Tramonti alle Isole Eolie.
I tramonti delle Isole Eolie sono sempre diversi, possono cambiare a secondo dell’isola dove vi trovate, dal meteo del momento, dal vostro umore. I più belli e più fotografati sono quelli visti dall’isola di Vulcano dalla Baia di Ponente dove il sole che ha maturato luce e colori per tutto il giorno, pian piano scende dietro l’orizzonte tra le Isole antistanti, ovvero Alicudi e Filicudi. Il sole si tuffa nel mare dopo averci scaldato tutto il giorno. La storia antica di queste isole ha fatto si che tutti i piccoli centri abitati, piccoli paesi, nascessero ad est sulle coste orientali, questo perché i venti forti predominanti creano forti mareggiate da ovest / nord Ovest pertanto le coste più riparate sono quelle che guardano la Calabria. Questo però fa si che dai paesi non si possa vedere il tramonto in mare, il sole infatti tramonta dietro le colline o le piccole montagne delle stesse isole pertanto solo navigando intorno all’isola si riesce a scrutare un tramonto in mare, oppure come detto dalla Baia di Ponente che dal nome stesso si intuisce essere aperta ad ovest. Navigheremo facendo il periplo delle isole all’inseguimento dei tramonti più belli…la barca a vela e l’esperienza dei nostri skipper permette di accedere alle baie più belle e talvolta inaccessibili via terra in modo che possiate godere di un esclusivo fine giornata facendo ciò che più vi piace, rilassandovi, leggendo oppure preparandovi ad uscire per la sera. Le Isole Eolie sono una fucina di sorprese sia dal punto di vista naturalistico che enogastronomico ed ovviamente dal punto di vista dell’accoglienza. I nostri skipper che navigano qui da anni per tutto il periodo estivo conoscono gran parte delle persone che vivono a terra e quindi sarà per loro facilissimo consigliarvi ed anche accompagnarvi alla scoperta dei siti più belli da visitare e luoghi da scoprire. La barca a vela ancorata in baia è un punto di appoggio stabile per tutta la giornata. Dal mattino, momento in cui ci sveglieremo e prepareremo una suggestiva colazione ammirando i colori tenui delle prime ore del giorno e godendo delle brezze leggere che cullano la barca a vela alla fonda. Proseguiremo poi mollando gli ormeggi ed avviandoci con una breve navigazione verso l’isola successiva dove il vostro skipper avrà organizzato l’ancoraggio per la sera. Ma prima ci soffermeremo per il pranzo, rigorosamente in mezzo al mare e lontano dai luoghi più turistici per godere di un fresco brunch tutti insieme. Un bagno è d’obbligo e soprattutto vi consigliamo di armarvi di pinne, maschera e boccaglio per divertirvi a fare u po’ di snorkeling. La “tabella di marcia” ed il tour settimanale delle isole eolie è studiato in modo che posiate ammirare anche via mare quello che di pìù bello le isole offrono. Il giorno dell’ancoraggio serale a Panarea ad esempio sarà doveroso portarvi a fare una nuotata a Lisca Bianca, isola vulcanica anch’essa che offre lo spettacolo subacqueo delle esalazioni sulfuree che creano uno flusso ininterrotto di bollicine che esalano dal terreno verso la superficie come se ci trovassimo sopra un camino vulcanico, ma totalmente innocuo. I fondali di Panarea, ma anche quelli di Vulcano, Lipari, Salina sono in parte rocciosi ed in parte sabbiosi e creano anfratti spettacolari e dai colori che niente hanno da invidiare a quelli caraibici e d’oltreoceano. Le acque molto calde delle isole eolie per via sia della loro origine vulcanica ed il loro ergersi immediatamente sopra una camera magmatica che abbraccia la Sicilia tutta, sia anche in parte per riscaldamento climatico che interessa tutti i mari, Mediterraneo compreso ospitano una grande varietà di specie marine in fondali non profondi e vicino alla costa. Calarsi in mare direttamente dalla scaletta della barca a vela vi darà un senso del godimento del mare totalmente nuovo. Un altro sito da non perdere assolutamente è l’immersione anche e solo a pelo della superficie dell’acqua per i non temerari nelle grotte sulla costa ad ovest di Lipari…gli skipper della nostra flottiglia le hanno recentemente “avvistate” durante le loro settimane di charter e le hanno ribattezzate “le grotte di Baia Meraviglia”. Rispetto alle più conosciute Grotte di Filicudi sono sicuramente meno frequentate e sono molto più suggestive perché più profonde e dove è possibile con facilità arrivare in tender accompagnati dal vostro skipper. Un altro sito accessibile solo via mare che vi lascerà senza fiato per il suo specchio