Navigare alle Isole Eolie

Lipari Island

Navigare alle Isole Eolie, navigare nel mare delle Eolie significa ripercorrere rotte antiche conducendo barche a vela di epoca moderna. Navigare sotto le coste imponenti e rocciose, sotto vette di vulcani alti dai quattrocento ai mille metri. Cave di pomice bianca come il bianco sale di salina, spiagge, rocce nere e pietre come vetro di ossidiana, leggera, a tratti come la pomice che il vento sposta e la fa galleggiare in acqua, pietre che non vanno affondo! Fondali che riposano in calme acque cristalline, pesci che nuotano tra i colori di un mare antico, incontaminato. La luce del sole riflette sull’acqua ed unisce i canali che separano le isole, barche a vela che cuciono gli stretti, rifratto ricamo del marinaio. Luce d’arancio maturata durante la settimana, colora i paesi, li rende caldi ed accoglienti insieme ai profumi del gelsomino notturno, del fico, della Buganvilla. Vele bianche sugli orizzonti brevi tra le isole dell’arcipelago, ciclopici vulcani spendi, dormienti, solforosi o pieni di attività, eruzioni e magma color rosso come il sole dei propri tramonti.

Sapori, odori della tradizione di una terra povera di un tempo, ricca in un tempo più antico, quando la ricchezza era la certezza di avere un posto dove stare, una barca per pescare e la possibilità di sfamare le bocche della famiglia, avere una casa. Case bianche, basse con il tetto a terrazza, piatto per la raccolta l’acqua piovana, ornate di tipiche colonne rotonde eoliane, i portici delle Eolie, le pergole.

Vicoli delle eolie, stretti lunghi ma con lo scorcio del mare blu in fondo, alla fine di ogni vicolo la via di uscita il mare, il vento la libertà…

Lipari
Vulcano Island

Le Isole Eolie di pietra lavica nera, si vivono di giorno in un ritmo scandito dalle onde provocate dalle sue brezze marine quasi sempre amichevoli, luci timide di notte, aria calda, profumi notturni scorci di vita mondana… Panarea!

Il faro abbandonato a sud di Vulcano, Gelso. La piccola Cappella Sacra che lo affianca, un momento di riflessione in contrasto tra la sensazione di spensieratezza in spazi aperti, immensi e l’atmosfera Sacra di quattro mura e profumo di candele, una piccola finestra, si vede il mare anche da qua, in lontananza la costa di Lipari, pensieri, riflessioni e voglia di vivere, queste sono le Isole Eolie.

Verde delle Felci di Salina, la Baia di Pollara il cono vulcanico a metà, i suoi capperi, la sua Malvasia da bere insieme ai suoi cannoli ripieni di ricotta e la cassata siciliana… Rinella i suoi piccoli negozi di porcellane, Leni uno dei suoi tre comuni. Santa Marina di Salina, il paese delle famiglie, per le famiglie… il porto, rifugio dei marinai. La sua punta di sud est, Lingua, piccolo lungo mare noto al mondo per la granita più buona della Sicilia, si quella che si gusta da Alfredo all’inizio ed alla fine della giornata.

Gli asini di Alicudi, i gradoni, le mulattiere per salire alle case, i loro numeri civici in base ai gradini saliti, gli antichi insediamenti i suoi terrazzamenti per l’agricoltura, l’unico ristorante la mini spiaggia di ciottoli la sua unicità, eremita e cara a tutti, soprattutto ai suoi soli cento cinquanta abitanti.

Stomboli

Pecorini a Mare di Filicudi, la piccola festa del Saloon, l’aperitivo sulla balaustra, una birra per un tramonto, un amaro per un cielo pieno di stelle. La sua grotta più famosa, quella del bue marino, la Canna che sfida il cielo e il mare con i suoi settantaquattro metri di altezza. Gianfante, lo scoglio delle aragoste… Nino di Filicudi Porto ed il suoi piatti prelibati dell’unico ristorante che puoi incontrare.

Candele, musica soft da aperitivo, vicoli, piazzette e ristoranti eleganti. Banacalì, Raya e The Bridge possono offrirti un aperitivo suggestivo, le persone si raggruppano, parlano, si conoscono, si innamorano del posto, un posto chiamato Panarea. Enzino il suo campo boe davanti al paese, la sua ospitalità… il taxi boat h24.

Cala Junco, Punta Milazzese, Drauto, Dattilo, Bottaro, Basiluzzo, Lisca Bianca, Lisca Nera, i Panarelli e le sue Formiche, lo Scoglio della Nave sono i luoghi che Panarea offre, Panarea ti invita, ti ospita per i bagni all’ancora.

A nord est il vulcano dei vulcani “Iddù” Stromboli fuma, borbotta e sbotta, lancia lapilli dai suoi crateri, mille metri di fuochi d’artificio che in questo caso hanno tutto di naturale e niente di artificiale. La piazza della sua Chiesa dominante a Ficogrande, lungo la costa Piscità la Villa di Dolce e Gabbana, il locale Igrid la pizza e l’aperitivo più social del tour in barca a vela, Strombolicchio con il faro più mistico e dominante delle Isole Eolie, la sua lunga scalinata, le sue forme naturalmente preistoriche, il drago, il cavallo, la magia di un posto solo per chi lo sa apprezzare. La Sciara di Fuoco, le gite notturne sui gommoni escursioni nelle emozioni, il fresco della sera in mare, l’incognita le piccole luci all’orizzonte rosse e verdi, i fanali. Ginostra il porto il paese più piccolo, solo poco di tutto, ma tante sfumature di colori e di mare calmo, ai piedi del vulcano più attivo di Europa, Stromboli.

Lipari, il Monastero il suo Museo Archeologico, la storia dei Vulcani delle Eolie, le Catacombe il Corso Vittorio Emanuele, la Kasbha, Pescecane, Subba, Epulera, Il Filippino ristoranti per scoprire cosa si mangia, cosa si mangiava alle Isole Eolie. Valle Muria, Attila, I Faraglioni di Lipari, Vinci e le Bocche di Vulcano, navigare per scoprire, nuotare in acque di un isola che si fa amare….    

Barche a Vela

Le Isole Eolie in barca a Vela, le crociere per visitarle tutte, le baie, le cale, i paesi, navigare, veleggiare nei canali, respirare l’atmosfera serale, l’ospitalità degli isolani, il turismo, i servizi, la voglia di mare, di sole e di vento… quello giusto! La cucina preziosa, il pesce, la carne, gli involtini messinesi, gli involtini di pesce spada, i dolci, bevendo vino bianco Grillo, Inzolia, Donna Fugata, Leone D’Almerita, Passito di Malvasia si assaporano mille anni di storia, la storia che ha il destino di continuare ad essere il presente, il futuro di posti unici dove solo venendo di persona si possano capire, respirare, conoscere, apprezzare… le Isole Eolie Patrimonio dell’Unesco!!  

Economia delle Isole Eolie

Lo sviluppo delle Isole Eolie

Poche parole bastano a trasmettere il forte richiamo delle Isole Eolie, ieri come oggi grandi viaggiatori famosi quali Dumas, Houel, Guy De Maupassant, De Dolomieu, e l’Arciduca Luigi Salvatore D’Austria, hanno visitato luoghi e studiato l’economia locale, le tradizioni ed i costumi dandone un resoconto puntuale in opere anche importanti come quella dell’Arciduca D’Austria.

Le Eolie sono Isole Vulcaniche nate dalla presenza attiva dei quatto elementi, aria, acqua, terra e fuoco. Emersero dal mare durante il pleistocene e da allora hanno più volte preso e mutato forma. 

Filicudi remota

Le Eolie, intorno al 1880, vivono un momento di grande sviluppo economico e demografico. Agricoltura e pesca tradizionalmente assorbono gran parte della manodopera, ciononostante le flotte mercantili di Lipari, contano più di 200 legni tra “Paranzieddi”, “Bovi”, “Marticane”,  e “Briantini” assicurando i collegamenti con Napoli, Milazzo, Reggio Calabria e Capo D’Orlando. E’ il successo della Malvasia che traina il commercio di tutti gli altri prodotti locali, in special modo i capperi richiesti in tutto il Mediterraneo.

A Lipari inizia l’attività di escavazione della pomice e a Vulcano si intensifica quella dell’allume e dello zolfo. Pochi anni dopo però un micidiale parassita la “Fillossera” distrugge i vitigni che producono uva da Malvasia, le aziende che producevano questo passito falliscono, ed in più la ferrovia che viene costruita tra Napoli e Reggio Calabria toglie il monopolio dei trasporti marittimi alle Isole Eolie.

