continua la Voglia di Navigare…

…il rientro a bordo dopo la serata a Stromboli non è mai uguale, c’è chi torna dal paese dopo aver fatto un shopping, un po’ di aperitivo e qualcuno magari si è avventurato a piedi verso i 400 metri passando dall’Osservatorio per vedere le attività vulcaniche da vicino, mentre i più audaci rientrano con i gommoni dall’escursione notturna verso la Sciara di Fuoco, infatti vedere i lapilli che escono dalla bocca del cratere lanciati in alto per oltre cento cinquanta metri per poi ricadere sul versante nord ovest, ovvero la Sciara di Fuoco ed arrivare sino al mare come punti luce nel buio della notte, ha un fascino irripetibile e anche inimitabile essendo Stromboli unico al mondo come tipo di attività, tanto è vero che il suo tipo di eruzione è Detta Scientificamente Attività Stromboliana.  

La sera è passata in allegria, il tempo è buono altrimenti non saremo qua, si perché Stromboli è un’isola che permette di essere visitata solo quando il tempo è buono, essendo priva di porto, ma anche con un ancoraggio davanti al paese molto aperto, dove spesso anche senza vento c’è onda da nord ovest.

Domani mattina dopo aver salpato e circumnavigato Strombolicchio, scoglio mistico ed Imponente sito davanti al paese Ficogrande finiremo il periplo di Stromboli passando davanti, stavolta di giorno, alla Sciara di Fuoco, nera come il carbone, liscia come la seta, la definirei lucida e calda, polverosa ed infuocata dove nessuno mai ha osato camminare, cercando di risalirla od attraversarla. L’acqua davanti alla sciara a pochi metri dalla costa sabbiosa è subito molto profonda, misura oltre 250 metri di profondità, ed ha un colore blu cobalto molto forte. Ed è emozionante fare il bagno, proprio quando non puoi neanche dare ancora e ti limiti a fare un tuffo veloce vicino alla barca, guardi verso il basso facendo snorkeling e vedi i raggi del sole che invano cercano la profondità, ma si esauriscono prima, facendo si, che pian piano quel blu diventi sempre più scuro fino al nero dell’abisso, nascosto e misterioso!

Ma il capitano non si ferma, naviga, naviga sino quando con rotta verso l’isola di Salina non decide di fare una sosta per il pranzo allo Scoglio della Nave, una fantastica baia giurassica sul versante ovest di Panarea, e si perché al ritorno Panarea è proprio a metà strada tra Stromboli e Salina. Quindi altro bagno in pochi metri di fondo, scogli, posidonia e pesciolini in cerca di cibo sono lo spettacolo che ci riserva questo fondale. Mentre gli ospiti fanno il bagno il Capitano prepara la sua pasta, oggi ci farà assaggiare la sua specialità di paccheri con i calamari, ovvero la calamarata del capitano. Dopo pranzo e che pranzo, ci sta la pennichella sul ponte al fresco del bimini, ma in realtà la barca riparte ancora l’instancabile capitano mette la prua verso Lingua località di Salina dove dopo aver fatto un ultimo bagno della giornata, scenderemo a terra per una cenetta tipica da Alfredo, rinomato bar ristorante dove fanno il pane Cunzato più buono della Sicilia, e la granita, soprattutto la granita… siciliana che più buona non c’è!!

Pane Cunzato Alfredo Lingua… Isola di Salina!

Belli satolli, soddisfatti e soprattutto dopo aver speso veramente poco, meno di una pizza, torniamo sulla nostra barca che ci aspetta all’ancora. Spostarsi di notte con il tender dalla barca alla terra ferma e viceversa è un’esperienza fantastica, quando il mare è fermo e si lascia accarezzare dallo scafo del gommone che muovendo il plancton fa diventare l’acqua fosforescente, “la scia si illumina come una chioma sogni e di stelle, di giorno come di notte, ed i miei sogni sono come l’acqua che scorre sullo scafo, arrivano passano e diventano ricordi di poppa, lascia la scia, lascia la scia… lascia che sia..!!    

Ci siamo appena svegliati, Salina ha una doppia montagna, sembra avere due gobbe altissime e ricche di vegetazione, probabilmente è l’isola più verde dell’arcipelago eoliano, il paesino di Santa Marina di Salina ci attende. Infatti perderemo la mattinata a girovagare tra vicoli stretti e bianchi il colore delle case eoliane, tutti in discesa verso il mare ed in fondo c’è sempre la vista di quel pezzettino di blu che è il mare ogni presente. Piccoli negozi le boutique di questo paesino, un paio di alimentari con frutta locale buonissima, i ristoranti non più di tre, qualche negozio di souvenir ed un paio di pasticcerie dove non puoi dire di no al cannolo siciliano o cassata per la colazione. Qua fa più caldo che a bordo e non possiamo tuffarci, dopo aver goduto di questa accoglienza di Santa Marina di Salina abbiamo capito che è il momento di tornare a bordo della nostra barca a vela, andremo a visitare Pollara prima di staccare alla volta dell’Isola di Filicudi.

Casa Di Neruda

Pollara oltre ad essere una baia dove l’Arco del Perciato sembra indicarne l’ingresso è anche un paese che sorge proprio sopra il faraglione che la sovrasta. Abitato da raccoglitori di capperi, gode di un fantastico panorama e di tramonti in mare che sono unici, Pollara è una delle rare baie delle Isole Eolie che permette di vedere il sole tramontare in mare stando all’ancora. Lo scoglio che sorge al centro della baia, sembra dividerla in due, infatti da un lato il fondale è più alto e si ancorano barche a vela, dall’altro lato dove non di sono più di un paio di metri, amano ancorarsi i motoscafi che hanno bisogno di meno profondità. Questo scoglio è famoso per essere abitato dalle Diomedee un uccello notturno che si distingue per il suo lamentoso canto notturno, solo chi ha avuto la possibilità di dormire una notte all’ancora qua a Pollara, ne ha potuto ascoltare il suono, forse un po’ inquietante, dato che sembra un neonato che piange!

Pollara è anche una località famosa per il film di Troisi, intitolato Il Postino, infatti la casa del Poeta Neruda dove Troisi nella veste del suo postino personale andava in bicicletta a portarli la posta, è situata sul crinale in alto a sinistra di questa baia, infatti si può intravederla anche dal mare, ma con un piccolo trucco, quando non è affittata a turisti si riesce a visitarla da vicino e magari scattare anche qualche foto dove proprio Lui, Troisi e Neruda sedevano sotto il portico cercando metafore…

To be continued…

La voglia di Navigare…

In tour alle Isole Eolie.

Isole Eolie Filicudi

Se ti accorgi che una piccola sensazione di libertà cerca di farsi spazio dentro di te, non soffocarla, portala con te sino a quando non sarà il momento di partire. Non abbiamo nessuna intenzione di scrivere slogan che catturino l’attenzione di chi legge, aspettiamo solo che tu ti presenti insieme a quella piccola sensazione di libertà che ti ha portato a cercarci, cercare le nostre barche, la prossima partenza! Vieni accompagnato da quella piccola sensazione di libertà ed avventura e noi l’accompagneremo insieme a te verso quella realtà che trasforma il sentimento in vita reale e concreta destinazione nell’Arcipelago delle Isole Eolie. Qua sognare è un diritto, navigare è un dovere, rilassarsi in brevi navigazioni tra un’isola e l’altra godendo delle brezze marine che spingono le vele delle nostre barche in modo dolce e costante.

Navigare tra Lipari e Panarea vuol dire domenica l’inizio della crociera settimanale, bagni alla Pomice in acqua caraibiche cristalline sopra finissima spiaggia bianca creatasi grazie a la polvere di pietra pomice, il pranzo e la pennichella del primo pomeriggio. Ma il capitano di li a breve salperà l’ancora alla volta di Panarea, 13 miglia nel canale a vela sotto la brezza di maestrale per poi dare fondo a Cala Junco. Qua lo scenario cambia totalmente, acqua trasparente su fondo di ciottoli, pietre piccole e rotonde levigate dal movimento ondoso che creano anche la spiaggia in fondo alla baia. Ai lati dell’insenatura irti scogli dominanti stile faraglioni, che seguendo un piccolo sentiero è possibile risalirli per godere del panorama, se non che visitare i resti in vetta al crinale dell’antico Villaggio dell’Età del Bronzo, 1200 AC. Ma la giornata non è ancora finita, salpiamo di nuovo ed andiamo a trovare l’ancoraggio per la notte in un baia protetta e vicino al paese per poter scendere più tardi a godere della movida di Panarea. Ultimo bagno a Cala Zimmari davanti alla sua fine spiaggia grigia amata dai bambini per i classici castelli di sabbia, e poi tutti in ghingheri per il paese.

Mistico Stromboli!

