…perchè andare alle Eolie!

Scorcio Eolie Island

Piccole onde di colore blu, leggere, trasparenti, coordinato il suo moto, irradiato dalla luce del sole, i canali delle Isole Eolie sembrano tutti così, così diversi tra loro, ma tutti conducono a piccole rotte di luce tra le sette perle, così chiamate le sette Isole dell’Arcipelago Eoliano; Lipari la più grande, Vulcano aspra e imprecisa, Panarea la più elegante, Stromboli l’isola di fuoco, Salina verde rilassante e famigliare, Filicudi così come era 50 anni fa, povera e straordinaria, Alicudi solitaria e piccola che sembra la figlia di tutte.

C’è chi dice che queste isole siano state povere, talmente povere che negli anni 50 venivano abbandonate, i pescatori che le abitavano, chi riusciva, vendeva la propria abitazione per il corrispettivo di un biglietto della nave che gli avrebbe portati in America a cercare fortuna, qualcuno l’avrà anche trovata.

Chi è rimasto oggi vive di turismo, il turismo delle Eolie non è il solito che siamo abituati a frequentare  conoscere in altre località italiane, alle Eolie non si va una sola volta, alle Eolie si deve tornare, perché una settimana non è sufficiente per viverle, conoscerle e respirarle tutte… Le Isole Eolie vanno vissute di giorno, ma anche di notte, ma la notte non si passa solo nei locali eleganti dove si bevono cocktail e si può ballare nelle discoteche sino all’alba, la notte si passa all’aperto sotto stellate che avvolgono ogni cosa, sdraiati su spiagge nere o bianche ancora calde della giornata di sole, la notte si passa ai piedi dei vulcani che mentre ti fanno sentire la forza nella terra che trema, puoi vedere anche tutta la loro magnificenza lassù, in alto sulla vetta dove il cratere aggiunge lapilli sparati tra le stelle, fumo e piccoli tuoni che sembrano lamenti della montagna stessa. Alle Eolie si cammina scarsi per sentire il calore della sua terra, si esce quasi svestiti perché l’aria calda sulla pelle ti fa star bene, alle Eolie le luci sono solo quelle delle candele appoggiate sui muretti delle case, dei locali, delle Chiese. Alle Eolie le auto non possono disturbarti perché non ci sono e quelle poche sono lontane o ferme, alle Eolie si cammina.

Barca a vela.

La notte se ti capita di spostarti con il tender dalla rada al pontile, o da una barca all’altra puoi rimanere affascinato dalla scia luminosa che il plancton crea, una scia luminosa nel mare che come una chioma di luce e di stelle sembra dividere il mare per poi ricucirsi solo pochi metri dietro il tuo passaggio, alle Eolie tutto può essere magico, le cose possono accadere ma devi provocarle, devi cercarle e loro sapranno darti quello che vuoi, le Eolie sono gentili e non ti deluderanno.

Mangiare alle Isole Eolie ti permetterà di ritrovare in bocca quei sapori che arrivando sono già nell’aria, il profumo delle piante come il rosmarino che nasce spontaneo, le piante del cappero, il finocchietto selvatico, il profumo dell’acqua di mare degli scogli e delle alghe fresche ti permetteranno di assaporare con una boccata di aria tutti i sapori del mediterraneo, sapore di mare, del loro pescato e cucinato nella maniera più semplice che esalterà solo la semplicità dei prodotti stessi, i sapori della Sicilia concentrati in queste terre ciclopiche.

Il popolo locale eoliano ha saputo accogliere negli anni il turismo in un modo che raramente si verifica, le Eolie sono Isole di un’isola la “Sicilia”, ma sembrano vivere di una loro personalità, entità, hanno un fascino docile ed accogliente, sono fiere di se stesse, ma senza mai farti sentire a disagio, alle Eolie quando arrivi per la prima volta ti senti li da sempre e la sensazione di esserci già stato ti pervade, ma soprattutto si creerà un legame che ti farà tornare, perché alle Eolie si torna sempre!!

Stromboli, vulcano attivo.

I piccoli traghetti che le collegano alla Sicilia, porto di Milazzo, gli aliscafi veloci che come autobus le legano da sempre, le fanno sentire vicine e lontane nello stesso momento. Sul porticciolo di Lipari al mattino c’è fermento, piccoli pescherecci che rientrano con il pesce, Ape Car che come zanzare impazzite caricano generi alimentari per i ristoranti, per gli alberghi, per le cambuse delle barche a vela che ormeggiate ai pontili Portosalvo, Buon Fonda o Lipari Service aspettano di mollare gli ormeggi per partire con i loro charteristi alla volta della crociera, il tour, la navigazione lenta spinta dalla brezza di mare, spinti dalle onde del mare, dal sole caldo. Il porto di Lipari è vissuto da tutta la popolazione, il paese è il porto ed il porto è l’Isola per antonomasia. Tutto passa da qua, cose, persone, animali, genere alimentari e perché no ogni tipo di umore, di gioia, di sentimento, di amore, prima o poi passa da qua… passa dal porto di Lipari l’ingresso delle Eolie!!

Tutto inizia quasi sempre qua, le persone arrivano e ognuno di loro prende la sua direzione, verso i pontili per chi navigherà sulle imbarcazioni a vela, verso soggiorni a terra come hotel, resort, case vacanza. Tutti con un’unica passione, il mare, la spiaggia, il sole, la buona cucina, la voglia di vivere un’esperienza ad un ritmo lento e piacevolmente scandito dalla natura, dalla semplicità che solo posti come queste isole riescono tutt’oggi a donare.

In barca a vela…

Acqua del mare, verde delle felci, dei vigneti di malvasia, delle piante del cappero, bianco della pomice o delle saline di Salina, nero della lava rafreddata, indurita cuocente sotto il sole, rosso del magma che esce dai crateri di notte, blu del cielo, bianco delle case, punti di luce nel tetto del cielo… le stelle, colori dei pescherecci bianchi e blu navigano sulla linea dell’orizzonte, il color crema delle lance locali che portano i turisti a fare il giro dell’isola, il bagno, la schiuma delle onde ed aria, sono i colori che circondano la vita di queste isole che godono di un’atmosfera particolare, il tempo le ha attraversate ma come fanno i marinai, passandoci attraverso, sopra, ammirandole, amandole e lasciando tutto immutato, incantato oggi come allora, e come lo saranno anche tra cento anni grazie all’attenta conservazione che hanno i loro abitanti, nativi o non che ogni giorno si prendono cura di loro… le piccole sette sorelle, le Isole Eolie!!

Navigare alle Isole Eolie

Lipari Island

Navigare alle Isole Eolie, navigare nel mare delle Eolie significa ripercorrere rotte antiche conducendo barche a vela di epoca moderna. Navigare sotto le coste imponenti e rocciose, sotto vette di vulcani alti dai quattrocento ai mille metri. Cave di pomice bianca come il bianco sale di salina, spiagge, rocce nere e pietre come vetro di ossidiana, leggera, a tratti come la pomice che il vento sposta e la fa galleggiare in acqua, pietre che non vanno affondo! Fondali che riposano in calme acque cristalline, pesci che nuotano tra i colori di un mare antico, incontaminato. La luce del sole riflette sull’acqua ed unisce i canali che separano le isole, barche a vela che cuciono gli stretti, rifratto ricamo del marinaio. Luce d’arancio maturata durante la settimana, colora i paesi, li rende caldi ed accoglienti insieme ai profumi del gelsomino notturno, del fico, della Buganvilla. Vele bianche sugli orizzonti brevi tra le isole dell’arcipelago, ciclopici vulcani spendi, dormienti, solforosi o pieni di attività, eruzioni e magma color rosso come il sole dei propri tramonti.

Sapori, odori della tradizione di una terra povera di un tempo, ricca in un tempo più antico, quando la ricchezza era la certezza di avere un posto dove stare, una barca per pescare e la possibilità di sfamare le bocche della famiglia, avere una casa. Case bianche, basse con il tetto a terrazza, piatto per la raccolta l’acqua piovana, ornate di tipiche colonne rotonde eoliane, i portici delle Eolie, le pergole.

Vicoli delle eolie, stretti lunghi ma con lo scorcio del mare blu in fondo, alla fine di ogni vicolo la via di uscita il mare, il vento la libertà…

Lipari
Vulcano Island

Le Isole Eolie di pietra lavica nera, si vivono di giorno in un ritmo scandito dalle onde provocate dalle sue brezze marine quasi sempre amichevoli, luci timide di notte, aria calda, profumi notturni scorci di vita mondana… Panarea!

Il faro abbandonato a sud di Vulcano, Gelso. La piccola Cappella Sacra che lo affianca, un momento di riflessione in contrasto tra la sensazione di spensieratezza in spazi aperti, immensi e l’atmosfera Sacra di quattro mura e profumo di candele, una piccola finestra, si vede il mare anche da qua, in lontananza la costa di Lipari, pensieri, riflessioni e voglia di vivere, queste sono le Isole Eolie.

Verde delle Felci di Salina, la Baia di Pollara il cono vulcanico a metà, i suoi capperi, la sua Malvasia da bere insieme ai suoi cannoli ripieni di ricotta e la cassata siciliana… Rinella i suoi piccoli negozi di porcellane, Leni uno dei suoi tre comuni. Santa Marina di Salina, il paese delle famiglie, per le famiglie… il porto, rifugio dei marinai. La sua punta di sud est, Lingua, piccolo lungo mare noto al mondo per la granita più buona della Sicilia, si quella che si gusta da Alfredo all’inizio ed alla fine della giornata.

