Isole Eolie l’amore di una vita!

Fuggire… restare per sempre!

Mi piacerebbe riportarvi quello che di queste sette isole sorelle, le isole Eolie, scrive Alberto Santo Bevitore e della passione che lo anima pensando a loro.

“Due temi apparentemente in contrasto, ma nonostante ciò, quando l’editore mi propose di esprimere le mie sensazioni pensai che in fondo in ognuno di noi coesistono sentimenti contrastanti. Spesso mi son detto “Adesso basta, vado via!”. Poi dopo poco tempo ho trovato molte ragioni per rimanere. Mi venne subito in mente il paragone con il paradiso e l’inferno. Tu puoi aprire la porta del paradiso o quella dell’inferno e la dietro troverai, probabilmente, un unico Mondo, la tavolozza di tutti i colori, tutte le sfumature, ogni domanda o risposta, oppure soltanto un riflesso di te stesso. Tra barche a vela ed imbarchi che vengono dal nord, trasportato dai venti, realizzai finalmente il sogno giovanile, desiderato a lungo: vivere su un’isola. Un guasto al motore e poi il grande amore suggellarono il mio destino e così restai. Un piede in mare e l’altro a terra, iniziai ad essere affascinato dall’Arcipelago delle Isole Eolie e dalla sua varietà. Un mare inconoscibile altrove quello delle Eolie non esattamente per incomparabilità di bellezza, ma per la purezza e la selvatichezza del loro essere. La barca a vela durante una crociera per i più fortunati il solo modo per coglierne appieno gli angoli più bui.  A nord Stromboli con l’emozione di essere su un vulcano attivo che ti invita continuamente alla riflessione, a porti delle domande sulla vita e sul tempo. Una salita al cratere che da sola vale un viaggio. I crateri sommitali di un vulcano che “ruggisce” ad ogni ora del giorno, sono meta di un turismo rispettoso che in pochi altri luoghi al Mondo trovi, quasi che a questo essere si dovesse una riverenza pari a quella di un Dio. A sud Gelso con il lieve fruscio dei fasci di canne che si estendono sulle morbide forme del pendio, giù verso il faro; un semicerchio dove gli alberi galleggianti delle barche a vela ormeggiate alla fonda sembrano al calar del sole mille lucciole sospese tra la terra ed il cielo. Ad Ovest Alicudi l’isola degli innamorati e dei post hippies. La grande storia, i venti turbolenti e le rughe sui volti tengono unito questo piccolo mondo isolato dal resto del Mondo più grande. Alla domanda postami da tanti miei amici stranieri, “Qual è la più bella delle sette Isole Eolie?” dopo tanti anni passati qui amandole tutte devo necessariamente dare una risposta. Ma come faccio…se ne nominassi una, le altre si offenderebbero poiché ognuna porta dentro di sé un particolare momento della mia vita che è impresso in questa sabbia nera come indelebile. Quindi rispondo “Tutte, poiché ognuna di esse corrisponde ad un particolare mio stato d’animo”. Non sono dunque soltanto le indimenticabili vedute dei faraglioni, dei coni delle altre isole o dell’Etna all’orizzonte coperto nei mesi invernali di neve.; non è solo il mare blu immenso come un giardino davanti alla porta di casa, nel quale si riflettono migliaia di diamanti; il sole del sud, lo stellato cielo mediterraneo, gli aromi del basilico e della ginestra, il cromatismo della lava e dello zolfo; le tracce delle culture dei popoli che si spinsero su queste isole. Tutto questo lo trovi anche altrove nel mondo, ma vi è qualcosa di magico, di inspiegabile, di incomprensibile che queste isole hanno in sé ed io credo che se ciò si potesse spiegare o comprenderne la magia, avrebbero perso molto del loro fascino.

……Voglio fuggire…voglio restare….

Se solo pensassi agli altri aspetti, ai rapporti con la gente, alle solitudini spirituali, alle difficoltà di collegamento, alle opere incompiute, al clientelismo, ai mille problemi grandi e piccoli che ha una comunità isolana…

Oggi vive del suo patrimonio naturale che reca un turismo a volte deleterio, ma solo a volte…e domani…?