Chi vuole qua ha la possibilità di fare serata in locali tipici come il The Bridge, il Banacalì ed il più famoso Raya. Anche se in realtà questi locali prima di diventare discoteche nella tarda notte, offrono meravigliose location per l’aperitivo, infatti prima di cena grandi e piccini possono accomodarsi sulle loro magnifiche terrazze, e al momento del tramonto sorseggiare un aperitivo alcolico o analcolico immersi nei colori del crepuscolo che davanti al panorama composto dalle tante piccole isole davanti a Panarea creano una sinfonia di sfumature date sia dal sole che scende, ma anche dalla tipologia della pietra composta da materiali vulcanici come lo zolfo, la pomice e la pietra lavica nera, un paesaggio da immortalare nella mente per sempre. Tutti questi isolotti come Dattilo, Bottora, Lisca Bianca, Basiluzzo ed altri ancora saranno meta dei bagni di domani, naturalmente dopo una ricca colazione fatta a bordo ed un primo bagno in baia. Si perché svegliarsi al mattino e tuffarsi in mare al posto di lavarsi la faccia nel lavandino, è un buon modo per iniziare la giornata, parola di Capitano!

Al mattino salpiamo ancora e siamo solo a lunedì quando ci lasciamo cala Zimmari di poppa ed andiamo verso Lisca Bianca, qua faremo un bagno su di un sito famoso per la sua attività vulcanica sottomarina. Infatti in cinque, sei metri di acqua si potrà fare snorkeling su una miriade di bollicine che escono dal fondo, facendosi strada tra le rocce e salendo sino alla superficie, un’esperienza fantastica ed unica nei nostri mare. Vi sembrerà di nuotare sotto una pioggia che anziché scendere dal cielo, sale dal fondo del mare. Un acqua molto calda e limpida vi accompagnerà durante questa esperienza che non sarà l’unica che incontrerete in questo mondo primordiale chiamato Isole Eolie.

Ma il capitano non è mai stanco e dopo questo bagno a Lisca Bianca vi accompagnerà a Basiluzzo, qua il paesaggio cambia ancora una volta. Infatti si farà ancora snorkeling ma stavolta tra insenature frastagliate della costa est di questo isolotto, con passaggio di nicchie di roccia naturale sia in superficie che sottomarine per i più esperti nuotatori apneisti. Qua a Basiluzzo gli Antichi Romani avevano costruito una Villa per poter godere dell’attività termale che vi era, tutt’oggi vi è ancora la possibilità di vederne i resti sul fondo del mare a circa 4/5 metri di profondità.

Ma stasera dormiremo a Stromboli, detto Iddù, ovvero LUI il vulcano più attivo d’Europa se non che tra i più attivi del Mondo. Il Capitano ha aperto le vele e stiamo navigando a sette nodi verso l’isola più attesa, più spettacolare. Infatti stasera si potrà osservare l’attività straordinaria sia andando con dei gommoni locali in notturna davanti alla Sciara di Fuoco, sia risalendo il crinale sino ai 400 metri di altitudine di fianco alla Sciara, con la possibilità di cenare al Ristorante Pizzeria l’Osservatorio.

Splendore delle Isole Eolie!

Ma intanto stiamo navigando a vela sotto la solita brezza di nord ovest che ci porta di bolina da Panera a Ficogrande, il paese principale dell’isola. Si perché non è l’unico paese presente, Stromboli gode anche di un altro paesino piccolissimo Ginostra situato a sud ovest, e Piscità che è l’estensione più a ovest di Ficogrande. Il Capitano ammaina le vele la barca rallenta e gli ultimi metri verso l’ancoraggio li facciamo a motore, diamo fondo sulla sabbia, la prua si mette al vento è il momento dell’ultimo bagno prima del tramonto. Scendendo a terra in paese si respira un aria completamente diversa rispetto a Panarea, Stromboli infatti si presenta meno ordinata, direi spettinata, un’isola dal fascino partenopeo, un’isola di pescatori, di scalatori provenienti dal tutto il mondo, un’isola di turismo che dura tutto l’anno grazie al suo vulcano dall’instancabile attività. Ma non necessariamente Stromboli vuol dire salita o visita al Cratere, infatti il paese offre serate fantastiche tra piccole passeggiate nei suoi vicoli profumati di gelsomino notturno, pizzerie dalla pizza fantastica e locali come l’Ingrid dal sapore eoliano, con una mega terrazza che si affaccia dal lato giusto del tramonto per poter godere ancora una volta dei suoi fantastici colori mentre ancora una volta sorseggiate un ottimo aperitivo accompagnato da piccole prelibatezze culinarie tipiche di questo locale… Max il proprietario è amico del Capitano….

To be continued….        

Leggende delle Eolie…

Monastero di Lipari

La leggenda narra che quando nel resto del Mondo soffia forte il vento, alle Isole Eolie ci sia calma piatta. La stessa leggenda ci racconta che in uno degli anfratti delle grotte di Stromboli, Eolo abbia scelto di riposare. E qui alle Sette Isole di acqua, fuoco, terra e mare di vento ne troviamo sempre quanto basta per veleggiare placido ed assorto. Leggermente invelati con genoa a segno e randa aperta la navigazione da Panarea a Stromboli è quella che la flottiglia delle Isole Eolie ama di più. La sosta in baia per il pranzo a Cala Junco è un momento del tour delle Isole che rimane sempre nel cuore e nell’immaginario di tutti forse perché arrivando ci si aspetta sempre una Panarea diversissima da quella che poi in realtà si incontra e le calette di Milazzese e Junco ne sono l’esempio più calzante. Due anfratti rocciosi dalle guglie ispide scavate dall’acqua del mare e del vento che fanno da cornice ad uno specchio di mare iridescente di colori e forme di vita sottomarine. Una calma rilassante avvolge le barche a vela che all’ancora cullano gli equipaggi impegnati nella preparazione del pranzo. Il villaggio preistorico adagiato su una delle due penisole create da scogli sporgenti sovrasta entrambe le baie e Drautto davanti a chiudere il cerchio piccolissimo di questo anfiteatro naturale. I sup fanno slalom tra le barche in rada e raggiungono la piccola spiaggia di sabbia che da questo lato dell’isola è l’unica che permette una camminata per arrivare al centro del paese; è da qui che la strada piastrellata e non dotata di illuminazione parte per inerpicarsi nei vicoli più stretti fino a raggiungere il paese e la Panarea che di cui abbiamo sempre letto, quella snob e confusionaria degli aperitivi al Raya Club o al Banacalì.

Lipari e Vulcano

C’è molto da scoprire di queste Sette isole che spiazza e che lascia inaspettatamente esterrefatti. La bellezza delle Isole Eolie risiede si nelle sue meraviglie naturalistiche, ma soprattutto nelle loro capacità di sorprendere il visitatore ad ogni passaggio. La barca a vela è sicuramente ciò che più permette di godere dei luoghi e dei loro scenari. Siamo a Cala Junco. Salperemo alla volta di Stromboli nel pomeriggio. Cala Junco, senza inutile pretese è  senza dubbio una delle spiagge siciliane più suggestive. Il merito è, anzitutto, della sua suggestiva conformazione: una baia incastonata tra le rocce, una sorta di piscina naturale. Si caratterizza per la forma ad anfiteatro, delimitato da formazioni rocciose. Queste, insieme ai fondali e all’azione dei raggi del sole, danno al mare splendide sfumature. L’acqua va dal blu intenso al verde smeraldo. E lo spettacolo n on finisce qui. La sua fama rende Cala Junco una delle spiagge di Panarea più gettonate, soprattutto nel mese di agosto. Se volete godere appieno di questo spettacolo della natura, il consiglio è visitarla in momenti meno affollati. Una visita è d’obbligo, perché regala indimenticabili momenti di relax. Pare che, ai tempi del villaggio preistorico, fosse utilizzata come darsena. Raggiungere la spiaggia di Cala Junco è facile. Tutto ciò che dovete fare è imboccare un antico sentiero che parte dal Drautto e, in circa 30 minuti, vi porta a destinazione. Questo se partite dal paese lato porto, altrimenti è la barca a vela il mezzo più adatto a raggiungerla poiché l’ancoraggio è facile e sicuro, ottimo anche per la notte. La piccola isola di Panarea offre tanti scorci suggestivi, insenatura affascinanti e paesaggi da scoprire. È perfetta per coloro che cercano relax, ma anche per gli appassionati di snorkeling ed immersioni. Non mancano le attrattive in termini di vita mondana. Le spiagge raggiungibili a piedi dal centro abitato si trovano tutte sul versante orientale e meridionale dell’isola. La parte restante dell’isola è scoscesa e quasi totalmente inaccessibile. Le altre spiagge presenti si trovano nei vicini isolotti di Basiluzzo e Lisca Bianca. Sono tutti isolotti che gravitano attorno a Panarea e che formano un mini arcipelago all’interno dell’arcipelago stesso. Appaiono all’orizzonte come grandi scogli o poco più, ma sono quello che resta di antichi vulcani che con la loro forza hanno sconquassato il mare e la terra circostante nelle ere passate, prima di estinguersi ed inabissarsi: sono gli isolotti minori che si trovano di fronte Panarea i cui principali sono Basiluzzo, Dattilo, Bottaro, Lisca Bianca, Lisca Nera, Spinazzola, Panarelli e le Formiche.