Gli asini di Alicudi, i gradoni, le mulattiere per salire alle case, i loro numeri civici in base ai gradini saliti, gli antichi insediamenti i suoi terrazzamenti per l’agricoltura, l’unico ristorante la mini spiaggia di ciottoli la sua unicità, eremita e cara a tutti, soprattutto ai suoi soli cento cinquanta abitanti.

Stomboli

Pecorini a Mare di Filicudi, la piccola festa del Saloon, l’aperitivo sulla balaustra, una birra per un tramonto, un amaro per un cielo pieno di stelle. La sua grotta più famosa, quella del bue marino, la Canna che sfida il cielo e il mare con i suoi settantaquattro metri di altezza. Gianfante, lo scoglio delle aragoste… Nino di Filicudi Porto ed il suoi piatti prelibati dell’unico ristorante che puoi incontrare.

Candele, musica soft da aperitivo, vicoli, piazzette e ristoranti eleganti. Banacalì, Raya e The Bridge possono offrirti un aperitivo suggestivo, le persone si raggruppano, parlano, si conoscono, si innamorano del posto, un posto chiamato Panarea. Enzino il suo campo boe davanti al paese, la sua ospitalità… il taxi boat h24.

Cala Junco, Punta Milazzese, Drauto, Dattilo, Bottaro, Basiluzzo, Lisca Bianca, Lisca Nera, i Panarelli e le sue Formiche, lo Scoglio della Nave sono i luoghi che Panarea offre, Panarea ti invita, ti ospita per i bagni all’ancora.

A nord est il vulcano dei vulcani “Iddù” Stromboli fuma, borbotta e sbotta, lancia lapilli dai suoi crateri, mille metri di fuochi d’artificio che in questo caso hanno tutto di naturale e niente di artificiale. La piazza della sua Chiesa dominante a Ficogrande, lungo la costa Piscità la Villa di Dolce e Gabbana, il locale Igrid la pizza e l’aperitivo più social del tour in barca a vela, Strombolicchio con il faro più mistico e dominante delle Isole Eolie, la sua lunga scalinata, le sue forme naturalmente preistoriche, il drago, il cavallo, la magia di un posto solo per chi lo sa apprezzare. La Sciara di Fuoco, le gite notturne sui gommoni escursioni nelle emozioni, il fresco della sera in mare, l’incognita le piccole luci all’orizzonte rosse e verdi, i fanali. Ginostra il porto il paese più piccolo, solo poco di tutto, ma tante sfumature di colori e di mare calmo, ai piedi del vulcano più attivo di Europa, Stromboli.

Lipari, il Monastero il suo Museo Archeologico, la storia dei Vulcani delle Eolie, le Catacombe il Corso Vittorio Emanuele, la Kasbha, Pescecane, Subba, Epulera, Il Filippino ristoranti per scoprire cosa si mangia, cosa si mangiava alle Isole Eolie. Valle Muria, Attila, I Faraglioni di Lipari, Vinci e le Bocche di Vulcano, navigare per scoprire, nuotare in acque di un isola che si fa amare….    

Barche a Vela

Le Isole Eolie in barca a Vela, le crociere per visitarle tutte, le baie, le cale, i paesi, navigare, veleggiare nei canali, respirare l’atmosfera serale, l’ospitalità degli isolani, il turismo, i servizi, la voglia di mare, di sole e di vento… quello giusto! La cucina preziosa, il pesce, la carne, gli involtini messinesi, gli involtini di pesce spada, i dolci, bevendo vino bianco Grillo, Inzolia, Donna Fugata, Leone D’Almerita, Passito di Malvasia si assaporano mille anni di storia, la storia che ha il destino di continuare ad essere il presente, il futuro di posti unici dove solo venendo di persona si possano capire, respirare, conoscere, apprezzare… le Isole Eolie Patrimonio dell’Unesco!!  

Isole Eolie, luci e colori…

Isola di Stromboli

Le Isole Eolie: Filicudi, Alicudi, Panarea, Salina, Lipari, Vulcano e Stromboli, dai colori sempre forti ed accesi a tutte le ore del giorno e della notte, diversissime tra loro, ma accumunate da una bellezza travolgente che fa innamorare chiunque le visiti. Eolo Dio dei venti fisso qua la sua dimora. Appartengono tutte ad un unico complesso vulcanico, avvicinandosi in barca a vela le spiagge hanno caratteri stupendi, dai neri arenili di Stromboli si passa alle bianche spiagge di Lipari. Lipari e Vulcano hanno molti materiali da eruzione come pomici, frammenti di lava ceneri, e bombe scoriacee. Si sono formate probabilmente a forti colate laviche che hanno raggiunto e superato il livello del mare. Fare snorkeling qua è entusiasmante: analizzare e soffermarsi a guardare la configurazione morfologica del fondale marino nell’arcipelago delle Eolie… anche sotto migliaia di vulcani intervallati da canyon. Ed è per questo che tuffandosi dalla plancia dell’imbarcazione ci si accorge immediatamente di una attività vulcanica sottomarina ancora vivissima: le correnti calde sono ancora numerosissime. Alicudi, Filicudi, e Salina sono oggi completamente inattive mentre Lipari e Panarea hanno ancora sorgenti termali e fumarole. Nel 183 A.C nacque Vulcanello da una eruzione sottomarina moto violenta; da li in poi le eruzioni furono molto sporadiche. Stromboli invece è attiva da due millenni, ed è per questo chiamata il faro del Tirreno. Il mare Eoliano è una tavolozza di colori, tra scenari di incomparabile e contrastante bellezza. Isole dall’aspetto selvaggio e dalle coste a tetri colori che cadano a strapiombo sul mare si susseguono ad altre  dalla dolce configurazione e dalle pendici verdeggianti. Oltre a simili contrasti caratteristiche peculiarità rendono originale e interessante tutto l’arcipelago, soprattutto scegliendo percorsi marino e non terricoli: scogli dove la natura si è sbizzarrita a creare gigantesche sagome semi umane; scogli traforati che creano ponti ed archi rampanti; grotte azzurre e pittoresche insenature; ci sono zone di mare in ebollizione per effetto delle fumarole sub marine ed estesi scogli rivestiti di ogni tinta; le minuscole spiagge e le fenditure da cui sgorga acqua limpidissima si offrono alla sguardo del viaggiatore marittimo in ogni dove. La maggior parte di esse, inaccessibili via terra, sono il privilegio di chi sceglie di visitare queste isole in barca ed in particolare in barca a vela per poterne godere dei silenzi e dei momenti di assoluto relax. L’arcipelago eoliano è una fucina di attrazioni per molti tipologie di turisti, non solo per l’accennata varietà delle sue bellezze naturali, ma anche per le sue acque termali di altro valore terapeutico.

Isola di Salina, Spiaggia di Malfa.

Tali manifestazioni postvulcaniche si notano a Vulcano, Lipari e Panarea. Soltanto a Lipari si trova però uno stabilimento termale vero e proprio , a San Calogero; è da augurarsi che ne sorgano presto altri anche a Vulcano e Panarea, sedi di preziose acque radioattive. Quest’ultima isola in particolare meriterebbe di essere fornita di uno stabilimento attrezzato secondo moderni criteri. Finora le acque ed i fanghi, sfruttati con sistemi primordiali, hanno dato sempre ottimi risultati. Oltre che nelle affezioni delle articolazioni, le acque ed i fanghi di Vulcano risultano molto efficaci nelle nevralgie e nelle nevriti e nelle affezioni dermatologiche. Per Vulcano trattandosi di fanghi vulcanici ad alto contenuto di radonio ed anche di acque termali, il criterio della scelta dal punto di vista dell’attività curativo può considerarsi quasi esclusivo. A Lipari invece, alle terme di San Calogero esiste una grotta sudatoria di costruzione romana e queste acque sono state prescritte ed elogiate da alte autorità della scienza medica quali il Cardarelli, il Tommaselli ed il d’Arrigo.

Un viaggio nel viaggio per arrivare alle Eolie, ma che ripaga di tutte le fatiche per la bellezza dei luoghi, per il mare incontaminato e per i cieli stellati che nelle notti d’estate illuminano le isole più lontane dalla costa. Le Isole Eolie possono essere raggiunte via mare da diverse località. Milazzo è il porto della costa siciliana più vicino e ogni giorno sono molte le corse sia in nave che in aliscafo. Che il viaggio abbia inizio. Ad Alicudi non ci sono strade asfaltate, ma vicoli e mulattiere. Dal porto si attraversa il paese e salendo si arriva alla chiesa di San Bartolo. Il sentiero sulla montagna porta al cratere e al Timpone delle Femmine.