Corsi e ricorsi storici: si ripete il declino economico delle Eolie come avvenne millenni prima quando, l’ossidiana qui prodotta, fu sostituita dal bronzo. Cominciano i flussi migratori verso paesi esteri lontani, che in decenni decimarono la popolazione eoliana.

A Panarea la popolazione si riduce da più mille persone a trecento abitanti, a Lipari da dodicimila e ottomila, a Salina da novemila a quattromila, a Stromboli da cinquemila a quattrocento, ad Alicudi da milleduecento a centocinquanta, a Filicudi il fenomeno incide più che su ogni altra isola da duemilacinquecento a duecento.

Vista del Museo Archeologico, Eolie.

Nel secondo dopoguerra, pur in una situazione precaria si cerca di aiutare l’agricoltura, con la costruzione di bacini per il contenimento di acqua per combattere i periodi di siccità e di incrementare la flotta dei pescherecci che diventa la seconda potenza in Sicilia. Per chi rimane si intravedono nuove possibilità di lavoro con il nascere del turismo che, incuriosito da film che hanno avuto grande risonanza (Stromboli con Ingrid Bergman e Vulcano con Anna Magnani), scopre il fascino di queste isole vulcaniche e selvagge. Vengono alla luce importanti ritrovamenti archeologici, e grazie alla volontà ed al coraggio del Professor Bernabò Brea e della Signora Cavalier, si avvia la realizzazione del Museo Eoliano: un vanto per tutti gli Eoliani perché i reperti sottomarini, i vasi di ceramica, i monili, i sarcofaghi, le maschere testimoniano l’importanza svolta per millenni dalle Eolie nel Mediterraneo.

Cave della Pomice, Lipari.

Riprende l’estrazione della pomice che negli anni 70 occupa circa duecento addetti. Il turismo contribuisce a migliorare l’economia, nascono i primi alberghi e ristoranti e si restaurano le case da affittare in estate. I turisti italiani acquistano spesso a basso prezzo, terreni e case lasciate dagli emigranti, ristrutturando le abitazioni come residenze di villeggiatura. Negli anni 70/80 pur in presenza di notevoli risorse finanziarie, talvolta frutto di clientelismo, si ha una incapacità di progettazione ed interventi pubblici per lo sviluppo del turismo. Si accoglia la contingenza economica positiva e ci si accontenta, supponendo che il trend non finirà più.

Così si arriva ai nostri giorni ed alla riduzione di risorse pubbliche si accompagnano gravi squilibri economici. Le analisi e le preoccupazioni per l’attuale situazione economica sono affiancate dai tentativi e dai progetti per assicurare sviluppo alle nostre isole. In sintesi l’adozione di un “piano paesistico” quale strumento di programmazione territoriale, lo sviluppo di nuove attività produttive, con investimenti nella maricultura (allevamento di pesce marino in vasche direttamente  a mare) e lo svolgimento di corsi di formazione a Lipari per tecnici di impianti di maricultura per avviare i giovani a questo nuovo modo di attività produttiva, i progetti di altri corsi per i servi portuali, sono alcune delle iniziative intraprese.

Ritrovamento di Anfore Anmtiche.
Museo di Lipari.

Nel settore agricolo, con l’intervento delle risorse comunitarie, sono stati redatti progetti per recuperare e rilanciare prodotti tipici eoliani come Malvasia, Capperi, e uva passa e per creare un centro servizi promotore del turismo nelle isole minori della Sicilia.

L’impegno è svolto nel creare la prima cantina sperimentale delle Eolie ed a incrementare il turismo termale, naturalistico e culturale.

“(Appresso a l’Insula de Liparj per ponente un miglio vi è un’altra insula chiamata le Saline dove sono bellissime vigne non da uve per far vino ma sollo da far zibibbi, dove se ne fan en grandissima quantità, de li quali li mercanti ne portano sino a Costantinopoli)” Chi scrive è l’abate Gerolamo Maurando che, giunto nell’arcipelago a seguito del pirata Ariadeno Barbarossa nell’estate del 1544 ci da preziosissima testimonianza di una florida attività economica a Salina, probabilmente sin dal basso Medioevo.

Museo Archeologico Isola di Lipari.

Si è iniziato a dare una nuova immagine alle Eolie con la manifestazione culturale del Constitum, ovvero la celebrazione dei  novecento anni dalla nascita “Communitas Eoliana” che ha richiamato l’attenzione nazionale ed internazionale sulle Isole Eolie.

Si investe oggi guardando al domani, per rendere più accoglienti le nostre isole e migliorarne le condizioni di vivibilità, per creare sviluppo affinché nessuno sia più costretto ad abbandonare la propria terra.

“Cercavamo un posto dove  vivere una vita tranquilla, lontana dal caos, dalle sirene impazzite, dalle auto in coda, dagli assalti ai semafori, dalla gente inferocita. Cercavamo un posto diove poter sorridere al nostro prossimo anziché averne paura, senza dover duellare per avere un parcheggio, un luogo dove la nostra casa continuasse dopo il cancello. E cercavamo il mare, il solo, il profumo, il silenzio. Tutto questo per continuare ad essere noi stessi. Siamo allora partiti per paesi lontani. Abbiamo visto, provato ed alla fine il nostro esotismo si è realizzato, indovinate un po’… dietro l’angolo di casa a Filicudi, piccola magica isola, nell’Arcipelago delle Eolie. E qui viviamo e vogliamo offrire a chi ha i nostri stessi desideri la possibilità di vivere questa atmosfera” (Gisella e Aldo Ardizzone).

Isole Eolie, luci e colori…

Isola di Stromboli

Le Isole Eolie: Filicudi, Alicudi, Panarea, Salina, Lipari, Vulcano e Stromboli, dai colori sempre forti ed accesi a tutte le ore del giorno e della notte, diversissime tra loro, ma accumunate da una bellezza travolgente che fa innamorare chiunque le visiti. Eolo Dio dei venti fisso qua la sua dimora. Appartengono tutte ad un unico complesso vulcanico, avvicinandosi in barca a vela le spiagge hanno caratteri stupendi, dai neri arenili di Stromboli si passa alle bianche spiagge di Lipari. Lipari e Vulcano hanno molti materiali da eruzione come pomici, frammenti di lava ceneri, e bombe scoriacee. Si sono formate probabilmente a forti colate laviche che hanno raggiunto e superato il livello del mare. Fare snorkeling qua è entusiasmante: analizzare e soffermarsi a guardare la configurazione morfologica del fondale marino nell’arcipelago delle Eolie… anche sotto migliaia di vulcani intervallati da canyon. Ed è per questo che tuffandosi dalla plancia dell’imbarcazione ci si accorge immediatamente di una attività vulcanica sottomarina ancora vivissima: le correnti calde sono ancora numerosissime. Alicudi, Filicudi, e Salina sono oggi completamente inattive mentre Lipari e Panarea hanno ancora sorgenti termali e fumarole. Nel 183 A.C nacque Vulcanello da una eruzione sottomarina moto violenta; da li in poi le eruzioni furono molto sporadiche. Stromboli invece è attiva da due millenni, ed è per questo chiamata il faro del Tirreno. Il mare Eoliano è una tavolozza di colori, tra scenari di incomparabile e contrastante bellezza. Isole dall’aspetto selvaggio e dalle coste a tetri colori che cadano a strapiombo sul mare si susseguono ad altre  dalla dolce configurazione e dalle pendici verdeggianti. Oltre a simili contrasti caratteristiche peculiarità rendono originale e interessante tutto l’arcipelago, soprattutto scegliendo percorsi marino e non terricoli: scogli dove la natura si è sbizzarrita a creare gigantesche sagome semi umane; scogli traforati che creano ponti ed archi rampanti; grotte azzurre e pittoresche insenature; ci sono zone di mare in ebollizione per effetto delle fumarole sub marine ed estesi scogli rivestiti di ogni tinta; le minuscole spiagge e le fenditure da cui sgorga acqua limpidissima si offrono alla sguardo del viaggiatore marittimo in ogni dove. La maggior parte di esse, inaccessibili via terra, sono il privilegio di chi sceglie di visitare queste isole in barca ed in particolare in barca a vela per poterne godere dei silenzi e dei momenti di assoluto relax. L’arcipelago eoliano è una fucina di attrazioni per molti tipologie di turisti, non solo per l’accennata varietà delle sue bellezze naturali, ma anche per le sue acque termali di altro valore terapeutico.

Isola di Salina, Spiaggia di Malfa.

