Tanti motivi per non innamorarsi delle Eolie!

Non innamorarti delle Eolie

Navigare alle Isole Eolie.

Non innamorarti delle Eolie, non farlo. Ti legherai all’albero maestro, ma a differenza di Ulisse lo farai per non andartene, per non abbandonare il dolce dondolio del mare che come una madre premurosa ti culla giorno e notte.

Non innamorarti delle Eolie, non farlo. Perché anche se mancherà il vento per aprire le vele, la brezza del mare ti accarezzerà, setosa e instancabile. Ti addormenterai sulla prua, che da superficie dura diventerà il materasso su cui dormirai.

Non innamorarti delle Eolie, non farlo. Del loro mare blu zaffiro, trasparente e sfaccettato come un diamante, azzurro come il topazio. Fremerai dalla voglia di buttarti a capofitto in quelle acque, di farti abbracciare dalla loro freschezza. Il rumore del motore ancora accesso, il tuo ultimo impedimento prima di congiungerti con quelle acque, sarà fastidioso e martellante, ma infine tacerà.

Non innamorarti delle Eolie, non farlo. In mare i ritmi cambiano, rallentano senza fermarsi. Imparerai che il ritmo convulso della tua vita ordinaria mal si addice al navigare. Azione e reazione si dilatano, seguendo i tempi del mare, Lui, capo indiscusso. Ad un occhio inesperto può sembrare che in mare le azioni rallentino; invece, una semplice manovra è il risultato di un susseguirsi di molteplici piccole azioni che portano al risultato sperato. La tempesta che sopraggiunge dall’orizzonte sembra lontana, eppure il capitano lascia la sua amaca per preparare la partenza. Tira, sciogli le cime, ritira l’ancora, prepara la direzione, controlla il vento, gira la chiave. Ecco, tutto è tranne che girare una semplice chiave e partire.

Non innamorarti delle Eolie, non farlo. Perché quel ritmo lo ritroverai anche nei locali, che vivono le loro esistenze con i ritmi dettati dal mare e dal navigare. Si fa, si agisce, ma come se si dovesse governare una barca, con i suoi riti e le sue regole. Il ‘click, fatto’, il ‘subito e qui’ non esistono: ogni cosa ha i suoi passaggi da rispettare. E lo farai tuo questo andare, al punto che già al molo, il giorno del ritorno, la frenesia dei controlli per imbarcarti sull’aliscafo ti farà inorridire.

Non innamorarti delle Eolie, non farlo. Perché quella calma potrebbe essere interrotta violentemente da una burrasca e vedresti con quale forza le cime che legano la barca al molo tirano per allontanarsi dalla terra. Una spinta tale che l’unica soluzione che resta è tagliarle di netto. E la burrasca sarà capace di atterrirti e allo stesso tempo richiamarti a lei.

Non innamorarti delle Eolie, non farlo. Perché ti innamorerai dell’eleganza di Panarea, dell’asprezza di Filicudi e Alicudi che ti portano in un’altra dimensione. Ti innamorerai di Lipari, centro nevralgico, che raccoglie in sé l’eccitazione dell’arrivo e la malinconia del ritorno; Salina, con le sue strade lanciate sul mare, il profumo di pane cunzato e capperi; Vulcano e le sue spiagge nere, e l’odore di zolfo che permea l’aria. Soprattutto Stromboli, casa di Iddu, con i suoi vicoli bianchi che si inerpicano ai piedi del vulcano, le sabbie nere di lava raffreddata. Non ci sono lampioni a Stromboli, è il cielo a indicare la via, per i più fortunati la luna piena che sovrasta l’isola. Quando è sveglio Iddu, lo spettacolo degli spruzzi di lava, che come i getti di una fontana illuminano per un istante la sommità del vulcano, potrai goderteli da una terrazza, oppure in barca di fronte alla Sciara.

Stromboli Terra di Dio

Non innamorarti delle Eolie, non farlo. Perché scoprirai cosa vuol dire navigare, essere circondati dal mare che tutto amplifica. Mare che può essere compagno o nemico, dolce o funesto, amante o traditore. Eppure, lui non è senza marinai e loro non sono senza di esso. Un legame che per alcuni non si formerà, per altri diventerà il pensiero recondito che dà piccoli colpetti nella testa per ricordati che lui è lì ad attenderti. La salsedine attaccata alla pelle, la schiuma bianca che segna il passaggio, le onde inarrestabili: tutto di lui ti mancherà, e attenderai la prossima opportunità per vederlo, come le mogli dei marinai che aspettano il loro ritorno. Non innamorarti delle Eolie, così si scrive: Caro diario, sono felice solo in mare, nel tragitto tra un’isola che ho appena lasciato e un’altra che devo raggiungere».

Non innamorarti delle Eolie, non farlo….. oppure tornerai, tornerai, ternerai !!

Occhi del mare!

…us seen by the sea!!

Isole Eolie

Vedere attraverso le lenti del mare è un privilegio che va capito, assaporato e vagliato costantemente quando si naviga in barca a vela. E’ un racconto di poesie, storie, profumi, visioni che forse solo un Arcipelago come quello delle Isole Eolie sa dare. Ci stiamo avvicinando verso la parte più remota , più isolata e non metaforicamente incontaminata di tutte le Isole. Ci siamo lasciati Capo Graziano a Filicudi alle spalle e decidiamo, in accordo con tutto il nostro equipaggio che rimarrà con noi per ben due settimane, di continuare la navigazione in quella che chiamiamo la “golden hour”, il sole che ha attraversato il suo punto più alto e che comincia la sua discesa all’orizzonte. Ci stiamo dirigendo verso Alicudi. L’isola più ad occidente di tutto l’arcipelago. Dista 34 miglia marine da Lipari, ed è piccolissima. Pensate che la sua superficie è di appena 5 kmq! È caratterizzata da coste molto ripide ed aspre, ed è abitata esclusivamente sul versante meridionale. Conta circa 40 residenti! Vi pare semplice un confronto con le metropoli che conosciamo e che magari qualcuno di noi abita? Arduo compito quello di mettere a confronto realtà inconfrontabili. Visitare, vedere, sintonizzarsi con quest’isola è quanto di più lontano siamo abituati a fare quotidianamente nei nostri spostamenti terricoli. Dalla forma quasi perfettamente conica, incontaminata, aspra e solitaria, Alicudi offre scenari dalla tipica ambientazione mediterranea tra terrazzamenti con muretti a secco, splendidi scorci di blu e piccole barche di pescatori. l borgo di Alicudi è composto da cinque piccole frazioni sparse sull’isola. Tra queste Alicudi Porto, la principale contrada dove si trovano gli unici due negozi di generi alimentari di tutta l’isola e l’ufficio postale. Ricordate di portare contanti, perché ad Alicudi non troverete bancomat, e tutto ciò che vi occorre! Le altre frazioni sono Contrada Tonna, San Bartolo con l’omonima chiesetta, Contrada Pianicello, che ospita una comunità tedesca, e Contrada Sgurbio, un piccolo agglomerato urbano composto solo da cinque case. Ad Alicudi non ci sono strade, non ci si muove in macchina, non si affrontano percorsi di qualsivoglia genere “motorizzati”. Ad Alicudi ci si muove a piedi, un passo dopo l’altro oppure a dorso di mulo lungo le mulattiere appunto che si snodano sul pendio irto dell’isola e che conducono alla cima. Lo scorrere lento del salire è scandito dal tacchettare degli asini che, sferrati, per evitare scivolamenti, aiutano noi umani nel difficile compito di trasportare lungo il sentiero qualsiasi cosa provenga dalla terra ferma…cibo, acqua, bagagli dei villeggianti, scorte invernali…ed anche all’occorrenza pacchi di Amazon! Se volete esplorare l’isola a piedi potreste seguire questo itinerario di 4,5 km che richiede circa 5 ore.

