Tribù galleggiante…

Cala Junco, Panarea

Cala Milazzese, la prima baia che incontriamo navigando da Lipari verso Panarea è forse la fotocopia di quelle piccole spiaggette rocciose di origine vulcanica che scorgi sfogliando qualche libro di viaggio in libreria. Si apre agli occhi con una luminosità inaudita e poichè il groviglio di rocce che si insinuano come fiordi è assolutamente inusuale, lo spettacolo si apre completamente alla vista solo quando a nuoto ed una volta che la barca a vela vi si è accostata in rada, raggiungi la parte più remota dove si trovano delle piccole piscinette di acqua limpida e blu che assomigliano ad acque termali tanto che in alcuni punti le esalazioni di zolfo sono così forti da far affiorare piccole bolle in superficie. In rada ad ancora calata sul fondo di posidonia il Margaux si erge in tutta la sua bellezza e luminosità e nuotarci attorno alla ricerca delle bellezze sottomarine è forse una delle esperienze più emozionanti…roba da velisti insomma quella di vivere il mare non più dalla spieggia come i comuni mortali ma tuffandosi nel blu cobalto di questo mare dalla plancia di poppa del Margaux che sfiora l’acqua ad ogni incresparsi di onda. Il momento del pranzo in barca a vela, a Panarea come in tutte le altre isole è caldo ed abbagliante, ma sempre sorprendente…tutti ci adoperiamo collaborando affinchè la tavola sia perfetta anche quelli che solitamente secondo me fanno poco caso a queste cose….credo sia per il fatto di rendere la nostra convivenza il più piacevole possibile per l’altro, per i tuoi compagni di viaggio fino a qualche ora fa sconosciuti ma con cui scopri di avere molte cose in comune…scegliere di fare una vacanza in barca a vela è sicuramente il frutto di una forma mentale particolare che l’amante dell’albergo e della stazionarietà non sceglierà mai , ma che accomuna invece noi e tutti coloro che abbiano scelto questo pazzesco mezzo di trasporto da cui faremo molta fatica a separarci a fine settimana.

All’ancora, Eolie

Lo skipper mette la sua parte in tutto questo, ma il rapporto di vicinanza che si instaura con la barca a vela, assolutamente Donna, e con i suoi spazi è elitario in ogni suo aspetto…non è tua certo, ma la scopri subito degna del più alto rispetto verso un oggetto che oggetto non è…sto involontariamente dando ragione a chi personifica questi capolavori di ingegneria e di fascino, è vero. Ma questa empatia con la barca a vela, credetemi è giustificata. I momenti di relax dopo il pranzo sono scanditi da minuti lenti, non c’è alcuna fretta ed ogni membro dell’equipaggio si addentra nei suoi pensieri o leggendo o godendosi il sole oppure nuotando. Ogni angolo degli spazi sopra coperta del Margaux risulta essere accogliente ed il pomeriggio scorre lento e piacevolissimo veleggiando verso l’isola che ci accoglierà per la notte. Le isole Eolie sono per fortuna scarne di porti e non ne vedremo nessuno tranne quello di Salina ed è un bene poiché ancorarsi fronte paese in uno specchio d’acqua luminoso e scuro di  notte, passare la nottata cullati dalle brezze serali è un momento che non si dimentica e che mi fa venire in mente le mie letture marinaresche, forse le pagine del Vecchio ed Il Mare e forse anche qualcosa letto qua e là di velisti che nel Mondo hanno fatto la storia, ma tutti accomunati da un unico particolare, l’amore per il mare e per tutto ciò che circonda questo mondo. Ci sentiamo dei fortunati, stiamo facendo la nostra doccia serale in mare, stiamo asciugando i nostri “panni” all’aria di mare, facciamo prendere aria e sole ai capelli senza usare alcun phon , ci prepariamo a scendere per la nostra serata a terra facendo poco caso ai vestiti che indossiamo, magari le signore anche senza trucco, tutti noi senza dubbio stupiti nel vederci gironzolare con un paio di ciabatte in mano che faremo fatica a mettere anche una volta arrivati a terra tanto siamo abituati a questo viaggiare lento ed assorto a piedi nudi sentendo il calore del sole e del teck.