Voglio restare…voglio fuggire…

Io fuggo. No…io resto per sempre!”

Al di là della loro posizione geografica che le vede piantate nel cuore del basso tirreno, le Eolie “esistono” in chiave essenzialmente mitologica. Per gli antichi sicuramente il fatto stesso che i “cocci” di pesanti scogli sfidando le leggi della natura, potessero in qualche modo galleggiare sull’acqua, era argomento degno di interpretazioni divine. Questo concetto spiegherebbe il perché gli dei avessero poggiato i loro calcagni su queste isole adibendole a perenne dimora. Si pensi ad Eolo, a Marte, alla stessa Diana cacciatrice o Nettuno. Dei che proprio qui assaporarono la mistura degli elementi naturali: il fuoco, l’aria, l’acqua. Come dire l’humus del genere umano: ingredienti sostanziali sostanziali per la stessa magia. Storici, poeti, naviganti, sognatori alle Eolie hanno dedicato almeno un verso di accenno e come può essere questo un caso?? In essi, fra questi narratori senza tempo, fu evidente la consapevolezza che le Eolie erano, e sono, sintesi dell’inconscio collettivo. Un inconscio che mira all’immortalità così come immortali sono gli Dei e la storia ed i luoghi di queste isole che rimangono stampati nella memoria del cuore. Accantonato Ulisse che per recuperare il suo “IO”, abbandonato ad Itaca deve, per gli “occhi” di Omero, transitare in queste isole; e superata anche Circe, vestale di Filicudi, laddove le donne oltre a possedere il dono dell’ubiquità usano stipulare un patto con la Luna determinando il sesso del nascituro, la mitologia delle isole Eolie recita financo Atlantide. Quello splendore architettonico e di civiltà progredita scomparve improvvisamente e quasi certamente qui alle Isole Eolie per una catastrofe di dimensioni inimmaginabili. Ma in questo caso Atlantide, sede dell’oblio, potrebbe rappresentare una proiezione collettiva ancestrale: nessuno sinora è riuscito a documentare la sua esistenza se non nel bisogno di perfezione e dominio. Eppure studi condotti pochi anni addietro da un ricercatore russo, prevederebbero che, se Atlantide, esiste,  sarebbe scomparsa, inghiottita dal mare scavato da esplosioni crateriche, proprio nelle Eolie. In un triangolo, alla base della piattaforma di settanta chilometri quadrati tra Lipari, Salina e Panarea, sarebbero evidenti i resti di quel cataclisma. Teoria fantastica? Possibile! Ed è anche fuori dubbio che un continente, pue se minuscolo come Atlantide, inabissandosi da un alba all’altra senza lasciare alcuna traccia, debba essere scomparso dove “terra trema piegata da viscere infiammate restituite poi agli abissi di pioggia salata…” Siamo alle isole Eolie allora, non ci sarebbe più alcun dubbio …o almeno a noi appassionati di queste sette meraviglie piace pensare così.

Panarea, Eolie Island, bianca di giorno, mondana e candele di notte…

Panarea. Oggi, Una Signora Isola.