Tali manifestazioni postvulcaniche si notano a Vulcano, Lipari e Panarea. Soltanto a Lipari si trova però uno stabilimento termale vero e proprio , a San Calogero; è da augurarsi che ne sorgano presto altri anche a Vulcano e Panarea, sedi di preziose acque radioattive. Quest’ultima isola in particolare meriterebbe di essere fornita di uno stabilimento attrezzato secondo moderni criteri. Finora le acque ed i fanghi, sfruttati con sistemi primordiali, hanno dato sempre ottimi risultati. Oltre che nelle affezioni delle articolazioni, le acque ed i fanghi di Vulcano risultano molto efficaci nelle nevralgie e nelle nevriti e nelle affezioni dermatologiche. Per Vulcano trattandosi di fanghi vulcanici ad alto contenuto di radonio ed anche di acque termali, il criterio della scelta dal punto di vista dell’attività curativo può considerarsi quasi esclusivo. A Lipari invece, alle terme di San Calogero esiste una grotta sudatoria di costruzione romana e queste acque sono state prescritte ed elogiate da alte autorità della scienza medica quali il Cardarelli, il Tommaselli ed il d’Arrigo.

Un viaggio nel viaggio per arrivare alle Eolie, ma che ripaga di tutte le fatiche per la bellezza dei luoghi, per il mare incontaminato e per i cieli stellati che nelle notti d’estate illuminano le isole più lontane dalla costa. Le Isole Eolie possono essere raggiunte via mare da diverse località. Milazzo è il porto della costa siciliana più vicino e ogni giorno sono molte le corse sia in nave che in aliscafo. Che il viaggio abbia inizio. Ad Alicudi non ci sono strade asfaltate, ma vicoli e mulattiere. Dal porto si attraversa il paese e salendo si arriva alla chiesa di San Bartolo. Il sentiero sulla montagna porta al cratere e al Timpone delle Femmine.

Lipari
Isola di Lipari, Valle Muria

Da una spianata poco più su si dirama un’altra via che porta in cima a Filo dell’Arpa. Anche arrivare a Filicudi da qui è come avvicinarsi ad un mondo fatato; è una piccolissima isola e circumnavigarla in barca è un’attività da fare assolutamente.  Si può scegliere se fare un bagno nelle sue acque cristalline o se iniziare a inoltrarsi verso la cima attraverso le mulattiere di pietra che collegano i vari centri abitati. La punta più alta dell’isola è rappresentata dal vulcano inattivo Monte Fossa delle Felci, raggiungibile in un paio d’ore passando per Valdichiesa e Punta Lazzaro. La vegetazione è infatti formata soprattutto da queste piantagioni autoctone che danno il nome all’isola. Osservate da questi sentieri stretti e ripidi, le coste a strapiombo sul mare offrono un panorama unico. Di notte, lo spettacolo di un cielo stellato sopra di sé come non se ne ricordano è impagabile. Ed è per questo motivo che dormire all’aperto, magari sul ponte di una barca a vela è una delle esperienze più emozionanti mai provate. Girando l’isola in barca, in circa due ore, si possono visitare alcune grotte, la più bella è sicuramente la Grotta del Bue Marino. I centri abitati dell’isola sono Filicudi Porto, Pecorini e Valdichiesa.

La più grande, la successiva arrivando da Filicudi è l’Isola di Salina. Dal porto di Lingua – paesello reso famoso oltrechè per le sue saline a vista e per lo splendido faro, anche per la granita ed il pane cunzatu di Alfredo – per salire sulla cima del Monte Fossa a 926 metri, si deve attraversare l’isola in autobus in direzione Val di Chiesa e arrivare al Santuario Madonna del Terzito. Di qui un sentiero in salita porta in circa due ore alla cima. Le fatiche della pendenza sono ripagate da un panorama sensazionale: una vista mozzafiato delle isole, con lo sguardo che arriva, se il cielo è limpido, fino all’Etna e alle coste della Sicilia. Il più alto dei due monti di Salina ospita nel cono un bellissimo bosco di felci, oggi riserva naturale protetta. La discesa classica può essere fatta direttamente verso il paese di Lingua ma è molto ripida. Salina è un’isola grande e per girarla tutta, una volta ormeggiato qui, è consigliabile noleggiare un mezzo. A Salina si coltiva la vite, da cui si ricava la pregiatissima Malvasia. Altro frutto tipico dell’isola è la pianta del cappero, esportato in tutto il mondo. Durante il giorno è possibile visitare la locanda in cui è stato girato il film “Il Postino” con Massimo Troisi. Il tour settimanale delle Isole Eolie prevede, nella giornata successiva, l’Isola di Panarea.

tuffi isole eolie
Filicudi, sullo sfondo Alicudi.

Questa giornata può essere dedicata quasi completamente al relax. L’ormeggio previsto è Cala Zimmari oppure Cala Junco che offrono ristoro a chi si affaccia qui. Ma per gli indomiti del trekking la cima del Monte Punta del Corvo rappresenta sicuramente un piacere: i suoi 420 metri sono una passeggiata e anche in questo caso il panorama è degno di nota. Se Panarea delude un po’ per quell’aria troppo trendy e un po’ artificiosa che disturba il turista più attento ed appassionato, Stromboli è pane per i denti del viaggiatore “esplorativo”. Il vulcano attivo offre un’escursione mozzafiato, soprattutto se fatta al calar della sera, o meglio ancora nottetempo quando e solo se le guide ne prevedono la salita che è possibile solo se adeguatamente accompagnati. Durante la giornata è consigliato passeggiare per le vie dell’isola in cui Roberto Rossellini visse insieme a Ingrid Bergman durante le riprese del film “Stromboli, vulcano di Dio“, ma arrivato il buio l’esperienza che ci aspetta è indimenticabile.. Dopo circa 3 ore di ascensione, in cui sempre più vicino si sente il tuonare delle eruzioni, può capitare che al di là dell’ultimo rilievo prima di arrivare in cima, una pioggia di lapilli illumini il cielo. Si corre allora verso il pianoro posto proprio sopra la cima, per osservare il tutto con più tranquillità. Con una frequenza di circa 20 minuti, le eruzioni si succedono una dopo l’altra, spettacolari. Mancano all’appello Lipari e Vulcano e in entrambe non mancano i luoghi per riposarsi. La mattina può trascorrere in tutto relax a Vulcano, le terme sono il luogo ideale, anche perché sono raggiungibili facilmente essendo vicino al porto: un bagno nelle acque calde rilassa e riempie di energie utili per l’escursione del pomeriggio, un trekking al cratere di Vulcano raggiungibile in un’ora circa. Niente eruzioni potenti ma fumare di zolfo. Una volta raggiunta la cima si può ridiscendere verso il centro del cratere, largo circa 500 metri. Il paesaggio lunare è comunque molto fascinoso. La discesa è più veloce e piacevole ed accompagnata da una magnifica visione d’insieme dell’Arcipelago Eoliano. Anche a Lipari è consigliabile noleggiare un motorino e raggiungere la sommità della Forgia Vecchia su due ruote per osservare la colata di ossidiana. Volendo percorrere un ultimo tratto a piedi, si può raggiungere la frazione di Lami e in 20 minuti raggiungere il Monte Pilato nel settore più settentrionale dell’isola, sul quale salire sulle rocce rosse. Da non perdere a Lipari le cave di pomice. Ultime tappe dell’isola: Punta della Castagna, Acquacalda, Quattropani e le terme di San Calogero. La strada panoramica che collega queste quattro località mostra una veduta panoramica di Salina. Di cartoline mozzafiato impresse nella memoria non ne rimarremo scarni.

Vulcano, Vulcano dei Vulcani

Dumas Viaggio nelle Eolie

Un canale, largo appena tre miglia, separa Lipari da Vulcano. Grazie all’abilità dei nostri rematori, riuscimmo a percorrere questo tragitto in meno di quaranta minuti.

Vulcano, l’antica Vulcania, è l’isola eletta da Virgilio a succursale dell’Etna e fucina di Vulcano.

Insula Sicanium Juxta latus Eoliemque

Erigitur Liparem, fumantibus ardua saxis;

Quan Subter specus et cyclopum exesa caminis

Antra Aetnea tonant, validique incudibus ictus

Auditi referunt gemitum, striduntque cavernis

Stricturae chalybum, et fornacibus ignis anhelat

Vulcani domus et Vulcania nomine tellus

I crateri di Vulcano, Isole Eolie.

Del resto, l’isola è proprio degna di tale onore perché, se ben sia evidente che dopo 19 secoli abbia perduto un po’ del suo calore, una bellissima fumata è succeduto al fuoco che sicuramente a quel tempo usciva dai crateri. Vulcano simile all’ultima vestigia di un mondo bruciato, si spense dolcemente in mezzo al mare che sibilava, bolliva e gorgogliava tutto intorno. E’ impossibile, anche a volerla dipingere, dare un idea di questa terra in preda alle convulsioni, ardente ed in quasi fusione.

A questa strana apparizione, non sapevamo se questo nostro viaggio fosse un sogno e se questa terra fantastica si sarebbe dissolta davanti a noi nel momento in cui credevamo di metterci piede sopra.