Lipari
Isola di Lipari, Valle Muria

Da una spianata poco più su si dirama un’altra via che porta in cima a Filo dell’Arpa. Anche arrivare a Filicudi da qui è come avvicinarsi ad un mondo fatato; è una piccolissima isola e circumnavigarla in barca è un’attività da fare assolutamente.  Si può scegliere se fare un bagno nelle sue acque cristalline o se iniziare a inoltrarsi verso la cima attraverso le mulattiere di pietra che collegano i vari centri abitati. La punta più alta dell’isola è rappresentata dal vulcano inattivo Monte Fossa delle Felci, raggiungibile in un paio d’ore passando per Valdichiesa e Punta Lazzaro. La vegetazione è infatti formata soprattutto da queste piantagioni autoctone che danno il nome all’isola. Osservate da questi sentieri stretti e ripidi, le coste a strapiombo sul mare offrono un panorama unico. Di notte, lo spettacolo di un cielo stellato sopra di sé come non se ne ricordano è impagabile. Ed è per questo motivo che dormire all’aperto, magari sul ponte di una barca a vela è una delle esperienze più emozionanti mai provate. Girando l’isola in barca, in circa due ore, si possono visitare alcune grotte, la più bella è sicuramente la Grotta del Bue Marino. I centri abitati dell’isola sono Filicudi Porto, Pecorini e Valdichiesa.

La più grande, la successiva arrivando da Filicudi è l’Isola di Salina. Dal porto di Lingua – paesello reso famoso oltrechè per le sue saline a vista e per lo splendido faro, anche per la granita ed il pane cunzatu di Alfredo – per salire sulla cima del Monte Fossa a 926 metri, si deve attraversare l’isola in autobus in direzione Val di Chiesa e arrivare al Santuario Madonna del Terzito. Di qui un sentiero in salita porta in circa due ore alla cima. Le fatiche della pendenza sono ripagate da un panorama sensazionale: una vista mozzafiato delle isole, con lo sguardo che arriva, se il cielo è limpido, fino all’Etna e alle coste della Sicilia. Il più alto dei due monti di Salina ospita nel cono un bellissimo bosco di felci, oggi riserva naturale protetta. La discesa classica può essere fatta direttamente verso il paese di Lingua ma è molto ripida. Salina è un’isola grande e per girarla tutta, una volta ormeggiato qui, è consigliabile noleggiare un mezzo. A Salina si coltiva la vite, da cui si ricava la pregiatissima Malvasia. Altro frutto tipico dell’isola è la pianta del cappero, esportato in tutto il mondo. Durante il giorno è possibile visitare la locanda in cui è stato girato il film “Il Postino” con Massimo Troisi. Il tour settimanale delle Isole Eolie prevede, nella giornata successiva, l’Isola di Panarea.

tuffi isole eolie
Filicudi, sullo sfondo Alicudi.

Questa giornata può essere dedicata quasi completamente al relax. L’ormeggio previsto è Cala Zimmari oppure Cala Junco che offrono ristoro a chi si affaccia qui. Ma per gli indomiti del trekking la cima del Monte Punta del Corvo rappresenta sicuramente un piacere: i suoi 420 metri sono una passeggiata e anche in questo caso il panorama è degno di nota. Se Panarea delude un po’ per quell’aria troppo trendy e un po’ artificiosa che disturba il turista più attento ed appassionato, Stromboli è pane per i denti del viaggiatore “esplorativo”. Il vulcano attivo offre un’escursione mozzafiato, soprattutto se fatta al calar della sera, o meglio ancora nottetempo quando e solo se le guide ne prevedono la salita che è possibile solo se adeguatamente accompagnati. Durante la giornata è consigliato passeggiare per le vie dell’isola in cui Roberto Rossellini visse insieme a Ingrid Bergman durante le riprese del film “Stromboli, vulcano di Dio“, ma arrivato il buio l’esperienza che ci aspetta è indimenticabile.. Dopo circa 3 ore di ascensione, in cui sempre più vicino si sente il tuonare delle eruzioni, può capitare che al di là dell’ultimo rilievo prima di arrivare in cima, una pioggia di lapilli illumini il cielo. Si corre allora verso il pianoro posto proprio sopra la cima, per osservare il tutto con più tranquillità. Con una frequenza di circa 20 minuti, le eruzioni si succedono una dopo l’altra, spettacolari. Mancano all’appello Lipari e Vulcano e in entrambe non mancano i luoghi per riposarsi. La mattina può trascorrere in tutto relax a Vulcano, le terme sono il luogo ideale, anche perché sono raggiungibili facilmente essendo vicino al porto: un bagno nelle acque calde rilassa e riempie di energie utili per l’escursione del pomeriggio, un trekking al cratere di Vulcano raggiungibile in un’ora circa. Niente eruzioni potenti ma fumare di zolfo. Una volta raggiunta la cima si può ridiscendere verso il centro del cratere, largo circa 500 metri. Il paesaggio lunare è comunque molto fascinoso. La discesa è più veloce e piacevole ed accompagnata da una magnifica visione d’insieme dell’Arcipelago Eoliano. Anche a Lipari è consigliabile noleggiare un motorino e raggiungere la sommità della Forgia Vecchia su due ruote per osservare la colata di ossidiana. Volendo percorrere un ultimo tratto a piedi, si può raggiungere la frazione di Lami e in 20 minuti raggiungere il Monte Pilato nel settore più settentrionale dell’isola, sul quale salire sulle rocce rosse. Da non perdere a Lipari le cave di pomice. Ultime tappe dell’isola: Punta della Castagna, Acquacalda, Quattropani e le terme di San Calogero. La strada panoramica che collega queste quattro località mostra una veduta panoramica di Salina. Di cartoline mozzafiato impresse nella memoria non ne rimarremo scarni.

Isole Eolie, patrimonio dell’Unesco.

Le Isole Eolie, splendore vitale…

I crateri delle Eolie

Il Fondo per la Preservazione delle Isole Eolie è una fondazione dedita alla tutela della bellezza naturalistica delle Isole Eolie e alla promozione di un turismo che aiuti la fondazione stessa nella tutela dell’ambiente dell’arcipelago “Delle Sette Sorelle”. Uno dei motivi per cui questa fondazione è stata creata è stato ed è quello di raccogliere fondi da utilizzare per sostenere economicamente iniziative che aiutino l’ambiente delle Isole Eolie tutte ed in particolare la sostenibilità di un turismo consapevole. Questi progetti vengono portati avanti anche da associazioni locali ed anche questa iniziativa è nata dall’amore di un gruppo di amici per le loro isole. Un gruppo di persone che si sono rese conto che i difficili equilibri tra l’ecosistema, fragilissimo, delle Isole Eolie ed il turismo hanno bisogno di essere regolamentati.

Il turismo sostenibile, sia quello marittimo delle moltissime barche a vela che si recano qui in estate sia quello terricolo che negli anni ha subito una rapida ascesa, non è così semplice da capire e sostenere per chi in queste isole non ci vive e convive 365 giorni all’anno. La fondazione è nata nel 2015 dall’idea di un gruppo di ragazzi residenti nell’arcipelago che si sono posti l’obbiettivo, in realtà difficilissimo da realizzare, di raccogliere sia sul territorio italiano sia altrove nel Mondo, risorse economiche che aiutassero a finanziare progetti virtuosi per l’ambiente marino che per le isole Eolie è la maggiore fonte di sostentamento durante il periodo estivo sia per gli isolani che affrontano durante l’anno periodi di difficoltà notevoli. I problemi sociali ed ambientali hanno imposto alla fondazione di collaborare anche con partner esperti in questi campi ed è stato anche necessario commissionare studi che hanno necessariamente dovuto coinvolgere la comunità tutta delle isole Eolie e che hanno poi contribuito a rendere la voce degli Eoliani più forte , ma soprattutto più consapevole . Le piccole comunità delle Isole eolie che in inverno si affievoliscono ancora di più per numero hanno bisogno di essere sostentate in tutti i periodi dell’anno per prosperare e per non depauperare le già limitate risorse presenti su queste isole: le specie marine che pullulano sotto il livello del mare, i terreni fertili ed il paesaggio tra i più vari di tutto il Mediterraneo, la biodiversità e le bellezze naturalistiche che attirano ogni anno migliaia di turisti da tutto il Mondo. Uno degli aspetti che più ci stanno a cuore è quello di avvicinare il turista che arriva in barca a vela e soggiorna nelle nostre baie all’Isola in se stessa, nel suo insieme e nei suoi molteplici aspetti poiché è questo in effetti l’unico tipo di turismo non “usa e getta” capace di godere della bellezza di queste isole più da vicino. Negli anni coloro che risiedevano per lunghi periodo in estate alle Eolie hanno fatto spazio ad un tipo di turista itinerante e meno terricolo che arriva sull’isola dal mare ed in mare risiede. Sempre più consapevole della fortuna ambitissima che ha ad essere così stabilmente vicino all’aspetto più vivo e vero di queste isole, il Mare.

Da Vulcano, vista Lipari.

Le Isole Eolie e le loro bellezze naturalistiche hanno attirato viaggiatori, esploratori e naviganti durante tutto il corso della storia e negli anni addietro una popolazione varia di turismo. Coloro che per primi abitarono queste isole vi approdarono circa nel 5000 a. c. ed in ogni isola, a guardar bene, ne sono rimaste tracce ovunque e di tutti i popoli che nel corso dei secoli vi hanno abitato, soggiornato oppure sono stati qui solo di passaggio : le popolazioni etrusche, romane, greche , arabe, cristiane, Aragonesi ed anche turche. Solo recentemente però, nel 2000, l’arcipelago delle Isole Eolie è stato dichiarato Patrimonio dell’Unesco anche e soprattutto perchè sedi e custodi di due dei fenomeni vulcanici più attivamente cospicui ed unici nel Mondo : quello dello Stromboli e quello di Vulcano.