La più piccola delle Isole Eolie, ma per fascino e bellezza davvero unica nel suo genere. L’evoluzione di Panarea in questi ultimi anni da isola elitaria e snob a Paradiso per tutti i tipi di vacanza è stata fortissima ed ha investito l’isola di un’aria nuova e più rilassata per alcuni versi .Ogni volta che una nave o un aliscafo giunge al molo del piccolo porto di San Pietro, si ripete un rituale. Centinaia di persone, tra villeggianti ed abitanti, sono lì per vedere chi arriva o per salutare chi parte. Si ha la sensazione di conoscersi un po’ tutti, anche perché ci si incontra più volte al giorno per le stradine dell’isola, percorribili solo a piedi (le auto, pensate, sono bandite!) o con “moto-ape” utilizzate per il trasporto dei bagagli. L’isola è meta di un turismo affascinato, a volte più silenzioso se si tratta di famiglia altre volte meno al calar della sera, ma sicuramente un turista attento quello che arriva a Panarea che sa di doverne rispettare i tempi e le esigenze…qui gli eoliani sono più esigenti che altrove ed il rispetto degli habitat naturali di Panarea è assoluto, così come lo è il silenzio. I turisti hanno anche, negli ultimi trent’anni, acquistato dagli abitanti terreni e ristrutturato vecchi ruderi, con cura particolare ma all’inizio in maniera indiscriminata. Recentemente invece quel “quid pluris” che caratterizza le abitazione delle Isole eolie, i loro colori ed il loro paesaggio circostante sono tornati a predominare. Lo stile Eoliano fin dai tempi antichi era caratterizzato dalla purezza delle linee e dall’essenzialità delle forme, grande economia di mezzi e dall’uso di materiali reperibili in gran parte sul luogo. L’elemento più tipico, il bianco, è invece relativamente più recente: in tempi antichi le pareti rimanevano senza intonaco, sia per una questione di risparmio sia per mimetizzarsi agli occhi dei pirati che infestavano a flotte queste acque. Tanto è vero che una delle contrade prenderà il nome dal temuto Pirata Draugh, che qui era solito ormeggiare le sue navi. Panarea deve il suo nome alle caratteristiche fisiche del terreno – Panaria ( tutta sconnessa) – che consentono comunque delle piacevolissime passeggiate tra hibiscus, piante di capperi e buganville, con lo sguardo sugli splendidi isolotti che le fanno da cornice: Basiluzzo, Dattero, Bottaro, Lisca Bianca, Lisca Nera, le Formiche, I Panarelli ed in lontananza Stromboli. Anticamente era chiamata Euonymos, testualmente “quella che sta alla sinistra” ovvero alla sinistra dei naviganti che da Lipari si dirigevano in Sicilia. eolie verde spazi sabbia e scordi panoramici eolieA monte del porto inizia la contrada di San Pietro, una miriade di casette  bianche disposte a semicerchio una accanto all’altra ed incastonate in una variopinta natura. Salendo sulla sinistra verso sud, una stradina porta in trenta minuti al villaggio preistorico di Cala Junco. Il viottolo si snoda ripido tra le abitazioni, passando accanto alla nuova chiesa di San Pietro con il suo pregevole mosaico e la terrazza da cui si gode di un panorama mozzafiato. Sotto il sagrato della chiesa ha sede la sezione distaccata del Museo Archeologico Eoliano che espone pregevoli reperti di epoca preistorica e classica di archeologia sottomarina. Si svolta a sinistra e dopo un tratto pianeggiante si oltrepassa l’abitato di Drautto, costeggiando la sua baia. In questo tratto si notano le cosiddette “spine” grandi formazioni rocciose resti di una colata lavica che arrivava sino a Capo Milazzese.  Si attraversa la bella spiaggia di Cala degli Zimmari , che consigliamo a chi vuole farsi il bagno senza doversi servire di una barca. Sulla destra del promontorio Cala Junco, forse l’insenatura più bella e suggestiva dell’intero arcipelago delle Isole Eolie.Una piscina naturale di acquea cristallina nella quale si combinano sempre più cangianti il verde, il blu, il turchese. Un tuffo nel blu attorniati da alti scogli di formazione basaltica, prismi di lava che sembrano scolpiti a bugnato, da una spiaggia di grandi ciottoli arrotondati a dallo scoglio Bastimento ed altri appena affioranti che le imbarcazioni a vela cercano di schivare prima di rilassarsi all’ora del tramonto dando ancora in questo meraviglioso spicchio di mare. Una sosta è d’obbligo anche per visitare i resti del villaggio preistorico. Sono state riportate alla luce 23 capanne ovali in pietra dell’età del bronzo, una di queste a pianta quadrangolare era forse il luogo di riunione e culto della comunità. Gli archeologi hanno rinvenuto ceramiche, mortai, macine, pentole e vasellame come se i nostri progenitori siano stati  all’improvviso assaliti e tutto sia rimasto lì esattamente come lo era allora. In ogni caso il posto da loro scelto non ha eguali: una vera fortezza naturale inespugnabile. Un braccio di roccia proteso in mare con le pareti a strapiombo che non ha niente da invidiare per la vista di cui gode a nessun superattico dei nostri giorni. sabbia isole eolieL’itinerario da scoprire alternativo a questo è di circa un’ora e si snoda da porto salendo e svoltando a destra verso Iditella e Calcara sino a Punta del Corvo. La stradina all’inzio si inerpica tra case bianche, bunganville e boutiques, ritrovi, piccoli ristoranti e registra uno strapo in salita all’altezza della vecchia chiesetta dell’Assunta. Più avanti sulla destra vale la pena di chiedere il permesso di entrare per poter godere del panorama del porto e degli isolotti da un terrazzino incastonato tra due grandi massi. Si prosegue in discesa ed andando sempre verso destra si presentano alla vista lo scoglio Spinazzola e l’isola di Basiluzzo. Sulla sinistra superata la trattoria Paolino, le case sono più distanziate ed il sentiero segue un muretto bianco di recinzione sino al bivio che a destra porta alla calcara, una splendida spiaggia di sassi dove affiorano le fumarole. La piana, pavimentata con ciottoli arrotondati, era probabilmente luogo di culto fin dall’età del bronzo. Si risale sulla strada a monte se sempre verso destra, dopo vari tornanti, si incontra Piana Palisi. Dal sentiero a quota 380 metri, si ha una buona veduta su Punta Scritta e dello scoglio Pietra La Nave. Finalmente si giunge alla vetta più alta, Punta del Corvo dalla quale si possono osservare i due versanti dell’isola con visioni d’insieme mozzafiato….. [to be continued]