Vulcano Isola

Si parte da Alicudi Porto e ci si inoltra in salita tra le case del borgo, lungo le ripide scalette che portano alla Chiesa del Carmine, con l’insolito campanile separato dall’edificio. Seguite il percorso segnalato in azzurro che offre bellissime viste sul mare e il borgo. In meno di 20 minuti si raggiunge, dunque, la chiesa di San Bartolo, costruita nel 1821 sui resti di un edificio settecentesco. E “Bartolo” qui è in ogni dove…patrone delle Isole Eolie, è il nome più diffuso di tutte le Isole equi viene celebrato il 28 di agosto. Dal sagrato terrazzato si vedono Filicudi e Salina. Superate la cisterna alle spalle della chiesa e imboccate il sentiero sulla sinistra per salire fino alla Contrada Montagna, un tempo la più popolata dell’isola ma oggi completamente abbandonato. La contrada era importante non solo per la sua posizione da cui controllare l’arrivo di eventuali attacchi dal mare, ma anche per la sua vicinanza agli unici campi coltivabili dell’isola. Si prosegue lungo il sentiero delimitato da muretti a secco che attraversa la pianura costellata da mannare, costruzioni in pietra che ospitavano il bestiame e custodivano gli attrezzi. Si arriva poi al bordo di una falesia sulla costa occidentale dell’isola che offre una vista favolosa sullo scoglio Galera. Se volete poi raggiungere il punto più alto di Alicudi, bisogna tornare indietro fino al pianoro di Montagnole e così raggiungere la vetta. Lungo il cammino vedrete il Timpone delle Femmine, ovvero alcune fenditure nella roccia che servivano da rifugio alle donne durante le incursioni dei pirati. Arriverete quindi al Filo dell’Arpa, il punto più alto dell’isola, a 675 metri, che si raggiunge tramite ripidi scalini. È il cono di un vulcano ormai spento che si inabissa per oltre 1500 metri nelle profondità del mar Tirreno. La vetta prende il nome dalla poiana (arpa in dialetto siciliano). Infine si prosegue lungo il sentiero in discesa lungo il brullo versante sud-orientale dell’isola, per attraversare la Contrada Pianicello, passare accanto alla cappella di San Giuseppe e ritornare infine al porto di Alicudi. Gli escursionisti più esperti possono esplorare gli altri itinerari tracciati, una quindicina in totale, indicati con cartelli di diverso colore. Scoprirete strette mulattiere lastricate e antichi sentieri che dal porto conducono alle altre contrade dell’isola e alla vallata dove un tempo colava la lava del vulcano prima di riversarsi in mare. Non è un percorso breve ne facile, ma è imprescindibile per carpire i segreti di questi luoghi. In un’isola dove esiste la Scuola Elementare più piccola di tutta Europa che vanta solo tre scolari, cosa se ne può capire se non mescolandosi alle gente del luogo che inevitabilmente ci ferma lungo il sentiero per offrirci anche una breve sosta? Incontriamo salendo, tra un sorso d’acqua e l’altro per tenere a bada l’arsura, Bartolo! Un ometto ben vestito, per niente affaticato sull’ottantina che a testa bassa e con in mano un bel trancio di tonno imbustato appena preso al porto ai pescherecci, intavola con noi un leggerissimo discorso sulla giornata appena trascorsa sull’isola, ma allo stesso tempo in modo tanto gioioso e carico di pathòs che saliamo tantissimi gradini con lui che ci spiega, mano a mano il perché qui i numeri civici delle case ad ambo i lati siano esattamente quelli del numero del gradino su cui ci troviamo…perché era la cosa più semplice da fare!

…to be continued…

…solo e sempre Isole Eolie!

Navigare alle Isole Eolie è come passeggiare sul mare attraversando piccoli stretti che le separano e le rendono accessibili con poche miglia di navigazione. L’arcipelago è un misto di storia, sapori, divertimento e marinità che si è espressa in passato con navigatori esploratori e trasporti di cabotaggio, poi come marinai pescatori che tutt’oggi vivono di pesca ed abitano i paesi presenti su ogni isola, ma quello che ha portato ricchezza e benessere per tutti gli isolani che hanno resistito senza migrare negli anni duri verso l’America è il turismo. Lipari è il centro di raccolta e smistamento di tutti gli arrivi, questo paese sotto il Monastero, permette di dirigersi verso tutte le località balneari non solo dell’isola stessa ma anche delle sorelle, Panarea, Stromboli, Salina, Filicudi e Vulcano… e perché no! Alicudi la più lontana ed eremita di tutte.

Perché quando i velisti parlano delle Isole Eolie, si preoccupano subito della sicurezza e della praticità degli ancoraggi? Perché quando si parla delle Isole Eolie da visitare in barca a vela, sembra che siano Isole per conoscitori dei luoghi o di esperti velisti? Un motivo c’è, ed è dovuto al fatto che le Isole non si sono mai trasformate per accogliere un turismo di massa, ma sono rimaste come erano 100 anni fa, senza porti turistici, senza grandi complessi turistici sia a terra che in mare come aree attrezzate. Questo però non significa che non sia possibile visitarle in sicurezza. Le nostre barche come quelle di altre società di charter che sono presenti da oltre venti anni sulle Isole, navigano in sicurezza grazie alla conoscenza dei luoghi, infatti è possibile trovare ancoraggi in bassi fondali di sabbia dove trascorrere la notte, baie riparate dai venti predominanti del periodo estivo come il maestrale, il ponente e quando vuol fare un po’ di brutto tempo lo scirocco. Muoversi alle Isole Eolie con discrezione come se fosse una danza tra le isole, rispettando il loro modo di accoglierti diventa piacevole e divertente, solo così ti senti parte integrante di questi luoghi che straordinari sono grazie al loro aspetto primordiale, jurassico.

Si, perché le Eolie sono isole che offrono paesaggi che se pur legati tra loro dal mare e dal paesaggio vulcanico hanno delle differenze importanti tra di loro, queste possono essere legate alle spiagge presenti solo su alcune isole come Panarea, Vulcano, Lipari e Stromboli, ma completamente assenti su isole come Salina, Filicudi ed Alicudi. Le loro differenze sono importanti anche selle dimensioni dei paese, che si distinguono tra piccoli borghi di pescatori dove non sono presenti più di dieci / quindici case con pochissime persone che vi abitano come Ginostra di Stromboli oppure Pecorini a Mare di Filicudi, a cittadine se pur contenute come il paese principale di Lipari dove si può trovare oltre ad una popolazione numerosa come diecimila abitanti a tutti i servici di cui si necessita per viverci in estate come di inverno. C’è inoltre da dire che questo paese è collegato alla Sicilia con aliscafi e traghetti con partenze ogni ora nel periodo estivo con una graduale diminuzione nel periodo invernale.

Passare una vacanza alle Isole Eolie, vissute in mare su di una barca a vela che naviga nell’Arcipelago piuttosto che a terra nei resort, nelle case vacanza, negli alberghi, significa poter entrare in contatto con la loro realtà naturale, vulcanica, marina e perché no culinaria. Gli isolani ormai abituati ad ospitare il turista sono molto ospitali e riescono con poco a farti sentire a casa, l’accoglienza legata alla loro presenza ma anche alle strutture ben organizzate permettono di passare una vacanza soggiornando in modo comodo, elegante e piacevole.

La danza delle barche che navigano e gli alberi che come aghi cucino gli stretti, le verdi vette dei vulcani ormai spenti, oppure attivi ed importanti come Stromboli e Isola di Vulcano, i boschi delle felci, i golfi che offrono riparo alle barche che riposano come gusci di noci, i capi bianchi di pomice, camminare su sentieri e raccogliere le ossidiane, pietre lucide vitree uscite dai crateri durante le eruzioni, spiagge miste tra ciottoli e sabbia nera, sabbia bianche, le rocce laviche che per la loro forma sempre assomigliano o ricordano qualcosa, a volte fiamme, altre dinosauri, gli archi marini subacquei, gli archi che come finestre si affacciano sul mare, nel cielo stellato di una notte speciale. Piccoli paesi attaccati ai versanti più scoscesi arrivano sino al mare, piccoli moli, piccole barche di pescatori, i vicoli dei paesini così stretti dove la brezza marina abnita e rinforza, i sapori dei tipici piatti Eoliani, i frutti della terra le viti della Malvasia, i capperi, i fichi d’india, la frutta, la pesca del tonno, le cruditè di crostacei, i ricci. Le luci di notte, tenue timide di questi paesi dove l’illuminazione stradale non esiste, candele al vento sui muretti dei locali più di moda, luci soffuse che regalano atmosfere irripetibili, i locali per gli aperitivi, i ristoranti tipici, il pane cunzato da Alfredo a Lingua Isola di Salina, le granite siciliane, pasta con pane tostato, le due trattorie di Santa Maria di Salina ed i locali della movida di Lipari e Panarea, la terrazza dell’Ingrid a Stromboli con un panorama unico al mondo dove con un colpo d’occhio puoi vedere il sole tramontare all’orizzonte su di un mare calmo ed il crinale che sale al tuo fianco sino alla vetta del cratere che brontola, sbuffa, si fa sentire è lui “Iddù” il vulcano più attivo d’Europa.

Queste sono le Isole Eolie, un mix di meraviglie concentrato in poche miglia di mare, tutto quello che potresti trovare in un giro del mondo in barca a vela è qua a portata di mano, le Eolie, la Sicilia, l’Italia …

Passare una settimana partecipando ad una crociera in barca a vela è alla portata di tutti, sia sotto l’aspetto economico che pratico. Per navigare con noi non è richiesto mai, nessun tipo di esperienza, nessuna dote di marineria, nessuna attitudine velica, ma solo voglia di natura, mare, vento e naturalmente spirito di adattamento che verrà subito ripagato dalla gentilezza del mare, dall’accoglienza della barca, dal cullare delle onde amiche…          

Navigando….