Fortunatamente eravamo svegli e sbarcammo su quest’isola per strana che fosse. Scesi a terra ed il nostro primo pensiero fu quello di informarsi da due o tre passanti, accorsi a vedere la nostra barca arrivare al molo, dove fossero i figli del generale Nunziante.

Non solo ci mostrarono immediatamente la casa sul mare dove essi abitavano, che del resto era l’unica sull’isola, ma ancora meglio, uno degli isolani a cui ci eravamo rivolti corse avanti sulla lunga spiaggia ad avvisare i fratelli del nostro arrivo.

In quel momento ce ne era uno solo, quello maggiore, vedemmo venirci incontro un giovanotto siculo sui ventidue, ventiquattro anni che, ancor prima che mi fossi presentato ci accolse con una incantevole cortesia.

Stava finendo di fare colazione e ci invito a mettersi a tavola con lui. Sfortunatamente avevamo avuto l’accorgimento di fare altrettanto un ora prima: dico, sfortunatamente visto che la tavola era imbandita di prodotti eoliani, con una magnifica aragosta che faceva gola solo a guardarla, soprattutto a chi non ne aveva più mangiata dopo la partenza da Palermo. Tanto che non potei trattenermi dal chiederli dove avrei potuto trovare all’interno dell’arcipelago eoliano quel prelibato crostaceo. Ci rispose che si pescavano davanti a Panarea, di fronte a quella miriade di scogli, ogni scoglio aveva un nome diverso, Basiluzzo, Dattilo, Lisca Bianca, Panarelli, formiche di Panarea, Lisca Nera, Bottaro ed altri, ma la maggior concentrazione di aragoste era sul lato nord ovest dell’isola dopo Cala Junco ad ovest dello scoglio della Nave, sarebbe bastato dirlo al nostro capitano, e lui sicuramente con i marinai avrebbe provveduto a pescarne a volontà per rifornire la nostra cambusa, la credenza della barca.

Presi nota di quelle importanti informazioni sul mio diario di bordo. Non appena il nostro ospite si alzò da tavola, arrivo il fratello minore: un ragazzo con meno di venti anni. Il maggiore ce lo presentò subito ed il minore ci rinnovo il benvenuto che avevamo già ricevuto. I due fratelli vivevano insieme soli ed isolati, in mezzo a quella gente che in quest’epoca non godeva di eleganza, ma povertà, fu allora che venimmo a sapere che sull’isola vivevano deportati, lasciati li ai lavori forzati per crimini commessi.

I nostri ospiti vollero assolutamente farci gli onori di casa, l’ultimo si sbrigò con due uova e quello che rimaneva dell’aragosta, dopodiché i due giovanotti si misero a nostra disposizione.

Il primo luogo curioso che ci proposero di visitare fu un piccolo vulcano sottomarino, che in un raggio di sessanta-ottanta metri scaldava l’acqua a temperature che si aggiravano intorno ai settanta gradi. Era proprio la che lasciavano cuocere le loro uova. E poiché si accorsero dei nostri sorrisi increduli per via di quel dettaglio culinario, fecero un cenno ad uno dei forzati perché portasse un paniere con dentro delle uova per fare seduta stante del piccolo esperimento.

Il piccolo paniere sostituiva ramaioli e pentole; adagiandolo sull’acqua il peso delle uova lo faceva affondare per metà, quindi lo si lasciava, orologio alla mano per tre minuti immerso nel mare ed ecco che le uova erano cotte a puntino.

Grotta sotto il cratere, Isole Eolie

Dopodiché iniziammo ad inerpicarci su per il cratere del primo vulcano. Ad ogni passo sentivamo rimbombare la terra sotto nostri piedi come se stessimo camminando su delle catacombe: non si ha idea dei una fatiche simile per l’ascensione  alle undici del mattino, sopra un terreno rovente e sotto un sole infuocato. La scalata durò circa quarantacinque minuti e ci ritrovammo sul bordo del cratere, era spento e non offriva niente di particolarmente curioso, così ci incamminammo verso il secondo cratere a circa un migliaio di metri sopra il primo ed in piena attività. Durante il tragitto costeggiammo una montagna piena di grotte; alcune erano chiuse da una porta ed anche da una finestra; altre somigliavano a delle vere e proprie tane per bestie selvatiche: era il villaggio dei forzati. Circa quattrocento uomini vivevano su quella montagna ed a secondo se fossero più o meno industriosi o più o meno lascivi, lasciavano abbrutire la loro dimora, oppure tentavano di renderla più accogliente e confortevole.

Dopo una salita durata circa un ora ci ritrovammo sulla bocca dell’altro vulcano, in fondo al quale nel bel mezzo della fumata che usciva, scorgemmo un cantiere intorno al quale si dibatteva una intera popolazione. La forma di questa profonda fossa era ovale e nel punto più largo poteva misurare mille passi di lunghezza; vi si poteva scendere per un agevole pendio, di forma circolare, prodotto dallo smottamento di una parte delle scorie vulcaniche ed abbastanza dolce da essere praticabile da carriole e barelle.

Ci vollero quasi venti minuti per raggiungere il fondo di questa immensa caldaia, mano a mano che scendevamo il calore del sole e di questa immensa caldaia aumentava. Arrivati alla fine del pendio ci dovemmo fermare perché l’aria era a stento respirabile. Nel giro di pochi minuti iniziammo ad abituarci alle esalazioni solforose emanate dal cratere del vulcano, e dalle pareti del cratere ricoperte da una miriade di crepe da cui usciva fuori questi soffioni maleodoranti di zolfo. Tuttavia eravamo costretti a salire sulle rocce più alte per tentare di respirare un po’ di aria più pura. Quanto alla gente intorno a noi sembrava abituata ed a non soffrirne più l’effetto sgradevole.

Dopo un ora di esplorazione, risalimmo sempre accompagnati dalle due nostre giovani guide che non ci vollero abbandonare un solo istante. Dopodiché una volta arrivati nuovamente in spiaggia, uno ci lasciò per andare a pescare alla Baia di Vulcanello, mentre l’altro doveva andare a sbrigare alcune pratiche alla piccola fattoria che si trovava a sud dell’isola in una località chiamata Gelso, e da quel che ci disse sembrava che la producessero anche dell’ottimo vino isolano chiamato Inzolia.

Più tardi durante la cena a cui eravamo stati invitati ne avremmo degustati alcuni ottimi bicchieri…       

Viaggio nelle Eolie

di Alexndre Dumas

Vicolo di Panarea

…ci svegliammo di fronte a Panarea dove un breve tratto di navigazione in barca a vela, per tutta la notte il vento ci era stato contrario ed i nostri uomini si erano alternati ai remi: ma non avevamo fatto un gran percorso ed eravamo appena a dieci miglia dalle coste di Lipari. Siccome il mare era assolutamente calmo e le condizioni metereologiche favorevoli dissi al capitano di gettare l’ancora, di fare cambusa per la giornata e soprattutto di non dimenticare i miei amati crostacei. Infine scendemmo nel tender prendendo Pietro e Filippo come rematori e gli ordinammo di condurci su uno dei venti o trenta isolotti sparsi nel braccio di mare tra Panarea e Stromboli. Dopo un quarto d’ora di navigazione sbarcammo a Lisca Bianca, la barca a vela alla fonda ed il suo “albero galleggiante” che ondeggiava lievemente ci rassicurava da lontano. Jadin si sedette rimpianse il suo parasole, montò la sua camera bianca e si mise a fare un disegno generale delle isole.  Quanto a me, presi il mio fucile da e seguito da Pietro mi misi in cerca di avventure, che si limitirano all’incontro con due uccelli marini, della specie di Beccaccini che prendemmo entrambi. Era già più di quanto avessi potuto sperare visto che l’isolotto era completamente deserto e con rari ciuffi d’erba in qua e là. Voltandomi si stagliava vicina Panarea con il suo profilo leggermente spiovente e le vele delle barche in navigazione che ne contornivano il profilo. A valle dell’isola pochi e rari i caseggiati dei pescatori. A monte una fitta vegetazione bassa e scura tra me e Panarea poche centinania di metri, ma alla mia vista questi molti isolotti sembravano separarmi da essa come un sentiero di pochi passi. Voltandomi verso nord vedo con sorpresa quella che all’inizio mi parve nebbia. Stordito, aguzzando la vista capisco che all’orizzonte sto guardando lo Stromboli e che quella presunta nebbia altro non è che il misti di fumacchi e lapilli che circondano il cono vulcanico di “Iddù”, così come gli isolani amano chiamarlo.