Isole Eolie la luce del mare…

Isole Eolie, la luce, i colori, il mare di una volta!

Navigare alle Isole Eolie, non è come navigare in qualsiasi altro arcipelago del Mediterraneo. Infatti il mare e la terra di queste isole sono diverse, si respira un’aria particolare che sembra non sia presente in altri posti al mondo. Non si è ancora capito se a rendere così particolare queste isole siano le persone che vi abitano, gli isolani accoglienti, i loro modi di fare, la loro cucina basata sulla pesca, oppure i colori di questa terra che contrastano il blu di questi profondi fondali marini. Probabilmente è l’insieme di tutto questo con l’aggiunta della presenza di vulcani attivi e non, che rendono uniche queste isole. Anche la luce del sole qua sembra essere diversa, intensa e calda illumina paesi, baie e scorci di mare tra i canali che dividono e cuciono le isole, la luce illumina il verde intenso dei boschi di felci e le valli chiamate nei modi più strani.

Qua dove il vento e sempre moderato, l’acqua del mare limpida e scaldata da più fattori naturali, tra cui le attività vulcaniche, il sole ed il vento caldo, si respirano odori di mare e di terra siciliana. Tutto il contorno è costituito da barche all’ancora nelle baie più suggestive o davanti ai paesi che si preparano per la sera. Ristoranti aperti con le loro cucine da cui escono odori di cibo, locali sul mare per gli aperitivi, musiche di sottofondo ed arancini pronti per essere gustati… sono il quadro che si presenta davanti a chi sceglie questa meta. Le Isole Eolie sono un mix di natura, tradizione e divertimento che se frequentate ed attraversata con il mezzo giusto, ovvero la barca a vela, si possono scoprire e conoscere in un viaggio di sette giorni che vi riporterà al contatto e nell’essenza della vita di mare, della vita vera!

Emozioni nel vento…

I miei primi 7 anni di charter. La barca a vela come “terapia”.