Lipari
Panarea, Isole Eolie

Il tender del Margaux e l’abilità dello skipper portano anche i più imbranati di noi ad arrivare a terra sospinti da questo piccolo gommoncino, comodissimo, che sfreccia in baia tra le prue delle tante barche a vele che hanno scelto di passare la notte qui come noi. La spiaggia di Cala Junco attende il nostro arrivo inebriando immediatamente le nostre narici di quell’inconfondibile profumo di bouganville che impareremo pian piano a riconoscere a tutti i nostri arrivi sulle isole…misto al profumo del bianchissimo e candido fiore del cappero, quello che ha questo fiore a siepe di un rosa acceso è il sentore tipico di queste sette isole; fiore che cresce selvatico e rigoglioso in ogni dove e che ne diventa simbolo poiché ogni tetto, terrazza ed angolo di queste piccole casette bianche dal tetto piatto ne possiede almeno un po’. La passeggiata lungo le piccole strade di Panarea che decidiamo di fare all’imbrunire evitando di farci portare direttamente all’ormeggio del piccolo porticciolo ci dimostra quanto le dicerie sulla snobberia di quest’isola sia totalmente falso…Panarea è un isola molto chic nei suoi locali, nelle sue boutique, nel modo dei vacanzieri di presentarsi alla sera, ma allontanandosi dal frastuono degli innumerevoli happy hour si scopre anche un aspetto dell’isola che a molti rimane sconosciuto. Passeggiando i gatti appollaiati sulle finestre blu ci accolgono sornioni, il caldo della pavimentazione un po’ sconnessa fatta anch’essa di pietre laviche scalda i piedi quasi come se evaporasse di tutto il calore immagazzinato durante il giorno…la piccola chiesta affacciata sul mare che incontriamo è un capolavoro artistico di minuteria; i piccoli dipinti, le pochissime panche, i libri delle letture, la piccola terrazza, la piccola croce, un silenzio assoluto turbato solo in parte

Isole Eolie

dall’arrivo di qualche turista…Panarea è anche questo e anche se talvolta durante la passeggiate possono sentirsi in lontananza i frastuoni degli aperitivi in corso, sembra, e lo è, tutto perfettamente equilibrato; la mente che si è rilassata camminando si prepara pian piano a gestire il movimento della serata glamour che sta per cominciare. Panarea è insomma un ottimo compresso tra ogni esigenza e non c’è niente che risulti, come invece mi aspettavo, grezzo o poco elegante. Se è vero che “lessi s more”, allora quest’Isola ne è l’emblema e sembra paradossale addossarle queste caratteristiche, ma così è…si cena a lume di candela, si brinda, si balla anche e si gode di un happy hour lontanissimo da quello conosciuto su una terrazza che ti fa scorgere lo Stromboli con il suo pennacchio di fumo all’orizzonte….c’è qualcosa di più inebriante? Sta qui forse un po’ dell’essere snob: l’essere unica ed il saperlo perfettamente.[…] to be continued

Isole Eolie per caso…

Le Isole Eolie, per caso, attorno ad un albero galleggiante.

