho imparato tanto, ci passa il mondo. Vorrei che Stromboli, questo punto di vita perso in mezzo al mare, trovasse la forza di tornare al meglio del suo passato: coltivazioni, scambi tra le persone, essenzialità». Il vulcano, intanto, respirando a intervalli regolari, emette cenere e lapilli.

La Brezza delle Eolie, carezza di mamma.

La brezza delle Eolie e una carezza della mamma.

Isole Vulcaniche
Terre Eoliane.

Le Isole Eolie, il nome dato a questo arcipelago le fa sembrare figlie del vento, isole ventose e burrascose, inaccessibili scogliere vulcaniche che impervie respingano ogni suo visitatore o colui che decide di andarci a vivere, colui che dovrà fare i conti con tutte le traversie marine. Ma chi le conosce sa che non è così, perché il nome è dato da un concetto di riposo del vento, ovvero dove Eolo va a riposare e non a soffiare.

Ma immaginiamoci solo per un momento di essere una brezza che attraversa queste fantastiche Isole, cosa potrebbe trovare, quali angoli di paesi, quali vicoli stretti, quali colline o vette vulcaniche, spiagge o scogliere, crinali coltivati a viti o case di pescatori…

La brezza le attraversa tutte le isole Eolie, avvicinandosi sfiora l’acqua del mare, ne respira lo iodio, ne assapora e si carica di salinità per poi portarla a terra e dare quel tocco salmastro ad ogni cosa che sfiora. Il suo primo impatto sulle bianche scogliere di pomice, irta la roccia la brezza che sale ed entra nel verde rigoglioso dei pendii, spiana la costa e diventa collina, la brezza avvolge e si divide tra filari di viti di Malvasia, assorbe profumi e umori delle uve arse al sole della Sicilia, ne esce rigogliosa e prosegue il suo viaggio sfiorando sassi di una piccola strada bianca sterrata, sono le stesse strade percorse dal Postino in bicicletta, si proprio lui Massimo Troisi, adesso la brezza detiene anche un pizzico di spirito e di anima di questo attore che proprio su queste isole girò il suo ultimo film. La brezza si arricchisce ancora di più metro dopo metro sale, sale, sale sin sulla vetta dello Stromboli, ecco il cratere uno dei più importanti, il più attivo d’Europa, e la sua attività che da il nome ad un fenomeno eruttivo “Attività Stromboliana” famosa in tutto il mondo. La brezza si scalda attraversa il cratere i suoi fumi la colmano, il calore la scalda adesso è il momento di volare verso questo cielo così ricco di stelle, nessun inquinamento luminoso qua alle Eolie. Ma non è ancora il momento di lasciare questa terra, la brezza decide di tornare verso il mare ed avvolge Ginostra, piccolo paesino a sud ovest di Stromboli, lasciando sui tetti delle case una coltre di nera cenere, sembra magia e fumo, sembra polvere magica, qualcosa che nessuno sa da dove proviene e da quanto tempo manchi alla superficie. E’ l’essenza di lui, “Iddù” come lo chiamano qua, il Vulcano.

Natura delle Isole Eolie.

Il viaggio tra queste terre vicine e diverse è appena iniziato, adesso sono gli scogli frastagliati di Panarea a destare curiosità alla brezza e così dopo aver scoperto le antiche terme romane su Basiluzzo si spinge verso Cala Junco dove i resti di un antico villaggio dell’età del bronzo arricchisce la brezza del sapere, della storia, della vita passata su queste terre. La brezza ormai è in paese a Panarea c’è voglia di leggerezza, profumi di gelsomino notturno ed aperitivo, perché no, la brezza si dirige ed attraversa locali come il Raya, il The Bridge, il Bacanalì e si inebria di spritz, mojito e malvasia, arancine, capperi e crudi di pesce… la brezza adesso è le Isole Eolie, la brezza adesso è l’arcipelago…

Ma non è ancora abbastanza, la brezza è insaziabile, la brezza non vuole un assaggio delle Eolie le vuole completamente, le vuole scoprire tutte e quindi si spinge più avanti arrivando a Salina l’isola per le famiglie, l’eccellenza della granita, da gustare a Lingua da Alfredo, il suo pane “Cunsato” potrebbe dare un sapore culinario in più a questa brezza che sarà testimonial di un posto così particolare come questo particolare arcipelago italiano.