Litografie delle Eolie

Poco più che scogli abbiamo detto, ma in alcuni casi micromondi complessi e delicati che sembrano ferire il mare con i loro artigli di pietra lavica, e che meritano di essere approfonditi. Basiluzzo è la più grande di queste isolette-scoglio e per questo è chiamata spesso “l’ottava isola delle Eolie”. Situata a 3,5 km da Panarea con una superficie di 0,3 chilometri quadrati, formatosi circa 50.000 anni fa ed eroso come gli altri isolotti, dai fenomeni atmosferici e tellurici che hanno scolpito riolite, ossidiana e pomice in queste fortezze che sbucano dall’acqua. Basiluzzo è formata da ripidi bordi a picco sul mare, con una altezza massima di 165 metri, mentre su un lato si trova una sorta di pianoro, che per molto tempo è stato usato come pascolo e coltivazione di capperi. La caratteristica più interessante però è che quest’isola doveva essere una dimora di lusso ai tempi dell’antica Roma, dato che ci sono i resti di una villa romana e di una darsena. La villa, situata proprio sulla sommità dell’isola e dotata di una terrazza con i pavimenti a mosaico gode di una vista privilegiata su Stromboli: sembra che il ricco romano volesse godersi le spettacolari eruzioni con un posto in prima fila! Davanti a Basiluzzo si trova lo scoglio di Spinazzola, ampio oltre 5 metri quadri ed alto 79, completamente a picco sul mare ed inaccessibile. Un tempo Spinazzola doveva essere tutt’uno con Basiluzzo: l’erosione deve averne fatto franare una parte separando per sempre le due isolette. Dattilo, con 287 mq di superficie si erge con la sua caratteristica forma di dito (da cui il nome che in greco antico significa dito) sul mare. La sua forma caratteristica ricorda anche una cattedrale medievale uscita da qualche fantasia sfrenata di chi può immaginare un colosso architettonico in mezzo al mare cristallino. Lisca Bianca deve il suo nome al colore conferitole dalle reazioni chimiche causate dalla fumarole acide, ed è stata usata in passato come cava di allume. Lisca Nera invece non è che un piccolo scoglio che affiora a pelo d’acqua. Bottaro è famosa per un punto nelle sue vicinanze in cui il mare ribolle a causa di una particolare fumarola fredda, che emette bolle di anidride carbonica ma non riscalda l’acqua come in altri punti delle Eolie.

Eolie selvagge

Tutti gli isolotti minori, probabilmente, un tempo erano uniti dalla terraferma e forse addirittura costituivano una grande isola insieme alla stessa Panarea. Oggi sono dichiarati riserva naturale ed è proibito lo sbarco se non per scopi scientifici: sono variamente abitati da specie uniche come la Lucertola Campestre, diverse varietà di gechi, come il geco comune ed il geco verrucoso, e sono zone di nidificazione del Gabbiano Reale. Sulle isole più grandi sono diffusi anche i conigli selvatici che vivono tra varie piante di vegetazione mediterranea come il Fiordaliso delle Eolie, il lentisco, l’atriplex portulacoides, il garofano delle rupi, il finocchio selvatico. Una “misticanza” di profumi, odori, visioni, sapori che rincuorano corpo e anima. Tutte le Isole Eolie hanno bisogno di essere guardate e viste dall’occhio del visitatore attento per coglierne gli aspetti che ad una vista superficiale sfuggirebbero. E questo succede anche e soprattutto a Panarea.

Navigando….

Navigando…

Navigando….

Vista da Pollara, Salina

Anche al mattino la Sciara, nonostante il caldo che oggi si fa sentire già fin dalle prime ore del mattino, si mostra in tutta la sua bellezza, ma più placida, meno mozzafiato, ma pur sempre energica. I fumi della notte si sono trasformati in una specie di nebbia che avvolge tutta la cima e adesso i lapilli di roccia che scendono al mare sono facilmente distinguibili non appena, caldissimi, toccata la superficie del mare, sfrigolano diventando solidi. Lo skipper, attento a non oltrepassare le boe che segnano il limite oltre il quale i natanti non possono avvicinarsi, si mantiene a distanza ma spegne il motore del Margaux affinchè possiamo sentire anche i leggeri boati che accompagnano ogni eruzione, cadenzata, come sempre, ogni circa venti minuti. Nel tragitto che oggi ci porterà verso Salina per la notte, aspetto con ansia di avvicinarmi alla frazione di Ginostra , piccolo borgo incastrato sul lato di Stromboli opposto a san Vincenzo, raggiungibile solo via mare e con piccole imbarcazioni dato l’anfratto piccolissimo adattato a zona portuale. Abitato da appena trenta persone nella stagione estiva, in inverno qui rimangono solo due, tre famiglie di pescatori che letteralmente rimangono isolati per molta parte dei mesi invernali in attesa che le condizioni meteo ristabiliscano i collegamenti. Ma in estate passando da qui con una barca a vela e soffermandosi magari alla fonda davanti al piccolo borgo si ha la sensazione di balzare indietro nel tempo di cinquant’anni. Nel 2004 il vecchio porto è stato ampliato per accelerare le operazioni di evacuazione in caso di calamità naturale. E, nonostante tutto, l’opera ha preservato il paesaggio ed il piccolo porto. Nello stesso anno il paesino è stato collegato con la rete elettrica ed è stata eseguita la costruzione di una cisterna approvvigionata da una nave che proviene da Napoli; fino ad allora l’energia elettrica era alimentata da pannelli solari e da generatori a scoppio, le acque totalmente assenti nell’isola erano raccolte dai tetti delle case per convergere in una cisterna di cui ogni abitazione era munita. Al paesino soprastante si arriva tramite una ripida mulattiera che conduce ad una piazzetta dove risiede un monumento ai caduti della seconda guerra mondiale. Dalla piazza si snodano le due stradine dell’isola, una conduce alla chiesa e l’altra alla spiaggia di Lazzaro.

Panarea, aperitivo al tramonto…

Il paese si distende su un ripido pendio in cui le poche case, tutt’oggi, mantengono l’architettura eoliana tradizionale intatta. Per coloro che amano la pace e la tranquillità questo è un vero paradiso, gli unici rumori percepiti sono quelli del vento, del mare e lo sbattere degli zoccoli del mulo, unico mezzo di trasporto dell’isola, che conduce le merci attraverso la ripida mulattiera dal porto al centro abitato. La vedo da lontano Ginostra, passando, ma rimane la voglia di tornare a Stromboli e di esplorare quest’isola anche via terra, quest’isola che al primo assaggio rimane nella mente come un cuneo, con tutte le sue contraddizioni. La navigazione prosegue lenta e silenziosa fino a Pollara e lo skipper grazie a questa brezza leggera ci regala due intense ore di navigazione che ci fanno assaporare tutto il bello di questo tempo. Partecipo volentieri alle operazioni di bordo, ma anche chi decide di godersi la lettura di un libro in  relax sul ponte di prua o chi decide di assaporare il sole ed i vento non può fare a meno di inebriarsi alla vista dell’apertura delle vele che si dispiegano allo scorrere  delle cime sul winch. La barca a vela è un’isola  intorno alle isole ed in quest’universo indipendente fatto di regole e di spazi contingentati, mi accorgo non mancare niente. In sequenza, prima la randa e poi il fiocco fanno si che lo scafo del Margaux si inclini tanto quanto basta per risalire placidamente la corrente di vento al traverso che pian piano con una serie di bordi ci avvicina a Salina. Passeremo la notte a Santa Marina di Salina, ma per il pranzo decidiamo all’unanimità di fare una sosta, quasi obbligata direi. All’estremità nord occidentale dell’isola di Salina, c’è una delle spiagge più belle delle Isole Eolie. È la spiaggia di Pollara una piccola meraviglia protetta da ripide pareti a strapiombo; quelle del cratere di un vulcano ormai inattivo. La spiaggia è caratterizzata da una lingua di terra a forma di anfiteatro con sassi ghiaia. Vista dalla prua di una barca a vela, la spiaggia di Pollara è anche il posto migliore dove ammirare il tramonto, si dice sia tra i più belli al mondo, dove il sole assume il colore rosso fuoco e tramonta accanto alle isole di Filicudi e Alicudi.

Filicudi al tramonto.

Di fianco alla spiaggia di Pollara, raggiungibile via terra solo attraverso una scalinata tra gli scogli, c’è la spiaggia conosciuta come Le Balate, dagli antichi antichi ricoveri per le barche, incastonati nella roccia e così chiamati. Accanto, avvicinandosi in  barca lo spettacolo che si apre alla nostra vista è l’arco naturale di Punta Perciato, un grande arco creato nel promontorio dalla forza del mare. Qui il tender del Margaux arriva perfetto avvicinandosi agli scogli e ci permette un’immersione nelle profondità marine di quest’isola che a poco più di due metri sotto il livello del mare mostra ancora piccole barriere di coralli rossi abitati da murene oramai avvezze alle immersioni dei turisti. Le acque calde delle Isole Eolie ci permettono immersioni senza grandi attrezzature e la permanenza in acqua è piacevole anche se prolungata. Il pranzo a Pollara ci circonda con i suoi fondali limpidi e cristallini e la poseidonia permette un ancoraggio sicuro nel bel mezzo della baia con vista su Filicudi. I pranzi in barca a vela sono sempre un’esperienza di convivialità che non ho mai assaporato in nessun altro tipo di vacanza ed il gruppo è tanto affiatato quanto rumoroso e pieno di idee diverse e sempre nuove. Non so perché e come succede, ma alla fine ci troviamo sempre tutti d’accordo su dove andare e come organizzare la giornata. Devo dire che la presenza dello skipper che ci anima e nello stesso tempo che indirizza con la giusta misura le nostre decisioni è un sapiente ago della bilancia sia per esperienza che per la sola sua presenza. Siamo stati fortunati; la combinazione di gruppo, skipper e barca a vela è risultata vincente fin da inizio settimana e quest’atmosfera placida e tranquilla è una bolla di pace in cui tutto il nostro equipaggio si grogiola. La cucina eoliana, il vino bianco ed i racconti fantasiosi delle ore di navigazione del nostro skipper fanno il resto… [to be continued]

Girovagare, pallido e assorto…

Girovagare, pallido e assorto…

Sabbie nere, Isola di Vulcano.