Rivolgo di nuovo la mia attenzione a ciò che sto facendo e con Pietro, che aveva molta familiarità con tutte queste rocce piccole e grandi, decido di farmi guidare subito all’unica cosa curiosa che esiste sull’isola. Si tratta di una sorgente di gas idrogeno solforoso che si sprigiona dal mare in numerose bolle e che diffonde tutt’intorno quell’odore acre tipico di una cucina malconcia. Pietro ne raccolse per me una cera quantità in una bottiglia di cui si era appositamente munito e che pappò ermeticamente con la promessa di mostrarmi al nostro ritorno in barca a vela, una curiosità. Dopo una sosta di circa un ora a Lisca Bianca ci accorgemmo che la nostra barca si muoveva e si avvicinava a noi.

Panarea vista da Lisca Bianca

Giunse davanti all’isola proprio quando Jadin ultimò il suo disegno; così non dovemmo far altro che salire sul tender e remare per cinque minuti prima di essere nuovamente a bordo. Il capitano aveva seguito le mie disposizioni alla lettera, aveva raccolto così tanti gamberi ed aragoste che non sapevamo più dove mettere i piedi, tanto il ponte ne era pieno. Ordinai di raggrupparli e contarli: ce ne erano quaranta. Rimproverai il capitano e lo accusai di volerci rovinare, ma mi rispose che avrebbe preso per se ciò che non avrei voluto, visto che non si poteva trovare nient’altro ad un prezzo migliore. In effetti a conti fatti, l’importo ammontava ad una cifra così bassa che mi accorsi che aveva acquistato in blocco la pesca di una barca di pescatori dell’isola di Panarea, per due monete al chilo.

La nostra escursione a lisca bianca ci aveva svegliato un feroce appetito; di conseguenza ordinammo a Giovanni di mettere in pentola i sei esemplari più grandi del gruppo, per il pranzo nostro e per quello dell’equipaggio; facemmo poi portare sei bottiglie di vino dalla cambusa in modo che non mancasse nulla al nostro pasto. A fine pranzo Pietro ci allietò con una tarantella ed il lieve ondeggiare della barca al passaggio di altre imbarcazioni a vela ci rilassò quanto bastava per passare un lieto pomeriggio in compagnie nelle acque di questo arcipelago eoliano. Alla vista dei miei due beccaccini, il capitano mi rivelò che l’isola di Basiluzzo brulicava di conigli. Siccome da tempo non facevo una battuta di caccia in piena regola, e nulla ci metteva fretta decidemmo di ancorarci davanti a quest’isola e di mettere piedi a terra per un paio di ore. Il profilo di Basiluzzo, arcigno alla vista come le guglie di una cattedrale gotica incuteva un leggero timore. Fondali profondissimi tutt’intorno non permettevano di ancorare se non lanciando una cima a terra che sola ci dette il modo di sbarcare. Naso all’insù Basiluzzo altissima pareva una costruzione egizia e solo una lunghissimo sentiero conduceva alla piana centrale. Quando vi arrivammo erano quasi le tre, e la rada dove la nostra barca riuscì a trovare collocazione era piuttosto comoda: otto o dieci case coronavano allora la piana dell’isola. Poiché non volevo ledere il diletto dei proprietari, mandai Pietro a domandare loro se mi volessero concedere il permesso di abbattere qualcuno di quei conigli. Mi mandare a dire che erano ben lungi dall’opporsi a quella lodevole intensione: più ne avrei presi più avrei fatto loro un piacere, dato che questi insolenti predatori saccheggiavano impunemente i pochi ortaggi che coltivavano e che, non disponendo di fucili non potevano difendersi da essi. Iniziammo la caccia e fu molto proficua.

Scoglio di Basiluzzo

Esplorammo l’isola da un capo all’altro, c’eravamo accorti di alcune antiche vestige: mi ci accostai ma a colpo d’occhio mi resi conto che erano prive di importanza. Avevamo perduto o meglio guadagnato due ore e se bene si fosse levata una bella brezza di sud est dalla Sicilia probabilmente non saremmo arrivati in tempo al porto di Stromboli per poter scendere a terra.

Spiegammo ugualmente le vele per non avere nulla da rimproverarci e percorremmo quasi sei miglia in due ore; ad un tratto però il vento da sud cadde per lasciare posto al grecale da nord est, e poiché le nostre vele divennero più dannose che utili procedemmo nuovamente a remi. Nell’avvicinarci al vulcano di Stromboli la nebbia intravista prima si rarefaceva pian piano ed il profilo dello Stromboli diveniva sempre più nitido. Dai disegni di Jadin mi accorsi poi che questo poteva essere definito il vulcano per eccellenza, tanto la sua forma conica assomigliava alla perfezione a quello che gli studiosi chiamavano “vulcano”.        

Le Eolie agli occhi di Dumas

Il titolo originale dell’opera è “Impressions de voyage. Le capitaine Arena( Parigi, 1854 ) ed è accompagnato da illustrazioni di Jean Houel, Voyage pittoresque des îles de Sicile, de Malte et de Lipari ( Parigi, 1782 ) e da altre di Luigi Salvatore d’Austria. Ogni immagine a carboncino dei due artisti scandisce il viaggiare dei tre personaggi che seguono rotta, orme e pensieri del predecessore Ulisse: Dumas, l’amico pittore Louis-Godefroy Jadin e il cane Milord, che non è solo un personaggio, ma che rappresenta l’irrequietezza della scoperta di luoghi forse perigliosi come lo sono sempre quelli circondati da mare a perdita d’occhio.

Monastero di Lipari

Viaggio nelle Eolie di Alexandre Dumas è uno di quei piccoli libri che vanno letti tutti d’un fiato e su cui l’occhio si posa in libreria perché l’attenzione viene attratta irrimediabilmente da un nome. Per me quel nome è stato “Eolie” che mi riporta alla mente oltrechè un mestiere, quello di skipper di vacanze in barca a vela anche l’idea di “casa”. Le Eolie sono questa mistura di paesanità siciliana, di natura e di multiculturalità che difficilmente coabitano in un unico luogo. Il libretto  è una raccolta di impressioni ricavate da alcuni giorni trascorsi in questo arcipelago di Sette Sorelle ai “confini del mondo”: le Eolie, che sembrano così lontane, e che in effetti allora lo erano davvero per i mezzi a disposizione, dalla Sicilia che sta per essere stravolta dall’arrivo impetuoso dei garibaldini. 

Anche Guy de Maupassant nel 1835 si spinse fino all’Arcipelago delle isole Eoliei. Nel XIX secolo sono stati qui esploratori e viaggiatori di ogni tipo; costoro con i loro resoconti e diari, sono stati la fonte prima e necessaria per la diffusione di notizie riguardanti un luogo così remoto, oltre che una vera e propria attrazione per gli abitanti del luogo così abituati alla loro solitudine.

Un’ isola senza confini ai confini del Mondo, Alicudi

Vulcano verso Lipari

Con un po’ di nostalgia i tre avventurieri si lasciano Palermo alle spalle. Hanno attraversato Romagna, Calabria e Sicilia e così adesso la speranza li trasporta ondeggiando verso le rive di Alicudi, la prima isola che incontrano e di cui ahimè non riescono, se non a vista, dalle alture, a compiere il periplo. Ad Alicudi, la più isolata delle sette Eolie non si arriva, ancora oggi, se non con barche a vela o motore poiché non vi attraccano aliscafi e non esistono porti degni di tale nome. Dare ancora in rada ed essere sicuri che tenga è un miraggio a cui tutt’oggi, ogni volta che vi arrivo, miro poiché la sua forma senza insenature e senza zone non esposte ai venti, rende l’ancora sul fondale quantomai instabile e le mie visite  a terra si limitano a brevissimi “affacci”. Quando Dumas ed i suoi compagni vi poggiano piede li sovrasta un cielo che si confonde col mare, tanto è l’azzurro che lo impregna. Il tempo trascorso in movimento per Dumas è fresco e piacevole, mai guastato dai disagi e gli inconvenienti tipici del racconto d’esplorazione. «Erano quelle le ore dolci del viaggio, quando si sogna senza pensare, quando il ricordo del paese abbandonato e degli amici assenti torna alla memoria, come quelle nuvole dalle forme umane che scivolando dolcemente su un cielo azzurro cambiano d’aspetto; prendono forma, si disfano e riformano venti volte in un’ora». Alicudi era desolata allora ed in parte lo è ancora oggi, ma non tristemente, almeno per me. Il senso di quiete tutto intorno, le barca a vela solo leggermente cullate dalla brezza creano pensieri, ma non inquietudine. Non c’è vegetazione che riposi gli occhi, ma la sua miseria non intacca mai lo spirito dell’avventuriero che si interroga sulle esistenze, secondo lui, inconcepibili dei pescatori, anonime vite trascorse in una terra senza riposo: «Quando si vive in un certo mondo e in un certo modo, ci sono delle esistenze che diventano incomprensibili. Chi ha trattenuto questa gente su quel vulcano spento? Vi sono cresciuti come le eriche dalle quali prende il nome? Quale motivo impedisce loro di abbandonare quest’orribile soggiorno? Non vi è alcun angolo del mondo ove non starebbero meglio di lì. Ma questa roccia arsa dal fuoco, questa lava indurita dall’aria, queste scorie scalfite dall’acqua delle tempeste, possono essere una patria?».