Lipari

Non lo so se sia il destino oppure il caso o magari un misto di volontà e sorte, ma le Isole Eolie sono apparse all’improvviso sulla cartina quando meno le avrei cercate ed il primo pensiero è stato – ma dove cavolo sono queste isole e perché io non ero a conoscenza della loro esistenza? I migliori viaggi cominciano così, nella testa e si fanno veri già dal momento in cui programmi tragitto, meta e cose da fare in un ipotetico libro bianco che per adesso stai compilando solo nella tua testa. Intanto queste isole sono Sette scopro…eh già, perchè altrimenti le Sette Sorelle, perle del Mediterraneo. Non posso sicuramente optare per l’albergo ovviamente essendo poi gli spostamenti piuttosto noiosi via mare per visitarli tutti. Il web da sempre una mano quando si tratta di risolvere dubbi, ma talvolta ne fa venire di nuovi e più grandi. Poi, ancora per caso, trovo Davide, uno skipper professionista nel settore del charter e mi domando ancora una volta perché dovrei scegliere un toscano per fare una vacanza in Sicilia. Non mi resta che chiamare ed anche se sono un uomo e mi piacciono assai le donne con Davide la scelta della barca a vela per il mio viaggio l’ho già fatta a pelle anche senza rendermene conto ed il Benteau 57 sarà la mia scelta per settembre, un mese che per spendere le mie vacanze trovo assolutamente perfetto. Le isole Eolie le raggiungi difficilmente, aereo, aliscafo, navette con tutti i trasferimenti del caso, ma nel ricordo di quella vacanza la fatica di arrivare è svanita nel momento stesso in cui ho rimesso piede a terra…anzi nel momento in cui ho preso il mare in barca a vela.

Lipari
Valle Muria, Eolie

La mia prima esperienza, la mia prima barca, il mio primo skipper ed il mio primo equipaggio, il mio primo tutto…avrebbe potuto essere un disastro annunciato ed invece è stato il viaggio della mia vita. La barca a vela è un albero galleggiante attorno a cui ruota in piccola , si fa per dire, casa di 19 metri fatta di bellezza assoluta, timoneria, teck, acciai brillanti, tecnicismi che non sai assolutamente cosa siano, ma che di prendono alla pancia non appena quelle vele blu cobalto si spiegano al soffiare delle prime brezze che alle Isole Eolie sono tanto leggere quanto piacevoli da offrirti una navigazione tanto emozionante quanto pacifica. Si forse è questo, queste isole tutte, dal vulcano in eruzione dello stromboli alle felci di Salina fino ad arrivare alle acque cristalline delle Pomice miste al silenzio del veleggiare riappacificano testa e cuore con il Mondo e con chi lo abita. Non la definirei vacanza, ma una serie affastellata di momenti di relax e di amicizia conviviale che mi hanno fatto perdere piacevolmente i contatti con il Mondo reale e con tutte le mia vicissitudini, lavorative, familiari, interpersonali. Lo skipper incontrato sul molo è un vero e proprio Comandante che con le sue barche ha un rapporto simbiotico dovuto agli anni di convivenza…rapporto forse che noi persone comuni non riusciremmo ad instaurare neanche con una donna, ma a parte gli scherzi il mio rapporto con lui e con il resto dell’equipaggio, perlopiù di estranei è subito amichevole. Salpare alla volta delle Spiagge di Pomice di prima mattina ed il primo giorno è stato come aprire un libro mai letto…sembro poetico, ma non lo sono, soltanto mi sono emozionato perché questo mezzo così lento che è la barca a vela che aspetta il vento per addentrarsi nelle baie mi ha fatto pensare a quanto la fretta sia nemica della bellezza e del piacere ed al fatto che scoprire una cosa piano piano come una spiaggia bianchissima e le sue acque sarebbe stato totalmente diverso se fosse stato fatto via terra…questa baia inaccessibile appunto per via terricola è forse, assieme a Cala Junco di Panarea una delle più selvatiche, come amo dire poiché il selvaggio appartiene a molti, ma qui alle isole Eolie poche cose, anzi nessuna è mai inflazionata.