Navigando…

Navigando….

Vista da Pollara, Salina

Anche al mattino la Sciara, nonostante il caldo che oggi si fa sentire già fin dalle prime ore del mattino, si mostra in tutta la sua bellezza, ma più placida, meno mozzafiato, ma pur sempre energica. I fumi della notte si sono trasformati in una specie di nebbia che avvolge tutta la cima e adesso i lapilli di roccia che scendono al mare sono facilmente distinguibili non appena, caldissimi, toccata la superficie del mare, sfrigolano diventando solidi. Lo skipper, attento a non oltrepassare le boe che segnano il limite oltre il quale i natanti non possono avvicinarsi, si mantiene a distanza ma spegne il motore del Margaux affinchè possiamo sentire anche i leggeri boati che accompagnano ogni eruzione, cadenzata, come sempre, ogni circa venti minuti. Nel tragitto che oggi ci porterà verso Salina per la notte, aspetto con ansia di avvicinarmi alla frazione di Ginostra , piccolo borgo incastrato sul lato di Stromboli opposto a san Vincenzo, raggiungibile solo via mare e con piccole imbarcazioni dato l’anfratto piccolissimo adattato a zona portuale. Abitato da appena trenta persone nella stagione estiva, in inverno qui rimangono solo due, tre famiglie di pescatori che letteralmente rimangono isolati per molta parte dei mesi invernali in attesa che le condizioni meteo ristabiliscano i collegamenti. Ma in estate passando da qui con una barca a vela e soffermandosi magari alla fonda davanti al piccolo borgo si ha la sensazione di balzare indietro nel tempo di cinquant’anni. Nel 2004 il vecchio porto è stato ampliato per accelerare le operazioni di evacuazione in caso di calamità naturale. E, nonostante tutto, l’opera ha preservato il paesaggio ed il piccolo porto. Nello stesso anno il paesino è stato collegato con la rete elettrica ed è stata eseguita la costruzione di una cisterna approvvigionata da una nave che proviene da Napoli; fino ad allora l’energia elettrica era alimentata da pannelli solari e da generatori a scoppio, le acque totalmente assenti nell’isola erano raccolte dai tetti delle case per convergere in una cisterna di cui ogni abitazione era munita. Al paesino soprastante si arriva tramite una ripida mulattiera che conduce ad una piazzetta dove risiede un monumento ai caduti della seconda guerra mondiale. Dalla piazza si snodano le due stradine dell’isola, una conduce alla chiesa e l’altra alla spiaggia di Lazzaro.

Panarea, aperitivo al tramonto…

Il paese si distende su un ripido pendio in cui le poche case, tutt’oggi, mantengono l’architettura eoliana tradizionale intatta. Per coloro che amano la pace e la tranquillità questo è un vero paradiso, gli unici rumori percepiti sono quelli del vento, del mare e lo sbattere degli zoccoli del mulo, unico mezzo di trasporto dell’isola, che conduce le merci attraverso la ripida mulattiera dal porto al centro abitato. La vedo da lontano Ginostra, passando, ma rimane la voglia di tornare a Stromboli e di esplorare quest’isola anche via terra, quest’isola che al primo assaggio rimane nella mente come un cuneo, con tutte le sue contraddizioni. La navigazione prosegue lenta e silenziosa fino a Pollara e lo skipper grazie a questa brezza leggera ci regala due intense ore di navigazione che ci fanno assaporare tutto il bello di questo tempo. Partecipo volentieri alle operazioni di bordo, ma anche chi decide di godersi la lettura di un libro in  relax sul ponte di prua o chi decide di assaporare il sole ed i vento non può fare a meno di inebriarsi alla vista dell’apertura delle vele che si dispiegano allo scorrere  delle cime sul winch. La barca a vela è un’isola  intorno alle isole ed in quest’universo indipendente fatto di regole e di spazi contingentati, mi accorgo non mancare niente. In sequenza, prima la randa e poi il fiocco fanno si che lo scafo del Margaux si inclini tanto quanto basta per risalire placidamente la corrente di vento al traverso che pian piano con una serie di bordi ci avvicina a Salina. Passeremo la notte a Santa Marina di Salina, ma per il pranzo decidiamo all’unanimità di fare una sosta, quasi obbligata direi. All’estremità nord occidentale dell’isola di Salina, c’è una delle spiagge più belle delle Isole Eolie. È la spiaggia di Pollara una piccola meraviglia protetta da ripide pareti a strapiombo; quelle del cratere di un vulcano ormai inattivo. La spiaggia è caratterizzata da una lingua di terra a forma di anfiteatro con sassi ghiaia. Vista dalla prua di una barca a vela, la spiaggia di Pollara è anche il posto migliore dove ammirare il tramonto, si dice sia tra i più belli al mondo, dove il sole assume il colore rosso fuoco e tramonta accanto alle isole di Filicudi e Alicudi.

Filicudi al tramonto.

Di fianco alla spiaggia di Pollara, raggiungibile via terra solo attraverso una scalinata tra gli scogli, c’è la spiaggia conosciuta come Le Balate, dagli antichi antichi ricoveri per le barche, incastonati nella roccia e così chiamati. Accanto, avvicinandosi in  barca lo spettacolo che si apre alla nostra vista è l’arco naturale di Punta Perciato, un grande arco creato nel promontorio dalla forza del mare. Qui il tender del Margaux arriva perfetto avvicinandosi agli scogli e ci permette un’immersione nelle profondità marine di quest’isola che a poco più di due metri sotto il livello del mare mostra ancora piccole barriere di coralli rossi abitati da murene oramai avvezze alle immersioni dei turisti. Le acque calde delle Isole Eolie ci permettono immersioni senza grandi attrezzature e la permanenza in acqua è piacevole anche se prolungata. Il pranzo a Pollara ci circonda con i suoi fondali limpidi e cristallini e la poseidonia permette un ancoraggio sicuro nel bel mezzo della baia con vista su Filicudi. I pranzi in barca a vela sono sempre un’esperienza di convivialità che non ho mai assaporato in nessun altro tipo di vacanza ed il gruppo è tanto affiatato quanto rumoroso e pieno di idee diverse e sempre nuove. Non so perché e come succede, ma alla fine ci troviamo sempre tutti d’accordo su dove andare e come organizzare la giornata. Devo dire che la presenza dello skipper che ci anima e nello stesso tempo che indirizza con la giusta misura le nostre decisioni è un sapiente ago della bilancia sia per esperienza che per la sola sua presenza. Siamo stati fortunati; la combinazione di gruppo, skipper e barca a vela è risultata vincente fin da inizio settimana e quest’atmosfera placida e tranquilla è una bolla di pace in cui tutto il nostro equipaggio si grogiola. La cucina eoliana, il vino bianco ed i racconti fantasiosi delle ore di navigazione del nostro skipper fanno il resto… [to be continued]

Isole Eolie per caso…

Le Isole Eolie, per caso, attorno ad un albero galleggiante.

Lipari

Non lo so se sia il destino oppure il caso o magari un misto di volontà e sorte, ma le Isole Eolie sono apparse all’improvviso sulla cartina quando meno le avrei cercate ed il primo pensiero è stato – ma dove cavolo sono queste isole e perché io non ero a conoscenza della loro esistenza? I migliori viaggi cominciano così, nella testa e si fanno veri già dal momento in cui programmi tragitto, meta e cose da fare in un ipotetico libro bianco che per adesso stai compilando solo nella tua testa. Intanto queste isole sono Sette scopro…eh già, perchè altrimenti le Sette Sorelle, perle del Mediterraneo. Non posso sicuramente optare per l’albergo ovviamente essendo poi gli spostamenti piuttosto noiosi via mare per visitarli tutti. Il web da sempre una mano quando si tratta di risolvere dubbi, ma talvolta ne fa venire di nuovi e più grandi. Poi, ancora per caso, trovo Davide, uno skipper professionista nel settore del charter e mi domando ancora una volta perché dovrei scegliere un toscano per fare una vacanza in Sicilia. Non mi resta che chiamare ed anche se sono un uomo e mi piacciono assai le donne con Davide la scelta della barca a vela per il mio viaggio l’ho già fatta a pelle anche senza rendermene conto ed il Benteau 57 sarà la mia scelta per settembre, un mese che per spendere le mie vacanze trovo assolutamente perfetto. Le isole Eolie le raggiungi difficilmente, aereo, aliscafo, navette con tutti i trasferimenti del caso, ma nel ricordo di quella vacanza la fatica di arrivare è svanita nel momento stesso in cui ho rimesso piede a terra…anzi nel momento in cui ho preso il mare in barca a vela.