A partire dagli ultimi anni, il turismo in tutto l’Arcipelago ha subito una crescita esponenziale mano a meno che si sviluppavano siano le richieste per le attività di charter in barca a vela sia le attività recettive ed alberghiere nelle isole stesse. La popolazione durante l’inverno sfiora , ma non supera mai o perlomeno difficilmente i 10.000 abitanti;  tuttavia, a partire dalla primavera e per tutto il periodo estivo che solitamente si prolunga fino alla metà di settembre, i comuni delle Isole Eolie si ritrovano a gestire una popolazione turistica che fa salire gli abitanti fino a quasi 100.000 unità. Questo richiede un fabbisogno di risorse, soprattutto acqua ed energia che talvolta scarseggiano anche in condizioni normali ed ultimo, ma non meno importante il problema della gestione e dello smaltimento dei rifiuti che aumentano enormemente in questo periodo e che devo essere smaltiti ed in breve tempo.

Tutela e conservazione del mare e delle specie marine presenti

Il mare di Pollara, Isola di Salina

Il mare delle isole eolie vanta una grandissima e rigogliosa popolazione marina nonostante la pesca sia, in queste zone, una delle maggiori e più redditizie attività. Ci se ne rende conto soprattutto nei momenti di navigazione per chi sceglie di trascorrere qui una settimana in barca a vela poiché nei momenti di navigazione e di spostamento da un’isola all’altra orde di delfini seguono festose le imbarcazioni che si spostano in flottiglia. Uno degli obbiettivi di maggiore interesse dell’Associazione è quello di riunire e tutelare gli interessi dei pescatoti locali in modo da formale una rete trasversale di contatti per difendere la proprio attività di pesca dalle invasioni dei grandi pescherecci proveniente dal continente.

Uno degli aspetti più caratteristici della flora e della fauna marina delle Isole Eolie è la presenza delle FENEROGAME sia al largo sia lungo le coste. In molti casi negli anni passati e adesso con molto più rispetto delle regole, le imbarcazioni ancoravano in baia senza rispettare il divieto di dare fondo nelle zone di presenza della Posidonia Mediterranea in questo modo danneggiandola pesantemente. Se questa flora marina scompare di conseguenza la costa pian piano si erode e le spiagge rimasta, già provate dai cambiamenti atmosferici rischiano di sparire del tutto.

Uno degli obbiettivi più a lungo termine è quello di regolamentare in modo sostenibile la pesca e di creare delle aree protette per ampliare gli habitat marini più a rischio

TUTELA DEL PAESAGGIO

Grazie ai due vulcani attivi e alle numerose caldere che sono diffuse più o meno in tutte le aree marine e terricole dell’Arcipelago delle Isole Eolie, queste isole hanno la possibilità di dar vita ad un ambiente protetto unico con la creazione di un “Parco dei Vulcani delle Isole Eolie” e di conseguenza promuovere un turismo alternativo a quello classico e se vogliamo anche di nicchia che si affianchi al charter in barca a vela e che rivaluti le bellezze naturalistiche di queste isole

Le Isole Eolie accolgono habitat fragili e comunità rare, sia marine che terrestri. Ad oggi sono state avvistate e catalogate molte specie a rischio estinzione. Prima dell’avvento del turismo, le isole Eolie vantavano un’agricoltura rigogliosa. Salina resta l’unica isola rurale, dove si producono prestigiosi vini locali, semi antichi e coltivazioni tradizionali, anche se sono presenti interessanti iniziative in ogni isola. Oggi l’approvvigionamento alimentare alle Eolie dipende totalmente dalle importazioni con conseguente perdita del paesaggio rurale e delle conoscenze tradizionali. Le colture attive sulle isole coprono meno del 10% del fabbisogno necessario. Questo ha provocato anche un aumento del traffico marittimo, dei prezzi del prodotto e spesso la mancanza di risorse essenziali per alcune isole durante i mesi invernali.

LA MISSIONE DI QUESTA FONDAZIONE

Filicudi, il centro di recupero tartarughe.

L’obbiettivo che questa fondazione si propone è quello di tutelare gli ecosistemi che in questo Arcipelago sono unici e soprattutto quello di promuovere un turismo più sostenibile e a misura di ambiente. Un’iniziativa da sottolineare è quella incentivare e portare alla luce i problemi e le mancanze che i cittadini per primi vedono esplicarsi sul territorio e di portare queste tematiche sul tavolo di confronto

“Isole Eolie: un arcipelago di saperi e sapori” una guida sul mare eoliano, alla scoperta degli ambienti marini, delle specie e delle ricette tipiche a base di pesce locale. Il libro è stato scritto dai biologi marini Enrico Navarra e Mauro Cavallaro per Associazione Kurma, con il supporto di Aeolian Islands Preservation Fund e Blue Marine Foundation.

L’intento è stato quello di creare uno strumento informativo approfondito sul mare delle isole, trattando temi quali l’ecologia marina, le normative attuali in tema di pesca professionale e sportiva, le caratteristiche biologiche delle specie marine più commercializzate sulle isole, le ricette della cucina locale.

Ogni specie marina viene descritta tenendo conto delle caratteristiche biologiche, dei valori nutrizionali, delle modalità di pesca e del livello di criticità IUCN (International Union for Conservation of Nature) nel Mediterraneo, con la volontà di informare il consumatore sulle specie in diminuzione o a rischio estinzione. Una sezione è dedicata alle taglie minime consentite.

Stromboli terra di Dio…

La mia prima visione dell’isola di Stromboli me la offre il Margaux, il nostro Beneteau 57 nel 2011 arrivando dopo 24 ore di navigazione dalla costa….già viste Capraia, Elba, Giglio, Ponza, Egadi…tutte straordinariamente belle ed indubbiamente fascinose. Eppure Stromboli alle persone gli va incontro, non le aspetta, le assale. E te le fa dimenticare tutte all’istante…Si sa, gli arrivi in barca a vela su di un’isola, l’avvicinamento lento a suon di regolamenti di vela, il sibilo del vento sono visioni che tutti una volta nella vita dovremmo provare perché questi arrivi sono una conquista e questa sensazione su Stromboli la avverti chiara e limpida come il cielo terso che fa da cornice ad suo cono “presuntuoso”.

Stromboli e’ un’isola “sui generis” in tutto e per tutto, ma in realta’ non e’ un’isola, e’ un cono vulcanico che spunta dal mare ed i suoi pochi abitanti, 400 nei mesi invernali, vivono, nelle loro case bianche, abbarbicati sulle sue pendici, consci e felici del pericolo che li sovrasta, ma non curanti: “chi comincia a vivere qui non se può andare”…questa è la frase che in questi giorni mi sentirò ripetere più spesso. La natura e’ verde intenso, rigogliosissima forse per il clima temperato e per la fertilita’ dei terreni vulcanici. I colori dei fiori hanno tonalità mai viste altrove, sono dovunque e tantissimi, di dimensioni oserei direi geneticamente modificate se non sapessi che qui nulla fa l’uomo con le sue mani per ostacolare la natura dei luoghi; mi stordisce il profumo, quello del fiori biancolatte del cappero e delle bounganville che mi penzolano intorno in ogni dove;  profumi che non ricordi, a memoria, di aver mai sentito. Ci sbatti il naso ovunque se non guardi avanti…e non riesci a guardare dove vai, perché ogni angolo cattura l’attenzione come una calamita. “A Strmboli l’amore è gieco..” leggo in ogni dove. Sorriso di rito, sonore risate dell’equipaggio e due coppie di piccoli gechi abbarbicati sui muretti che sembrano cosi essere abituati alla presenza dell’uomo da rimanere pressochè immobili. Ora che sono a terra capisco cos’era quel sentore che ho avuto annusando l’aria quando la nostra barca a vela ha dato ancora davanti a Ginostra. I fiori, erano i fiori. Penso che la Bergman ne sia rimasta affascinata; la casa in cui visse per un breve periodo con Rossellini è “abbracciata” su ogni lato dai fiori. Io ne sono rimasta affascinata.

Il mare e’ molto bello, ma il primo impatto è terrificante. Impressiona. I fondali calano a picco a pochi metri dalla spiaggia e quando ti butti dalla plancia della barca a vela nel blu intenso, sai che sotto di te quel cono vulcanico che vedi spuntare dall’acqua si inabissa in essa per altri 2000 metri e l’impatto è caldissimo sulla pelle, ma gelido nel cuore. Ti ci devi abituare a Stromboli, devi capire che lui comanda e tu ne devi subire il fascino. Le poche spiagge sono di cenere lavica, nere, la maggior parte inaccessibili via terra…Margaux ancorata nelle baie più rilucenti sembra piccina piccina ed allontanandosi un pochino a nuoto, guardandola, sembra che i fumi del vulcano, la inghiottano. Pare quieto talvolta lo Stromboli, ma quei 20 minuti soltanto che intercorrono tra un’eruzione e l’altra…poi tutti sussultano, la terra trema sotto i piedi ed il mare ne attutisce le sonore, piccole e continue sciare di ciottoli che rotolano da lassù….

Il vulcano ha due crateri costantemente attivi, che eruttano a cadenza regolare, uno dopo l’altro, quasi a scandire il tempo; ci potresti regolare l’orologio. Prima ti batte il cuore dalla paura, paura vera;  poi ci fai l’abitudine e ad ogni botto sorridi. Andando via, quando lo guardi da poppa, ne avrai per sempre nostalgia.