di acqua trasparente dovuto ad un fondale sabbioso chiaro e finissimo è la baia della Pomice sulla costa est di Lipari a cui arriveremo proprio il primo giorno come inaugurazione della nostra crociera. Sullo sfondo un vecchio sito di estrazione della pomice, tutto intorno barche a vela alla fonda con la prua al vento ed un totale relax. Anche dal punto di vista enograstronomico le Isole eolie su retaggio dei sapori della Sicilia ha una cultura culinaria invidiabile fatta di sapori semplici, profumi della terra ed aromi avvolgenti in cui sono le materie prime di indiscussa qualità a creare piatti semplici ma estremamente d’effetto. I primi di mare dove il pesce spada e la spatola accompagnati da una base di olio evo, capperi e pomodorini creano sapori sublimi., Uno dei nostri preferiti che sarà meta del vostro tour settimanale è il ristorante Pescecane sul corso di Lipari. L’ambente familiare e sinceramente cordiale assieme ai piatti della tradizione eoliana rimarranno senza dubbio in memoria e palato. Una delle nostre location preferite per piatti, simpatia ed originalità di impostazione culinaria è il The King of Fish a Vulcano gestito dal nostro caro amico Gianluca e dal suo entourage che, nato come semplice pescheria in riva alla costa di Levante di Vulcano ha cominciato un girono dopo l’altro ad offrire assaggi agli avventori della pescheria creando cosi un incessante andirivieni di clienti pronti a fare incetta di assaggi e spesa di pesce freschissimo ed appena pescato…negli anni si è trasformato in uno dei ristoranti di crudità di mare più rinomati di tutte le isole. Per ultimo, ma solo per assoluta reverenza nei confronti di questo locale che è una vera e propria istituzione nell’arcipelago delle isole eolie e conosciuto anche in continente è “Alfredo” a Salina, l’isola tinta di un verde lussureggiante e quasi tropicale i cui paesini sono intervallati da colline coltivate a capperi e vitigni di malvasia a perdita d’occhio. Alfredo è il nome del proprietario storico nonchè fondatore di questo locale affacciato sul mare nel paesino di Lingua vicino alle saline e al faro. Famoso pe le sue ineguagliabili granite da gustare al mattino accompagnate dalla Briosche “cu u’ tuppu” oppure come dessert alla sera dopo aver cenato con l’assaggio del famoso “Pane Cunzatu”, letteralmente pane condito…ma ad essere sinceri questo appellativo non rende giustizia a questa fetta di pane croccante condito con olio evo del posto e sormontato letteralmente da una cupola di ingredienti sapientemente abbinati che spazia dai pomodorini, alla crema di ricotta, ai capperi, alla cipolla, al tonno rosso affumicato che creano un’armonia di sapori sublime. Un morso Di Isole Eolie ad ogni assaggio. Questo e tanto altro in una settimana in barca a vela con noi […]





















La mia prima visione dell’isola di Stromboli me la offre il Margaux, il nostro Beneteau 57 nel 2011 arrivando dopo 24 ore di navigazione dalla costa….già viste Capraia, Elba, Giglio, Ponza, Egadi…tutte straordinariamente belle ed indubbiamente fascinose. Eppure Stromboli alle persone gli va incontro, non le aspetta, le assale. E te le fa dimenticare tutte all’istante…Si sa, gli arrivi in barca a vela su di un’isola, l’avvicinamento lento a suon di regolamenti di vela, il sibilo del vento sono visioni che tutti una volta nella vita dovremmo provare perché questi arrivi sono una conquista e questa sensazione su Stromboli la avverti chiara e limpida come il cielo terso che fa da cornice ad suo cono “presuntuoso”.
Il mare e’ molto bello, ma il primo impatto è terrificante. Impressiona. I fondali calano a picco a pochi metri dalla spiaggia e quando ti butti dalla plancia della barca a vela nel blu intenso, sai che sotto di te quel cono vulcanico che vedi spuntare dall’acqua si inabissa in essa per altri 2000 metri e l’impatto è caldissimo sulla pelle, ma gelido nel cuore. Ti ci devi abituare a Stromboli, devi capire che lui comanda e tu ne devi subire il fascino. Le poche spiagge sono di cenere lavica, nere, la maggior parte inaccessibili via terra…Margaux ancorata nelle baie più rilucenti sembra piccina piccina ed allontanandosi un pochino a nuoto, guardandola, sembra che i fumi del vulcano, la inghiottano. Pare quieto talvolta lo Stromboli, ma quei 20 minuti soltanto che intercorrono tra un’eruzione e l’altra…poi tutti sussultano, la terra trema sotto i piedi ed il mare ne attutisce le sonore, piccole e continue sciare di ciottoli che rotolano da lassù….