“Che hai stamattina Giorgio?””Mah, non so, mi sono svegliato carico dei pensieri di casa, lavoro, conti, pubbliche relazioni. Mi sembrava tutto così lontano ieri ed invece stanotte le preoccupazioni è tornato ad assillarmi…” “Prova ad andare su in pozzetto..guarda fuori…mi sono spostato a Cala Junco stanotte, un tratto brevissimo, volevo farvi ammirare questa baia al mattino…dormivate, ho pensato fosse il momento giusto”. Lo skipper ha ragione e mi riporta alla mia realtà, quella che nottetempo mi ero dimenticato nel dormiveglia. Mi sporgo appena dal tambuccio e sento la brezza della mattina inebriarmi e smuovermi i capelli, l’odore del salmastro acre nelle narici ed il promontorio di Cala Junco di fronte a me…è un tutt’uno pensare, salire, fare e tuffarmi. La sensazione del fresco dell’acqua sulla pelle mi sveglia dal torpore del sonno e dopo poche bracciate anche la sensazione di freddo se ne va. La temperatura dell’acqua delle Isole Eolie è a tal punto mite da sembrare di godere di un riscaldamento del sole anche nelle ore notturne ed invece sono le esalazioni vulcaniche che provengono dal fondo a renderla tale e piacevolissima anche di prima mattina. La spiaggia è vicina, l’ancoraggio è perfetto e quindi decido di allontanarmi dalla plancia di poppa del Margaux per avventurarmi verso la piccola costa davanti a me. I miei compagni di viaggio stanno ancora dormendo, lo skipper organizza la giornata ed io ho tutto il tempo di godermi questa nuotata. L’acqua mossa sul fondo dalla posidonia dona a questo specchio di mare caratteristiche tutte particolari ed il blu profondo va scemando mano a mano che mi avvicino alla piccola spiaggetta che porta poi in paese. Metto i piedi a terra camminando nell’acqua e li vedo limpidi sotto la superficie quasi nitidi tanto il mare è pulito…chissà quando ricapiterà di vederne uno simile.

Isola di Stromboli, Ginostra.

La testa di nuovo sgombra e leggera ha modo di ammirare il paesaggio intorno a me e gli occhi cercando di catturare ed immagazzinare più immagini possibili; il verde lussureggiante sopra le rocce, la spiaggia nera e finissima sotto di me e quell’inconfondibile profumo di bouganville misto ai sentori dei fiori del cappero che solo su quest’isola non svaniscono mai. Dalla prua del Margaux in lontananza scorgo la ciurma che richiama la mia attenzione facendomi cenna di avvicinarmi. Immagino che la colazione sia pronta e mi avvio quindi ad ampie bracciate a preparare con loro. La mattina scorre placida e poco prima di pranzo salpiamo tirando su l’ancora alla volta di Lisca Bianca, di cui mi pare di ricordare aver letto su molte guide come uno dei luoghi naturalistici più spettacolari delle Isole Eolie. Sono in sostanza due grandi scogli dalla cima piatta di un bianco abbagliante misto al giallo sulfureo che esala dalle pendici; scogli in mezzo ai quali lungo una specie di corridoio di acque cristalline le imbarcazioni della nostra flottiglia trovano posto per ancorarsi. Lo skipper prepara subito il tender per portarci ad ammirare lo spettacolo della solfatare sottomarine e quindi ci prepariamo con la nostra attrezzatura da snorkeling per raggiungere il tappeto di “bolle” di cui abbiamo tanto sentito parlare. Alcuni di noi, me compreso, decidono di avviarsi a nuoto e lo spettacolo delle esalazioni di zolfo che fuoriescono dal terreno in una colonna di microscopiche bollicine è davvero emozionante; se ne riesce a sentire perfino l’odore sott’acqua e come dei bambini vi nuotiamo in mezzo senza curarci del tempo che passa. Il pomeriggio ci aspetta una bella ora abbondante di navigazione verso Stromboli e contiamo che una brezza pomeridiana ci aiuti a tirar su le vele per godere del veleggiare del Margaux. La flottiglia in navigazione crea un estemporaneo quanto divertente gareggiare a suon di colpi di winch ed anche noi, neofiti, non ci sottraiamo a questa ora di scuola d’altura inaspettata e molto gradita. Lo skipper, dall’alto della sua esperienza oceanica ci coinvolge volentieri nelle manovre di bordo cercando di condurre il Margaux verso i 10 nodi al traverso ed è sempre emozionante il momento in cui, a motore spento, si riesce a godere del sibilo del vento che scorre sulla randa e sul fiocco a prua. Lasciandoci alle spalle lisca bianca e Panarea la visuale sullo Stromboli si fa subito nitida; l’isola appare maestosa e la sua inconfondibile forma vulcanica ne descrive, già da sola, la sua natura .

I fanghi, attività vulcanica naturale.

Vulcano attivissimo per le sue eruzioni appunto dette “strombolane”, le sue pendici si animano a cadenze regolari ogni circa venti minuti, disegnando un pennacchio nel cielo. Le eruzioni dello Stromboli, visibili di giorno sotto forma di fumate nerastre, mostrano tutta la loro imponente natura al calar della sera lungo il lato della Sciara del fuoco, versante lungo il quale il vulcano ha formato, eruttando dal suo cratere più grande, una lingua di detriti e magma che scende fino al mare. Già da questa distanza l’imponenza del cratere ci abbaglia ed avvicinandosi sottocosta Iddu si erge in  tutta la sua prorompente audacia alla nostra sinistra dove possiamo notare il susseguirsi di tante piccole spiagge di detriti magmatici nero pece che il vulcano ha accumulato negli anni. Ci avviciniamo a San Vincenzo, il piccolo borgo di case bianchissime che senza paura ed imperterrito, abitato anche in inverno resiste alla paura…anzi no, rilutta la paura ed ama il suo compagno rumoroso come se fosse parte di una quotidianità a noi comuni mortali assolutamente sconosciuta. Non è un luogo semplice quest’isola e proprio queste sue contraddizioni la rendono forse, ai miei occhi, la più attraente in assoluto. Come si può pensare di lasciare la civiltà così come noi la conosciamo per trasferirsi, come alcuni mi raccontano di aver fatto, in un luogo isolato per gran parte dell’inverno in cui alla tue spalle il sentore di dover all’improvviso scappare, si alimenta sempre più ogni volta che lui erutta? Non lo so, davvero. Non so darmi risposta sensata, ma sul volto e nelle parole di chi mi racconta aver fatto tutto ciò non leggo ne sento note di rammarico ne di insoddisfazione. Sembra che quest’isola e gli isolani che la abitano bastino a sé stessi ed abbiano creato un rapporto di convivialità tale che la paura ha lasciato lo spazio al rispetto profondo per la natura e per le sue manifestazioni anche violente. Mi spiace non capirlo,  mi spiace non poter varcare le soglia della poca confidenza con queste persone perché se potessi chiederei loro come fanno e perché. Mi rendo conto mentre scrivo che forse qualcuno si offenderebbe e mi direbbe semplicemente di fare silenzio e di guardare lui.

Lipari
Arcipelago Isole Eolie.

Ed io che sono da poco più di due ore qui e che non riesco a smettere di sussultare ad ogni crepitio, magari, forse, capirei. O magari no. Che importa. Mi sembra di essermi innamorato di questo posto non da ora, ma di esserlo sempre stato. [….to be continued]

…perchè andare alle Eolie!

Scorcio Eolie Island

Piccole onde di colore blu, leggere, trasparenti, coordinato il suo moto, irradiato dalla luce del sole, i canali delle Isole Eolie sembrano tutti così, così diversi tra loro, ma tutti conducono a piccole rotte di luce tra le sette perle, così chiamate le sette Isole dell’Arcipelago Eoliano; Lipari la più grande, Vulcano aspra e imprecisa, Panarea la più elegante, Stromboli l’isola di fuoco, Salina verde rilassante e famigliare, Filicudi così come era 50 anni fa, povera e straordinaria, Alicudi solitaria e piccola che sembra la figlia di tutte.

C’è chi dice che queste isole siano state povere, talmente povere che negli anni 50 venivano abbandonate, i pescatori che le abitavano, chi riusciva, vendeva la propria abitazione per il corrispettivo di un biglietto della nave che gli avrebbe portati in America a cercare fortuna, qualcuno l’avrà anche trovata.