Conoscere “Margò”, un Sun Odyssey 51, cantieri Beneteau, ormeggiata al molo dello Yatching Club di Livorno, è stato lo “scatto” più fortunato della mia Nikon. Lei, con le sue lenti, l’ha messa a fuoco subito quella barca…le cime, il pulpito di prua, la randa che sbucava piccina dall’avvolgitore dell’albero, la trinchetta blu avvolta a prua e il teak inumidito da quella pioggia di inizio dicembre. A me invece m’è servito un mese per inquadrarla Margò. Perchè in fin dei conti è una “donna” anche una barca. E io con le donne non c’ho mai avuto un gran rapporto.

Dello skipper neanche l’ombra. E poi a quel tempo io cos’era uno skipper neanche lo sapevo. Correva l’anno 2011 e io frequentavo molto di più le aule dei tribubali che non il mare. Poi lui, lo skipper intendo, sarebbe diventato mio marito…ma questa è un altra storia! 😀

L’impatto visivo, tattile, emozionale con la barca a vela è stato tremendo. Il mal di mare, la nausea ingigantita dal rollare dello scafo e la mancanza di punti fermi intorno a me navigando verso la Capraia mi fecero promettere che a casa, a Livorno, ci sarei ritornata col traghetto e che su quella “sbruffona” di Margò non ci avrei messo più piede. A due ore dall’arrivo sulla terra ferma nel minuscolo porticciolo, lei aveva già fatto quello che doveva ed io ero stesa comoda sulla tuga di prua, mezza addormentata dal sole e dalla lieve brezza.

Dalle barche a vela non sono più scesa. Non che lo skipper fosse intenzionato a farmi scendere, ma anche questa è un’altra storia! 😁 Perché non sono stata io a scegliere questo “imbarco”, ma è stato il charter a scegliere me. E da quel giorno di marzo, prima con Margò, poi con Margaux…e via con Nikita e Pegaso io al vento mi ci sono affezionata tanto da non poter più vivere senza.

Perchè per me e per tutti quelli che l’hanno scelta, o per amore, o per vacanza, o per sport, la barca a vela è stata una terapia, un percorso, un viaggio nel mio mondo ed in quello delle persone che ho incontrato in questi anni. Un viaggio che continua anche oggi e che ufficialmente comincia per me nelle vesti di marinaio con la Traversata Altantica Livorno- Caraibi del 2011. 17 giorni ininterrotti di solo mare, di fatiche, di litigi, di emozioni mai provate, di sana stanchezza, di voglie matte da controllare, di ansie, di soddisfazioni incredibili, di punti nave e di scuola vela di quella dura dove lo skipper non ti fa sconti anche se si chiama Davide e tu lo conosci bene. Ho lavorato come non avevo mai lavorato prima, ho obbedito agli ordini come il mio caratteraccio non mi aveva mai fatto fare prima, mi sono confrontata con persone che di cose nella vita ne avevano fatte e tante. Ed ho imparato a tenere la testa bassa dopo un rimprovero e mille cazzate fatte…al timone, in cucina, in manovra. Perché il mare, mi dicevano, non perdona e se lo fa una volta…la seconda di sicuro non lo farà. Non ho ancora imparato tutto e non imparerò mai tutto. Perchè la barca a vela è soprattutto questo. Continua aspirazione.

È una passione che è diventata un lavoro. E un lavoro che è diventato la mia vita. E tutti coloro che in questi sette anni ho conosciuto come clienti e lasciato come amici, ognuno di loro lo ha capito perché la barca a vela ed il mare sono una terapia d’urto per tutto. Non serve nascondersi, non servono presentazioni, non servono “personaggi ” da incarnare….tutto diventa semplice a piedi nudi e senza trucco. Esiste la persona. Solo quella.

Tutti dovrebbero sapere cosa vuol dire navigare. Nessuno sbarca senza lasciarci cuore e nostalgia.

Buon vento a tutti!! E che la stagione 2018 abbia inizio!

Un giorno come un’altro…

La magia del mattino!