La brezza, sa, la brezza vuole, la brezza da e così che adesso si diverte a spingere queste barche a vela che con i loro fiocchi, rande e spinnaker stanno tentando di raggiungere Filicudi, che ormai da tutti è definita l’isola che non c’è come direbbe Bennato. La brezza arriva insieme a queste imbarcazioni che spinte da lei si avvicinano alle sue coste, e adesso possono ancorarsi nelle baie di questo primordiale paesaggio, Filicudi, in posti come la Grotta del Bue Marino, la Canna, lo scoglio Gianfante, Capo Graziano. Le barche all’ancora adesso sono alla ruota, in rada, e la brezza sa come pettinarle, tutte il linea, tutte con la prua al vento… curate dalla brezza!!

Ma non è ancora finito il viaggio di questa brezza, che dopo aver viaggiato così a lungo finisce sui tavolini dell’Hotel Sirena, proprio sopra la piazzetta dell’aperitivo di Filicudi, dove la persone si lasciano accarezzare viso e capelli da lei, mentre sorseggiano un aperitivo servito da Antonio del Saloon, o magari mangiando arancine ed i fritti della signora di Pecorini a Mare.

La brezza al tramonto…

La brezza adesso è soddisfatta, ormai è passata la mezzanotte e in giro ci sono poche persone, qualcuno ancora in spiaggia a guardare le stelle si fa da lei attraversare, e lei passa lasciando un brivido di freddo sulla pelle abbronzata di questi turisti arrivati per caso o per scelta, ma che comunque non dimenticheranno mai l’atmosfera magica che si respira su isole come queste, le Isole Eolie.

La brezza deve salutare Lipari ed anche se già notte soffia leggera verso est, deve arrivare alla Necropoli, al Monastero, alle Terme Di Lipari. Adesso la brezza tra i vicoli del paese respira aria di qualcosa lasciato in sospeso, il Corso di Lipari, i negozi, le attività come i ristoranti, hanno bisogno di lei, troppo caldo sino ad oggi in questi posti. La brezza entra in un giardino di una vecchia casa, accarezza un limone con i suoi frutti appesi, la c’è una finestra, prova ad entrare, c’è una bianca tenda da spostare e poi subito dentro, è una cameretta di un bambino, lui sta dormendo nel suo lettino, non deve prendere freddo, le accarezza il viso, le sfiora una guancia, lui se ne accorge sorride dormendo, sorride perché sogna una giornata in spiaggia, sulla riva del mare, le piccole onde sui piccoli piedi, la sabbia sulle caviglie, la mamma lo guarda gli sorride è lei che lo accarezza è la brezza che più di ogni cosa ti ama, ti avvolge, ti fa sentire vivo… è la brezza amica delle Isole Eolie, dove Eolo va a riposare…

…solo e sempre Isole Eolie!

Navigare alle Isole Eolie è come passeggiare sul mare attraversando piccoli stretti che le separano e le rendono accessibili con poche miglia di navigazione. L’arcipelago è un misto di storia, sapori, divertimento e marinità che si è espressa in passato con navigatori esploratori e trasporti di cabotaggio, poi come marinai pescatori che tutt’oggi vivono di pesca ed abitano i paesi presenti su ogni isola, ma quello che ha portato ricchezza e benessere per tutti gli isolani che hanno resistito senza migrare negli anni duri verso l’America è il turismo. Lipari è il centro di raccolta e smistamento di tutti gli arrivi, questo paese sotto il Monastero, permette di dirigersi verso tutte le località balneari non solo dell’isola stessa ma anche delle sorelle, Panarea, Stromboli, Salina, Filicudi e Vulcano… e perché no! Alicudi la più lontana ed eremita di tutte.

Perché quando i velisti parlano delle Isole Eolie, si preoccupano subito della sicurezza e della praticità degli ancoraggi? Perché quando si parla delle Isole Eolie da visitare in barca a vela, sembra che siano Isole per conoscitori dei luoghi o di esperti velisti? Un motivo c’è, ed è dovuto al fatto che le Isole non si sono mai trasformate per accogliere un turismo di massa, ma sono rimaste come erano 100 anni fa, senza porti turistici, senza grandi complessi turistici sia a terra che in mare come aree attrezzate. Questo però non significa che non sia possibile visitarle in sicurezza. Le nostre barche come quelle di altre società di charter che sono presenti da oltre venti anni sulle Isole, navigano in sicurezza grazie alla conoscenza dei luoghi, infatti è possibile trovare ancoraggi in bassi fondali di sabbia dove trascorrere la notte, baie riparate dai venti predominanti del periodo estivo come il maestrale, il ponente e quando vuol fare un po’ di brutto tempo lo scirocco. Muoversi alle Isole Eolie con discrezione come se fosse una danza tra le isole, rispettando il loro modo di accoglierti diventa piacevole e divertente, solo così ti senti parte integrante di questi luoghi che straordinari sono grazie al loro aspetto primordiale, jurassico.