Lipari
Valle Muria, Eolie

La mia prima esperienza, la mia prima barca, il mio primo skipper ed il mio primo equipaggio, il mio primo tutto…avrebbe potuto essere un disastro annunciato ed invece è stato il viaggio della mia vita. La barca a vela è un albero galleggiante attorno a cui ruota in piccola , si fa per dire, casa di 19 metri fatta di bellezza assoluta, timoneria, teck, acciai brillanti, tecnicismi che non sai assolutamente cosa siano, ma che di prendono alla pancia non appena quelle vele blu cobalto si spiegano al soffiare delle prime brezze che alle Isole Eolie sono tanto leggere quanto piacevoli da offrirti una navigazione tanto emozionante quanto pacifica. Si forse è questo, queste isole tutte, dal vulcano in eruzione dello stromboli alle felci di Salina fino ad arrivare alle acque cristalline delle Pomice miste al silenzio del veleggiare riappacificano testa e cuore con il Mondo e con chi lo abita. Non la definirei vacanza, ma una serie affastellata di momenti di relax e di amicizia conviviale che mi hanno fatto perdere piacevolmente i contatti con il Mondo reale e con tutte le mia vicissitudini, lavorative, familiari, interpersonali. Lo skipper incontrato sul molo è un vero e proprio Comandante che con le sue barche ha un rapporto simbiotico dovuto agli anni di convivenza…rapporto forse che noi persone comuni non riusciremmo ad instaurare neanche con una donna, ma a parte gli scherzi il mio rapporto con lui e con il resto dell’equipaggio, perlopiù di estranei è subito amichevole. Salpare alla volta delle Spiagge di Pomice di prima mattina ed il primo giorno è stato come aprire un libro mai letto…sembro poetico, ma non lo sono, soltanto mi sono emozionato perché questo mezzo così lento che è la barca a vela che aspetta il vento per addentrarsi nelle baie mi ha fatto pensare a quanto la fretta sia nemica della bellezza e del piacere ed al fatto che scoprire una cosa piano piano come una spiaggia bianchissima e le sue acque sarebbe stato totalmente diverso se fosse stato fatto via terra…questa baia inaccessibile appunto per via terricola è forse, assieme a Cala Junco di Panarea una delle più selvatiche, come amo dire poiché il selvaggio appartiene a molti, ma qui alle isole Eolie poche cose, anzi nessuna è mai inflazionata.

Vacanze in barca a vela…

Poche barche sempre, il silenzio ed il frangere impercettibile del movimento delle acque sullo scafo del Margaux ci accompagnano durante i nostri pranzi in baia che definirei luculliani e tutt’altro che frugali come invece ci si potrebbe aspettare dalla cucina di una barca a vela…anche in questo Davide è un maestro di ospitalità ed i momenti conviviali nel “quadrato” riparati dal sole caldo delle Eolie sono di una spensieratezza unica; l’atmosfera è quella di una dimensione sospesa tra cielo e terra ed ogni barca a vela attorno a noi è un piccolo universo di quelli antichi dove riesci a tenerti stretto le persone che ti parlando tenendo stretto tra le mani un calice di vino anziché un telefonino….sembra banale, ma arrivando da quel frastuono caotico di Milano io questa cosa l’ho notata e me la sono nascosta sotto pelle, impossibile da rimuovere. Anche il caffè fatto come si faceva fino a qualche anno fa naturalmente con la moka riesce a trasformarsi in un momento sopra le righe dove ognuno tende la mano all’altro per portare su zucchero, bicchieri e caffè bollente che in barca può essere una vera e propria bomba da evitare con cura di rovesciare…beh, io le isole le ho amate tutte in egual misura e di ognuna di loro conservo un’immagine nitida in testa, ma sono soprattutto queste cose piccolissime ed apparentemente insignificanti che mi sono rimaste in testa come cunei e sono le piccole immagini che conservo con gelosia di ogni viaggio, quelle che solo io ho potuto assaporare come individuo, come Paolo, come esploratore del Mondo. Il pomeriggio assorto nel veleggiare verso l’isola che ci accoglierà per la notte, Panarea è un misto di regata e cazzeggio vero e proprio, passatemi il termine che seppur improprio rende la mia idea di quello svago senza meta che da tempo non provavo in vacanza, come ve la spiego una sensazione così?

Faro, Gelso Isola di Vulcano. Eolie

Quando non sei in barca a vela, ma viaggi in aereo, in treno, in macchina la meta è ben precisa e fissa davanti ai tuoi occhi e l’obbiettivo è raggiungerla, ma quando ci sei poi l’ansia dei preparativi e la voglia di arrivare si smonta un po’ quando non si più “alla volta di”, ma sei “arrivato a”…..qui invece è diverse, la barca a vela è un itinerario senza metà dove si cala l’ancora in rada , ma ti sembra di non essere mai arrivato, dove l’essere per sua natura itinerante di questo vascello moderno ti porta a seguire con lei il flusso del moto ondoso, delle brezze dei venti…non ti fermi mai, eppure sembri sempre immobile in mezzo ad un Paradiso delineato da un orizzonte poco lontano […] to be continued

“IL MIO VIAGGIO ALLE ISOLE EOLIE” Paolo, settembre 2018

…perchè andare alle Eolie!

Scorcio Eolie Island

Piccole onde di colore blu, leggere, trasparenti, coordinato il suo moto, irradiato dalla luce del sole, i canali delle Isole Eolie sembrano tutti così, così diversi tra loro, ma tutti conducono a piccole rotte di luce tra le sette perle, così chiamate le sette Isole dell’Arcipelago Eoliano; Lipari la più grande, Vulcano aspra e imprecisa, Panarea la più elegante, Stromboli l’isola di fuoco, Salina verde rilassante e famigliare, Filicudi così come era 50 anni fa, povera e straordinaria, Alicudi solitaria e piccola che sembra la figlia di tutte.

C’è chi dice che queste isole siano state povere, talmente povere che negli anni 50 venivano abbandonate, i pescatori che le abitavano, chi riusciva, vendeva la propria abitazione per il corrispettivo di un biglietto della nave che gli avrebbe portati in America a cercare fortuna, qualcuno l’avrà anche trovata.

Chi è rimasto oggi vive di turismo, il turismo delle Eolie non è il solito che siamo abituati a frequentare  conoscere in altre località italiane, alle Eolie non si va una sola volta, alle Eolie si deve tornare, perché una settimana non è sufficiente per viverle, conoscerle e respirarle tutte… Le Isole Eolie vanno vissute di giorno, ma anche di notte, ma la notte non si passa solo nei locali eleganti dove si bevono cocktail e si può ballare nelle discoteche sino all’alba, la notte si passa all’aperto sotto stellate che avvolgono ogni cosa, sdraiati su spiagge nere o bianche ancora calde della giornata di sole, la notte si passa ai piedi dei vulcani che mentre ti fanno sentire la forza nella terra che trema, puoi vedere anche tutta la loro magnificenza lassù, in alto sulla vetta dove il cratere aggiunge lapilli sparati tra le stelle, fumo e piccoli tuoni che sembrano lamenti della montagna stessa. Alle Eolie si cammina scarsi per sentire il calore della sua terra, si esce quasi svestiti perché l’aria calda sulla pelle ti fa star bene, alle Eolie le luci sono solo quelle delle candele appoggiate sui muretti delle case, dei locali, delle Chiese. Alle Eolie le auto non possono disturbarti perché non ci sono e quelle poche sono lontane o ferme, alle Eolie si cammina.

Barca a vela.

La notte se ti capita di spostarti con il tender dalla rada al pontile, o da una barca all’altra puoi rimanere affascinato dalla scia luminosa che il plancton crea, una scia luminosa nel mare che come una chioma di luce e di stelle sembra dividere il mare per poi ricucirsi solo pochi metri dietro il tuo passaggio, alle Eolie tutto può essere magico, le cose possono accadere ma devi provocarle, devi cercarle e loro sapranno darti quello che vuoi, le Eolie sono gentili e non ti deluderanno.

Mangiare alle Isole Eolie ti permetterà di ritrovare in bocca quei sapori che arrivando sono già nell’aria, il profumo delle piante come il rosmarino che nasce spontaneo, le piante del cappero, il finocchietto selvatico, il profumo dell’acqua di mare degli scogli e delle alghe fresche ti permetteranno di assaporare con una boccata di aria tutti i sapori del mediterraneo, sapore di mare, del loro pescato e cucinato nella maniera più semplice che esalterà solo la semplicità dei prodotti stessi, i sapori della Sicilia concentrati in queste terre ciclopiche.