Vacanze in barca a vela…

Poche barche sempre, il silenzio ed il frangere impercettibile del movimento delle acque sullo scafo del Margaux ci accompagnano durante i nostri pranzi in baia che definirei luculliani e tutt’altro che frugali come invece ci si potrebbe aspettare dalla cucina di una barca a vela…anche in questo Davide è un maestro di ospitalità ed i momenti conviviali nel “quadrato” riparati dal sole caldo delle Eolie sono di una spensieratezza unica; l’atmosfera è quella di una dimensione sospesa tra cielo e terra ed ogni barca a vela attorno a noi è un piccolo universo di quelli antichi dove riesci a tenerti stretto le persone che ti parlando tenendo stretto tra le mani un calice di vino anziché un telefonino….sembra banale, ma arrivando da quel frastuono caotico di Milano io questa cosa l’ho notata e me la sono nascosta sotto pelle, impossibile da rimuovere. Anche il caffè fatto come si faceva fino a qualche anno fa naturalmente con la moka riesce a trasformarsi in un momento sopra le righe dove ognuno tende la mano all’altro per portare su zucchero, bicchieri e caffè bollente che in barca può essere una vera e propria bomba da evitare con cura di rovesciare…beh, io le isole le ho amate tutte in egual misura e di ognuna di loro conservo un’immagine nitida in testa, ma sono soprattutto queste cose piccolissime ed apparentemente insignificanti che mi sono rimaste in testa come cunei e sono le piccole immagini che conservo con gelosia di ogni viaggio, quelle che solo io ho potuto assaporare come individuo, come Paolo, come esploratore del Mondo. Il pomeriggio assorto nel veleggiare verso l’isola che ci accoglierà per la notte, Panarea è un misto di regata e cazzeggio vero e proprio, passatemi il termine che seppur improprio rende la mia idea di quello svago senza meta che da tempo non provavo in vacanza, come ve la spiego una sensazione così?

Faro, Gelso Isola di Vulcano. Eolie

Quando non sei in barca a vela, ma viaggi in aereo, in treno, in macchina la meta è ben precisa e fissa davanti ai tuoi occhi e l’obbiettivo è raggiungerla, ma quando ci sei poi l’ansia dei preparativi e la voglia di arrivare si smonta un po’ quando non si più “alla volta di”, ma sei “arrivato a”…..qui invece è diverse, la barca a vela è un itinerario senza metà dove si cala l’ancora in rada , ma ti sembra di non essere mai arrivato, dove l’essere per sua natura itinerante di questo vascello moderno ti porta a seguire con lei il flusso del moto ondoso, delle brezze dei venti…non ti fermi mai, eppure sembri sempre immobile in mezzo ad un Paradiso delineato da un orizzonte poco lontano […] to be continued

“IL MIO VIAGGIO ALLE ISOLE EOLIE” Paolo, settembre 2018

…perchè andare alle Eolie!

Scorcio Eolie Island

Piccole onde di colore blu, leggere, trasparenti, coordinato il suo moto, irradiato dalla luce del sole, i canali delle Isole Eolie sembrano tutti così, così diversi tra loro, ma tutti conducono a piccole rotte di luce tra le sette perle, così chiamate le sette Isole dell’Arcipelago Eoliano; Lipari la più grande, Vulcano aspra e imprecisa, Panarea la più elegante, Stromboli l’isola di fuoco, Salina verde rilassante e famigliare, Filicudi così come era 50 anni fa, povera e straordinaria, Alicudi solitaria e piccola che sembra la figlia di tutte.

C’è chi dice che queste isole siano state povere, talmente povere che negli anni 50 venivano abbandonate, i pescatori che le abitavano, chi riusciva, vendeva la propria abitazione per il corrispettivo di un biglietto della nave che gli avrebbe portati in America a cercare fortuna, qualcuno l’avrà anche trovata.

Chi è rimasto oggi vive di turismo, il turismo delle Eolie non è il solito che siamo abituati a frequentare  conoscere in altre località italiane, alle Eolie non si va una sola volta, alle Eolie si deve tornare, perché una settimana non è sufficiente per viverle, conoscerle e respirarle tutte… Le Isole Eolie vanno vissute di giorno, ma anche di notte, ma la notte non si passa solo nei locali eleganti dove si bevono cocktail e si può ballare nelle discoteche sino all’alba, la notte si passa all’aperto sotto stellate che avvolgono ogni cosa, sdraiati su spiagge nere o bianche ancora calde della giornata di sole, la notte si passa ai piedi dei vulcani che mentre ti fanno sentire la forza nella terra che trema, puoi vedere anche tutta la loro magnificenza lassù, in alto sulla vetta dove il cratere aggiunge lapilli sparati tra le stelle, fumo e piccoli tuoni che sembrano lamenti della montagna stessa. Alle Eolie si cammina scarsi per sentire il calore della sua terra, si esce quasi svestiti perché l’aria calda sulla pelle ti fa star bene, alle Eolie le luci sono solo quelle delle candele appoggiate sui muretti delle case, dei locali, delle Chiese. Alle Eolie le auto non possono disturbarti perché non ci sono e quelle poche sono lontane o ferme, alle Eolie si cammina.