Si, perché le Eolie sono isole che offrono paesaggi che se pur legati tra loro dal mare e dal paesaggio vulcanico hanno delle differenze importanti tra di loro, queste possono essere legate alle spiagge presenti solo su alcune isole come Panarea, Vulcano, Lipari e Stromboli, ma completamente assenti su isole come Salina, Filicudi ed Alicudi. Le loro differenze sono importanti anche selle dimensioni dei paese, che si distinguono tra piccoli borghi di pescatori dove non sono presenti più di dieci / quindici case con pochissime persone che vi abitano come Ginostra di Stromboli oppure Pecorini a Mare di Filicudi, a cittadine se pur contenute come il paese principale di Lipari dove si può trovare oltre ad una popolazione numerosa come diecimila abitanti a tutti i servici di cui si necessita per viverci in estate come di inverno. C’è inoltre da dire che questo paese è collegato alla Sicilia con aliscafi e traghetti con partenze ogni ora nel periodo estivo con una graduale diminuzione nel periodo invernale.

Passare una vacanza alle Isole Eolie, vissute in mare su di una barca a vela che naviga nell’Arcipelago piuttosto che a terra nei resort, nelle case vacanza, negli alberghi, significa poter entrare in contatto con la loro realtà naturale, vulcanica, marina e perché no culinaria. Gli isolani ormai abituati ad ospitare il turista sono molto ospitali e riescono con poco a farti sentire a casa, l’accoglienza legata alla loro presenza ma anche alle strutture ben organizzate permettono di passare una vacanza soggiornando in modo comodo, elegante e piacevole.

La danza delle barche che navigano e gli alberi che come aghi cucino gli stretti, le verdi vette dei vulcani ormai spenti, oppure attivi ed importanti come Stromboli e Isola di Vulcano, i boschi delle felci, i golfi che offrono riparo alle barche che riposano come gusci di noci, i capi bianchi di pomice, camminare su sentieri e raccogliere le ossidiane, pietre lucide vitree uscite dai crateri durante le eruzioni, spiagge miste tra ciottoli e sabbia nera, sabbia bianche, le rocce laviche che per la loro forma sempre assomigliano o ricordano qualcosa, a volte fiamme, altre dinosauri, gli archi marini subacquei, gli archi che come finestre si affacciano sul mare, nel cielo stellato di una notte speciale. Piccoli paesi attaccati ai versanti più scoscesi arrivano sino al mare, piccoli moli, piccole barche di pescatori, i vicoli dei paesini così stretti dove la brezza marina abnita e rinforza, i sapori dei tipici piatti Eoliani, i frutti della terra le viti della Malvasia, i capperi, i fichi d’india, la frutta, la pesca del tonno, le cruditè di crostacei, i ricci. Le luci di notte, tenue timide di questi paesi dove l’illuminazione stradale non esiste, candele al vento sui muretti dei locali più di moda, luci soffuse che regalano atmosfere irripetibili, i locali per gli aperitivi, i ristoranti tipici, il pane cunzato da Alfredo a Lingua Isola di Salina, le granite siciliane, pasta con pane tostato, le due trattorie di Santa Maria di Salina ed i locali della movida di Lipari e Panarea, la terrazza dell’Ingrid a Stromboli con un panorama unico al mondo dove con un colpo d’occhio puoi vedere il sole tramontare all’orizzonte su di un mare calmo ed il crinale che sale al tuo fianco sino alla vetta del cratere che brontola, sbuffa, si fa sentire è lui “Iddù” il vulcano più attivo d’Europa.

