Stromboli terra di Dio…

La mia prima visione dell’isola di Stromboli me la offre il Margaux, il nostro Beneteau 57 nel 2011 arrivando dopo 24 ore di navigazione dalla costa….già viste Capraia, Elba, Giglio, Ponza, Egadi…tutte straordinariamente belle ed indubbiamente fascinose. Eppure Stromboli alle persone gli va incontro, non le aspetta, le assale. E te le fa dimenticare tutte all’istante…Si sa, gli arrivi in barca a vela su di un’isola, l’avvicinamento lento a suon di regolamenti di vela, il sibilo del vento sono visioni che tutti una volta nella vita dovremmo provare perché questi arrivi sono una conquista e questa sensazione su Stromboli la avverti chiara e limpida come il cielo terso che fa da cornice ad suo cono “presuntuoso”.

Stromboli e’ un’isola “sui generis” in tutto e per tutto, ma in realta’ non e’ un’isola, e’ un cono vulcanico che spunta dal mare ed i suoi pochi abitanti, 400 nei mesi invernali, vivono, nelle loro case bianche, abbarbicati sulle sue pendici, consci e felici del pericolo che li sovrasta, ma non curanti: “chi comincia a vivere qui non se può andare”…questa è la frase che in questi giorni mi sentirò ripetere più spesso. La natura e’ verde intenso, rigogliosissima forse per il clima temperato e per la fertilita’ dei terreni vulcanici. I colori dei fiori hanno tonalità mai viste altrove, sono dovunque e tantissimi, di dimensioni oserei direi geneticamente modificate se non sapessi che qui nulla fa l’uomo con le sue mani per ostacolare la natura dei luoghi; mi stordisce il profumo, quello del fiori biancolatte del cappero e delle bounganville che mi penzolano intorno in ogni dove;  profumi che non ricordi, a memoria, di aver mai sentito. Ci sbatti il naso ovunque se non guardi avanti…e non riesci a guardare dove vai, perché ogni angolo cattura l’attenzione come una calamita. “A Strmboli l’amore è gieco..” leggo in ogni dove. Sorriso di rito, sonore risate dell’equipaggio e due coppie di piccoli gechi abbarbicati sui muretti che sembrano cosi essere abituati alla presenza dell’uomo da rimanere pressochè immobili. Ora che sono a terra capisco cos’era quel sentore che ho avuto annusando l’aria quando la nostra barca a vela ha dato ancora davanti a Ginostra. I fiori, erano i fiori. Penso che la Bergman ne sia rimasta affascinata; la casa in cui visse per un breve periodo con Rossellini è “abbracciata” su ogni lato dai fiori. Io ne sono rimasta affascinata.

Il mare e’ molto bello, ma il primo impatto è terrificante. Impressiona. I fondali calano a picco a pochi metri dalla spiaggia e quando ti butti dalla plancia della barca a vela nel blu intenso, sai che sotto di te quel cono vulcanico che vedi spuntare dall’acqua si inabissa in essa per altri 2000 metri e l’impatto è caldissimo sulla pelle, ma gelido nel cuore. Ti ci devi abituare a Stromboli, devi capire che lui comanda e tu ne devi subire il fascino. Le poche spiagge sono di cenere lavica, nere, la maggior parte inaccessibili via terra…Margaux ancorata nelle baie più rilucenti sembra piccina piccina ed allontanandosi un pochino a nuoto, guardandola, sembra che i fumi del vulcano, la inghiottano. Pare quieto talvolta lo Stromboli, ma quei 20 minuti soltanto che intercorrono tra un’eruzione e l’altra…poi tutti sussultano, la terra trema sotto i piedi ed il mare ne attutisce le sonore, piccole e continue sciare di ciottoli che rotolano da lassù….

Il vulcano ha due crateri costantemente attivi, che eruttano a cadenza regolare, uno dopo l’altro, quasi a scandire il tempo; ci potresti regolare l’orologio. Prima ti batte il cuore dalla paura, paura vera;  poi ci fai l’abitudine e ad ogni botto sorridi. Andando via, quando lo guardi da poppa, ne avrai per sempre nostalgia.

Quella notte, il mio Comandante, lo Skipper, l’”Uomo di Margaux” decide di fare uno strappo alla regola, salpare l’ancora ed affrontare mezzo periplo dell’isola verso la sciara del fuoco. Un grande e ripido pendio che riversa in mare la lava del vulcano; nottetempo, quando il sole non ci oscura la visione con la sua luce, lo spettacolo e’ impressionante, le esplosioni ed il lancio di lapilli si susseguono e nel momento in cui il magma incandescente tocca l’acqua, i ciottoli freddano improvvisamente e formano alte colonne di vapore acqueo.