Barca a vela.

La notte se ti capita di spostarti con il tender dalla rada al pontile, o da una barca all’altra puoi rimanere affascinato dalla scia luminosa che il plancton crea, una scia luminosa nel mare che come una chioma di luce e di stelle sembra dividere il mare per poi ricucirsi solo pochi metri dietro il tuo passaggio, alle Eolie tutto può essere magico, le cose possono accadere ma devi provocarle, devi cercarle e loro sapranno darti quello che vuoi, le Eolie sono gentili e non ti deluderanno.

Mangiare alle Isole Eolie ti permetterà di ritrovare in bocca quei sapori che arrivando sono già nell’aria, il profumo delle piante come il rosmarino che nasce spontaneo, le piante del cappero, il finocchietto selvatico, il profumo dell’acqua di mare degli scogli e delle alghe fresche ti permetteranno di assaporare con una boccata di aria tutti i sapori del mediterraneo, sapore di mare, del loro pescato e cucinato nella maniera più semplice che esalterà solo la semplicità dei prodotti stessi, i sapori della Sicilia concentrati in queste terre ciclopiche.

Il popolo locale eoliano ha saputo accogliere negli anni il turismo in un modo che raramente si verifica, le Eolie sono Isole di un’isola la “Sicilia”, ma sembrano vivere di una loro personalità, entità, hanno un fascino docile ed accogliente, sono fiere di se stesse, ma senza mai farti sentire a disagio, alle Eolie quando arrivi per la prima volta ti senti li da sempre e la sensazione di esserci già stato ti pervade, ma soprattutto si creerà un legame che ti farà tornare, perché alle Eolie si torna sempre!!

Stromboli, vulcano attivo.

I piccoli traghetti che le collegano alla Sicilia, porto di Milazzo, gli aliscafi veloci che come autobus le legano da sempre, le fanno sentire vicine e lontane nello stesso momento. Sul porticciolo di Lipari al mattino c’è fermento, piccoli pescherecci che rientrano con il pesce, Ape Car che come zanzare impazzite caricano generi alimentari per i ristoranti, per gli alberghi, per le cambuse delle barche a vela che ormeggiate ai pontili Portosalvo, Buon Fonda o Lipari Service aspettano di mollare gli ormeggi per partire con i loro charteristi alla volta della crociera, il tour, la navigazione lenta spinta dalla brezza di mare, spinti dalle onde del mare, dal sole caldo. Il porto di Lipari è vissuto da tutta la popolazione, il paese è il porto ed il porto è l’Isola per antonomasia. Tutto passa da qua, cose, persone, animali, genere alimentari e perché no ogni tipo di umore, di gioia, di sentimento, di amore, prima o poi passa da qua… passa dal porto di Lipari l’ingresso delle Eolie!!

Tutto inizia quasi sempre qua, le persone arrivano e ognuno di loro prende la sua direzione, verso i pontili per chi navigherà sulle imbarcazioni a vela, verso soggiorni a terra come hotel, resort, case vacanza. Tutti con un’unica passione, il mare, la spiaggia, il sole, la buona cucina, la voglia di vivere un’esperienza ad un ritmo lento e piacevolmente scandito dalla natura, dalla semplicità che solo posti come queste isole riescono tutt’oggi a donare.