Queste sono le Isole Eolie, un mix di meraviglie concentrato in poche miglia di mare, tutto quello che potresti trovare in un giro del mondo in barca a vela è qua a portata di mano, le Eolie, la Sicilia, l’Italia …

Passare una settimana partecipando ad una crociera in barca a vela è alla portata di tutti, sia sotto l’aspetto economico che pratico. Per navigare con noi non è richiesto mai, nessun tipo di esperienza, nessuna dote di marineria, nessuna attitudine velica, ma solo voglia di natura, mare, vento e naturalmente spirito di adattamento che verrà subito ripagato dalla gentilezza del mare, dall’accoglienza della barca, dal cullare delle onde amiche…          

Filicudi a piedi nudi…

Filicudi a piedi nudi…

Grotta del Bue Marino Isola di Filicudi.

I risvegli sul Margaux, questa grande ed accogliente barca a vela di diciotto metri, sono sempre placidi ed assorti, lenti, quasi a dimenticare i ritmi solerti che accompagnano invece le tipiche giornate di tutto il resto dell’anno. Colazione, bagno, relax, chiacchere nel “quadrato”, impressioni sulle cose viste, ammirate, assaporate. Alfredo ci ha regalato una serata strepitosa, siamo tutti d’accordo su questo ed invitiamo lo skipper ad accompagnarci per gustare l’ultima vera granita di questa nostra settimana di vacanza, ma ovviamente lui ci anticipa ed è già pronto con il tender sulla plancetta di prua che ci incita a sbrigarci per non perdere attimi preziosi di questa nuova giornata che ha in serbo per noi. La tipica colazione al bar con cornetto e cappuccino è un rito “assoluto” a cui noi cittadini non  sappiamo rinunciare, ma qui in Sicilia tutto si fa possibile ed anche una granita con panna al mattino, accompagnata da una morbida brioche lo è. Approfittiamo del fatto che lo skipper è immerso nelle chiacchere sulle condizioni metereologiche della giornata con gli altri membri della flottiglia e decidiamo di fare una breve passeggiata verso le saline ed il faro che abbiamo ammirato dal Margaux all’ancora.  Dai racconti degli isolani, avvicinandoci al faro apprendiamo che alla fine del 2009,  alcune terribili mareggiate avevano eroso completamente la spiaggia antistante il Fanale di Punta Lingua, compromettendo la torretta luminosa che assicura la navigazione notturna tra Lipari e Salina. A causa del maltempo i primi “soccorsi al  Faro” furono apportati dalle ditte edili locali che con grande senso di impegno e abnegazione, lavorando notte e giorno, riuscirono a posizionare del pietrame per contenere il distacco della torretta. Dopo alcuni giorni, grazie all’intervento del Comando Zona Fari di Messina e dell’Ufficio Opere Marittime di Palermo in breve tempo fu realizzata e completata nel gennaio 2010 una scogliera a protezione del faro che ne ha salvato l’integrità fino ad oggi.

La Canna, Isola di Filicudi.

Dal 2011 il Fanale di Punta Lingua è stato affidato in concessione per cinquant’anni al Comune di Santa Marina Salina allo scopo di creare al proprio interno il Museo del Mare e del Sale. E nonostante il tempo sia poco decidiamo di visitarlo e di rendere omaggio a questa ristrutturazione finalmente avvenuta con successo. All’interno del Museo si possono visitare tre sale: la prima dedicata al laghetto di Lingua e alla storia della salina esistente all’interno con riproduzioni di foto e stampe che permettono di apprendere l’evoluzione dell’intera area; la seconda sala è dedicata al Fanale di Punta Lingua in cui è raccontata la storia del Faro, con esposizione di documenti originali posseduti dai diversi fanalisti che abitarono nell’immobile fino al 1973 (collezione G. Imbruglia) nonché esposizione di diverse tipologie di segnalamento (in prestito dal Comando Zona Fari di Messina); la terza sala è dedicata alle mostre temporanee ed è attrezzata per attività multimediali grazie alla presenza di computer, video proiettore e schermo. In questa sala fino al 31 agosto è esposta la mostra fotografica di Rosanna Foti interamente dedicata al Fanale di Punta Lingua. Un itinerario davvero ricco che , soprattutto per me, amante dei “percorsi fotografici” a testimonianza dei lavori fatti qui, lascia grande soddisfazione. Torniamo, su, sollecitazione dello skipper, sui nostri passi poichè la navigazione della giornata sarà lunga e ci porterà verso Filicudi. Salpati da Lingua, il momento i cui partecipiamo alle manovre di bordo per tirare sul l’ancora, ci vedono sempre tutti molto partecipativi e lo skipper sembra, e dico sembra, aver bisogno di noi che, galvanizzati da questo coinvolgimento, ci sentiamo utili e senza volerlo apprendiamo molte cose su questa vita di bordo che, fino a qualche giorno fa, ci sembrava tanto estranea.