Quella notte, il mio Comandante, lo Skipper, l’”Uomo di Margaux” decide di fare uno strappo alla regola, salpare l’ancora ed affrontare mezzo periplo dell’isola verso la sciara del fuoco. Un grande e ripido pendio che riversa in mare la lava del vulcano; nottetempo, quando il sole non ci oscura la visione con la sua luce, lo spettacolo e’ impressionante, le esplosioni ed il lancio di lapilli si susseguono e nel momento in cui il magma incandescente tocca l’acqua, i ciottoli freddano improvvisamente e formano alte colonne di vapore acqueo.

Vorrei vedere Ginostra, antistante la sciara ed dalla parte opposta rispetto a San Vincenzo, il paese principale di Stromboli. Il fascino tutto particolare di un paese a cui senza barca, sia essa a vela, motore o remi, non si può arrivare. Conta trenta abitanti, non ha mai avuto energia elettrica tranne da un ultimo breve periodo. Gli abitanti ne saranno forse felici…oppure no.  Il sentiero che si snoda lungo le pendici del vulcano e’ in parte franato e percorrerlo e’ pericolosissimo. E comunque sarebbero quattro ore. Penso che raggiungerlo via mare sarà facile…non è così. L’ancoraggio per Margaux, visti gli alti fondali, è precario ed  il suo porto, detto il “Pertuso”, e’ il piu’ piccolo esistente al mondo…batte quello storico di Ventotene. Chi abita qui, chi sceglie coraggiosamente questo posto anche nei mesi invernali è, di fatto, isolato per lunghi periodi durante l’anno.

Io che nel 2011, alla mia prima vacanza in barca a vela, non sono ancora propriamente avvezza al mare da questa prospettiva, mi rendo conto che raggiungere Ginostra è stata una decisione azzardata. Solo secondo me, lo skipper è baciato dal solito ottimismo. Non vi e’ nessuna possibilita’, in caso di emergenza, di approdare; se il motore si guastasse saremmo in balia del mare. Mi dicono che in questo punto il segnale al cellulare svanisce. Margaux ancora senza indugiare e con il gommone raggiungiamo il pertuso…dieci metri quadrati forse…o forse è la mia prospettiva ad essere sfalsata perché anche le case, la gente, la trattoria e tutto di questo paese mi sembra piccolo piccolo. Ed io ancora più piccina. Mi accorgo che non potrei mai fare la scelta che queste persone hanno fatto neanche per un mese forse. Rinunciare a tutto in pratica. Ma a loro, se tu glielo chiedessi, non sembrerebbe affatto di aver rinunciato a tutto, bensì di aver guadagnato un “nuovo tutto”. Glielo leggi negli occhi, non c’è bisogno che parlino. Forse se soggiornassimo qui per alcuni giorni capiremmo. Io l’ho solo “intuito” ed in parte lo Stromboli….dopo averlo visto consecutivamente ogni settimana per quattro mesi l’anno per sei anni. E oggi è sempre una sorpresa. Quella che i nostri equipaggi mi leggono negli occhi ogni volta che ci approdiamo chiedendomene il perchè. Non lo so perché, lo amo e basta. Secondo me le altre Isole, tutto nel mio cuore, gli fanno solo da cornice. E’ la mia Isola, lo è sempre stato fino dal primo momento, anche se ne avevo terrore.

Mi tuffo in mare per testare il mio coraggio, vedere se a distanza di qualche ora la paura di Iddu si è placata. Si sta bene, l’acqua è tiepida, mi sembra di essere rilassata anche sola in acqua qui; piano piano l’animo si acquieta e se stai calmo ed ascolti, le eruzioni le puoi sentire tutte intorno a te. Il pranzo in trattoria è piacevole, il silenzio ammutolisce tutti e godere di una vista così è un assoluto privilegio. L’equipaggio decide di rientare in gommone. Io preferisco provare a nuoto. Cerco di raggiungere Margaux e durante la piccola traversata sotto di me un’ancora incagliata nei massi a circa 5 metri di profondità attrae luccicante la mia attenzione; chissà perché nessuno si è preso la briga di recuperarla, mi chiedo. L’ancora mi distrae, ma quando riprendo a nuotare l’istinto è di voltarmi…vedo le pareti delle Stromboli che poco più in là si gettano negli abissi scurissimi…ho un sussulto, vado su, ma ingoio acqua salata, tossisco e ancora tossisco, mi tolgo la maschera strappandomi anche i capelli dalla fretta che mi è presa. Il tempo di riprendermi un po’ e salgo al volo su Margaux. Ovviamente tutti a bordo ridono…assistendo alla scena dalla tuga sicura della barca a vela tutto è più semplice. Ma io ho sentito Stromboli cosi esplicitamente e sonoramente sussultare che il cuore è salito in gola.

 

Ti ho lasciato così la prima volta e ti rivedo oggi con occhi diversi e più sereni, ma sempre ed ogni volta con il cuore in gola.

Simona

 

Alicudi…forse il periplo di un’isola, possibile a nuoto…

Alicudi Island…

fuori dalle rotte commerciali, con pochi abitanti e senza il turismo di massa che le altre isole conoscono, Alicudi conserva ancora il suo fascino naturale. Chi arriva ad Alicudi si immerge in una dimensione di vita ormai altrove perduta. Qui persino le grandi cernie non sembrano diffidenti e si fanno osservare senza ritrarsi. La risacca del mare e lo stormire del vento sulla vegetazione sono gli unici suoni. Arrivando in barca a vela da Filicudi, l’isola non offre ripari…dall’alto sembrerebbe quasi un ovale privo di qualsivoglia ansa od insenatura atta a permettere un ancoraggio degno di tale nome. Per cui ci accontentiamo di un approdo alla fonda precario che ci permetta di godere del fondale scuro e delle sensazioni che solo un’isola decentrata e quasi “persa” possono offrire. Data la particolare conformazione del terreno, mancano del tutto strade o viottoli carrozzabili e pertanto anche le auto, i motorini o le biciclette. Per affrontare le scalinate di pietra lavica che si inerpicano dappertutto, ci si affida ai propri piedi e ai simpatici asinelli che sono allevati sull’isola e che sopportano il peso delle merci e dei bagagli dal porto alle case sparse sul pendio. Niente discoteche, pizzerie, tavole calde, birrerie, boutiques, barbieri, paninoteche e sale giochi, solo un albergo bar ristorante e due negozi di alimentare..una rivendita di giornali e prodotti artigianali….ma è un luogo incantevole dove rifugiarsi ed assaporare una vacanza diversa. Il periplo dell’isola è un viaggio nella “preistoria” delle isole Eolie e sicuramente la barca a vela, se Eolo ce ne darà l’occasione, è il mezzo principe per affrontarlo. Partendo in senso antiorario dall’approdo di Palomba, si costeggia la spiaggia di Alicudi Porto. Le coste sono quasi tutte a picco sul mare e seguono un profilo uniforme, senza formare cale o punte accentuate, ma solo qualche piccola spiaggetta assolata. Dal mare, affacciandosi a prua della barca a vela se ne scorge una visione d’insieme: l’abitato, i terrazzamenti incolti, la Chiesa di San Bartolo in alto, la contrada Bazzina dove la costa si fa più dolce. In corrispondenza di questo tratto il fondale si trova a soli 5/10 mt…tali da poterci permettere di calare l’ancora per qualche ora prima che le brezze serali ci spingano verso la scogliera. E dove è possibile anche immergersi in apnea se lo si desidera, quasi un gradino prima di maggiori profondità. Più avanti dopo Punta Rossa, in direzione del versante occidentale, si possono osservare un’ alternanza di sottili colonne di lava detti Fili che spesso intersecano, dalla cima al mare, l’intera sequenza di rocce vulcaniche e grandi valloni di detriti lavici sgretolati detti Sciare. La parte occidentale totalmente inospitale e disabitata, è a picco sul mare. Ogni angolo ha forme e colori propri, sempre diversi e da l’impressione dell’inizio del mondo, del momento che ha preceduto l’apparizione della vita sulla terra. Si passa davanti a piccoli scogli coperti dal guano degli uccelli, la Sciara della Galera e lo Scoglio galera ricco di flora e fauna marina, dalle acque cristalline ed incontaminate. Qui i fondali hanno una pendenza più dolce:meritano una sosta ed un’immersione. Lo scoglio si protende come una spada dal mare verso la costa e ne è la continuazione. Proseguendo incontriamo un vallone molto profondo, la Sciara dell’Arpa che scende in mare direttamente dalla cima della  montagna . Dopo Punta Roccazza di nuovo i terrazzamenti ed una piccola grotta con un pilastro, detta della Palumba, scavata dal mare. Proseguendo si costeggiano la Punta dello Scario Vecchio, non un vero e proprio scale, ma piuttosto un riparo dai venti di tramontana, la Rupe del Perciato, un arco di roccia naturale, lo Scoglio della Palumba e ci si ritrova di nuovo al punto di partenza. E’ un periplo breve, ma affascinante e silenzioso che le vele della barca a vela spiegate all’occorrenza accompagnano con docilità seguendo perfettamente i ritmi e la mancanza di “pressioni” d quest’isola che di fatto è “una perla” del Mediterraneo. Con i piedi a terra, c’ di che inerpicarsi poichè nessuna strada costeggia le rive dell’isola, di cui non è infatti possibile fare il giro via terra. Solo una stretta litoranea conduce dal porto alla piana della Bazzina e nell’altro senso verso lo scoglio Palumba nei pressi del Pirciatu, roccia bucata ad arco sulla spiaggia, che si erge davanti all’hotel Ericusa. bagni in mare isole eolieLe scale sono mulattiere con ampi scalini in pietra che conducono fino alla vetta dell’isola, Piano Filo dell’Arpa. La vegetazione spontanea ed il disuso degli antichi sentieri rendono addirittura difficile il senso di orientamento nei viottoli. Per raggiungere il cratere bisogna prevedere circa due7tre ore di salita ed attrezzarsi di scarpe comode per camminare, senza troppa difficoltà sulle lastre di pietra chiamate “i princhi” che formano la strada. Dal porto si prende una stradina lastricata che sale costeggiando alcune abitazioni sino al vecchio molo detto scoglio palomba. E’ pittoresco questo paesino dalla case bianche che si inerpica, terrazzamento dopo terrazzamento, sulle ripide ed aguzze pendici del vulcano, immerso tra piante di erica, canne, cannicci, fichi d’india, cespugli di capperi e buganvillee. Superati la Chiesa del Carmine ed il Piano Fucile, al primo bivio si va a destra e dopo una serie di tornanti panoramici ed un tratto pianeggiante, la mulattiera arriva a circa 400 metri di altezza, sino alla Chiesa di San Bartolo, unico monumento di rilievo, ricostruita nel 1821 sugli intatti resti della seicentesca sacrestia. Sul retro vi è una grande cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. Dopo pochi passi, lasciato il sentiero principale andando a sinistra si sale, tra ali di terrazzamenti, su una scalinata grandiosa che raggiunge un piano a quota 500 metri. In questo tratto pianeggiante quanto resta della cima di un cratere crollato, troviamo il villaggio di Montagna oggi abbandonato ed in rovina, antico insediamento edificato in alto per meglio difendersi dai corsari. Dall’altopiano si può salire sulla Fossa Gebbia e al Piano Filo dell’Arpa un antico cratere ormai colmo del vulcano. Da qui panorama è veramente stupendo. Un’escursione meno impegnativa consiste nel salire dal Porto verso la Chiesa del Carmine lungo una strada quasi orizzontale che domina il porto e conduce alla Tonna, un agglomerato pittoresco, rannicchiato al riparo di una vallata e tuttora abitato, da dove si può nuovamente scendere verso il porto. Una particolarità unica al mondo forse è la presenza dei “Rifriscaturi”, soffioni freddi emessi da cavità sotterranee e non caldi come quelli del vulcano usati anticamente dagli abitanti dell’isola come frigoriferi naturali per conservare cibi o raffreddare bevande. Mancano molte cose ad Alicudi, forse tutte agli occhi di chi la guarda e viene dal continente o anche solo dalle altre isole. Ma in effetti basta a se stessa e quando il mare, nei giorni di burrasca,la fa da padrone impedendo agli aliscafi di raggiungerla, Lei vive comunque. Non sopravvive, ma vive. Con poco e con lo scorrere lentissimo del tempo, ma lo fa.