La montagna di piuma, Lipari

Stromboli

Lipari, una delle più grandi dell’arcipelago delle isole Eolie e Vulcano vivevano separate, finché la lava non ha colmato la distanza fra loro. Dumas snocciola qualche informazione sull’isola di Lipari, l’antica Eolia e terra di Eolo, dove Ulisse sbarcò dopo l’incontro con Polifemo. Dopo una breve passeggiata, i tre assistono al frettoloso commiato di una famiglia al proprio figlio, un bambino morto e steso su un giaciglio. Attorniato dai propri parenti e amici, questi non sembrano però particolarmente affranti e continuano indisturbati le loro occupazioni. Dumas e i suoi compagni di viaggio seguono, unici presenti, la cerimonia funebre fino alla fossa comune dove il cadaverino viene buttato senza troppi riguardi. Rimangono tutti sconcertati dal trattamento riservato al piccolo, ma presto vengono distratti dall’arrivo dei francescani che li ospitano per la notte dimostrando loro gentilezza e accoglienza. L’autore non potrà dimenticare «[…] il piccolo convento dall’aria orientale e la sua bella calma che gli dava l’aspetto di una moschea più che di una chiesa». I francesi approdati da pochi giorni sono oggetto di curiosità, la popolazione eoliana infatti è abituata agli sbarchi dei marinai, ma altri non si fanno vedere spesso da quelle parti. Il governatore di Lipari e dell’arcipelago li ospita e li conduce per i territori desolati, contento di avere finalmente compagnia; si annoia a morte e passa la vita col cannocchiale in mano in cerca di piccole novità.

Una puntata all’inferno, Vulcano Eolie

Uno stretto di appena tre miglia separa Lipari da Vulcano, succursale dell’Etna descritta tanto bene da Virgilio. Questa, popolata solo da forzati e da due sorveglianti, diventa il luogo dove gli avventurieri non riescono a distinguere il loro viaggio da un sogno. Il gruppo visita un vulcano sottomarino che riscalda l’acqua per una piccola area circostante, dove vengono raggiunti gli 85 gradi e dove sperimentano la preparazione di due uova sode con grande gioia e divertimento del cane Milord.

Una corsa sulla brace, Stromboli Eolie

Attività Vulcaniche Eolie

Dopo aver preso una pausa dall’escursione dedicandosi alla caccia di beccaccini e conigli a Panarea (detta anche paradiso della pancia), gli stranieri sono accolti nel migliore dei modi. Anche se non sono in grado di comprendere le parole dette dagli isolani, una cosa è certa: nonostante la scarsità di chiarezza, capiscono senza problemi che si tratta di conversazioni amichevoli. Lo Stromboli è un vulcano tascabile che non delude e non tarda a farsi sentire. Attraversano un mare di cenere bollente con l’aiuto di due guide del posto ingaggiate sul momento, un “lago di Sodoma” che lascia tracce d’ustione su tutti i partecipanti. Dumas vorrebbe scrivere le memorie del cane Milord come Ernst Hoffmann scrisse quelle del gatto Murr, ma questo è l’ultimo vulcano con cui avrebbero fatto conoscenza e si avviano sulla strada del ritorno.

Storie di Mare… Mare delle Eolie!

Spiaggia di Canneto

Viaggio nelle Eolie di Alexandre Dumas

…trascorremmo parte della giornata a bordeggiare; avevamo sempre il vento contrario. Passavamo successivamente in rassegna a Salina, Lipari e Vulcano, intravedendo ad ogni passaggio, tra Salina e Lipari, lo Stromboli che scuoteva all’orizzonte il suo pennacchio di fuoco. Poi ogni colta che tornavamo verso Vulcano, tutto avviluppato in un calore caldo ed umido, scorgevamo più distintamente i tre crateri piegati tutti e tre verso occidente. Uno di essi ha lasciato colare un mare di lava il cui colore scuro contrasta con la terra rossastra e con i banchi sulfurei che lo circondano.

Sono due isole ricongiunte in una sola in seguito ad una eruzione che ne ha colmato la distanza. Solo una era da sempre conosciuta ed era Vulcano, mentre l’altra sembra essere comparsa nel 1550. Verso la metà del XVI secolo ebbe luogo l’eruzione che le unì dando vita a due porti: quello di Levante e quello di Ponente.

Infine, dopo otto ore di inutili sforzi, riuscimmo ad entrare tra Lipari e Vulcano e, una volta riparati da quest’ultima isola, guadagnammo a remi il porto di Lipari, e demmo fondo all’ancora verso le due.

Lipari, con il suo Castello costruito su una rocca e le sue case disposte secondo le sinuosità del terreno, presenta un aspetto quanto mai pittoresco. Del resto, avemmo tutto il tempo di ammirare la sua posizione, considerate le innumerevoli difficoltà che ci fecero per lasciarci sbarcare.

Le autorità, alle quali avevamo avuto l’imprudenza di ammettere che non venivamo per il commercio della pesca, il solo commercio dell’isola, e che non comprendevano si potesse raggiungere Lipari per altre ragioni, non volevano ad ogni costo lasciarci sbarcare.

Alla fine, quando passammo attraverso un cancello i nostri passaporti che, per paura del colera, ci furono presi dalle mani con delle gigantesche pinze, e una volta che si furono assicurati che venivamo da Palermo e non da Alessandria o Tunisi, ci aprirono il cancello acconsentendo a lasciarci passare.

C’era un bel pò di differenza tra questa ospitalità e quella di Eolo. Si ricordi che Lipari altro non è che l’antica Eolia, dove Ulisse sbarco dopo essere sfuggito a Polifemo.

Ecco ciò che racconta Eneide: “Arrivammo fortunatamente all’Isola di Eolie, isola accessibile e conosciuta dove regna Eolo, amico degli Dei. Un indistruttibile ed inespugnabile baluardo, circondato da rocce lisce e scoscese, cinge l’intera isola. I dodici figli del Re costituiscono la principale ricchezza del suo palazzo: sei maschi e sei femmine tutti nel fiore della giovinezza. Eolo li tiene uniti tutti insieme e le loro ore trascorrono, vicino ad un padre ed una madre degni della loro venerazione e del loro amore, in festini perenni e splendidi per abbondanza e varietà.”

Appena fummo al porto di Lipari ci mettemmo alla ricerca di un albergo: sfortunatamente però, era una cosa sconosciuta nella capitale di Eolo. Cercammo da un capo all’altra della città; nonla minima piccola insegna, ne alcuna indicazione di locanda.

Lipari, Marina Corta.

Eravamo là, Milord seduto e Jadin ed io ci guardavamo abbastanza imbarazzati quando vedemmo una enorme folla davanti ad una porta; ci avvicinammo, facendosi largo tra la calca, e vedemmo un bambino di sei otto anni morto e disteso su una specie di giaciglio.

Ciononostante la famiglia non sembrava molto addolorata, la nonna accudiva alle faccende domestiche ed un altro bambino di cinque o sei anni giocava rotolandosi per terra con due o tre maialini da latte. Solo la madre era seduta ai piedi del letto ed invece di piangere parlava al bambino disteso con una speditezza tale che non capivo una sola parola.

In quel momento due monaci entrarono a prelevare il bambino, la madre e la nonna lo abbracciarono per l’ultima volta, poi staccarono il fratellino dalle sue occupazioni affinché facesse altrettanto.

L’isola di Lipari, che da il suo nome a tutto l’arcipelago, ha una circonferenza di sei leghe e racchiude diciottomila abitanti è sede di un vescovado e residenza di un governatore. Come si può ben intuire nella capitale Eoliana gli avvenimenti sono rari. Ancora si racconta, come fosse successo ieri, il colpo di mano che tentò su di essa Ariadeno Barbarossa, il famoso pirata che in una sola incursione e con una sola retata rapì l’intera popolazione, uomini, donne e bambini e li condusse con se come schiavi. Carlo V, allora Re di Sicilia, invio una colonia di spagnoli per ripopolarla, insieme a degli ingegneri per costruirvi una cittadella fortificata ed una guarnigione per difenderla.

Gli odierni Liparesi sono pertanto i discendenti di questi spagnoli giacché, come si può ben capire, non si vedi mai più riapparire nessuno di quelli che furono rapiti dal pirata Barbarossa.