Chi è rimasto oggi vive di turismo, il turismo delle Eolie non è il solito che siamo abituati a frequentare  conoscere in altre località italiane, alle Eolie non si va una sola volta, alle Eolie si deve tornare, perché una settimana non è sufficiente per viverle, conoscerle e respirarle tutte… Le Isole Eolie vanno vissute di giorno, ma anche di notte, ma la notte non si passa solo nei locali eleganti dove si bevono cocktail e si può ballare nelle discoteche sino all’alba, la notte si passa all’aperto sotto stellate che avvolgono ogni cosa, sdraiati su spiagge nere o bianche ancora calde della giornata di sole, la notte si passa ai piedi dei vulcani che mentre ti fanno sentire la forza nella terra che trema, puoi vedere anche tutta la loro magnificenza lassù, in alto sulla vetta dove il cratere aggiunge lapilli sparati tra le stelle, fumo e piccoli tuoni che sembrano lamenti della montagna stessa. Alle Eolie si cammina scarsi per sentire il calore della sua terra, si esce quasi svestiti perché l’aria calda sulla pelle ti fa star bene, alle Eolie le luci sono solo quelle delle candele appoggiate sui muretti delle case, dei locali, delle Chiese. Alle Eolie le auto non possono disturbarti perché non ci sono e quelle poche sono lontane o ferme, alle Eolie si cammina.

Barca a vela.

La notte se ti capita di spostarti con il tender dalla rada al pontile, o da una barca all’altra puoi rimanere affascinato dalla scia luminosa che il plancton crea, una scia luminosa nel mare che come una chioma di luce e di stelle sembra dividere il mare per poi ricucirsi solo pochi metri dietro il tuo passaggio, alle Eolie tutto può essere magico, le cose possono accadere ma devi provocarle, devi cercarle e loro sapranno darti quello che vuoi, le Eolie sono gentili e non ti deluderanno.

Mangiare alle Isole Eolie ti permetterà di ritrovare in bocca quei sapori che arrivando sono già nell’aria, il profumo delle piante come il rosmarino che nasce spontaneo, le piante del cappero, il finocchietto selvatico, il profumo dell’acqua di mare degli scogli e delle alghe fresche ti permetteranno di assaporare con una boccata di aria tutti i sapori del mediterraneo, sapore di mare, del loro pescato e cucinato nella maniera più semplice che esalterà solo la semplicità dei prodotti stessi, i sapori della Sicilia concentrati in queste terre ciclopiche.

Il popolo locale eoliano ha saputo accogliere negli anni il turismo in un modo che raramente si verifica, le Eolie sono Isole di un’isola la “Sicilia”, ma sembrano vivere di una loro personalità, entità, hanno un fascino docile ed accogliente, sono fiere di se stesse, ma senza mai farti sentire a disagio, alle Eolie quando arrivi per la prima volta ti senti li da sempre e la sensazione di esserci già stato ti pervade, ma soprattutto si creerà un legame che ti farà tornare, perché alle Eolie si torna sempre!!

Stromboli, vulcano attivo.

I piccoli traghetti che le collegano alla Sicilia, porto di Milazzo, gli aliscafi veloci che come autobus le legano da sempre, le fanno sentire vicine e lontane nello stesso momento. Sul porticciolo di Lipari al mattino c’è fermento, piccoli pescherecci che rientrano con il pesce, Ape Car che come zanzare impazzite caricano generi alimentari per i ristoranti, per gli alberghi, per le cambuse delle barche a vela che ormeggiate ai pontili Portosalvo, Buon Fonda o Lipari Service aspettano di mollare gli ormeggi per partire con i loro charteristi alla volta della crociera, il tour, la navigazione lenta spinta dalla brezza di mare, spinti dalle onde del mare, dal sole caldo. Il porto di Lipari è vissuto da tutta la popolazione, il paese è il porto ed il porto è l’Isola per antonomasia. Tutto passa da qua, cose, persone, animali, genere alimentari e perché no ogni tipo di umore, di gioia, di sentimento, di amore, prima o poi passa da qua… passa dal porto di Lipari l’ingresso delle Eolie!!

Tutto inizia quasi sempre qua, le persone arrivano e ognuno di loro prende la sua direzione, verso i pontili per chi navigherà sulle imbarcazioni a vela, verso soggiorni a terra come hotel, resort, case vacanza. Tutti con un’unica passione, il mare, la spiaggia, il sole, la buona cucina, la voglia di vivere un’esperienza ad un ritmo lento e piacevolmente scandito dalla natura, dalla semplicità che solo posti come queste isole riescono tutt’oggi a donare.

In barca a vela…

Acqua del mare, verde delle felci, dei vigneti di malvasia, delle piante del cappero, bianco della pomice o delle saline di Salina, nero della lava rafreddata, indurita cuocente sotto il sole, rosso del magma che esce dai crateri di notte, blu del cielo, bianco delle case, punti di luce nel tetto del cielo… le stelle, colori dei pescherecci bianchi e blu navigano sulla linea dell’orizzonte, il color crema delle lance locali che portano i turisti a fare il giro dell’isola, il bagno, la schiuma delle onde ed aria, sono i colori che circondano la vita di queste isole che godono di un’atmosfera particolare, il tempo le ha attraversate ma come fanno i marinai, passandoci attraverso, sopra, ammirandole, amandole e lasciando tutto immutato, incantato oggi come allora, e come lo saranno anche tra cento anni grazie all’attenta conservazione che hanno i loro abitanti, nativi o non che ogni giorno si prendono cura di loro… le piccole sette sorelle, le Isole Eolie!!

Isole Eolie, patrimonio dell’Unesco.

Le Isole Eolie, splendore vitale…

I crateri delle Eolie

Il Fondo per la Preservazione delle Isole Eolie è una fondazione dedita alla tutela della bellezza naturalistica delle Isole Eolie e alla promozione di un turismo che aiuti la fondazione stessa nella tutela dell’ambiente dell’arcipelago “Delle Sette Sorelle”. Uno dei motivi per cui questa fondazione è stata creata è stato ed è quello di raccogliere fondi da utilizzare per sostenere economicamente iniziative che aiutino l’ambiente delle Isole Eolie tutte ed in particolare la sostenibilità di un turismo consapevole. Questi progetti vengono portati avanti anche da associazioni locali ed anche questa iniziativa è nata dall’amore di un gruppo di amici per le loro isole. Un gruppo di persone che si sono rese conto che i difficili equilibri tra l’ecosistema, fragilissimo, delle Isole Eolie ed il turismo hanno bisogno di essere regolamentati.

Il turismo sostenibile, sia quello marittimo delle moltissime barche a vela che si recano qui in estate sia quello terricolo che negli anni ha subito una rapida ascesa, non è così semplice da capire e sostenere per chi in queste isole non ci vive e convive 365 giorni all’anno. La fondazione è nata nel 2015 dall’idea di un gruppo di ragazzi residenti nell’arcipelago che si sono posti l’obbiettivo, in realtà difficilissimo da realizzare, di raccogliere sia sul territorio italiano sia altrove nel Mondo, risorse economiche che aiutassero a finanziare progetti virtuosi per l’ambiente marino che per le isole Eolie è la maggiore fonte di sostentamento durante il periodo estivo sia per gli isolani che affrontano durante l’anno periodi di difficoltà notevoli. I problemi sociali ed ambientali hanno imposto alla fondazione di collaborare anche con partner esperti in questi campi ed è stato anche necessario commissionare studi che hanno necessariamente dovuto coinvolgere la comunità tutta delle isole Eolie e che hanno poi contribuito a rendere la voce degli Eoliani più forte , ma soprattutto più consapevole . Le piccole comunità delle Isole eolie che in inverno si affievoliscono ancora di più per numero hanno bisogno di essere sostentate in tutti i periodi dell’anno per prosperare e per non depauperare le già limitate risorse presenti su queste isole: le specie marine che pullulano sotto il livello del mare, i terreni fertili ed il paesaggio tra i più vari di tutto il Mediterraneo, la biodiversità e le bellezze naturalistiche che attirano ogni anno migliaia di turisti da tutto il Mondo. Uno degli aspetti che più ci stanno a cuore è quello di avvicinare il turista che arriva in barca a vela e soggiorna nelle nostre baie all’Isola in se stessa, nel suo insieme e nei suoi molteplici aspetti poiché è questo in effetti l’unico tipo di turismo non “usa e getta” capace di godere della bellezza di queste isole più da vicino. Negli anni coloro che risiedevano per lunghi periodo in estate alle Eolie hanno fatto spazio ad un tipo di turista itinerante e meno terricolo che arriva sull’isola dal mare ed in mare risiede. Sempre più consapevole della fortuna ambitissima che ha ad essere così stabilmente vicino all’aspetto più vivo e vero di queste isole, il Mare.

Da Vulcano, vista Lipari.