Svegliarsi a bordo di un’imbarcazione che riposa all’ancora in una tranquilla baia, regala emozioni e momenti rilassanti che sono irripetibili in qualsiasi altro posto. Il mare sembra ancora dormire intorno al galleggiamento dello scafo, le catene delle ancore si specchiano sulla trasparenza dell’acqua e scendendo in profondità sembrano cambiare direzione, i gabbiani appollaiati come anatre galleggiano in attesa di qualsiasi evento,  in lontananza il rumore di un fuori bordo si avvicina, qualcuno ha già comprato del pane caldo… voci che lasciano percepire il lento risveglio degli equipaggi, il sole è già alto nonostante siano le sette e mezza, un leggero dondolio della barca sembra dire che è di nuovo l’ora di salpare verso la prossima isola… più tardi la brezza ci accompagnerà in navigazione! Dabs

Il Mare di Pietra.

….sbaglia chi pensa che le Eolie siano isole. Sono miraggi di pietra che narrano la preistoria. Sono sermoni quaresimali sulla natura fragile della nostra condizione umana. Bisognerebbe trascorrere qui il mercoledì delle Ceneri, invece che ferragosto. Le Eolie sono un parco a tema sulla storia del pianeta Terra. Perlustrarle è come salire sulla groppa di una galassia che ci portasse in giro ad assistere al Big Bang e poi ci riconsegnasse ai nostri grattacieli. Lasciate a casa i libri che avete comprato durante l’anno e tutti quelli che vi hanno regalato e non avete avuto il tempo di leggere. Portate al massimo Moby Dick, e se vi resta ancora spazio nella valigia metteteci la Tempesta di Shakespeare. Se amate farvi delle belle nuotate al tramonto e adorate stendervi sulla sabbia cocente, prendete un biglietto e partite. Prenotate una crociera alle Eolie soltanto se da bambini avete avuto vertigini stringendo in mano un dinosauro e se avete sentito un terrore misto a piacere nel perdervi in un bosco. Correte alle Eolie se non avete paura quando appoggiate l’orecchio ad un petto al cui all’interno batte un cuore. Perché questo è ciò che fa un vulcano per tutta la notte, pulsa e respira. Sappiate che il mare può insegnare moltissime cose di vitale importanza e che una volta imparate non c’è modo do dimenticarle. Insegna l’attaccamento alla vita e a guardare lontano.

Se mai decideste di partire per le Eolie, percorretele tutto il giorno senza fermarvi. Uscite di casa all’alba e tornate in piena notte. Possibilmente passate una notte all’aperto.  Andate a piedi da un estremità all’altra. E soprattutto cambiate isola di continuo. Perché le Eolie sono sette. E per sentire il loro racconto completo bisogna visitarle tutte e tornare e ritornare anche dove si è già stati. La storia delle Eolie è una storia che non ha un inizio e non ha una fine. È una storia incantata e spaventosa che ha la forma perfetta di un arcipelago.

Tratto dal Libro “Il mare di Pietra” di Francesco Longo.

Vacanza è libertà…

Isole Eolie

“I viaggi sono quelli per mare con le navi, non coi treni. L’orizzonte dev’essere vuoto e deve staccare il cielo dall’acqua. Ci dev’essere niente intorno e sopra deve pesare l’immenso, allora è viaggio!”

Siamo qui!

 

Buon vento……

Forse non tutti sanno che…

Tante ed inaspettate curiosità delle Isole Eolie.

Le Isole Eolie (Ìsuli Eoli in siciliano), dette anche Isole Lipari, sono un arcipelago dell’Italia appartenente all’arco Eoliano, in Sicilia. Amministrativamente compreso nella provincia di Messina, l’arcipelago è una destinazione turistica sempre più popolare: le isole, infatti, attraggono fino a 600.000 visitatori annual.

L’arcipelago, di origine vulcanica, è situato nel Mar Tirreno, a nord della costa siciliana. Comprende due vulcani attivi, Stromboli e Vulcano, oltre a vari fenomeni di vulcanismo secondario.