Capo Graziano, Isola di Filicudi.

E’ una bella mattinata di sole tiepido e la leggera brezza da nord ovest ci permette di aprire randa e fiocco e di godere per queste ore di navigazione del silenzio che accompagna il vento ed il rollare delle cime sul winch durante la regolazione delle vele. Direzione Capo Graziano; le miglia da percorrere oggi sono più del solito e cosi decidiamo di saltare la sosta alla baia di Pollara che abbiamo già avuto occasione di ammirare e di pranzare in navigazione per arrivare più velocemente a Filicudi. La mattina scorre lenta tra i più di noi che dividono il tempo tra i racconti delle traversate oceaniche dello skipper ed i momenti di relax sul ponte a godersi sole e vento cullati dallo scafo del Margaux che solca le onde di prua. Racconti che ci sembrano talmente surreali da sembrare inventati sul momento, ma che lui smentisce prontamente con video pazzeschi da mostrarci a dimostrazione che tutto è davvero accaduto; burrasche, attraversamento dello stretto di Gibilterra in  notturna con il terrore delle reti da pesca calate dalle navi e non segnalate. Un percorso ad ostacoli la Traversata Atlantica che parte dall’Italia, attraversa il Mediterraneo affrontando i temibili venti del Golfo del Leone e che prosegue inarrestabile verso il mare aperto sospinti dai venti alisei di poppa in quella che è l’avventura della vita in quasi 40 giorni di solo mare. Ci emozioniamo, tutti, indistintamente, anche quelli di noi che il mare lo temono e che hanno scelto la barca a vela come un semplice mezzo di trasporto per godere al meglio del periplo delle Isole Eolie. “Pochi uomini possono dare del “Tu” al mare e quei pochi non lo fanno”…mi sovviene alla memoria questa frase letta non  so dove che calza a pennello a questi racconti, di uomini che decidono, con la sorte affidata al mare e alla loro esperienza, che però, ahime, in alcune occasioni poco conta, di sospendere per un mese e mezzo la propria vita da tutto, da qualsiasi collegamento con il mondo e le sue regole accompagnati da un equipaggio anche inesperto, ma appassionato, che decide di regalarsi il viaggio per eccellenza, l’impresa velica che tutti gli amanti di questo sport vorrebbero compiere una volta nella vita.

Gianfante e le aragoste… Filicudi Island.

Per noi che stiamo attraversando il piccolo e relativamente breve tratto di mare che separa Salina da Filicudi questi racconti ci appaiono distanti e carichi di pericoli e punti interrogativi. Per chi sta di fronte a noi a raccontarceli traspare solo emozione, sentimento, passione, voglia di ripartire, amore e rispetto assoluto per il mare che è e resta una scelta di vita. A bocca aperta come dei bambini che seguono per la prima volta la lettura di un libro tra i più avventurosi, seguiamo i racconti del nostro skipper quando all’orizzonte la sagoma di Filicudi appare e si, hanno ragione i racconti sui blog che ho spulciato prima di imbarcarmi: ella assomiglia ad un corpo di donna incinta coricata supina, con il ventre pronunciato verso il cielo che quella mattina è ornato da pennacchi di nuvole basse quasi a proteggerla….

Navigando….

Navigando…

Navigando….