Le Isole Eolie e le loro bellezze naturalistiche hanno attirato viaggiatori, esploratori e naviganti durante tutto il corso della storia e negli anni addietro una popolazione varia di turismo. Coloro che per primi abitarono queste isole vi approdarono circa nel 5000 a. c. ed in ogni isola, a guardar bene, ne sono rimaste tracce ovunque e di tutti i popoli che nel corso dei secoli vi hanno abitato, soggiornato oppure sono stati qui solo di passaggio : le popolazioni etrusche, romane, greche , arabe, cristiane, Aragonesi ed anche turche. Solo recentemente però, nel 2000, l’arcipelago delle Isole Eolie è stato dichiarato Patrimonio dell’Unesco anche e soprattutto perchè sedi e custodi di due dei fenomeni vulcanici più attivamente cospicui ed unici nel Mondo : quello dello Stromboli e quello di Vulcano.

A partire dagli ultimi anni, il turismo in tutto l’Arcipelago ha subito una crescita esponenziale mano a meno che si sviluppavano siano le richieste per le attività di charter in barca a vela sia le attività recettive ed alberghiere nelle isole stesse. La popolazione durante l’inverno sfiora , ma non supera mai o perlomeno difficilmente i 10.000 abitanti;  tuttavia, a partire dalla primavera e per tutto il periodo estivo che solitamente si prolunga fino alla metà di settembre, i comuni delle Isole Eolie si ritrovano a gestire una popolazione turistica che fa salire gli abitanti fino a quasi 100.000 unità. Questo richiede un fabbisogno di risorse, soprattutto acqua ed energia che talvolta scarseggiano anche in condizioni normali ed ultimo, ma non meno importante il problema della gestione e dello smaltimento dei rifiuti che aumentano enormemente in questo periodo e che devo essere smaltiti ed in breve tempo.

Tutela e conservazione del mare e delle specie marine presenti

Il mare di Pollara, Isola di Salina

Il mare delle isole eolie vanta una grandissima e rigogliosa popolazione marina nonostante la pesca sia, in queste zone, una delle maggiori e più redditizie attività. Ci se ne rende conto soprattutto nei momenti di navigazione per chi sceglie di trascorrere qui una settimana in barca a vela poiché nei momenti di navigazione e di spostamento da un’isola all’altra orde di delfini seguono festose le imbarcazioni che si spostano in flottiglia. Uno degli obbiettivi di maggiore interesse dell’Associazione è quello di riunire e tutelare gli interessi dei pescatoti locali in modo da formale una rete trasversale di contatti per difendere la proprio attività di pesca dalle invasioni dei grandi pescherecci proveniente dal continente.

Uno degli aspetti più caratteristici della flora e della fauna marina delle Isole Eolie è la presenza delle FENEROGAME sia al largo sia lungo le coste. In molti casi negli anni passati e adesso con molto più rispetto delle regole, le imbarcazioni ancoravano in baia senza rispettare il divieto di dare fondo nelle zone di presenza della Posidonia Mediterranea in questo modo danneggiandola pesantemente. Se questa flora marina scompare di conseguenza la costa pian piano si erode e le spiagge rimasta, già provate dai cambiamenti atmosferici rischiano di sparire del tutto.

Uno degli obbiettivi più a lungo termine è quello di regolamentare in modo sostenibile la pesca e di creare delle aree protette per ampliare gli habitat marini più a rischio

TUTELA DEL PAESAGGIO

Grazie ai due vulcani attivi e alle numerose caldere che sono diffuse più o meno in tutte le aree marine e terricole dell’Arcipelago delle Isole Eolie, queste isole hanno la possibilità di dar vita ad un ambiente protetto unico con la creazione di un “Parco dei Vulcani delle Isole Eolie” e di conseguenza promuovere un turismo alternativo a quello classico e se vogliamo anche di nicchia che si affianchi al charter in barca a vela e che rivaluti le bellezze naturalistiche di queste isole

Le Isole Eolie accolgono habitat fragili e comunità rare, sia marine che terrestri. Ad oggi sono state avvistate e catalogate molte specie a rischio estinzione. Prima dell’avvento del turismo, le isole Eolie vantavano un’agricoltura rigogliosa. Salina resta l’unica isola rurale, dove si producono prestigiosi vini locali, semi antichi e coltivazioni tradizionali, anche se sono presenti interessanti iniziative in ogni isola. Oggi l’approvvigionamento alimentare alle Eolie dipende totalmente dalle importazioni con conseguente perdita del paesaggio rurale e delle conoscenze tradizionali. Le colture attive sulle isole coprono meno del 10% del fabbisogno necessario. Questo ha provocato anche un aumento del traffico marittimo, dei prezzi del prodotto e spesso la mancanza di risorse essenziali per alcune isole durante i mesi invernali.

LA MISSIONE DI QUESTA FONDAZIONE

Filicudi, il centro di recupero tartarughe.

L’obbiettivo che questa fondazione si propone è quello di tutelare gli ecosistemi che in questo Arcipelago sono unici e soprattutto quello di promuovere un turismo più sostenibile e a misura di ambiente. Un’iniziativa da sottolineare è quella incentivare e portare alla luce i problemi e le mancanze che i cittadini per primi vedono esplicarsi sul territorio e di portare queste tematiche sul tavolo di confronto

“Isole Eolie: un arcipelago di saperi e sapori” una guida sul mare eoliano, alla scoperta degli ambienti marini, delle specie e delle ricette tipiche a base di pesce locale. Il libro è stato scritto dai biologi marini Enrico Navarra e Mauro Cavallaro per Associazione Kurma, con il supporto di Aeolian Islands Preservation Fund e Blue Marine Foundation.

L’intento è stato quello di creare uno strumento informativo approfondito sul mare delle isole, trattando temi quali l’ecologia marina, le normative attuali in tema di pesca professionale e sportiva, le caratteristiche biologiche delle specie marine più commercializzate sulle isole, le ricette della cucina locale.

Ogni specie marina viene descritta tenendo conto delle caratteristiche biologiche, dei valori nutrizionali, delle modalità di pesca e del livello di criticità IUCN (International Union for Conservation of Nature) nel Mediterraneo, con la volontà di informare il consumatore sulle specie in diminuzione o a rischio estinzione. Una sezione è dedicata alle taglie minime consentite.

Vulcano, Vulcano dei Vulcani

Dumas Viaggio nelle Eolie

Un canale, largo appena tre miglia, separa Lipari da Vulcano. Grazie all’abilità dei nostri rematori, riuscimmo a percorrere questo tragitto in meno di quaranta minuti.

Vulcano, l’antica Vulcania, è l’isola eletta da Virgilio a succursale dell’Etna e fucina di Vulcano.

Insula Sicanium Juxta latus Eoliemque

Erigitur Liparem, fumantibus ardua saxis;

Quan Subter specus et cyclopum exesa caminis

Antra Aetnea tonant, validique incudibus ictus

Auditi referunt gemitum, striduntque cavernis

Stricturae chalybum, et fornacibus ignis anhelat

Vulcani domus et Vulcania nomine tellus

I crateri di Vulcano, Isole Eolie.

Del resto, l’isola è proprio degna di tale onore perché, se ben sia evidente che dopo 19 secoli abbia perduto un po’ del suo calore, una bellissima fumata è succeduto al fuoco che sicuramente a quel tempo usciva dai crateri. Vulcano simile all’ultima vestigia di un mondo bruciato, si spense dolcemente in mezzo al mare che sibilava, bolliva e gorgogliava tutto intorno. E’ impossibile, anche a volerla dipingere, dare un idea di questa terra in preda alle convulsioni, ardente ed in quasi fusione.

A questa strana apparizione, non sapevamo se questo nostro viaggio fosse un sogno e se questa terra fantastica si sarebbe dissolta davanti a noi nel momento in cui credevamo di metterci piede sopra.

Fortunatamente eravamo svegli e sbarcammo su quest’isola per strana che fosse. Scesi a terra ed il nostro primo pensiero fu quello di informarsi da due o tre passanti, accorsi a vedere la nostra barca arrivare al molo, dove fossero i figli del generale Nunziante.

Non solo ci mostrarono immediatamente la casa sul mare dove essi abitavano, che del resto era l’unica sull’isola, ma ancora meglio, uno degli isolani a cui ci eravamo rivolti corse avanti sulla lunga spiaggia ad avvisare i fratelli del nostro arrivo.

In quel momento ce ne era uno solo, quello maggiore, vedemmo venirci incontro un giovanotto siculo sui ventidue, ventiquattro anni che, ancor prima che mi fossi presentato ci accolse con una incantevole cortesia.

Stava finendo di fare colazione e ci invito a mettersi a tavola con lui. Sfortunatamente avevamo avuto l’accorgimento di fare altrettanto un ora prima: dico, sfortunatamente visto che la tavola era imbandita di prodotti eoliani, con una magnifica aragosta che faceva gola solo a guardarla, soprattutto a chi non ne aveva più mangiata dopo la partenza da Palermo. Tanto che non potei trattenermi dal chiederli dove avrei potuto trovare all’interno dell’arcipelago eoliano quel prelibato crostaceo. Ci rispose che si pescavano davanti a Panarea, di fronte a quella miriade di scogli, ogni scoglio aveva un nome diverso, Basiluzzo, Dattilo, Lisca Bianca, Panarelli, formiche di Panarea, Lisca Nera, Bottaro ed altri, ma la maggior concentrazione di aragoste era sul lato nord ovest dell’isola dopo Cala Junco ad ovest dello scoglio della Nave, sarebbe bastato dirlo al nostro capitano, e lui sicuramente con i marinai avrebbe provveduto a pescarne a volontà per rifornire la nostra cambusa, la credenza della barca.