Vorrei vedere Ginostra, antistante la sciara ed dalla parte opposta rispetto a San Vincenzo, il paese principale di Stromboli. Il fascino tutto particolare di un paese a cui senza barca, sia essa a vela, motore o remi, non si può arrivare. Conta trenta abitanti, non ha mai avuto energia elettrica tranne da un ultimo breve periodo. Gli abitanti ne saranno forse felici…oppure no.  Il sentiero che si snoda lungo le pendici del vulcano e’ in parte franato e percorrerlo e’ pericolosissimo. E comunque sarebbero quattro ore. Penso che raggiungerlo via mare sarà facile…non è così. L’ancoraggio per Margaux, visti gli alti fondali, è precario ed  il suo porto, detto il “Pertuso”, e’ il piu’ piccolo esistente al mondo…batte quello storico di Ventotene. Chi abita qui, chi sceglie coraggiosamente questo posto anche nei mesi invernali è, di fatto, isolato per lunghi periodi durante l’anno.

Io che nel 2011, alla mia prima vacanza in barca a vela, non sono ancora propriamente avvezza al mare da questa prospettiva, mi rendo conto che raggiungere Ginostra è stata una decisione azzardata. Solo secondo me, lo skipper è baciato dal solito ottimismo. Non vi e’ nessuna possibilita’, in caso di emergenza, di approdare; se il motore si guastasse saremmo in balia del mare. Mi dicono che in questo punto il segnale al cellulare svanisce. Margaux ancora senza indugiare e con il gommone raggiungiamo il pertuso…dieci metri quadrati forse…o forse è la mia prospettiva ad essere sfalsata perché anche le case, la gente, la trattoria e tutto di questo paese mi sembra piccolo piccolo. Ed io ancora più piccina. Mi accorgo che non potrei mai fare la scelta che queste persone hanno fatto neanche per un mese forse. Rinunciare a tutto in pratica. Ma a loro, se tu glielo chiedessi, non sembrerebbe affatto di aver rinunciato a tutto, bensì di aver guadagnato un “nuovo tutto”. Glielo leggi negli occhi, non c’è bisogno che parlino. Forse se soggiornassimo qui per alcuni giorni capiremmo. Io l’ho solo “intuito” ed in parte lo Stromboli….dopo averlo visto consecutivamente ogni settimana per quattro mesi l’anno per sei anni. E oggi è sempre una sorpresa. Quella che i nostri equipaggi mi leggono negli occhi ogni volta che ci approdiamo chiedendomene il perchè. Non lo so perché, lo amo e basta. Secondo me le altre Isole, tutto nel mio cuore, gli fanno solo da cornice. E’ la mia Isola, lo è sempre stato fino dal primo momento, anche se ne avevo terrore.

Mi tuffo in mare per testare il mio coraggio, vedere se a distanza di qualche ora la paura di Iddu si è placata. Si sta bene, l’acqua è tiepida, mi sembra di essere rilassata anche sola in acqua qui; piano piano l’animo si acquieta e se stai calmo ed ascolti, le eruzioni le puoi sentire tutte intorno a te. Il pranzo in trattoria è piacevole, il silenzio ammutolisce tutti e godere di una vista così è un assoluto privilegio. L’equipaggio decide di rientare in gommone. Io preferisco provare a nuoto. Cerco di raggiungere Margaux e durante la piccola traversata sotto di me un’ancora incagliata nei massi a circa 5 metri di profondità attrae luccicante la mia attenzione; chissà perché nessuno si è preso la briga di recuperarla, mi chiedo. L’ancora mi distrae, ma quando riprendo a nuotare l’istinto è di voltarmi…vedo le pareti delle Stromboli che poco più in là si gettano negli abissi scurissimi…ho un sussulto, vado su, ma ingoio acqua salata, tossisco e ancora tossisco, mi tolgo la maschera strappandomi anche i capelli dalla fretta che mi è presa. Il tempo di riprendermi un po’ e salgo al volo su Margaux. Ovviamente tutti a bordo ridono…assistendo alla scena dalla tuga sicura della barca a vela tutto è più semplice. Ma io ho sentito Stromboli cosi esplicitamente e sonoramente sussultare che il cuore è salito in gola.

 

Ti ho lasciato così la prima volta e ti rivedo oggi con occhi diversi e più sereni, ma sempre ed ogni volta con il cuore in gola.

Simona

 

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