Il popolo locale eoliano ha saputo accogliere negli anni il turismo in un modo che raramente si verifica, le Eolie sono Isole di un’isola la “Sicilia”, ma sembrano vivere di una loro personalità, entità, hanno un fascino docile ed accogliente, sono fiere di se stesse, ma senza mai farti sentire a disagio, alle Eolie quando arrivi per la prima volta ti senti li da sempre e la sensazione di esserci già stato ti pervade, ma soprattutto si creerà un legame che ti farà tornare, perché alle Eolie si torna sempre!!

Stromboli, vulcano attivo.

I piccoli traghetti che le collegano alla Sicilia, porto di Milazzo, gli aliscafi veloci che come autobus le legano da sempre, le fanno sentire vicine e lontane nello stesso momento. Sul porticciolo di Lipari al mattino c’è fermento, piccoli pescherecci che rientrano con il pesce, Ape Car che come zanzare impazzite caricano generi alimentari per i ristoranti, per gli alberghi, per le cambuse delle barche a vela che ormeggiate ai pontili Portosalvo, Buon Fonda o Lipari Service aspettano di mollare gli ormeggi per partire con i loro charteristi alla volta della crociera, il tour, la navigazione lenta spinta dalla brezza di mare, spinti dalle onde del mare, dal sole caldo. Il porto di Lipari è vissuto da tutta la popolazione, il paese è il porto ed il porto è l’Isola per antonomasia. Tutto passa da qua, cose, persone, animali, genere alimentari e perché no ogni tipo di umore, di gioia, di sentimento, di amore, prima o poi passa da qua… passa dal porto di Lipari l’ingresso delle Eolie!!

Tutto inizia quasi sempre qua, le persone arrivano e ognuno di loro prende la sua direzione, verso i pontili per chi navigherà sulle imbarcazioni a vela, verso soggiorni a terra come hotel, resort, case vacanza. Tutti con un’unica passione, il mare, la spiaggia, il sole, la buona cucina, la voglia di vivere un’esperienza ad un ritmo lento e piacevolmente scandito dalla natura, dalla semplicità che solo posti come queste isole riescono tutt’oggi a donare.

In barca a vela…

Acqua del mare, verde delle felci, dei vigneti di malvasia, delle piante del cappero, bianco della pomice o delle saline di Salina, nero della lava rafreddata, indurita cuocente sotto il sole, rosso del magma che esce dai crateri di notte, blu del cielo, bianco delle case, punti di luce nel tetto del cielo… le stelle, colori dei pescherecci bianchi e blu navigano sulla linea dell’orizzonte, il color crema delle lance locali che portano i turisti a fare il giro dell’isola, il bagno, la schiuma delle onde ed aria, sono i colori che circondano la vita di queste isole che godono di un’atmosfera particolare, il tempo le ha attraversate ma come fanno i marinai, passandoci attraverso, sopra, ammirandole, amandole e lasciando tutto immutato, incantato oggi come allora, e come lo saranno anche tra cento anni grazie all’attenta conservazione che hanno i loro abitanti, nativi o non che ogni giorno si prendono cura di loro… le piccole sette sorelle, le Isole Eolie!!

Navigare alle Isole Eolie

Lipari Island

Navigare alle Isole Eolie, navigare nel mare delle Eolie significa ripercorrere rotte antiche conducendo barche a vela di epoca moderna. Navigare sotto le coste imponenti e rocciose, sotto vette di vulcani alti dai quattrocento ai mille metri. Cave di pomice bianca come il bianco sale di salina, spiagge, rocce nere e pietre come vetro di ossidiana, leggera, a tratti come la pomice che il vento sposta e la fa galleggiare in acqua, pietre che non vanno affondo! Fondali che riposano in calme acque cristalline, pesci che nuotano tra i colori di un mare antico, incontaminato. La luce del sole riflette sull’acqua ed unisce i canali che separano le isole, barche a vela che cuciono gli stretti, rifratto ricamo del marinaio. Luce d’arancio maturata durante la settimana, colora i paesi, li rende caldi ed accoglienti insieme ai profumi del gelsomino notturno, del fico, della Buganvilla. Vele bianche sugli orizzonti brevi tra le isole dell’arcipelago, ciclopici vulcani spendi, dormienti, solforosi o pieni di attività, eruzioni e magma color rosso come il sole dei propri tramonti.

Sapori, odori della tradizione di una terra povera di un tempo, ricca in un tempo più antico, quando la ricchezza era la certezza di avere un posto dove stare, una barca per pescare e la possibilità di sfamare le bocche della famiglia, avere una casa. Case bianche, basse con il tetto a terrazza, piatto per la raccolta l’acqua piovana, ornate di tipiche colonne rotonde eoliane, i portici delle Eolie, le pergole.

Vicoli delle eolie, stretti lunghi ma con lo scorcio del mare blu in fondo, alla fine di ogni vicolo la via di uscita il mare, il vento la libertà…

Lipari
Vulcano Island

Le Isole Eolie di pietra lavica nera, si vivono di giorno in un ritmo scandito dalle onde provocate dalle sue brezze marine quasi sempre amichevoli, luci timide di notte, aria calda, profumi notturni scorci di vita mondana… Panarea!

Il faro abbandonato a sud di Vulcano, Gelso. La piccola Cappella Sacra che lo affianca, un momento di riflessione in contrasto tra la sensazione di spensieratezza in spazi aperti, immensi e l’atmosfera Sacra di quattro mura e profumo di candele, una piccola finestra, si vede il mare anche da qua, in lontananza la costa di Lipari, pensieri, riflessioni e voglia di vivere, queste sono le Isole Eolie.

Verde delle Felci di Salina, la Baia di Pollara il cono vulcanico a metà, i suoi capperi, la sua Malvasia da bere insieme ai suoi cannoli ripieni di ricotta e la cassata siciliana… Rinella i suoi piccoli negozi di porcellane, Leni uno dei suoi tre comuni. Santa Marina di Salina, il paese delle famiglie, per le famiglie… il porto, rifugio dei marinai. La sua punta di sud est, Lingua, piccolo lungo mare noto al mondo per la granita più buona della Sicilia, si quella che si gusta da Alfredo all’inizio ed alla fine della giornata.

Gli asini di Alicudi, i gradoni, le mulattiere per salire alle case, i loro numeri civici in base ai gradini saliti, gli antichi insediamenti i suoi terrazzamenti per l’agricoltura, l’unico ristorante la mini spiaggia di ciottoli la sua unicità, eremita e cara a tutti, soprattutto ai suoi soli cento cinquanta abitanti.

Stomboli

Pecorini a Mare di Filicudi, la piccola festa del Saloon, l’aperitivo sulla balaustra, una birra per un tramonto, un amaro per un cielo pieno di stelle. La sua grotta più famosa, quella del bue marino, la Canna che sfida il cielo e il mare con i suoi settantaquattro metri di altezza. Gianfante, lo scoglio delle aragoste… Nino di Filicudi Porto ed il suoi piatti prelibati dell’unico ristorante che puoi incontrare.

Candele, musica soft da aperitivo, vicoli, piazzette e ristoranti eleganti. Banacalì, Raya e The Bridge possono offrirti un aperitivo suggestivo, le persone si raggruppano, parlano, si conoscono, si innamorano del posto, un posto chiamato Panarea. Enzino il suo campo boe davanti al paese, la sua ospitalità… il taxi boat h24.

Cala Junco, Punta Milazzese, Drauto, Dattilo, Bottaro, Basiluzzo, Lisca Bianca, Lisca Nera, i Panarelli e le sue Formiche, lo Scoglio della Nave sono i luoghi che Panarea offre, Panarea ti invita, ti ospita per i bagni all’ancora.

A nord est il vulcano dei vulcani “Iddù” Stromboli fuma, borbotta e sbotta, lancia lapilli dai suoi crateri, mille metri di fuochi d’artificio che in questo caso hanno tutto di naturale e niente di artificiale. La piazza della sua Chiesa dominante a Ficogrande, lungo la costa Piscità la Villa di Dolce e Gabbana, il locale Igrid la pizza e l’aperitivo più social del tour in barca a vela, Strombolicchio con il faro più mistico e dominante delle Isole Eolie, la sua lunga scalinata, le sue forme naturalmente preistoriche, il drago, il cavallo, la magia di un posto solo per chi lo sa apprezzare. La Sciara di Fuoco, le gite notturne sui gommoni escursioni nelle emozioni, il fresco della sera in mare, l’incognita le piccole luci all’orizzonte rosse e verdi, i fanali. Ginostra il porto il paese più piccolo, solo poco di tutto, ma tante sfumature di colori e di mare calmo, ai piedi del vulcano più attivo di Europa, Stromboli.