Presi nota di quelle importanti informazioni sul mio diario di bordo. Non appena il nostro ospite si alzò da tavola, arrivo il fratello minore: un ragazzo con meno di venti anni. Il maggiore ce lo presentò subito ed il minore ci rinnovo il benvenuto che avevamo già ricevuto. I due fratelli vivevano insieme soli ed isolati, in mezzo a quella gente che in quest’epoca non godeva di eleganza, ma povertà, fu allora che venimmo a sapere che sull’isola vivevano deportati, lasciati li ai lavori forzati per crimini commessi.

I nostri ospiti vollero assolutamente farci gli onori di casa, l’ultimo si sbrigò con due uova e quello che rimaneva dell’aragosta, dopodiché i due giovanotti si misero a nostra disposizione.

Il primo luogo curioso che ci proposero di visitare fu un piccolo vulcano sottomarino, che in un raggio di sessanta-ottanta metri scaldava l’acqua a temperature che si aggiravano intorno ai settanta gradi. Era proprio la che lasciavano cuocere le loro uova. E poiché si accorsero dei nostri sorrisi increduli per via di quel dettaglio culinario, fecero un cenno ad uno dei forzati perché portasse un paniere con dentro delle uova per fare seduta stante del piccolo esperimento.

Il piccolo paniere sostituiva ramaioli e pentole; adagiandolo sull’acqua il peso delle uova lo faceva affondare per metà, quindi lo si lasciava, orologio alla mano per tre minuti immerso nel mare ed ecco che le uova erano cotte a puntino.

Grotta sotto il cratere, Isole Eolie

Dopodiché iniziammo ad inerpicarci su per il cratere del primo vulcano. Ad ogni passo sentivamo rimbombare la terra sotto nostri piedi come se stessimo camminando su delle catacombe: non si ha idea dei una fatiche simile per l’ascensione  alle undici del mattino, sopra un terreno rovente e sotto un sole infuocato. La scalata durò circa quarantacinque minuti e ci ritrovammo sul bordo del cratere, era spento e non offriva niente di particolarmente curioso, così ci incamminammo verso il secondo cratere a circa un migliaio di metri sopra il primo ed in piena attività. Durante il tragitto costeggiammo una montagna piena di grotte; alcune erano chiuse da una porta ed anche da una finestra; altre somigliavano a delle vere e proprie tane per bestie selvatiche: era il villaggio dei forzati. Circa quattrocento uomini vivevano su quella montagna ed a secondo se fossero più o meno industriosi o più o meno lascivi, lasciavano abbrutire la loro dimora, oppure tentavano di renderla più accogliente e confortevole.

Dopo una salita durata circa un ora ci ritrovammo sulla bocca dell’altro vulcano, in fondo al quale nel bel mezzo della fumata che usciva, scorgemmo un cantiere intorno al quale si dibatteva una intera popolazione. La forma di questa profonda fossa era ovale e nel punto più largo poteva misurare mille passi di lunghezza; vi si poteva scendere per un agevole pendio, di forma circolare, prodotto dallo smottamento di una parte delle scorie vulcaniche ed abbastanza dolce da essere praticabile da carriole e barelle.

Ci vollero quasi venti minuti per raggiungere il fondo di questa immensa caldaia, mano a mano che scendevamo il calore del sole e di questa immensa caldaia aumentava. Arrivati alla fine del pendio ci dovemmo fermare perché l’aria era a stento respirabile. Nel giro di pochi minuti iniziammo ad abituarci alle esalazioni solforose emanate dal cratere del vulcano, e dalle pareti del cratere ricoperte da una miriade di crepe da cui usciva fuori questi soffioni maleodoranti di zolfo. Tuttavia eravamo costretti a salire sulle rocce più alte per tentare di respirare un po’ di aria più pura. Quanto alla gente intorno a noi sembrava abituata ed a non soffrirne più l’effetto sgradevole.

Dopo un ora di esplorazione, risalimmo sempre accompagnati dalle due nostre giovani guide che non ci vollero abbandonare un solo istante. Dopodiché una volta arrivati nuovamente in spiaggia, uno ci lasciò per andare a pescare alla Baia di Vulcanello, mentre l’altro doveva andare a sbrigare alcune pratiche alla piccola fattoria che si trovava a sud dell’isola in una località chiamata Gelso, e da quel che ci disse sembrava che la producessero anche dell’ottimo vino isolano chiamato Inzolia.

Più tardi durante la cena a cui eravamo stati invitati ne avremmo degustati alcuni ottimi bicchieri…       

Dumas e le Isole Eolie

Filicudi Isole Eolie
Eolie di Dumas

Gli uomini dell’equipaggio, abituati com’erano a quello spettacolo, ci chiesero se avevamo bisogno di qualcosa, ma alla nostra risposta negativa scesero sotto coperta senza che i bagliori che illuminavano l’aria a giorno o le esplosioni che le facevano vibrare riuscissero a distrarli dal proprio sonno. Rimanemmo sul ponte fino alle due del mattino fino a che stremati dalla fatica e dal sonno, ci decidemmo ad andare in cabina. Quanto a Milord nulla riuscì ad indurlo a fare altrettanto e rimase tutta la notte sul ponte della barca a vela a ringhiare ed abbaiare contro la voce tumultuosa del vulcano. La notte restante passo lenta, lo scafo dell’imbarcazione rollava al passare delle tonnare che all’alba si avviavano verso la giornata consueta di pesca. L’indomani ci svegliammo non appena la barca a vela iniziò a muoversi: alla luce del giorno la montagna aveva perso parte della sua fantasmagoria, ma la maschera che portava di giorno e che riusciva a distoglierti dalle sensazione notturne era tutt’altro che dimessa. L’imponenza era la stessa. Si udivamo sempre le esplosioni, ma la fiamma non era più visibile e quella lava, ruscello incandescente di notte, di giorno si confondeva con quella cenere rossastra sulla quale scorreva. Dieci minuti dopo eravamo nuovamente davanti al porto e questa volta non ci fecero alcuna difficoltà per entrare. Pietro e Giovanni scesero con noi e ci fecero presente che volevano accompagnarci nella nostra ascensione. Entrammo non in un albergo poichè a Stromboli ed in gran parte delle isole eolie tutte non ne esistono, ma in una casa i cui proprietari erano lontani parenti del nostro capitano. Non essendo prudente e neanche salutare metterci in cammino a stomaco vuoto, Giovanni chiese ai nostri ospiti il permesso di fare colazione da loro, mentre Pietro andava a cercare delle guide. Non solo accettarono la proposta con la stessa cortesia che caratterizza gli isolani, ma ancora meglio il padrone di casa uscì ed entrò un attimo dopo con la più bella uva ed i più squisiti fichi d’india che avremmo mai potuto mangiare.

Eolie Antiche
Eolie antiche…

Appena finimmo la nostra colazione, Pietro arrivò con due strombolani che per mezza piastra ciascuno, si erano offerti di farci da guide. Erano poco più delle otto del mattino e ci mettemmo subito in marcia per evitare di compiere l’ascensione durante le ore più calde. La vetta imponente dello Stromboli si trovava più o meno a mille, millecinquecento piedi sul livello del mare, ma la sua pendenza è talmente erta che non si può evitare di compiere la salita senza deviazioni e pertanto dovemmo continuamente zizzagare. Da principio, all’uscita del borgo marinaro, il sentiero si presentava agevole; saliva in mezzo a delle vigne cariche di uva che costituisce a quanto capimmo il principale commercio dell’isola e dalle quali i grappoli pendevano in abbondanza tale che ognuno ne prendeva a piacimento senza doverne chiedere il permesso al proprietario. Ma una volta superati i vigneti non trovammo più nessun sentiero e dovemmo avventurarci cercando il passaggio migliore per risalire e le chine per noi meno scoscese. Malgrado tutte queste precauzioni ci fu un momento in cui dovemmo salire a carponi e la cosa non fu facile tale che pensammo anche di dover desistere dall’impresa. Ma salire non era niente giacchè superato quel punto riconosco che non appena mi rigirai e lo vidi inclinato quasi a picco sul mare chiese pieno di terrore come avremmo fatto per scendere. Le nostre guide ci dissero però che la discesa l’avremmo effettuata da un altro sentiero e ciò mi tranquillizzò un po’.Coloro che, come me, sfortunatamente soffrono di vertigini non appena vedono il vuoto sotto i loro piedi, mi potranno capire ma soprattutto comprenderanno l’importanza che io attribuivo al problema della discesa.  Superato quel dirupo per circa un quarto d’ora la salita divenne più agevole; ben presto però arrivammo ad u punto in cui la salita parve insormontabile. Era una cresta perfettamente aguzza che formava l’orifizio del primo vulcano e che da un lato si stagliava a picco dal cratere e dall’altro scendeva al mare con una china talmente erta che, da una parte mi sembrava di dover precipitare, e dall’altra di dover rotolare giù dall’alto in basso. Lo stesso Jadin che solitamente si arrampicava in ogni dove come un camoscio senza mai preoccuparsi delle asperità del terreno arrivò in quel punto e si fermò di botto guardandomi come a chiedermi se fosse possibile evitarlo. Come avevamo ben immaginato era impossibile.