Isola di Vulcano il mare di pietra…

Tra fanghi e bagni sulfurei, il Gran Cratere

Vulcano è la prima isola che si incontra salpando in barca a vela dal porto di Lipari. In prossimità del porto, ma anche avvicinandosi alla baie di Ponente e Levante, si è stupiti sia dalla bellezza del luogo sia dall’acre , ma piacevolissimo odore di zolfo che impregna l’aria. Il fenomeno cui ci si abitua presto e che da una gradevole sensazione di liberazione delle vie aeree, è dovuto alle “fumarole”, esalazioni ad alta temperatura di vapore acqueo, zolfo ed anidride carbonica che si sprigionano dal cratere e dalle fessure del terreno. Le fumarole ci rammentano, vive, che il cratere è sempre attivissimo ed anche circumnavigando l’isola in barca a vela se ne notano in ogni angolo di marre le manifestazioni a pelo d’acqua sotto forma di bolle che arrivano in superficie…soprattutto a vele aperte e motore spento il “ribollire” di questa terra impressione anche nelle sue manifestazioni sonore. Vive e si sente. Con Stromboli, Vulcano è l’unico cratere ancora attivo ed il più giovane dell’arcipelago delle Isole Eolie. Dovette fare molta impressione quest’isola ai romani ed i greci se denominandola “Terasia”, Terra Calda la consacrarono al Dio del Fuoco e la considerarono per sempre isola sacra. Il resto è storia recente; decenni di silenzio in un’isola bella e disabitata per lungo periodo sino a quando nel 1949 il regista Dieterle girò a Vulcano il film omonimo interpretato da Anna Magnani e l’interesse per l’isola e per le Isole Eolie tutte si risvegliò. Così anno dopo anno l’isola è diventata meta di un turismo internazionale e pressochè solo terricolo all’inizio dovuto all’attrazione del Vulcano e dai fanghi terapeutici; finalmente, anni dopo, l’isola si popola  anche del turismo marittimo che ne apprezza soprattutto il mare cristallino, la pacificità dei luoghi e la tranquillità delle baie più nascoste ai percorsi tradizionali accessibili peraltro solo in barca a vela; qui Vulcano si fa davvero apprezzare per i suoi scorci che talvolta ci riportano alle memoria scenari di gironi danteschi, tra le esalazioni sulfuree ed i pendii di roccia rossastra e la sabbia finissima e nerissima. A destra del molo di attracco è suggestivo, appena salpati, raggiungere la sommità del Faraglione di Levante; da qui si vede bene Vulcanello, sorta dal mare nel 183 a.c. in seguite a varie eruzioni sottomarine. E’ collegata all’isola da un istmo di sabbia e lava che ha creato due baie, diventate in pochi anni paradiso di chi, gettando l’ancora alla fonda, ha la fortuna di avvicinarsi all’isola via barca a vela e vedere tutta da una prospettiva ben più suggestiva, dal mare. A Levante si vede il laghetto naturale dei fanghi caldi, noti anche in epoca romana per la cura di patologie reumatiche, artrosi e malattie della pelle. Chi scrive (ed un po’ tutti del resto…) non ha saputo resistere e si è immerso nonostante l’odore ed il beneficio anche solo nel senso di un completo relax è stato visibilissimo! In prossimità del laghetto l’acqua refrigerante del mare riserva una sorpresa: “fumarole” sottomarine che riscaldano alcuni tratti del fondale marino pietroso. “Rimanere immersi nell’acqua che ribolle è un’esperienza unica che da una sensazione di assoluto benessere”….gettarsi dalla prua di una barca che da ancora in questa baia e ritrovarsi sott’acqua in mezzo ai fumi è anche inaspettatamente divertente e non solo per i bambini! La sabbia vulcanica nera e finissima contraddistingue la spiaggia di ponente che ospita nella sua baia una miriade di imbarcazioni ed è la più frequentata dai bagnanti. La meravigliosa spiaggia delle Sabbie Nere è delimitata a sinistra dallo Scoglio delle Sirene e a destra da Vulcanello in cui si trova La Valle Dei Mostri. La Valle prende il nome dalle particolari forme delle rocce modellate dal vento e dal mare in mezzo a dune di sabbia nera. Per visitare l’isola i percorsi da seguire sono due, uno terricolo ed uno marittimo. Per quest’ultimo il mezzo principe è sicuramente la barca a vela poichè il periplo dell’isola vi offrirà la visione di baie altrimenti inavvicinabili ed anche se questo tipo di turismo si è molto diffuso negli anni, la folla non è mai accalcata in ogni baia ma riesce benissimo a spalmarsi lungo tutto il percorso senza creare noiosi affollamenti e questo anche nei periodi di massima frequentazione come agosto ad esempio. Issiamo quindi l’ancora dal Porto di Levante per il giro che tutto si snoda in circa 28 chilometri verso  nord costeggiando la penisola di Vulcanello osservando lo spaccato longitudinale del cratere stesso. Superata Punta del Monaco dopo il promontorio si scopre una piccola baia cinta dalle rocce a strapiombo del Monte Lentia. Sulla sinistra il basso fondale contornato dagli scogli forma le cosiddette Piscine di Venere, piscine naturali di acqua color verde smeraldo. In fondo alla cala si apre la Grotta del Cavallo. Si può entrare ed inoltrarsi anche a nuoto e fare un bagno con il riverbero del sole che crea giochi di luce in un’acqua limpida che va dal verde al blu e l’ora migliore è senza dubbio il tramonto. Scendendo appare la Torre bianca del Faro Vecchio…ecco lo scalo di Gelso e la Spiaggia dell’Asino…dal mare si scorgono terrazzamenti e case coloniche mentre ci sovrasta l’imponente Monte Aria dai fianchi sinuosi e rossicci fino ad arrivare a Punta del Grillo in cui la colata lavica ha creato tutte una serie di piccole, splendide grotte; luogo splendido anche per la presenza di una sorgente naturale di acqua calda. Di percorsi terricoli d’altro canto ce ne sono molti, ma il più emozionante è senza dubbio la salita al cratere che potete organizzare al mattino o al calar della sera magari con il resto del vostro equipaggio in modo da non soffrire il caldo dei periodi estivi. L’escursione al cratere non si può perdere e rende percettibile una sensazione altrimenti inimmaginabile: la vicinanza non solo fisica, ma molto più profonda e spirituale tra la presenza del cratere ed il centro  abitato. Le attività degli isolani e la loro stessa vita dipendono dalla presenza di quel cono vulcanico così vicino, ma anche così quieto da oltre un secolo. Salendo, mano a mano che ci si eleva oltre l’abitato, il paesaggio e le sensazioni cambiano notevolmente e tutte le isole si vanno via via svelando allo sguardo. Si scopre un’Isola di Vulcano grande e ricca di vegetazione, con profonde vallate modellate dall’attività esplosiva e distese di profumate ginestre. L’arrivo all’orlo craterico da sempre ed ogni volta ancora di più un turbinio di sensazioni che si rinnovano anche nell’animo di chi come noi, vi si ritrova abitualmente da molti anni. E’ difficile raccontare a parole ciò che si prova ne trovarsi su uno stretto sentiero che da un lato mostra gli ampi e tranquilli orizzonti del mare e delle isole e dall’altro il cuore di una montagna viva che emette fumi, calore e sibili e che costruisce variopinti “ologrammi” di zolfo. La consapevolezza che dal fondo tramonto aperitivo isole eoliedel cratere dove si trova il “tappo” si siano scatenate nel passato le forza di una natura in grado di cambiare le forme del paesaggio, invita al rispetto assoluto e al timore anche per questo luogo che palpita in ogni dove di Vita.