Vista da Pollara, Salina

Anche al mattino la Sciara, nonostante il caldo che oggi si fa sentire già fin dalle prime ore del mattino, si mostra in tutta la sua bellezza, ma più placida, meno mozzafiato, ma pur sempre energica. I fumi della notte si sono trasformati in una specie di nebbia che avvolge tutta la cima e adesso i lapilli di roccia che scendono al mare sono facilmente distinguibili non appena, caldissimi, toccata la superficie del mare, sfrigolano diventando solidi. Lo skipper, attento a non oltrepassare le boe che segnano il limite oltre il quale i natanti non possono avvicinarsi, si mantiene a distanza ma spegne il motore del Margaux affinchè possiamo sentire anche i leggeri boati che accompagnano ogni eruzione, cadenzata, come sempre, ogni circa venti minuti. Nel tragitto che oggi ci porterà verso Salina per la notte, aspetto con ansia di avvicinarmi alla frazione di Ginostra , piccolo borgo incastrato sul lato di Stromboli opposto a san Vincenzo, raggiungibile solo via mare e con piccole imbarcazioni dato l’anfratto piccolissimo adattato a zona portuale. Abitato da appena trenta persone nella stagione estiva, in inverno qui rimangono solo due, tre famiglie di pescatori che letteralmente rimangono isolati per molta parte dei mesi invernali in attesa che le condizioni meteo ristabiliscano i collegamenti. Ma in estate passando da qui con una barca a vela e soffermandosi magari alla fonda davanti al piccolo borgo si ha la sensazione di balzare indietro nel tempo di cinquant’anni. Nel 2004 il vecchio porto è stato ampliato per accelerare le operazioni di evacuazione in caso di calamità naturale. E, nonostante tutto, l’opera ha preservato il paesaggio ed il piccolo porto. Nello stesso anno il paesino è stato collegato con la rete elettrica ed è stata eseguita la costruzione di una cisterna approvvigionata da una nave che proviene da Napoli; fino ad allora l’energia elettrica era alimentata da pannelli solari e da generatori a scoppio, le acque totalmente assenti nell’isola erano raccolte dai tetti delle case per convergere in una cisterna di cui ogni abitazione era munita. Al paesino soprastante si arriva tramite una ripida mulattiera che conduce ad una piazzetta dove risiede un monumento ai caduti della seconda guerra mondiale. Dalla piazza si snodano le due stradine dell’isola, una conduce alla chiesa e l’altra alla spiaggia di Lazzaro.

Panarea, aperitivo al tramonto…

Il paese si distende su un ripido pendio in cui le poche case, tutt’oggi, mantengono l’architettura eoliana tradizionale intatta. Per coloro che amano la pace e la tranquillità questo è un vero paradiso, gli unici rumori percepiti sono quelli del vento, del mare e lo sbattere degli zoccoli del mulo, unico mezzo di trasporto dell’isola, che conduce le merci attraverso la ripida mulattiera dal porto al centro abitato. La vedo da lontano Ginostra, passando, ma rimane la voglia di tornare a Stromboli e di esplorare quest’isola anche via terra, quest’isola che al primo assaggio rimane nella mente come un cuneo, con tutte le sue contraddizioni. La navigazione prosegue lenta e silenziosa fino a Pollara e lo skipper grazie a questa brezza leggera ci regala due intense ore di navigazione che ci fanno assaporare tutto il bello di questo tempo. Partecipo volentieri alle operazioni di bordo, ma anche chi decide di godersi la lettura di un libro in  relax sul ponte di prua o chi decide di assaporare il sole ed i vento non può fare a meno di inebriarsi alla vista dell’apertura delle vele che si dispiegano allo scorrere  delle cime sul winch. La barca a vela è un’isola  intorno alle isole ed in quest’universo indipendente fatto di regole e di spazi contingentati, mi accorgo non mancare niente. In sequenza, prima la randa e poi il fiocco fanno si che lo scafo del Margaux si inclini tanto quanto basta per risalire placidamente la corrente di vento al traverso che pian piano con una serie di bordi ci avvicina a Salina. Passeremo la notte a Santa Marina di Salina, ma per il pranzo decidiamo all’unanimità di fare una sosta, quasi obbligata direi. All’estremità nord occidentale dell’isola di Salina, c’è una delle spiagge più belle delle Isole Eolie. È la spiaggia di Pollara una piccola meraviglia protetta da ripide pareti a strapiombo; quelle del cratere di un vulcano ormai inattivo. La spiaggia è caratterizzata da una lingua di terra a forma di anfiteatro con sassi ghiaia. Vista dalla prua di una barca a vela, la spiaggia di Pollara è anche il posto migliore dove ammirare il tramonto, si dice sia tra i più belli al mondo, dove il sole assume il colore rosso fuoco e tramonta accanto alle isole di Filicudi e Alicudi.

Filicudi al tramonto.