Lipari, il Monastero il suo Museo Archeologico, la storia dei Vulcani delle Eolie, le Catacombe il Corso Vittorio Emanuele, la Kasbha, Pescecane, Subba, Epulera, Il Filippino ristoranti per scoprire cosa si mangia, cosa si mangiava alle Isole Eolie. Valle Muria, Attila, I Faraglioni di Lipari, Vinci e le Bocche di Vulcano, navigare per scoprire, nuotare in acque di un isola che si fa amare….    

Barche a Vela

Le Isole Eolie in barca a Vela, le crociere per visitarle tutte, le baie, le cale, i paesi, navigare, veleggiare nei canali, respirare l’atmosfera serale, l’ospitalità degli isolani, il turismo, i servizi, la voglia di mare, di sole e di vento… quello giusto! La cucina preziosa, il pesce, la carne, gli involtini messinesi, gli involtini di pesce spada, i dolci, bevendo vino bianco Grillo, Inzolia, Donna Fugata, Leone D’Almerita, Passito di Malvasia si assaporano mille anni di storia, la storia che ha il destino di continuare ad essere il presente, il futuro di posti unici dove solo venendo di persona si possano capire, respirare, conoscere, apprezzare… le Isole Eolie Patrimonio dell’Unesco!!  

Economia delle Isole Eolie

Lo sviluppo delle Isole Eolie

Poche parole bastano a trasmettere il forte richiamo delle Isole Eolie, ieri come oggi grandi viaggiatori famosi quali Dumas, Houel, Guy De Maupassant, De Dolomieu, e l’Arciduca Luigi Salvatore D’Austria, hanno visitato luoghi e studiato l’economia locale, le tradizioni ed i costumi dandone un resoconto puntuale in opere anche importanti come quella dell’Arciduca D’Austria.

Le Eolie sono Isole Vulcaniche nate dalla presenza attiva dei quatto elementi, aria, acqua, terra e fuoco. Emersero dal mare durante il pleistocene e da allora hanno più volte preso e mutato forma. 

Filicudi remota

Le Eolie, intorno al 1880, vivono un momento di grande sviluppo economico e demografico. Agricoltura e pesca tradizionalmente assorbono gran parte della manodopera, ciononostante le flotte mercantili di Lipari, contano più di 200 legni tra “Paranzieddi”, “Bovi”, “Marticane”,  e “Briantini” assicurando i collegamenti con Napoli, Milazzo, Reggio Calabria e Capo D’Orlando. E’ il successo della Malvasia che traina il commercio di tutti gli altri prodotti locali, in special modo i capperi richiesti in tutto il Mediterraneo.

A Lipari inizia l’attività di escavazione della pomice e a Vulcano si intensifica quella dell’allume e dello zolfo. Pochi anni dopo però un micidiale parassita la “Fillossera” distrugge i vitigni che producono uva da Malvasia, le aziende che producevano questo passito falliscono, ed in più la ferrovia che viene costruita tra Napoli e Reggio Calabria toglie il monopolio dei trasporti marittimi alle Isole Eolie.

Corsi e ricorsi storici: si ripete il declino economico delle Eolie come avvenne millenni prima quando, l’ossidiana qui prodotta, fu sostituita dal bronzo. Cominciano i flussi migratori verso paesi esteri lontani, che in decenni decimarono la popolazione eoliana.

A Panarea la popolazione si riduce da più mille persone a trecento abitanti, a Lipari da dodicimila e ottomila, a Salina da novemila a quattromila, a Stromboli da cinquemila a quattrocento, ad Alicudi da milleduecento a centocinquanta, a Filicudi il fenomeno incide più che su ogni altra isola da duemilacinquecento a duecento.

Vista del Museo Archeologico, Eolie.

Nel secondo dopoguerra, pur in una situazione precaria si cerca di aiutare l’agricoltura, con la costruzione di bacini per il contenimento di acqua per combattere i periodi di siccità e di incrementare la flotta dei pescherecci che diventa la seconda potenza in Sicilia. Per chi rimane si intravedono nuove possibilità di lavoro con il nascere del turismo che, incuriosito da film che hanno avuto grande risonanza (Stromboli con Ingrid Bergman e Vulcano con Anna Magnani), scopre il fascino di queste isole vulcaniche e selvagge. Vengono alla luce importanti ritrovamenti archeologici, e grazie alla volontà ed al coraggio del Professor Bernabò Brea e della Signora Cavalier, si avvia la realizzazione del Museo Eoliano: un vanto per tutti gli Eoliani perché i reperti sottomarini, i vasi di ceramica, i monili, i sarcofaghi, le maschere testimoniano l’importanza svolta per millenni dalle Eolie nel Mediterraneo.

Cave della Pomice, Lipari.

Riprende l’estrazione della pomice che negli anni 70 occupa circa duecento addetti. Il turismo contribuisce a migliorare l’economia, nascono i primi alberghi e ristoranti e si restaurano le case da affittare in estate. I turisti italiani acquistano spesso a basso prezzo, terreni e case lasciate dagli emigranti, ristrutturando le abitazioni come residenze di villeggiatura. Negli anni 70/80 pur in presenza di notevoli risorse finanziarie, talvolta frutto di clientelismo, si ha una incapacità di progettazione ed interventi pubblici per lo sviluppo del turismo. Si accoglia la contingenza economica positiva e ci si accontenta, supponendo che il trend non finirà più.

Così si arriva ai nostri giorni ed alla riduzione di risorse pubbliche si accompagnano gravi squilibri economici. Le analisi e le preoccupazioni per l’attuale situazione economica sono affiancate dai tentativi e dai progetti per assicurare sviluppo alle nostre isole. In sintesi l’adozione di un “piano paesistico” quale strumento di programmazione territoriale, lo sviluppo di nuove attività produttive, con investimenti nella maricultura (allevamento di pesce marino in vasche direttamente  a mare) e lo svolgimento di corsi di formazione a Lipari per tecnici di impianti di maricultura per avviare i giovani a questo nuovo modo di attività produttiva, i progetti di altri corsi per i servi portuali, sono alcune delle iniziative intraprese.

Ritrovamento di Anfore Anmtiche.
Museo di Lipari.

Nel settore agricolo, con l’intervento delle risorse comunitarie, sono stati redatti progetti per recuperare e rilanciare prodotti tipici eoliani come Malvasia, Capperi, e uva passa e per creare un centro servizi promotore del turismo nelle isole minori della Sicilia.

L’impegno è svolto nel creare la prima cantina sperimentale delle Eolie ed a incrementare il turismo termale, naturalistico e culturale.

“(Appresso a l’Insula de Liparj per ponente un miglio vi è un’altra insula chiamata le Saline dove sono bellissime vigne non da uve per far vino ma sollo da far zibibbi, dove se ne fan en grandissima quantità, de li quali li mercanti ne portano sino a Costantinopoli)” Chi scrive è l’abate Gerolamo Maurando che, giunto nell’arcipelago a seguito del pirata Ariadeno Barbarossa nell’estate del 1544 ci da preziosissima testimonianza di una florida attività economica a Salina, probabilmente sin dal basso Medioevo.

Museo Archeologico Isola di Lipari.

Si è iniziato a dare una nuova immagine alle Eolie con la manifestazione culturale del Constitum, ovvero la celebrazione dei  novecento anni dalla nascita “Communitas Eoliana” che ha richiamato l’attenzione nazionale ed internazionale sulle Isole Eolie.

Si investe oggi guardando al domani, per rendere più accoglienti le nostre isole e migliorarne le condizioni di vivibilità, per creare sviluppo affinché nessuno sia più costretto ad abbandonare la propria terra.

“Cercavamo un posto dove  vivere una vita tranquilla, lontana dal caos, dalle sirene impazzite, dalle auto in coda, dagli assalti ai semafori, dalla gente inferocita. Cercavamo un posto diove poter sorridere al nostro prossimo anziché averne paura, senza dover duellare per avere un parcheggio, un luogo dove la nostra casa continuasse dopo il cancello. E cercavamo il mare, il solo, il profumo, il silenzio. Tutto questo per continuare ad essere noi stessi. Siamo allora partiti per paesi lontani. Abbiamo visto, provato ed alla fine il nostro esotismo si è realizzato, indovinate un po’… dietro l’angolo di casa a Filicudi, piccola magica isola, nell’Arcipelago delle Eolie. E qui viviamo e vogliamo offrire a chi ha i nostri stessi desideri la possibilità di vivere questa atmosfera” (Gisella e Aldo Ardizzone).

Quando Eolo beveva Malvasia.

Eolie Island and white wine.

Uve delle Eolie

Le Isole Eolie tutte sono una fucina di prodotti enogastronomici e vitivinicoli apprezzati in tutto il mondo. Ma tra le sette sorelle spicca senza dubbio Salina, la seconda più grande dell’arcipelago delle Isole Eolie per la produzione di ottimi vini, ma soprattutto di Malvasia e capperi.