La presenza umana nell’arcipelago risulta sin da epoca molto antica. Le genti preistoriche vennero infatti sicuramente attratte dalla presenza di grandi quantità di ossidiana, sostanza vetrosa di origine vulcanica grazie alla quale le Eolie furono al centro di fiorenti rotte commerciali. I primi insediamenti si ebbero già alcuni secoli prima del 4000 a.C., nell’età neolitica. L’ossidiana, che a quei tempi era un materiale ricercatissimo in quanto tra i più taglienti materiali di cui l’uomo dell’epoca disponeva, alimentò traffici commerciali intensi: anche ad essi si deve ascrivere la notevole prosperità dell’Arcipelago in cui fioriscono strutture abitative e villaggi. L’ossidiana liparese è attestata in Sicilia, nell’Italia meridionale, in Liguria, in Provenza e in Dalmazia. A Lipari nacque così un insediamento di notevole ampiezza. Tra il XVI e il XIV secolo a.C. le Eolie videro aumentare la loro importanza in quanto poste sulla rotta commerciale dei metalli: in particolare sembra fosse scambiato lo stagno che giungeva via mare dai lontani empori della Britannia e transitava per lo stretto di Messina verso oriente.

Agli inizi del secondo millennio a.C. in Sicilia si afferma la Cultura di Castelluccio, mentre nelle Eolie si diffonde la cultura detta di Capo Graziano, dai rinvenimenti dell’isola di Filicudi. La medesima cultura è attestata anche a Lipari e l’abitato è formato di capanne circolari con pareti di pietre a secco, poste sulla rupe, quasi a strapiombo sul mare. Le forme ceramiche di questo periodo sono numerose e si trasformano nel tempo, attestando per il bronzo Medio un forte influsso della cultura di Thapsos detta cultura del Milazzese. Le influenze dalle aree della Sicilia centro meridionale perdurano sino al bronzo recente. Per l’età del Bronzo si rilevano anche importazioni dal mondo Miceneo e dal Vicino Oriente. Successivamente è documentata una diversa cultura, di tipo villanoviano con tombe in situle e in vasi biconici, detta dell’Ausonio I e dell’Ausonio II, perché propone forme attestate anche nella penisola Italiana e forse da essa importate. Lipari fu poi colonizzata da un gruppo di Greci (Cnidi e Rodii), intorno al 580 a.C., e nel mondo greco si identificò l’Arcipelago con le isole Eolie, Αιόλιαι, note ad Omero e considerate la dimora del dio dei venti, Eolo.

Anche nel periodo greco l’Arcipelago rappresentò un punto nodale di incontro tra Tirreni (Etruschi), Fenici (Cartaginesi) e Greci (sia di Grecia propria che della Magnagrecia e della Sicilia, con particolari legami con le città dello Stretto e con Siracusa). Le ricche necropoli di Lipara hanno restituito vasi e materiali di importazione dalla Grecia (di Corinto, di Atene e della Ionia) e produzioni locali sfarzose. Di particolare interesse sono sia le terrecotte (mascherette teatrali e pinakes votivi) che le produzioni vascolari nel IV sec. caratterizzate da crateri di importazione siceliota e campana e nel III da una pregevole produzione locale con ricco cromatismo.

Durante la prima guerra Punica le isole furono teatro degli scontri tra Roma e Cartagine e Lipara fu conquistata da Roma nel 252. In epoca romana le Eolie divennero centri di commercio dello zolfo, dell’allume e del sale, del vino e del garum. Anche in questo caso le ricche oreficerie e i corredi tombali con olle di vetro e frammenti riconducibili a sarcofagi ed a statue funerarie dimostrano un buon livello di vita, probabilmente connesso alla diffusione del latifondo senatorio.

Nell’836837 l’arcipelago è assaltato dall’armata di al-Fadl ibn Yaʿqūb (poi sostituito a settembre dal nuovo governatore aghlabide Abū l-Aghlab Ibrāhīm b. ʿAbd Allāh b. al-Aghlab, cugino dell’emiro Ziyadat Allah I). La flotta musulmana condotta da al-Fadl ibn Yaʿqūb devasta le Isole Eolie ed espugna diverse fortezze sulla costa settentrionale della Sicilia, tra cui la vicina Tyndaris. Nell’XI secolo Lipari è conquistata dai Normanni che vi impostano una abazia benedettina e con Ruggero II la elevano a sede vescovile.