Vorrei vedere Ginostra, antistante la sciara ed dalla parte opposta rispetto a San Vincenzo, il paese principale di Stromboli. Il fascino tutto particolare di un paese a cui senza barca, sia essa a vela, motore o remi, non si può arrivare. Conta trenta abitanti, non ha mai avuto energia elettrica tranne da un ultimo breve periodo. Gli abitanti ne saranno forse felici…oppure no. Il sentiero che si snoda lungo le pendici del vulcano e’ in parte franato e percorrerlo e’ pericolosissimo. E comunque sarebbero quattro ore. Penso che raggiungerlo via mare sarà facile…non è così. L’ancoraggio per Margaux, visti gli alti fondali, è precario ed il suo porto, detto il “Pertuso”, e’ il piu’ piccolo esistente al mondo…batte quello storico di Ventotene. Chi abita qui, chi sceglie coraggiosamente questo posto anche nei mesi invernali è, di fatto, isolato per lunghi periodi durante l’anno.
Mi tuffo in mare per testare il mio coraggio, vedere se a distanza di qualche ora la paura di Iddu si è placata. Si sta bene, l’acqua è tiepida, mi sembra di essere rilassata anche sola in acqua qui; piano piano l’animo si acquieta e se stai calmo ed ascolti, le eruzioni le puoi sentire tutte intorno a te. Il pranzo in trattoria è piacevole, il silenzio ammutolisce tutti e godere di una vista così è un assoluto privilegio. L’equipaggio decide di rientare in gommone. Io preferisco provare a nuoto. Cerco di raggiungere Margaux e durante la piccola traversata sotto di me un’ancora incagliata nei massi a circa 5 metri di profondità attrae luccicante la mia attenzione; chissà perché nessuno si è preso la briga di recuperarla, mi chiedo. L’ancora mi distrae, ma quando riprendo a nuotare l’istinto è di voltarmi…vedo le pareti delle Stromboli che poco più in là si gettano negli abissi scurissimi…ho un sussulto, vado su, ma ingoio acqua salata, tossisco e ancora tossisco, mi tolgo la maschera strappandomi anche i capelli dalla fretta che mi è presa. Il tempo di riprendermi un po’ e salgo al volo su Margaux. Ovviamente tutti a bordo ridono…assistendo alla scena dalla tuga sicura della barca a vela tutto è più semplice. Ma io ho sentito Stromboli cosi esplicitamente e sonoramente sussultare che il cuore è salito in gola.
Qui persino le grandi cernie non sembrano diffidenti e si fanno osservare senza ritrarsi. La risacca del mare e lo stormire del vento sulla vegetazione sono gli unici suoni. Arrivando in barca a vela da Filicudi, l’isola non offre ripari…dall’alto sembrerebbe quasi un ovale privo di qualsivoglia ansa od insenatura atta a permettere un ancoraggio degno di tale nome. Per cui ci accontentiamo di un approdo alla fonda precario che ci permetta di godere del fondale scuro e delle sensazioni che solo un’isola decentrata e quasi “persa” possono offrire. Data la particolare conformazione del terreno, mancano del tutto strade o viottoli carrozzabili e pertanto anche le auto, i motorini o le biciclette. Per affrontare le scalinate di pietra lavica che si inerpicano dappertutto, ci si affida ai propri piedi e ai simpatici asinelli che sono allevati sull’isola e che sopportano il peso delle merci e dei bagagli dal porto alle case sparse sul pendio. Niente discoteche, pizzerie, tavole calde, birrerie, boutiques, barbieri, paninoteche e sale giochi, solo un albergo bar ristorante e due negozi di alimentare..una rivendita di giornali e prodotti artigianali….ma è un luogo incantevole dove rifugiarsi ed assaporare una vacanza diversa. Il periplo dell’isola è un viaggio nella “preistoria” delle isole Eolie e sicuramente la barca a vela, se Eolo ce ne darà l’occasione, è il mezzo principe per affrontarlo.
Partendo in senso antiorario dall’approdo di Palomba, si costeggia la spiaggia di Alicudi Porto. Le coste sono quasi tutte a picco sul mare e seguono un profilo uniforme, senza formare cale o punte accentuate, ma solo qualche piccola spiaggetta assolata. Dal mare, affacciandosi a prua della barca a vela se ne scorge una visione d’insieme: l’abitato, i terrazzamenti incolti, la Chiesa di San Bartolo in alto, la contrada Bazzina dove la costa si fa più dolce. In corrispondenza di questo tratto il fondale si trova a soli 5/10 mt…tali da poterci permettere di calare l’ancora per qualche ora prima che le brezze serali ci spingano verso la scogliera. E dove è possibile anche immergersi in apnea se lo si desidera, quasi un gradino prima di maggiori profondità. Più avanti dopo Punta Rossa, in direzione del versante occidentale, si possono osservare un’ alternanza di sottili colonne di lava detti Fili che spesso intersecano, dalla cima al mare, l’intera sequenza di rocce vulcaniche e grandi valloni di detriti lavici sgretolati detti Sciare. La parte occidentale totalmente inospitale e disabitata, è a picco sul mare. Ogni angolo ha forme e colori propri, sempre diversi e da l’impressione dell’inizio del mondo, del momento che ha preceduto l’apparizione della vita sulla terra.