“Appresso a l’Insula de Liparj per ponente a uno miglio vi è un’altra insula chiamata le Saline dove sono belissime vigne non da uve per far vino ma sollo da far zebibbi, dove se ne fa en grandissima quantità, de li quali li mercanti ne portano fino a Costantinopoli”.

E’ un abate, detto Maurando che scrive e che, giunto nell’arcipelago al seguito del pirata Ariadeno Barbarossa nell’estate del 1544, ci dà colorita testimonianza dell’esistenza di una florida attività economica a Salina, probabilmente sin dal basso Medioevo. La presenza delle vigne, tuttavia, non deve trarre in inganno facendo credere che, all’epoca, ci fossero sull’isola comunità organizzate. L’incombente e minacciosa presenza dei pirati, aveva spopolato l’isola sin dall’età bizantina e la persistente mancanza di fortificazioni aveva spinto i liparoti a frequentarla soltanto per le cure stagionali delle vigne e per i raccolti.

Lipari, Spiaggia di Canneto e Pomice

Il ripopolamento vero e proprio di Salina, dopo l’abbandono di molti secoli ricomincia a fine 1500 incoraggiato dalle concessioni di feudi  del Vescovo di Lipari, desideroso di mettere a coltura le fertili terre del versante orientale e quelle della sella tra i monti; si intensifica nell’ultimo scorcio del XVIII secolo e raggiunge l’apice nella metà dell’800. Nell’arco di 300 anni si ritrovano a vivere insieme, nelle embrionali comunità di uomini e famiglie provenienti dall’intero bacino del basso Tirreno. Attratti dal miraggio della piccola proprietà o soltanto dalla possibilità di un lavoro non episodico, portano con sè storie e motivazioni diverse. Altra è la condizione di coloro che, dal ‘700, si trovano già sull’isola ed hanno una posizione patrimoniale consolidata.  Certamente, la vita di Salina rimane legata a quella di Lipari per molti aspetti . È l’improvvisa crescita della domanda di malvasia nel primo decennio dell’Ottocento che permette ai salinari l’accumulo degli strumenti necessari per l’agognato salto di qualità nei rapporti di scambio. A richiedere la malvasia sono i 10.000 soldati inglesi che a Messina tentano di fronteggiare una possibile avanzata di Napoleone in Sicilia. Per 10 anni i commissari per gli approvvigionamenti dell’armata britannica richiedono il noto passito eoliano “la malvasia” e lo collocano sulle tavole degli ufficiali. Una commessa così duratura innesca il processo di sviluppo dell’economia locale. Nasce una marineria autoctona e una buona parte dei proventi viene reinvestita nella coltura di nuove terre e nel potenziamento dei collegamenti con l’intero Mediterraneo.

I piccoli armatori commerciano in tutto per investire sull’isola nell’impianto di nuovi vigneti. La crescente ricchezza consente anche alle piccole comunità di villaggio di affrancarsi, a metà dell’800, dal potere amministrativo di Lipari. Nella seconda metà del secolo, si costituiscono le piccole società marittime che armano velieri . Dopo 50 anni di sviluppo e crescente ricchezza la fine del ciclo, però, si avvicina drammaticamente.

Isola di Filicudi, acque cristalline.

Tra il 1870 e il 1885, un parassita delle piante invade l’intera Europa distruggendo i vigneti e, nella primavera del 1889, pone fine alle illusioni degli isolani. L’emigrazione parte emorragicamente ed in 15 anni la popolazione si dimezza. Il ‘900 innesca meccanismi nuovi.   Agli albori della nuova era gli eoliani, decimati da novant’anni di emigrazione, non hanno strumenti culturali sufficienti per affrontare i problemi creati dalla nuova tumultuosa risorsa. Appena giungono i primi guasti ambientali, però, c’è chi si rende conto che l’industria dell’ospitalità ha bisogno di seguire la medesima regola praticata dagli illuminati mercanti di un tempo, cioè di non disperdere il patrimonio e creare lavoro e ricchezza diffusa con le imprese familiari. Ed è su questa strada che oggi, giustamente, molti si incamminano.  

La produzione di Malvasia continua ad essere a Salina una delle risorse più redditizie. Le Isole Eolie ne sono uno degli esportatori principali in tutto il mondo.

Ci sono pochi vini che hanno una capacità immaginifica come la Malvasia delle Lipari. E’ sufficiente il nome, direbbe Montale, per agire. Evoca vigne in terrazzamenti a picco sul mare, vini di grande sapidità che prendono dal sole il tenore dolce e sapido di zucchero. E l’immaginazione ha ragione. La cantine di Salina devono la loro fama alla fertilità dei terreni vulcanici sui quali esse si ergono. Fu colonia dei Greci, che ne fecero l’isola del dio del vento, Eolo, e qui portarono la viticoltura. I suoi vini erano già celebri nell’antichità, quando proprio i vini dolci, speziati, conquistavano i palati. La loro fortuna crebbe insieme al mito dell’isola come luogo di vacanza da scoprire durante i viaggi compiuti dagli intellettuali dell’Ottocento. E non è un caso che proprio qui fosse approdato Guy de Maupassant che scoprì il fascino del luogo e contemporaneamente un delizioso vino di Salina.  Le cantine di Salina producono malvasia con l’uvaggio tradizionale che prevede una piccola quantità di uva corinto nero, apprezzata nell’appassimento perché priva di semi. Le uve vengono vendemmiate nella seconda decade di settembre che a queste latitudini significa avere già uve oltre la maturazione. Il mosto, ottenuto da una pressatura soffice, viene fermentato e successivamente affinato un anno in vasche di acciaio per poi passare in bottiglia. Al naso ha i profumi dell’albicocca, note di miele e la fascinazione della macchia mediterranea, non priva di sfumature balsamiche. Ma è in bocca dove si impone, non troppo dolce, buona mineralità e la consistenza della seta, con un tenore alcolico relativamente basso. Un vino che consigliano di servire alla temperatura di 18 °C ma che può tranquillamente essere apprezzato fresco.

Vulcano e Lipari, panoramica.

La malvasia in purezza è anche vinificata in versione secco nel vino Secca del Capo. E’ un vino delicato, dal naso non troppo intenso, con profumi floreali e di frutta esotica e una buona mineralità al palato, dov’è asciutto e armonico. Eleganza, in bocca e al naso, per il Salina Bianco. Qui cambiano le uve, che sono inzolia e cataratto vinificate in acciaio. Il campione 2015, di colore paglierino con riflessi verdognoli, ha profumi intensi di fiori, erba limoncina e polpa di pesca bianca. In bocca è estremamente piacevole, di buona acidità, una sapidità impressa come un marchio, armonico e asciutto. E’ un vino marino, da consumare fresco, in terrazza, di fronte a un misto di pesce crudo.

Isole Eolie, luci e colori…

Isola di Stromboli

Le Isole Eolie: Filicudi, Alicudi, Panarea, Salina, Lipari, Vulcano e Stromboli, dai colori sempre forti ed accesi a tutte le ore del giorno e della notte, diversissime tra loro, ma accumunate da una bellezza travolgente che fa innamorare chiunque le visiti. Eolo Dio dei venti fisso qua la sua dimora. Appartengono tutte ad un unico complesso vulcanico, avvicinandosi in barca a vela le spiagge hanno caratteri stupendi, dai neri arenili di Stromboli si passa alle bianche spiagge di Lipari. Lipari e Vulcano hanno molti materiali da eruzione come pomici, frammenti di lava ceneri, e bombe scoriacee. Si sono formate probabilmente a forti colate laviche che hanno raggiunto e superato il livello del mare. Fare snorkeling qua è entusiasmante: analizzare e soffermarsi a guardare la configurazione morfologica del fondale marino nell’arcipelago delle Eolie… anche sotto migliaia di vulcani intervallati da canyon. Ed è per questo che tuffandosi dalla plancia dell’imbarcazione ci si accorge immediatamente di una attività vulcanica sottomarina ancora vivissima: le correnti calde sono ancora numerosissime. Alicudi, Filicudi, e Salina sono oggi completamente inattive mentre Lipari e Panarea hanno ancora sorgenti termali e fumarole. Nel 183 A.C nacque Vulcanello da una eruzione sottomarina moto violenta; da li in poi le eruzioni furono molto sporadiche. Stromboli invece è attiva da due millenni, ed è per questo chiamata il faro del Tirreno. Il mare Eoliano è una tavolozza di colori, tra scenari di incomparabile e contrastante bellezza. Isole dall’aspetto selvaggio e dalle coste a tetri colori che cadano a strapiombo sul mare si susseguono ad altre  dalla dolce configurazione e dalle pendici verdeggianti. Oltre a simili contrasti caratteristiche peculiarità rendono originale e interessante tutto l’arcipelago, soprattutto scegliendo percorsi marino e non terricoli: scogli dove la natura si è sbizzarrita a creare gigantesche sagome semi umane; scogli traforati che creano ponti ed archi rampanti; grotte azzurre e pittoresche insenature; ci sono zone di mare in ebollizione per effetto delle fumarole sub marine ed estesi scogli rivestiti di ogni tinta; le minuscole spiagge e le fenditure da cui sgorga acqua limpidissima si offrono alla sguardo del viaggiatore marittimo in ogni dove. La maggior parte di esse, inaccessibili via terra, sono il privilegio di chi sceglie di visitare queste isole in barca ed in particolare in barca a vela per poterne godere dei silenzi e dei momenti di assoluto relax. L’arcipelago eoliano è una fucina di attrazioni per molti tipologie di turisti, non solo per l’accennata varietà delle sue bellezze naturali, ma anche per le sue acque termali di altro valore terapeutico.