Isole Vulcaniche
I vulcani delle Eolie

Dovemmo rassegnarci. Per fortuna il pendio di cui dicevo era composto da cenere nella quale ci si sprofondava fino alle ginocchia e che, nonostante fosse friabile, opponeva una certa resistenza. Iniziammo ad avventurarci su per quel percorso ove un equilibrista avrebbe senz’altro chiesto il suo bilanciere, ma con l’aiuto dei nostri marinai e delle guide riuscimmo a superarlo senza incidenti. Voltandoci indietro vedemmo Milord che se ne stava dall’altra parte non per vertigini ne per il timore di cadere in mare o nel vulcano ma perchè aveva messo una zampa nella cenere per lui troppo calda e ci pensò due volte prima di procedere. Ma quando ci vide andare avanti si fece coraggio come noi, attraversò quel punto al galoppo e ci raggiunse visibilmente agitato per ciò che gli sarebbe successo in seguito.  Almeno per il momento le cose andarono meglio di come pensassimo; non dovemmo fare altro che scendere per un pendio assai dolce e così nel giro di dieci minuti arrivammo ad una piana che domina il vero cratere del vulcano e le isole eolie tutte dall’alto della sua maestosa cima. Giunti a questo punto assistemmo a tutte le sue evoluzioni a anche se lo avesse voluto a quel punto non avrebbe avuto nessun segreto per noi. Il  cratere dello Stromboli ha la forma di un grosso imbuto in fondo ed in mezzo al quale c’è un orifizio attraverso cui un uomo entrerebbe a malapena e che comunica con il camino interno del vulcano.

La metà di un cratere estinto...
La metà del vecchio cratere…

E’ questa fenditura che simile alla bocca di un cannone lancia una pioggia di proiettili che ricadendo nel cratere trasportano con sé pietre cenere e lava che ostruiscono questa specie di imbuto. Il vulcano sembra allora raccogliere le forze per alcuni minuti, compresso com’è dalla chiusura della sua valvola; ma nel giro di un attimo la sua fumata trepida come se fosse ansimante e si de scorrere nei fianchi incavati della montagna un sordo boato. Infine la cannonata esplode di nuovo, scagliando a duecento piedi sopra la vetta più elevata i nuovi sassi e la nuova lava che, ricadendo e ricostituendo la bocca del condotto eruttivo, prepareranno una nuova eruzione  [to  be continued ]

Viaggio nelle Isole Eolie, Parte II

Dattilo verso Stromboli

“ Mano a mano che ci avvicinavamo e che la barca a vela bordeggiava verso la nuova isola, Stromboli era sempre più distinta attraverso quell’aria tersa della fumata e, ad intervalli di un quarto d’ora, la fiamma spuntava al di sopra del cono vulcanico facendo irrimediabilmente tremare in ogni dove tutto intorno. Nel corso della giornata questa lingua di fuoco sembra non esistere, smarrita com’è nella luce del sole. Avvicinandosi da Panarea a vele spiegate, il cono perfetto dello Stromboli si staglia possente davanti a noi e le colate laviche alle pendici di esso si trasformano in ciottolame di varia misura a formare piccoli lembi di spiaggia nerissima che sembra ribollire del calore del magma che fu. Appena scende la sera su quest’isola e se si ha la fortuna di trascorrere la notte a bordo, in rada, dando ancora magari davanti al paesello di San Vincenzo ed appena l’Oriente inizia a scurirsi, questa fiamma diventa visibile e la si vede proiettarsi in mezzo alla fumata, colorandola per poi ricadere in una colata lavica dapprima rossa e spumeggiante e poi presso ossidata dall’aria scura e durissima verso il mare.

Raggiungemmo Stromboli verso le sette di sera. Sfortunatamente il porto si trova a levante e noi provenivamo da Occidente, così che fummo costretti a costeggiare tutta l’isola quasi facendone involontariamente il periplo. La barca a vela, ormai solo a remi poiché sottovento, passò davanti ad una ripida scarpata da dove la lava scendeva fino al mare. La montagna, la cui vetta ha un diametro largo quasi venti passi mentre la sua base ne misura centocinquanta, in quel punto è coperta di cenere e tutta la vegetazione è ovviamente bruciata anche se poi gli abitanti dell’isola mi diranno che, questa lava è un ottimo fertilizzante naturale e che presto la vegetazione torna a fiorire noncurante delle nuove colate che presto la raggiungeranno. Le previsioni del capitano risultano essere esatte: arrivammo mezz’ora dopo la chiusura del porto e ahimè tutto ciò che potemmo dire per farlo riaprire furono inutili parole. Ciononostante tutti gli abitanti di Stromboli, donne, bambini e pescatori erano accorsi sulla spiaggia. La nostra barca a vela faceva scalo in quel porto assiduamente ed i nostri marinai erano ben conosciuti in quell’isola: ogni autunno facevano quattro o cinque viaggi per caricare uva passa da portare sul continente. Nel corso dell’anno tornavano altre due o tre volte più che sufficienti per stabilire rapporti di varia natura sia amicali che economici. Appena fummo a portata di voce tra i nostri uomini  egli abitanti dello Stromboli si intrecciarono conversazioni del tutto particolari, scandite da domande e risposte in dialetto stretto che avremmo fatto fatica anche solo a ripetere e quindi per noi totalmente incomprensibili. Capivamo soltanto dal tono della voce che si doveva trattare di conversazioni amichevoli: Pietro, uno dei nostri marinai sembrava anzi dovere intrattenere rapporti ancora più affettuosi con una ragazza del posto che non pareva assolutamente preoccupata di dover celare i sentimenti di pieno affetto che nutriva per lui. Infine l’idillio si animò a tal punto che Pietro iniziò a dondolarsi dapprima su una gamba poi sull’altra, fece due o tre salti preparatori e sul ritornello intonato da Antonio iniziò a ballare la tarantella.

Osservatorio di Stromboli

La giovane strombolana per non sembrare scortese si mise a sua vota a danzare. Questa giga  a distanza durò fino a quando i due ballerini caddero sfiniti uno sul ponte della barca a vela a l’altra sulla spiaggia era il momento che aspettavo per chiedere al capitano ove contasse di farci passare la notte; ci ripose che era a nostra disposizione e che non dovevamo fare altro che ordinare. Lo pregai allora di ancorare di fronte al vulcano, per non perderci nulla delle sue evoluzioni notturne. Bastò una parola del capitano e tutti interruppero le loro conversazioni per riprendere i remi in mano ed avviarci verso la rada che ci avrebbe accolto per la notte. Dieci minuti dopo eravamo ancorati a sessanta passi davanti al lato settentrionale della montagna. Era proprio nello Stromboli a parer mio che Eolo teneva incatenati “lucentes ventos temoestasques sonoras”. Senza dubbio ai tempi del cantore di Enea e quando Stromboli si chiamava Strongyle l’isola non era ancora nota per quello che è e stava preparando nelle sue cavità quelle periodiche ed infuocate eruzioni e colate laviche che ne fanno il vulcano più gentile ma anche più attivo della terra tanto da sembrarci un compagno che scandisce ogni nostro movimento ed il tempo attorno a noi. Con Iddu infatti si sa sempre a cosa si va incontro: non è come il Vesuvio o l’Etna che, per una misera eruzione fanno attendere il viaggiatore due tre cinque anni talvolta. Mi si potrebbe rispondere che ciò dipende dalla gerarchia che essi occupano tra i vulcani, gerarchia che permette loro di essere aristocratici a loro svantaggio ed è vero. Ma occorre essere grati allo Stromboli per non avere abusato neanche una sola volta della sua posizione sociale e di avere capito che sarebbe stato solo un vulcano tascabile al quale nessuno avrebbe prestato attenzione se si fosse dato troppe arie. Quanto gli manca di qualità,

Fico Grande

Stromboli lo guadagna in quantità. E così per fortuna non fece attendere neanche noi: dopo appena cinque minuti di attesa sentimmo un cupo boato seguito da un’esplosione, simile ad uno scoppio di venti colpi d’artiglieria che rischiarò il cielo. La barca, il ponte e tutti noi fummo illuminati a giorno, un lungo getto di fuoco venne proiettato in aria e ricadde in una pioggia di lava: parte di essa ricadde nel cratere stesso mentre l’altra, rotolando giù verso la scarpata, precipitò come un torrente di fuoco e si immerse in mare sbollendo. Dieci minuti dopo lo stesso fenomeno si verificò nuovamente e così, ad intervalli di dieci minuti per tutta la nottata. Riconosco che quella fu una delle notti più singolari della mia vita: Jadin ed io non riuscivamo a staccarci da quello spettacolo, terribile e magnifico al tempo stesso. C’erano delle esplosioni tali che l’aria sembrava esserne tutta scossa l’isola pareva tremare come un bambino spaventato. Questo fuoco d’artificio procurava  solo a Milord uno stato di esaltazione quasi indescrivibile: voleva ad ogni costo tuffarsi in acqua per andare a divorare quella lava incandescente che talora ricadeva a soli dieci passi da noi, simile ad una meteora che si getta in mare….

[to be continued…]