Si passa davanti a piccoli scogli coperti dal guano degli uccelli, la Sciara della Galera e lo Scoglio galera ricco di flora e fauna marina, dalle acque cristalline ed incontaminate. Qui i fondali hanno una pendenza più dolce:meritano una sosta ed un’immersione. Lo scoglio si protende come una spada dal mare verso la costa e ne è la continuazione. Proseguendo incontriamo un vallone molto profondo, la Sciara dell’Arpa che scende in mare direttamente dalla cima della montagna . Dopo Punta Roccazza di nuovo i terrazzamenti ed una piccola grotta con un pilastro, detta della Palumba, scavata dal mare. Proseguendo si costeggiano la Punta dello Scario Vecchio, non un vero e proprio scale, ma piuttosto un riparo dai venti di tramontana, la Rupe del Perciato, un arco di roccia naturale, lo Scoglio della Palumba e ci si ritrova di nuovo al punto di partenza. E’ un periplo breve, ma affascinante e silenzioso che le vele della barca a vela spiegate all’occorrenza accompagnano con docilità seguendo perfettamente i ritmi e la mancanza di “pressioni” d quest’isola che di fatto è “una perla” del Mediterraneo. Con i piedi a terra, c’ di che inerpicarsi poichè nessuna strada costeggia le rive dell’isola, di cui non è infatti possibile fare il giro via terra. Solo una stretta litoranea conduce dal porto alla piana della Bazzina e nell’altro senso verso lo scoglio Palumba nei pressi del Pirciatu, roccia bucata ad arco sulla spiaggia, che si erge davanti all’hotel Ericusa.
Le scale sono mulattiere con ampi scalini in pietra che conducono fino alla vetta dell’isola, Piano Filo dell’Arpa. La vegetazione spontanea ed il disuso degli antichi sentieri rendono addirittura difficile il senso di orientamento nei viottoli. Per raggiungere il cratere bisogna prevedere circa due7tre ore di salita ed attrezzarsi di scarpe comode per camminare, senza troppa difficoltà sulle lastre di pietra chiamate “i princhi” che formano la strada. Dal porto si prende una stradina lastricata che sale costeggiando alcune abitazioni sino al vecchio molo detto scoglio palomba. E’ pittoresco questo paesino dalla case bianche che si inerpica, terrazzamento dopo terrazzamento, sulle ripide ed aguzze pendici del vulcano, immerso tra piante di erica, canne, cannicci, fichi d’india, cespugli di capperi e buganvillee. Superati la Chiesa del Carmine ed il Piano Fucile, al primo bivio si va a destra e dopo una serie di tornanti panoramici ed un tratto pianeggiante, la mulattiera arriva a circa 400 metri di altezza, sino alla Chiesa di San Bartolo, unico monumento di rilievo, ricostruita nel 1821 sugli intatti resti della seicentesca sacrestia. Sul retro vi è una grande cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. Dopo pochi passi, lasciato il sentiero principale andando a sinistra si sale, tra ali di terrazzamenti, su una scalinata grandiosa che raggiunge un piano a quota 500 metri. In questo tratto pianeggiante quanto resta della cima di un cratere crollato, troviamo il villaggio di Montagna oggi abbandonato ed in rovina, antico insediamento edificato in alto per meglio difendersi dai corsari. Dall’altopiano si può salire sulla Fossa Gebbia e al Piano Filo dell’Arpa un antico cratere ormai colmo del vulcano. Da qui panorama è veramente stupendo. Un’escursione meno impegnativa consiste nel salire dal Porto verso la Chiesa del Carmine lungo una strada quasi orizzontale che domina il porto e conduce alla Tonna, un agglomerato pittoresco, rannicchiato al riparo di una vallata e tuttora abitato, da dove si può nuovamente scendere verso il porto.
Una particolarità unica al mondo forse è la presenza dei “Rifriscaturi”, soffioni freddi emessi da cavità sotterranee e non caldi come quelli del vulcano usati anticamente dagli abitanti dell’isola come frigoriferi naturali per conservare cibi o raffreddare bevande. Mancano molte cose ad Alicudi, forse tutte agli occhi di chi la guarda e viene dal continente o anche solo dalle altre isole. Ma in effetti basta a se stessa e quando il mare, nei giorni di burrasca,la fa da padrone impedendo agli aliscafi di raggiungerla, Lei vive comunque. Non sopravvive, ma vive. Con poco e con lo scorrere lentissimo del tempo, ma lo fa.