Nel 1544, quando la Spagna dichiara guerra alla Francia, il re francese Francesco I chiede aiuto al sultano ottomano Solimano il Magnifico. Questi manda una flotta comandata da Khayr al-Din Barbarossa che attacca le isole Eolie, uccidendo e deportando molti dei suoi abitanti. Secondo il suo disegno le Eolie avrebbero dovuto essere l’avamposto dal quale attaccare Napoli.

Nel corso dei secoli successivi l’arcipelago viene nuovamente popolato da comunità spagnole, siciliane e del resto d’Italia. In epoca borbonica l’isola di Vulcano viene usata come colonia penale per l’estrazione coatta di allume e zolfo

Il Faro di Gelso, Isola di Vulcano

Il faro di Vulcano passa al Comune di Lipari:

«Diventerà un museo»

 

Vulcano. Lo storico faro di Gelso passa al maggior Comune delle Eolie in cambio di un immobile situato a Stromboli che sarà concesso ai carabinieri. La direzione regionale Sicilia dell’Agenzia del Demanio ha sottoscritto con il Comune di Lipari un protocollo di intesa.

Prevede la concessione gratuita per dodici anni del Faro dell’isola di Vulcano, a fronte dell’uso di un immobile di proprietà del Comune come sede della stazione dei carabinieri di Stromboli, per il quale lo Stato paga un canone annuo di 15 mila euro.

L’operazione, che coinvolge anche la prefettura di Messina e l’arma dei carabinieri consentirà la ristrutturazione del Faro, a cura e spese del Comune che lo farà divenire un museo, e consentirà di raggiungere un concreto risparmio di spesa per lo Stato.

 

Dabs

Escursioni a piedi, Isola di Salina

Sentiero Brigantino

  • Tempo di Percorrenza : 1 h.
  • Grado di difficoltà: facile

Una delle più belle escursioniVista dal sentiero brigantino lingua Salinadell’isola è, sicuramente, quella che si snoda per il vallone Nero che, dopo aver costeggiato la località Paolonoce, termina in prossimità del Vallone d’Ogliastro attraverso il sentiero Brigantino. Partendo dall’abitato di Lingua, raggiungibile comodamente tramite corriera, dopo aver superato il laghetto in direzione sud-ovest vi ritroverete in Via Sicilia. Lasciandovi alle spalle le ultime abitazioni della via sopra indicata giungerete ad un bivio da dove ha inizio il sentiero. Sulla sinistra noterete una piccola spiaggetta dove è possibile fare il bagno, prima di essere sommersi da una vegetazione rigogliosa composta principalmente da: viola selvatica, asparagi, assenzio aromatico, tamerice, arisaro comune e ginestra. Superata una prima parte, il sentiero si restringe proseguendo lungo una mulattiera, circondata da alberi d’ulivo, cespugli di cappero ed erbe aromatiche che, con i loro profumi contrastanti, avvolgeranno i vostri sensi. Monte Fossa delle Felci SalinaDopo aver scorto una piccola casetta isolata in direzione sud-ovest vi troverete ad attraversare una parte sapientemente terrazzata, testimonianza dell’enorme lavoro svolto dagli isolani per rendere coltivabili gli aspri ma fertili terreni. La casetta di Paolonoce che prima s’intravedeva in lontananza ora è proprio dietro l’angolo, circondata da un giardino ben curato di agrumi, ulivi e viti; dalla terrazza si scorge uno splendido panorama che dà su Panarea, Lipari e Vulcano. L’abitazione, provvista di un piccolo cucinino, è sempre aperta e offre rifugio ai viandanti, i quali possono testimoniare il loro passaggio firmando il libro delle presenze. La zona è permeata da uno straordinario silenzio interrotto soltanto dal fruscio del vento che s’infrange sulle fronde degli alberi e dallo stridio dei falchi che sorvolano la fossa.

Dabs