Isola di Salina, Spiaggia di Malfa.

Tali manifestazioni postvulcaniche si notano a Vulcano, Lipari e Panarea. Soltanto a Lipari si trova però uno stabilimento termale vero e proprio , a San Calogero; è da augurarsi che ne sorgano presto altri anche a Vulcano e Panarea, sedi di preziose acque radioattive. Quest’ultima isola in particolare meriterebbe di essere fornita di uno stabilimento attrezzato secondo moderni criteri. Finora le acque ed i fanghi, sfruttati con sistemi primordiali, hanno dato sempre ottimi risultati. Oltre che nelle affezioni delle articolazioni, le acque ed i fanghi di Vulcano risultano molto efficaci nelle nevralgie e nelle nevriti e nelle affezioni dermatologiche. Per Vulcano trattandosi di fanghi vulcanici ad alto contenuto di radonio ed anche di acque termali, il criterio della scelta dal punto di vista dell’attività curativo può considerarsi quasi esclusivo. A Lipari invece, alle terme di San Calogero esiste una grotta sudatoria di costruzione romana e queste acque sono state prescritte ed elogiate da alte autorità della scienza medica quali il Cardarelli, il Tommaselli ed il d’Arrigo.

Un viaggio nel viaggio per arrivare alle Eolie, ma che ripaga di tutte le fatiche per la bellezza dei luoghi, per il mare incontaminato e per i cieli stellati che nelle notti d’estate illuminano le isole più lontane dalla costa. Le Isole Eolie possono essere raggiunte via mare da diverse località. Milazzo è il porto della costa siciliana più vicino e ogni giorno sono molte le corse sia in nave che in aliscafo. Che il viaggio abbia inizio. Ad Alicudi non ci sono strade asfaltate, ma vicoli e mulattiere. Dal porto si attraversa il paese e salendo si arriva alla chiesa di San Bartolo. Il sentiero sulla montagna porta al cratere e al Timpone delle Femmine.

Lipari
Isola di Lipari, Valle Muria

Da una spianata poco più su si dirama un’altra via che porta in cima a Filo dell’Arpa. Anche arrivare a Filicudi da qui è come avvicinarsi ad un mondo fatato; è una piccolissima isola e circumnavigarla in barca è un’attività da fare assolutamente.  Si può scegliere se fare un bagno nelle sue acque cristalline o se iniziare a inoltrarsi verso la cima attraverso le mulattiere di pietra che collegano i vari centri abitati. La punta più alta dell’isola è rappresentata dal vulcano inattivo Monte Fossa delle Felci, raggiungibile in un paio d’ore passando per Valdichiesa e Punta Lazzaro. La vegetazione è infatti formata soprattutto da queste piantagioni autoctone che danno il nome all’isola. Osservate da questi sentieri stretti e ripidi, le coste a strapiombo sul mare offrono un panorama unico. Di notte, lo spettacolo di un cielo stellato sopra di sé come non se ne ricordano è impagabile. Ed è per questo motivo che dormire all’aperto, magari sul ponte di una barca a vela è una delle esperienze più emozionanti mai provate. Girando l’isola in barca, in circa due ore, si possono visitare alcune grotte, la più bella è sicuramente la Grotta del Bue Marino. I centri abitati dell’isola sono Filicudi Porto, Pecorini e Valdichiesa.

La più grande, la successiva arrivando da Filicudi è l’Isola di Salina. Dal porto di Lingua – paesello reso famoso oltrechè per le sue saline a vista e per lo splendido faro, anche per la granita ed il pane cunzatu di Alfredo – per salire sulla cima del Monte Fossa a 926 metri, si deve attraversare l’isola in autobus in direzione Val di Chiesa e arrivare al Santuario Madonna del Terzito. Di qui un sentiero in salita porta in circa due ore alla cima. Le fatiche della pendenza sono ripagate da un panorama sensazionale: una vista mozzafiato delle isole, con lo sguardo che arriva, se il cielo è limpido, fino all’Etna e alle coste della Sicilia. Il più alto dei due monti di Salina ospita nel cono un bellissimo bosco di felci, oggi riserva naturale protetta. La discesa classica può essere fatta direttamente verso il paese di Lingua ma è molto ripida. Salina è un’isola grande e per girarla tutta, una volta ormeggiato qui, è consigliabile noleggiare un mezzo. A Salina si coltiva la vite, da cui si ricava la pregiatissima Malvasia. Altro frutto tipico dell’isola è la pianta del cappero, esportato in tutto il mondo. Durante il giorno è possibile visitare la locanda in cui è stato girato il film “Il Postino” con Massimo Troisi. Il tour settimanale delle Isole Eolie prevede, nella giornata successiva, l’Isola di Panarea.

tuffi isole eolie
Filicudi, sullo sfondo Alicudi.

Questa giornata può essere dedicata quasi completamente al relax. L’ormeggio previsto è Cala Zimmari oppure Cala Junco che offrono ristoro a chi si affaccia qui. Ma per gli indomiti del trekking la cima del Monte Punta del Corvo rappresenta sicuramente un piacere: i suoi 420 metri sono una passeggiata e anche in questo caso il panorama è degno di nota. Se Panarea delude un po’ per quell’aria troppo trendy e un po’ artificiosa che disturba il turista più attento ed appassionato, Stromboli è pane per i denti del viaggiatore “esplorativo”. Il vulcano attivo offre un’escursione mozzafiato, soprattutto se fatta al calar della sera, o meglio ancora nottetempo quando e solo se le guide ne prevedono la salita che è possibile solo se adeguatamente accompagnati. Durante la giornata è consigliato passeggiare per le vie dell’isola in cui Roberto Rossellini visse insieme a Ingrid Bergman durante le riprese del film “Stromboli, vulcano di Dio“, ma arrivato il buio l’esperienza che ci aspetta è indimenticabile.. Dopo circa 3 ore di ascensione, in cui sempre più vicino si sente il tuonare delle eruzioni, può capitare che al di là dell’ultimo rilievo prima di arrivare in cima, una pioggia di lapilli illumini il cielo. Si corre allora verso il pianoro posto proprio sopra la cima, per osservare il tutto con più tranquillità. Con una frequenza di circa 20 minuti, le eruzioni si succedono una dopo l’altra, spettacolari. Mancano all’appello Lipari e Vulcano e in entrambe non mancano i luoghi per riposarsi. La mattina può trascorrere in tutto relax a Vulcano, le terme sono il luogo ideale, anche perché sono raggiungibili facilmente essendo vicino al porto: un bagno nelle acque calde rilassa e riempie di energie utili per l’escursione del pomeriggio, un trekking al cratere di Vulcano raggiungibile in un’ora circa. Niente eruzioni potenti ma fumare di zolfo. Una volta raggiunta la cima si può ridiscendere verso il centro del cratere, largo circa 500 metri. Il paesaggio lunare è comunque molto fascinoso. La discesa è più veloce e piacevole ed accompagnata da una magnifica visione d’insieme dell’Arcipelago Eoliano. Anche a Lipari è consigliabile noleggiare un motorino e raggiungere la sommità della Forgia Vecchia su due ruote per osservare la colata di ossidiana. Volendo percorrere un ultimo tratto a piedi, si può raggiungere la frazione di Lami e in 20 minuti raggiungere il Monte Pilato nel settore più settentrionale dell’isola, sul quale salire sulle rocce rosse. Da non perdere a Lipari le cave di pomice. Ultime tappe dell’isola: Punta della Castagna, Acquacalda, Quattropani e le terme di San Calogero. La strada panoramica che collega queste quattro località mostra una veduta panoramica di Salina. Di cartoline mozzafiato impresse nella memoria non ne rimarremo scarni.