In barca a vela…

Acqua del mare, verde delle felci, dei vigneti di malvasia, delle piante del cappero, bianco della pomice o delle saline di Salina, nero della lava rafreddata, indurita cuocente sotto il sole, rosso del magma che esce dai crateri di notte, blu del cielo, bianco delle case, punti di luce nel tetto del cielo… le stelle, colori dei pescherecci bianchi e blu navigano sulla linea dell’orizzonte, il color crema delle lance locali che portano i turisti a fare il giro dell’isola, il bagno, la schiuma delle onde ed aria, sono i colori che circondano la vita di queste isole che godono di un’atmosfera particolare, il tempo le ha attraversate ma come fanno i marinai, passandoci attraverso, sopra, ammirandole, amandole e lasciando tutto immutato, incantato oggi come allora, e come lo saranno anche tra cento anni grazie all’attenta conservazione che hanno i loro abitanti, nativi o non che ogni giorno si prendono cura di loro… le piccole sette sorelle, le Isole Eolie!!

Navigare alle Isole Eolie

Lipari Island

Navigare alle Isole Eolie, navigare nel mare delle Eolie significa ripercorrere rotte antiche conducendo barche a vela di epoca moderna. Navigare sotto le coste imponenti e rocciose, sotto vette di vulcani alti dai quattrocento ai mille metri. Cave di pomice bianca come il bianco sale di salina, spiagge, rocce nere e pietre come vetro di ossidiana, leggera, a tratti come la pomice che il vento sposta e la fa galleggiare in acqua, pietre che non vanno affondo! Fondali che riposano in calme acque cristalline, pesci che nuotano tra i colori di un mare antico, incontaminato. La luce del sole riflette sull’acqua ed unisce i canali che separano le isole, barche a vela che cuciono gli stretti, rifratto ricamo del marinaio. Luce d’arancio maturata durante la settimana, colora i paesi, li rende caldi ed accoglienti insieme ai profumi del gelsomino notturno, del fico, della Buganvilla. Vele bianche sugli orizzonti brevi tra le isole dell’arcipelago, ciclopici vulcani spendi, dormienti, solforosi o pieni di attività, eruzioni e magma color rosso come il sole dei propri tramonti.

Sapori, odori della tradizione di una terra povera di un tempo, ricca in un tempo più antico, quando la ricchezza era la certezza di avere un posto dove stare, una barca per pescare e la possibilità di sfamare le bocche della famiglia, avere una casa. Case bianche, basse con il tetto a terrazza, piatto per la raccolta l’acqua piovana, ornate di tipiche colonne rotonde eoliane, i portici delle Eolie, le pergole.

Vicoli delle eolie, stretti lunghi ma con lo scorcio del mare blu in fondo, alla fine di ogni vicolo la via di uscita il mare, il vento la libertà…

Lipari
Vulcano Island

Le Isole Eolie di pietra lavica nera, si vivono di giorno in un ritmo scandito dalle onde provocate dalle sue brezze marine quasi sempre amichevoli, luci timide di notte, aria calda, profumi notturni scorci di vita mondana… Panarea!

Il faro abbandonato a sud di Vulcano, Gelso. La piccola Cappella Sacra che lo affianca, un momento di riflessione in contrasto tra la sensazione di spensieratezza in spazi aperti, immensi e l’atmosfera Sacra di quattro mura e profumo di candele, una piccola finestra, si vede il mare anche da qua, in lontananza la costa di Lipari, pensieri, riflessioni e voglia di vivere, queste sono le Isole Eolie.

Verde delle Felci di Salina, la Baia di Pollara il cono vulcanico a metà, i suoi capperi, la sua Malvasia da bere insieme ai suoi cannoli ripieni di ricotta e la cassata siciliana… Rinella i suoi piccoli negozi di porcellane, Leni uno dei suoi tre comuni. Santa Marina di Salina, il paese delle famiglie, per le famiglie… il porto, rifugio dei marinai. La sua punta di sud est, Lingua, piccolo lungo mare noto al mondo per la granita più buona della Sicilia, si quella che si gusta da Alfredo all’inizio ed alla fine della giornata.