Di fianco alla spiaggia di Pollara, raggiungibile via terra solo attraverso una scalinata tra gli scogli, c’è la spiaggia conosciuta come Le Balate, dagli antichi antichi ricoveri per le barche, incastonati nella roccia e così chiamati. Accanto, avvicinandosi in  barca lo spettacolo che si apre alla nostra vista è l’arco naturale di Punta Perciato, un grande arco creato nel promontorio dalla forza del mare. Qui il tender del Margaux arriva perfetto avvicinandosi agli scogli e ci permette un’immersione nelle profondità marine di quest’isola che a poco più di due metri sotto il livello del mare mostra ancora piccole barriere di coralli rossi abitati da murene oramai avvezze alle immersioni dei turisti. Le acque calde delle Isole Eolie ci permettono immersioni senza grandi attrezzature e la permanenza in acqua è piacevole anche se prolungata. Il pranzo a Pollara ci circonda con i suoi fondali limpidi e cristallini e la poseidonia permette un ancoraggio sicuro nel bel mezzo della baia con vista su Filicudi. I pranzi in barca a vela sono sempre un’esperienza di convivialità che non ho mai assaporato in nessun altro tipo di vacanza ed il gruppo è tanto affiatato quanto rumoroso e pieno di idee diverse e sempre nuove. Non so perché e come succede, ma alla fine ci troviamo sempre tutti d’accordo su dove andare e come organizzare la giornata. Devo dire che la presenza dello skipper che ci anima e nello stesso tempo che indirizza con la giusta misura le nostre decisioni è un sapiente ago della bilancia sia per esperienza che per la sola sua presenza. Siamo stati fortunati; la combinazione di gruppo, skipper e barca a vela è risultata vincente fin da inizio settimana e quest’atmosfera placida e tranquilla è una bolla di pace in cui tutto il nostro equipaggio si grogiola. La cucina eoliana, il vino bianco ed i racconti fantasiosi delle ore di navigazione del nostro skipper fanno il resto… [to be continued]

Rumoroso silenzio…

Rumoroso Silenzio.