Buon vento……

Isole Eolie l’amore di una vita!

Fuggire… restare per sempre!

Mi piacerebbe riportarvi quello che di queste sette isole sorelle, le isole Eolie, scrive Alberto Santo Bevitore e della passione che lo anima pensando a loro.

“Due temi apparentemente in contrasto, ma nonostante ciò, quando l’editore mi propose di esprimere le mie sensazioni pensai che in fondo in ognuno di noi coesistono sentimenti contrastanti. Spesso mi son detto “Adesso basta, vado via!”. Poi dopo poco tempo ho trovato molte ragioni per rimanere. Mi venne subito in mente il paragone con il paradiso e l’inferno. Tu puoi aprire la porta del paradiso o quella dell’inferno e la dietro troverai, probabilmente, un unico Mondo, la tavolozza di tutti i colori, tutte le sfumature, ogni domanda o risposta, oppure soltanto un riflesso di te stesso. Tra barche a vela ed imbarchi che vengono dal nord, trasportato dai venti, realizzai finalmente il sogno giovanile, desiderato a lungo: vivere su un’isola. Un guasto al motore e poi il grande amore suggellarono il mio destino e così restai. Un piede in mare e l’altro a terra, iniziai ad essere affascinato dall’Arcipelago delle Isole Eolie e dalla sua varietà. Un mare inconoscibile altrove quello delle Eolie non esattamente per incomparabilità di bellezza, ma per la purezza e la selvatichezza del loro essere. La barca a vela durante una crociera per i più fortunati il solo modo per coglierne appieno gli angoli più bui.  A nord Stromboli con l’emozione di essere su un vulcano attivo che ti invita continuamente alla riflessione, a porti delle domande sulla vita e sul tempo. Una salita al cratere che da sola vale un viaggio. I crateri sommitali di un vulcano che “ruggisce” ad ogni ora del giorno, sono meta di un turismo rispettoso che in pochi altri luoghi al Mondo trovi, quasi che a questo essere si dovesse una riverenza pari a quella di un Dio. A sud Gelso con il lieve fruscio dei fasci di canne che si estendono sulle morbide forme del pendio, giù verso il faro; un semicerchio dove gli alberi galleggianti delle barche a vela ormeggiate alla fonda sembrano al calar del sole mille lucciole sospese tra la terra ed il cielo. Ad Ovest Alicudi l’isola degli innamorati e dei post hippies. La grande storia, i venti turbolenti e le rughe sui volti tengono unito questo piccolo mondo isolato dal resto del Mondo più grande. Alla domanda postami da tanti miei amici stranieri, “Qual è la più bella delle sette Isole Eolie?” dopo tanti anni passati qui amandole tutte devo necessariamente dare una risposta. Ma come faccio…se ne nominassi una, le altre si offenderebbero poiché ognuna porta dentro di sé un particolare momento della mia vita che è impresso in questa sabbia nera come indelebile. Quindi rispondo “Tutte, poiché ognuna di esse corrisponde ad un particolare mio stato d’animo”. Non sono dunque soltanto le indimenticabili vedute dei faraglioni, dei coni delle altre isole o dell’Etna all’orizzonte coperto nei mesi invernali di neve.; non è solo il mare blu immenso come un giardino davanti alla porta di casa, nel quale si riflettono migliaia di diamanti; il sole del sud, lo stellato cielo mediterraneo, gli aromi del basilico e della ginestra, il cromatismo della lava e dello zolfo; le tracce delle culture dei popoli che si spinsero su queste isole. Tutto questo lo trovi anche altrove nel mondo, ma vi è qualcosa di magico, di inspiegabile, di incomprensibile che queste isole hanno in sé ed io credo che se ciò si potesse spiegare o comprenderne la magia, avrebbero perso molto del loro fascino.

……Voglio fuggire…voglio restare….

Se solo pensassi agli altri aspetti, ai rapporti con la gente, alle solitudini spirituali, alle difficoltà di collegamento, alle opere incompiute, al clientelismo, ai mille problemi grandi e piccoli che ha una comunità isolana…

Oggi vive del suo patrimonio naturale che reca un turismo a volte deleterio, ma solo a volte…e domani…?

Voglio restare…voglio fuggire…

Io fuggo. No…io resto per sempre!”

Al di là della loro posizione geografica che le vede piantate nel cuore del basso tirreno, le Eolie “esistono” in chiave essenzialmente mitologica. Per gli antichi sicuramente il fatto stesso che i “cocci” di pesanti scogli sfidando le leggi della natura, potessero in qualche modo galleggiare sull’acqua, era argomento degno di interpretazioni divine. Questo concetto spiegherebbe il perché gli dei avessero poggiato i loro calcagni su queste isole adibendole a perenne dimora. Si pensi ad Eolo, a Marte, alla stessa Diana cacciatrice o Nettuno. Dei che proprio qui assaporarono la mistura degli elementi naturali: il fuoco, l’aria, l’acqua. Come dire l’humus del genere umano: ingredienti sostanziali sostanziali per la stessa magia. Storici, poeti, naviganti, sognatori alle Eolie hanno dedicato almeno un verso di accenno e come può essere questo un caso?? In essi, fra questi narratori senza tempo, fu evidente la consapevolezza che le Eolie erano, e sono, sintesi dell’inconscio collettivo. Un inconscio che mira all’immortalità così come immortali sono gli Dei e la storia ed i luoghi di queste isole che rimangono stampati nella memoria del cuore. Accantonato Ulisse che per recuperare il suo “IO”, abbandonato ad Itaca deve, per gli “occhi” di Omero, transitare in queste isole; e superata anche Circe, vestale di Filicudi, laddove le donne oltre a possedere il dono dell’ubiquità usano stipulare un patto con la Luna determinando il sesso del nascituro, la mitologia delle isole Eolie recita financo Atlantide. Quello splendore architettonico e di civiltà progredita scomparve improvvisamente e quasi certamente qui alle Isole Eolie per una catastrofe di dimensioni inimmaginabili. Ma in questo caso Atlantide, sede dell’oblio, potrebbe rappresentare una proiezione collettiva ancestrale: nessuno sinora è riuscito a documentare la sua esistenza se non nel bisogno di perfezione e dominio. Eppure studi condotti pochi anni addietro da un ricercatore russo, prevederebbero che, se Atlantide, esiste,  sarebbe scomparsa, inghiottita dal mare scavato da esplosioni crateriche, proprio nelle Eolie. In un triangolo, alla base della piattaforma di settanta chilometri quadrati tra Lipari, Salina e Panarea, sarebbero evidenti i resti di quel cataclisma. Teoria fantastica? Possibile! Ed è anche fuori dubbio che un continente, pue se minuscolo come Atlantide, inabissandosi da un alba all’altra senza lasciare alcuna traccia, debba essere scomparso dove “terra trema piegata da viscere infiammate restituite poi agli abissi di pioggia salata…” Siamo alle isole Eolie allora, non ci sarebbe più alcun dubbio …o almeno a noi appassionati di queste sette meraviglie piace pensare così.

Panarea, mare da scoprire e terra da vivere!

Panarea mix d’eccezione !!