Il nostro arrivo aveva destato scalpore; a parte i marinai inglesi e francesi che vengono a rifornirsi di pietra pomice, è abbastanza raro che uno straniero sbarchi a Lipari. Eravamo dunque oggetto di una curiosità generale: uomini, donne e bambini si affacciavano ai loro usci per guardarci passare e rientravano solo quando eravamo lontani. Così attraversammo tutta la citta.

Lipari, Vicolo Sena.

In fondo al corso, ai piedi della montagna di Capo Bianco, si trova un a collinetta, sulla quale salimmo per godere del panorama dell’intera città. Eravamo li appena da un attimo quando fummo avvicinati da un uomo sui trentacinque quarant’anni che da qualche minuto ci seguiva con l’evidente intenzione di parlarci. Era il governatore della città e dell’arcipelago, questo titolo pomposo da subito mi spaventò: viaggiavo sotto falso nome ed ero entrato clandestinamente nel Regno di Napoli. Ma fui subito rassicurato dai modi tanto gentili del nostro interlocutore: era venuto a chiederci notizie sul resto del mondo con il quale era assai raramente messo in comunicazione, e per invitarci a cena il giorno seguente. Lo informammo su tutte le novità che sapevamo sulla Sicilia, su Napoli e sulla Francia ed accettammo il suo invito.

A nostra volta gli chiedemmo informazioni su Lipari. Ciò che conosceva di più era il suo organo eolico di cui parla Aristotele e le sue stufe di cui parla Diodoro Siculo. Quanto ai viaggiatori che avevano visitato l’isola prima di noi, gli untimi erano stati Spallanzani e Dolomieu. Il brav’uomo, al contrario di Re Eolo, di cui era il successore si annoiava a morte. Trascorreva la sua vita sulla terrazza della sua casa con in mano un cannocchiale. Ci aveva visto arrivare e non aveva perduto nessun dettagli del nostro sbarco, subito dopo si era messo sulle nostre tracce…

To be continued…  

Isole Eolie l’amore di una vita!

Fuggire… restare per sempre!

Mi piacerebbe riportarvi quello che di queste sette isole sorelle, le isole Eolie, scrive Alberto Santo Bevitore e della passione che lo anima pensando a loro.

“Due temi apparentemente in contrasto, ma nonostante ciò, quando l’editore mi propose di esprimere le mie sensazioni pensai che in fondo in ognuno di noi coesistono sentimenti contrastanti. Spesso mi son detto “Adesso basta, vado via!”. Poi dopo poco tempo ho trovato molte ragioni per rimanere. Mi venne subito in mente il paragone con il paradiso e l’inferno. Tu puoi aprire la porta del paradiso o quella dell’inferno e la dietro troverai, probabilmente, un unico Mondo, la tavolozza di tutti i colori, tutte le sfumature, ogni domanda o risposta, oppure soltanto un riflesso di te stesso. Tra barche a vela ed imbarchi che vengono dal nord, trasportato dai venti, realizzai finalmente il sogno giovanile, desiderato a lungo: vivere su un’isola. Un guasto al motore e poi il grande amore suggellarono il mio destino e così restai. Un piede in mare e l’altro a terra, iniziai ad essere affascinato dall’Arcipelago delle Isole Eolie e dalla sua varietà. Un mare inconoscibile altrove quello delle Eolie non esattamente per incomparabilità di bellezza, ma per la purezza e la selvatichezza del loro essere. La barca a vela durante una crociera per i più fortunati il solo modo per coglierne appieno gli angoli più bui.  A nord Stromboli con l’emozione di essere su un vulcano attivo che ti invita continuamente alla riflessione, a porti delle domande sulla vita e sul tempo. Una salita al cratere che da sola vale un viaggio. I crateri sommitali di un vulcano che “ruggisce” ad ogni ora del giorno, sono meta di un turismo rispettoso che in pochi altri luoghi al Mondo trovi, quasi che a questo essere si dovesse una riverenza pari a quella di un Dio. A sud Gelso con il lieve fruscio dei fasci di canne che si estendono sulle morbide forme del pendio, giù verso il faro; un semicerchio dove gli alberi galleggianti delle barche a vela ormeggiate alla fonda sembrano al calar del sole mille lucciole sospese tra la terra ed il cielo. Ad Ovest Alicudi l’isola degli innamorati e dei post hippies. La grande storia, i venti turbolenti e le rughe sui volti tengono unito questo piccolo mondo isolato dal resto del Mondo più grande. Alla domanda postami da tanti miei amici stranieri, “Qual è la più bella delle sette Isole Eolie?” dopo tanti anni passati qui amandole tutte devo necessariamente dare una risposta. Ma come faccio…se ne nominassi una, le altre si offenderebbero poiché ognuna porta dentro di sé un particolare momento della mia vita che è impresso in questa sabbia nera come indelebile. Quindi rispondo “Tutte, poiché ognuna di esse corrisponde ad un particolare mio stato d’animo”. Non sono dunque soltanto le indimenticabili vedute dei faraglioni, dei coni delle altre isole o dell’Etna all’orizzonte coperto nei mesi invernali di neve.; non è solo il mare blu immenso come un giardino davanti alla porta di casa, nel quale si riflettono migliaia di diamanti; il sole del sud, lo stellato cielo mediterraneo, gli aromi del basilico e della ginestra, il cromatismo della lava e dello zolfo; le tracce delle culture dei popoli che si spinsero su queste isole. Tutto questo lo trovi anche altrove nel mondo, ma vi è qualcosa di magico, di inspiegabile, di incomprensibile che queste isole hanno in sé ed io credo che se ciò si potesse spiegare o comprenderne la magia, avrebbero perso molto del loro fascino.

……Voglio fuggire…voglio restare….

Se solo pensassi agli altri aspetti, ai rapporti con la gente, alle solitudini spirituali, alle difficoltà di collegamento, alle opere incompiute, al clientelismo, ai mille problemi grandi e piccoli che ha una comunità isolana…

Oggi vive del suo patrimonio naturale che reca un turismo a volte deleterio, ma solo a volte…e domani…?

Voglio restare…voglio fuggire…

Io fuggo. No…io resto per sempre!”

Al di là della loro posizione geografica che le vede piantate nel cuore del basso tirreno, le Eolie “esistono” in chiave essenzialmente mitologica. Per gli antichi sicuramente il fatto stesso che i “cocci” di pesanti scogli sfidando le leggi della natura, potessero in qualche modo galleggiare sull’acqua, era argomento degno di interpretazioni divine. Questo concetto spiegherebbe il perché gli dei avessero poggiato i loro calcagni su queste isole adibendole a perenne dimora. Si pensi ad Eolo, a Marte, alla stessa Diana cacciatrice o Nettuno. Dei che proprio qui assaporarono la mistura degli elementi naturali: il fuoco, l’aria, l’acqua. Come dire l’humus del genere umano: ingredienti sostanziali sostanziali per la stessa magia. Storici, poeti, naviganti, sognatori alle Eolie hanno dedicato almeno un verso di accenno e come può essere questo un caso?? In essi, fra questi narratori senza tempo, fu evidente la consapevolezza che le Eolie erano, e sono, sintesi dell’inconscio collettivo. Un inconscio che mira all’immortalità così come immortali sono gli Dei e la storia ed i luoghi di queste isole che rimangono stampati nella memoria del cuore. Accantonato Ulisse che per recuperare il suo “IO”, abbandonato ad Itaca deve, per gli “occhi” di Omero, transitare in queste isole; e superata anche Circe, vestale di Filicudi, laddove le donne oltre a possedere il dono dell’ubiquità usano stipulare un patto con la Luna determinando il sesso del nascituro, la mitologia delle isole Eolie recita financo Atlantide. Quello splendore architettonico e di civiltà progredita scomparve improvvisamente e quasi certamente qui alle Isole Eolie per una catastrofe di dimensioni inimmaginabili. Ma in questo caso Atlantide, sede dell’oblio, potrebbe rappresentare una proiezione collettiva ancestrale: nessuno sinora è riuscito a documentare la sua esistenza se non nel bisogno di perfezione e dominio. Eppure studi condotti pochi anni addietro da un ricercatore russo, prevederebbero che, se Atlantide, esiste,  sarebbe scomparsa, inghiottita dal mare scavato da esplosioni crateriche, proprio nelle Eolie. In un triangolo, alla base della piattaforma di settanta chilometri quadrati tra Lipari, Salina e Panarea, sarebbero evidenti i resti di quel cataclisma. Teoria fantastica? Possibile! Ed è anche fuori dubbio che un continente, pue se minuscolo come Atlantide, inabissandosi da un alba all’altra senza lasciare alcuna traccia, debba essere scomparso dove “terra trema piegata da viscere infiammate restituite poi agli abissi di pioggia salata…” Siamo alle isole Eolie allora, non ci sarebbe più alcun dubbio …o almeno a noi appassionati di queste sette meraviglie piace pensare così.