C’è da dire che pensavo che in un equipaggio composto anche da donne avrei sofferto dei loro ritardi, delle loro richieste ed esigenze! Ovviamente sto scherzando…sapevo che avrei sofferto più della presenza degli uomini invece. Ma anche questo non è successo. Ci siamo accorti, e direi tutti con grandissima sorpresa, che, salendo a bordo di questa splendida barca a vela, ognuno di noi ha lasciato il proprio background a casa e si è completamente spogliato di tutte le proprie convinzioni, anche quelle che aveva sulla vita di bordo, su come gestirla, su cosa dire e come relazionarsi. Una vacanza in barca a vela è effettivamente un “lasciare tutto” alle spalle e cominciare una settimana in navigazione verso se stessi. La location delle Isole Eolie poi ha fatto tutto il resto…se fossimo stati altrove probabilmente le cose sarebbero andate in modo diverso, ma questo mix di natura, convivialità e rapporti umani strettissimi ci ha davvero un po’ cambiati. Stromboli e la serata passata a San Vincenzo ed ancor prima la passeggiata per arrivarvi ci hanno fatto parlare, sorridere, stupire gli uni degli altri e contemporaneamente del luogo stupire del luogo che stavamo attraversando. Lo skipper, attento ed innamorato di questo posto mal cela il suo amore assoluto per questo luogo e per i suoi assordanti silenzi. Stromboli è un’isola da piedi scalzi, di poche parole e poche apparenze, ma rispettosa sempre. Percorriamo un vicolo unico che porta alla piccola Chiesa in cima al paese dove non vi è illuminazione pubblica e dove  l’incedere dei passi lento ed incerto è appena illuminato dalle luci che arrivano dalle case ai lati del vicolo stretto. Alzando il naso all’insù notiamo con meraviglia le lucine di coloro che si sono avventurati alla salita del vulcano e che stanno per arrivare alla cima per goderne dello spettacolo più cruento e violento, l’eruzione dal cratere della Sciara, passeggiata che ho deciso di fare la prossima settimana per godermi stasera l’aperitivo tanto agognato all’Ingrid Bar. Lungo la camminata ciarliamo un po’ e ci mescoliamo agli altri turisti ed isolani che silenziosi si soffermano nei tanti piccoli negozietti di souvenirs dove campeggia in ogni dove la figura stilizzata dello Stromboli, protagonista assoluto. E’ ancora presto e decidiamo di salire ancora per poi riscendere verso la casa dove Ingrid Bergman e Rossellini convissero, dopo essersi innamorati proprio qui, durante le riprese del film “Stromboli”. Una casetta bella e curata come tutte le altre dove non ci sono particolari o immagini e resti di quello che qui è stato. E di tutto quello che è successo su quest’isola. Un’isola selvatica, rimasta i primordi dove l’essenziale è visibile agli occhi e niente di superfluo c’è. E’ l’isola che ha coronato questo film e questo amore che prima fu difficile o quasi impossibile e che poi divenne un capolavoro, un frammento memorabile del neorealismo; è il 1948, sono gli anni delle donne vestite ancora di nero, i tempi delle case senza servizi e degli spostamenti sugli asini…qui, in parte, le cose sono ancora così. Erano gli anni del grande cinema senza colori, ma tanta passione, non ancora raffinato dagli effetti studiati alla perfezione. Erano gli anni della vita messa in scena con la verità di uomini e donne che di copioni non sapevano nulla e diventavano, ciò nonostante, struttura portante di film passati alla storia come capolavori. Stromboli, lontanissima dalle luci di Hollywood ne diventa protagonista tutto d’un tratto; l’isola partorita dalle acque del mare, così appariva ed appare anche oggi ai miei occhi, un immenso scoglio imponente che spezza il blu cristallino delle acque che lo circondano, la avvolgono. Una terra che si lascia amare dal mare ed abbracciare dal fuoco. La passeggiata è un andirivieni di persone che percorrono i vicoli stretti, ma ad una certa ora tutti gli equipaggi delle barche a vela con cui da inizio settimana abbiamo formato una specie di flottiglia spontanea si riuniscono nella piazzetta davanti all’Ingrid bar di questo personaggio amatissimo qui che è Massi, non solo proprietario ma anche e soprattutto curatore di tutte le relazioni interpersonali che si formano ogni sera qui. E’ un ambiente quasi surreale dove i tavolini ornati e dipinti da maioliche siciliane coloratissime la fanno da padrone, dove alzando il nasò all’insù lo Stromboli prorompe quasi a caderci addosso con tutti i suoi sospiri e dove, guardando giù, la baia si illumina di tanti piccole lucciole di centinaia di alberi galleggianti che alla fonda ornano questo lembo di spiaggia quasi addobbato a festa. Si, facciamo festa…il buffet eoliano e dai tipici profumi è invitante ed abbondante e Massimiliano cura nei minimi dettagli il nostro happy hour e tutto ciò che esce dalla cucina prima che arrivi sui tavoli. Gli equipaggi delle barche a vela si riuniscono qui lo stesso giorno do ogni settimana ed il clima conviviale e casereccio che si respira ci fa capire che qui gli skippers sono di casa e capiamo perchè ognuno di loro, quando ci parla dei suoi esordi alle Isole Eolie, ha eletto queste sette isole come metà preferita in tutto il Mediterraneo. Si naviga, si vedono posti, si ammira tutto, ma si riesce a rimanere legati solo ad alcuni luoghi e tutti qui sembrano aver scelto le isole Eolie come luogo non solo di lavoro, ma anche come dimora personale di amicizie, svago, divertimento. Sono perfettamente in grado di capire il perché. Passiamo una bella serata, ma lo skipper, fiero del programma che ha preparato per noi, ci riporta all’ordine ricordandoci il nostro appuntamento per la Sciara del Fuoco in notturna; quindi , percorrendo a ritroso la via che ci ha portato alla cima torniamo al molo in attesa del nostro gommone che Ando, abilmente, condurrà verso il lato nord ovest dell’isola facendoci anche da cicerone ed illustrandoci tutti gli aspetti più romantici di questo versante. E’ uno spettacolo prorompente quello che si apre ai nostri occhi e anche inaspettato perché nessuno può immaginare che ciò che si vede alla luce del giorno e pare così pacato alla sera assomigli in tutto e per tutto ad una vera e propria esplosione che ogni venti minuti quasi esatti ci fa sobbalzare dallo stupore. Ma lo Stromboli è così in tutti i suoi aspetti, nel fascino che emana sopra e sotto il mare, di notte quanto di giorno ed è sicuramente l’isola che alla fine della settimana eleggerò come prediletta. La notte scorre con il rollare placido del Margaux alla fonda ed anche alla mattina quando cominciamo a navigare verso Panarea per poi proseguire verso Salina e costeggiamo la Sciara, la magia notturna seppur un po’ sbiadita dalla luce del giorno, mi riporta alla mente le sensazioni, perlopiù di impotenza provata la sera precedente, davanti alla Natura che qui, in ogni dove, regna sovrana.