Un transatlantico, uno yatch, una barca di proprietà o a nolo, una a remi, un guscio di noce o meglio, un gommone sono indispensabili per partire alla scoperta di questo mare incantato. Perché qualunque cosa abbiate o scegliate, il periplo dell’isola merita una mansione a sé in questo viaggio alla scoperta delle Isole Eolie. Ogni giorno a porto San Pietro, agenzie di escursioni locali o di charter proveniente da Lipari vi aspettano per affittare le loro imbarcazioni e per portarvi in alcuni dei siti più belli di questo arcipelago dove il mare cristallino incontra le esalazioni sulfuree del fondo marino che ci fanno immergere in un mare di bolle in movimento continuo. Lisca Bianca, Basiluzzo, Cala Junco oppure il giro dell’isole se ne avete il tempo: attorno a Panarea il paesaggio marino e di costa e da togliere il fiato e tanti piccoli isolotti dalle forme improbabili e dal verde lussureggiante si stagliano all’orizzonte anticipando la vista delle Stromboli a miglia di distanza. Ciò che più attira l’attenzione di Panarea e che forse la differenzia da tutte le altre isole dell’arcipelago delle Isole Eolie è sicuramente la quantità di piccoli isolotti e scogli antistanti il porto. Non dimenticando maschera e pinna, è d’obbligo far rotta a Lisca Bianca e alla sua deliziosa spiaggetta. Bianca dal colore della roccia dovuto alla presenza fin dai tempi antichi delle fumarole, bolle gassose o solforose che per millenni sono state in attività esattamente come lo sono ancora oggi…è come immergersi in un’acqua che ha il peso dell’antichità sulle spalle ma che si mantiene perfetta, cristallina e pura nonostante l’età! Le fumarole sono ancora visibile sott’acqua, sia nella punta occidentale a 5 mt di profondità, sia nell’area compresa tra Dattilo, Bottaro e Lisca Bianca, a 20 metri circa con centinaia di colonne di bollicine. E’ qui che è localizzato il cratere nato dall’ultima attività vulcanica. L’isola di Panarea, gli isolotti ed i bassi fondali che la circondano sono ciò che rimane della grandiosa attività vulcanica caratterizzata dalla presenza di numerose bocche eruttive, per lo più oggi sommerse. Questa piattaforma sottomarina , trovandosi ad una profondità di circa 50 metri, fa si che i bellissimi fondali siano accessibili e che l’acqua sia trasparente e chiara per le immersioni fino a profondità dove altrove si brancolerebbe nel buio.. Dattilo invece si differenzia dalle altre per la sua forme piramidale ed ai suoi fianchi si trovano alcune caverne con zolfo e allume cristallizzato. Le Guglie sono i particolari e slanciati scogli minori che lo fiancheggiano. L’isola di Basiluzzo e lo scoglio Spinazzola meritano una gita di una giornata se potete per le sorprese che riservano. L’isola dista da Panarea circa 3,5 chilometri ed ha la forma di una cupola con le pareti a picco sul mare. Si notano le stratificazioni  sovrapposte delle varie colate laviche che si sono avvicendate negli anni, alcune a bande chiare ed altre più antiche e scure formate da ossidiana. Le coste assumono le forme più strane e bizzarre e le coste diventano inaccessibili. Vi è solo uno scalo naturale in prossimità della punta di levante, dal quale è appena visibile un sentiero che conduce fino ad uno spiazzo…ammesso che riusciate ad arrivarci! Dalla cima a circa 165 metri sul livello del mare si gode appieno della vista sia di Panarea che di Stromboli. I resti di una Villa Romana con tracce di pavimento a mosaico, intonaci colorati, una costruzione sottoterra a botte ed una darsena di epoca romana, oggi a sette metri sott’acqua, testimoniano che già 2000 anni fa il luogo era la residenza di un magnate di “sesterzi”.

Oggi l’isola è disabitata, ma per secoli i tre ettari di superficie sono stati coltivati a cereali. A Spinazzola invece, scoglio totalmente inaccessibile, si trova una colonia di palme nane unica nel suo genere in tutta Europa. Il giro dell’isola con un  natante consente, superato in senso antiorario lo scalo di Iditella e la spiaggia della Calcara, di visitare il versante occidentale, altrimenti non raggiungibile a piedi. Procedendo si incontrano Punta Palisi, la grotta del Tabacco ed infine una grande parete a strapiombo con l’antistante Scoglio Pietra della Nave, paradiso dei sub: quel che rimane di un antico cratere. Passiamo davanti a Punta Scritta dove si tramanda vi fossero delle iscrizioni, forse di pirati saraceni. Di qui in avanti pareti a strapiombo, prismi basaltici, colate laviche sovrapposte. A punta Muzza vi è la maestosa parete di Costa del Capraio, che arriva sino al mare. Arriviamo quindi all’emozionante Cala Junco, alla Cala del Morto e alla Calette degli Zimmari sempre molto affollata in agosto, all’insenatura di Drautto, a pUnto Torsione e a Punta Peppemaria e quindi saremo di nuovo al Porto di San Pietro. Se vi rimane un po’ di tempo da dedicare allo shopping, la boutique del Raya Club vi stupirà con i suoi tessuti variopinti, i pareo realizzati in Indonesia, l’artigianato ed i pezzi di antiquariato; la boutique Look and Buy con i suoi abiti alla foggia di Panarea; la boutique Scarfi per sandali fatti a mano su misura ed abbigliamento; Paguro per arredamento etnico per esterni ed interni, Bouganville con gli articoli in stile Panarea. Cocchi e Cenci ed in Vecchio Magazzino con le loro ceramiche pregiate, Pucci con i suoi tessuti decorati, Biddikkia con il suo abbigliamento chic ed i suoi abiti ricercati.

 

 

 

 

 

Salina, l’Isola del mare da amare….

Salina, l’isola del mare da amare

Salina ha in serbo tante sorprese, tanti doni per chiunque si ponga con lei in un rapporto di sincera sintonia. Ne fu immancabilmente affascinato Massimo Troisi che girò qui il suo ultimo film, Il Postino. Non mondanità e luci di riflettori che si accendono solo quindici giorni l’anno ad uso e consumo di frettolosi turisti, ma isola viva che coltiva ancora i suoi campi ed incrementa la sua produzione di malvasia. Nel mondo questo nettare degli dei è conosciuto come “Malvasia  delle Lipari” e viene si prodotto nelle isole Lipari, ma principalmente a Malfa, Salina. I capperi sono un simbolo delle isole Eolie, ma solo qui ve ne sono vaste e fiorenti coltivazioni. Isola viva che ha saputo promuovere e far istituire la riserva naturale che protegge i due vulcani spenti ed ammantati di una fitta vegetazione: Fossa delle Felci e Monte Porri. I Greci la chiamavano Dydime ( Gemelli)per la presenza di questi particolari rilievi vulcanici, separati dall’Altopiano di Valdichiesa che contraddistinguono l’isola. L’attuale nome deriva invece dalla salina, oggi laghetto salmastro che si protende vicino alla costa verso le lipari. Il sale qui prodotto era indispensabile e veniva utilizzato per conservare il pesce ed i capperi. Tre pinacoteche e tre musei in un’isola così piccola sorprendono solo chi non conosce la storia e le vicende di Salina, la grande delle Isole Eolie. L’intraprendenza e la laboriosità hanno sempre contraddistinto i suoi abitanti tanto è vero che a fine ‘800 la sua flotta mercantile contava 150 velieri. Coloro che giungono a Santa Marina notano subito i caratteristici campanili delle settecentesca chiesa. A monte di Santa Marina un sentiero si inerpica dal Serro dell’Acqua sino alle grotte scavate nel tufo. Ve ne sono alcune con più ambienti di comunicazione tra di loro. È una gita piacevole tra ulivi e frutteti che ci porterà a scoprire, dopo una rapida salita che alcuni di questi rifugi sono ancora abitati. Due chilometri verso sud e si raggiunge Lingua. Piccolo borgo di pescatori che offre un’ospitalità semplice ed autentica. Sicuramente da visitare il museo etnologico posto nelle vicinanze del lago di Lingua. Da non perdere le ottime granite ed il “pane cunzatu” di Alfredo. Prima di giungere a Lingua si può osservare un ponte del settecento nel vallone Zappini a pochi metri dal mare. Si tratta di parte dell’antica strada in pietra, non più utilizzata, che alcuni salinoti hanno riportato alla luce. E’ pittoresco il laghetto di lingua con il suo faro. Siamo sull’isola più verde dell’arcipelago e per gli amanti delle passeggiate e del trekking consigliamo di trascorrere una giornata sul monte Fossa delle Felci per ammirare dal tetto di Salina tutte le altre isole e persino l’Etna. Da questa piccola comunità composita di inizio ‘700 e priva di comuni tradizioni ci si sarebbe potuti aspettare una costante dipendenza dall’isola maggiore posta a poche braccia di mare ed economicamente strutturata da secoli. E certamente la vita di Salina rimane legata a quella di Lipari per molti aspetti e per molto tempo. Alle soglie do XIX sec. si realizzano improvvisamente le condizioni che permettono alla nuova comunità di affrancare l’economia locale dalla strozzatura operata dai commercianti di Lipari. E’ l’improvvisa crescita della domanda di Malvasia nel primo decennio dell’800 che permette ai salinari l’accumulo degli strumenti necessari per l’agognato salto di qualità nei rapporti di scambio. Tali investimenti permettono a Salina di sfruttare al massimo le potenzialità produttive della loro “fertilissima terra”. Agli arbori della nuova era gli eoliani, decimati da novant’anni di emigrazione, non hanno strumenti culturali sufficienti per affrontare i problemi creati da quella tumultuosa risorsa che è il turismo. Appena giungono i primi disastri ambientali però c’è chi si rende conto che l’industria dell’ospitalità ha bisogno di seguire la medesima regola praticata dagli illuminati mercanti di un tempo, cioè di non disperdere il patrimonio e creare lavoro e ricchezza diffusa con le imprese familiari. Ed è su questa strada che oggi, giustamente, molti si incamminano. C’è tuttavia il pericolo di pensare al turismo come ad una monocultura dimenticando che anni orsono la rovina è giunta per avere puntato tutto su una sola risorsa, la vite. Per questa ragione appare oggi più che mai necessario affiancare ad una corretta industria dell’ospitalità il potenziamento dell’agricoltura pregiata ( malvasia e capperi) che seppure ancor vitale, subisce i contraccolpi della mancanza di una seria programmazione commerciale