Panarea, Eolie Island, bianca di giorno, mondana e candele di notte…

Panarea. Oggi, Una Signora Isola.

La più piccola delle Isole Eolie, ma per fascino e bellezza davvero unica nel suo genere. L’evoluzione di Panarea in questi ultimi anni da isola elitaria e snob a Paradiso per tutti i tipi di vacanza è stata fortissima ed ha investito l’isola di un’aria nuova e più rilassata per alcuni versi .Ogni volta che una nave o un aliscafo giunge al molo del piccolo porto di San Pietro, si ripete un rituale. Centinaia di persone, tra villeggianti ed abitanti, sono lì per vedere chi arriva o per salutare chi parte. Si ha la sensazione di conoscersi un po’ tutti, anche perché ci si incontra più volte al giorno per le stradine dell’isola, percorribili solo a piedi (le auto, pensate, sono bandite!) o con “moto-ape” utilizzate per il trasporto dei bagagli. L’isola è meta di un turismo affascinato, a volte più silenzioso se si tratta di famiglia altre volte meno al calar della sera, ma sicuramente un turista attento quello che arriva a Panarea che sa di doverne rispettare i tempi e le esigenze…qui gli eoliani sono più esigenti che altrove ed il rispetto degli habitat naturali di Panarea è assoluto, così come lo è il silenzio. I turisti hanno anche, negli ultimi trent’anni, acquistato dagli abitanti terreni e ristrutturato vecchi ruderi, con cura particolare ma all’inizio in maniera indiscriminata. Recentemente invece quel “quid pluris” che caratterizza le abitazione delle Isole eolie, i loro colori ed il loro paesaggio circostante sono tornati a predominare. Lo stile Eoliano fin dai tempi antichi era caratterizzato dalla purezza delle linee e dall’essenzialità delle forme, grande economia di mezzi e dall’uso di materiali reperibili in gran parte sul luogo. L’elemento più tipico, il bianco, è invece relativamente più recente: in tempi antichi le pareti rimanevano senza intonaco, sia per una questione di risparmio sia per mimetizzarsi agli occhi dei pirati che infestavano a flotte queste acque. Tanto è vero che una delle contrade prenderà il nome dal temuto Pirata Draugh, che qui era solito ormeggiare le sue navi. Panarea deve il suo nome alle caratteristiche fisiche del terreno – Panaria ( tutta sconnessa) – che consentono comunque delle piacevolissime passeggiate tra hibiscus, piante di capperi e buganville, con lo sguardo sugli splendidi isolotti che le fanno da cornice: Basiluzzo, Dattero, Bottaro, Lisca Bianca, Lisca Nera, le Formiche, I Panarelli ed in lontananza Stromboli. Anticamente era chiamata Euonymos, testualmente “quella che sta alla sinistra” ovvero alla sinistra dei naviganti che da Lipari si dirigevano in Sicilia. eolie verde spazi sabbia e scordi panoramici eolieA monte del porto inizia la contrada di San Pietro, una miriade di casette  bianche disposte a semicerchio una accanto all’altra ed incastonate in una variopinta natura. Salendo sulla sinistra verso sud, una stradina porta in trenta minuti al villaggio preistorico di Cala Junco. Il viottolo si snoda ripido tra le abitazioni, passando accanto alla nuova chiesa di San Pietro con il suo pregevole mosaico e la terrazza da cui si gode di un panorama mozzafiato. Sotto il sagrato della chiesa ha sede la sezione distaccata del Museo Archeologico Eoliano che espone pregevoli reperti di epoca preistorica e classica di archeologia sottomarina. Si svolta a sinistra e dopo un tratto pianeggiante si oltrepassa l’abitato di Drautto, costeggiando la sua baia. In questo tratto si notano le cosiddette “spine” grandi formazioni rocciose resti di una colata lavica che arrivava sino a Capo Milazzese.  Si attraversa la bella spiaggia di Cala degli Zimmari , che consigliamo a chi vuole farsi il bagno senza doversi servire di una barca. Sulla destra del promontorio Cala Junco, forse l’insenatura più bella e suggestiva dell’intero arcipelago delle Isole Eolie.Una piscina naturale di acquea cristallina nella quale si combinano sempre più cangianti il verde, il blu, il turchese. Un tuffo nel blu attorniati da alti scogli di formazione basaltica, prismi di lava che sembrano scolpiti a bugnato, da una spiaggia di grandi ciottoli arrotondati a dallo scoglio Bastimento ed altri appena affioranti che le imbarcazioni a vela cercano di schivare prima di rilassarsi all’ora del tramonto dando ancora in questo meraviglioso spicchio di mare. Una sosta è d’obbligo anche per visitare i resti del villaggio preistorico. Sono state riportate alla luce 23 capanne ovali in pietra dell’età del bronzo, una di queste a pianta quadrangolare era forse il luogo di riunione e culto della comunità. Gli archeologi hanno rinvenuto ceramiche, mortai, macine, pentole e vasellame come se i nostri progenitori siano stati  all’improvviso assaliti e tutto sia rimasto lì esattamente come lo era allora. In ogni caso il posto da loro scelto non ha eguali: una vera fortezza naturale inespugnabile. Un braccio di roccia proteso in mare con le pareti a strapiombo che non ha niente da invidiare per la vista di cui gode a nessun superattico dei nostri giorni. sabbia isole eolieL’itinerario da scoprire alternativo a questo è di circa un’ora e si snoda da porto salendo e svoltando a destra verso Iditella e Calcara sino a Punta del Corvo. La stradina all’inzio si inerpica tra case bianche, bunganville e boutiques, ritrovi, piccoli ristoranti e registra uno strapo in salita all’altezza della vecchia chiesetta dell’Assunta. Più avanti sulla destra vale la pena di chiedere il permesso di entrare per poter godere del panorama del porto e degli isolotti da un terrazzino incastonato tra due grandi massi. Si prosegue in discesa ed andando sempre verso destra si presentano alla vista lo scoglio Spinazzola e l’isola di Basiluzzo. Sulla sinistra superata la trattoria Paolino, le case sono più distanziate ed il sentiero segue un muretto bianco di recinzione sino al bivio che a destra porta alla calcara, una splendida spiaggia di sassi dove affiorano le fumarole. La piana, pavimentata con ciottoli arrotondati, era probabilmente luogo di culto fin dall’età del bronzo. Si risale sulla strada a monte se sempre verso destra, dopo vari tornanti, si incontra Piana Palisi. Dal sentiero a quota 380 metri, si ha una buona veduta su Punta Scritta e dello scoglio Pietra La Nave. Finalmente si giunge alla vetta più alta, Punta del Corvo dalla quale si possono osservare i due versanti dell’isola con visioni d’insieme mozzafiato….. [to be continued]

Isole Eolie la luce del mare…

Isole Eolie, la luce, i colori, il mare di una volta!

Navigare alle Isole Eolie, non è come navigare in qualsiasi altro arcipelago del Mediterraneo. Infatti il mare e la terra di queste isole sono diverse, si respira un’aria particolare che sembra non sia presente in altri posti al mondo. Non si è ancora capito se a rendere così particolare queste isole siano le persone che vi abitano, gli isolani accoglienti, i loro modi di fare, la loro cucina basata sulla pesca, oppure i colori di questa terra che contrastano il blu di questi profondi fondali marini. Probabilmente è l’insieme di tutto questo con l’aggiunta della presenza di vulcani attivi e non, che rendono uniche queste isole. Anche la luce del sole qua sembra essere diversa, intensa e calda illumina paesi, baie e scorci di mare tra i canali che dividono e cuciono le isole, la luce illumina il verde intenso dei boschi di felci e le valli chiamate nei modi più strani.

Qua dove il vento e sempre moderato, l’acqua del mare limpida e scaldata da più fattori naturali, tra cui le attività vulcaniche, il sole ed il vento caldo, si respirano odori di mare e di terra siciliana. Tutto il contorno è costituito da barche all’ancora nelle baie più suggestive o davanti ai paesi che si preparano per la sera. Ristoranti aperti con le loro cucine da cui escono odori di cibo, locali sul mare per gli aperitivi, musiche di sottofondo ed arancini pronti per essere gustati… sono il quadro che si presenta davanti a chi sceglie questa meta. Le Isole Eolie sono un mix di natura, tradizione e divertimento che se frequentate ed attraversata con il mezzo giusto, ovvero la barca a vela, si possono scoprire e conoscere in un viaggio di sette giorni che vi riporterà al contatto e nell’essenza della vita di mare, della vita vera!