Gli asini di Alicudi, i gradoni, le mulattiere per salire alle case, i loro numeri civici in base ai gradini saliti, gli antichi insediamenti i suoi terrazzamenti per l’agricoltura, l’unico ristorante la mini spiaggia di ciottoli la sua unicità, eremita e cara a tutti, soprattutto ai suoi soli cento cinquanta abitanti.

Stomboli

Pecorini a Mare di Filicudi, la piccola festa del Saloon, l’aperitivo sulla balaustra, una birra per un tramonto, un amaro per un cielo pieno di stelle. La sua grotta più famosa, quella del bue marino, la Canna che sfida il cielo e il mare con i suoi settantaquattro metri di altezza. Gianfante, lo scoglio delle aragoste… Nino di Filicudi Porto ed il suoi piatti prelibati dell’unico ristorante che puoi incontrare.

Candele, musica soft da aperitivo, vicoli, piazzette e ristoranti eleganti. Banacalì, Raya e The Bridge possono offrirti un aperitivo suggestivo, le persone si raggruppano, parlano, si conoscono, si innamorano del posto, un posto chiamato Panarea. Enzino il suo campo boe davanti al paese, la sua ospitalità… il taxi boat h24.

Cala Junco, Punta Milazzese, Drauto, Dattilo, Bottaro, Basiluzzo, Lisca Bianca, Lisca Nera, i Panarelli e le sue Formiche, lo Scoglio della Nave sono i luoghi che Panarea offre, Panarea ti invita, ti ospita per i bagni all’ancora.

A nord est il vulcano dei vulcani “Iddù” Stromboli fuma, borbotta e sbotta, lancia lapilli dai suoi crateri, mille metri di fuochi d’artificio che in questo caso hanno tutto di naturale e niente di artificiale. La piazza della sua Chiesa dominante a Ficogrande, lungo la costa Piscità la Villa di Dolce e Gabbana, il locale Igrid la pizza e l’aperitivo più social del tour in barca a vela, Strombolicchio con il faro più mistico e dominante delle Isole Eolie, la sua lunga scalinata, le sue forme naturalmente preistoriche, il drago, il cavallo, la magia di un posto solo per chi lo sa apprezzare. La Sciara di Fuoco, le gite notturne sui gommoni escursioni nelle emozioni, il fresco della sera in mare, l’incognita le piccole luci all’orizzonte rosse e verdi, i fanali. Ginostra il porto il paese più piccolo, solo poco di tutto, ma tante sfumature di colori e di mare calmo, ai piedi del vulcano più attivo di Europa, Stromboli.

Lipari, il Monastero il suo Museo Archeologico, la storia dei Vulcani delle Eolie, le Catacombe il Corso Vittorio Emanuele, la Kasbha, Pescecane, Subba, Epulera, Il Filippino ristoranti per scoprire cosa si mangia, cosa si mangiava alle Isole Eolie. Valle Muria, Attila, I Faraglioni di Lipari, Vinci e le Bocche di Vulcano, navigare per scoprire, nuotare in acque di un isola che si fa amare….    

Barche a Vela

Le Isole Eolie in barca a Vela, le crociere per visitarle tutte, le baie, le cale, i paesi, navigare, veleggiare nei canali, respirare l’atmosfera serale, l’ospitalità degli isolani, il turismo, i servizi, la voglia di mare, di sole e di vento… quello giusto! La cucina preziosa, il pesce, la carne, gli involtini messinesi, gli involtini di pesce spada, i dolci, bevendo vino bianco Grillo, Inzolia, Donna Fugata, Leone D’Almerita, Passito di Malvasia si assaporano mille anni di storia, la storia che ha il destino di continuare ad essere il presente, il futuro di posti unici dove solo venendo di persona si possano capire, respirare, conoscere, apprezzare… le Isole Eolie Patrimonio dell’Unesco!!  

Economia delle Isole Eolie

Lo sviluppo delle Isole Eolie

Poche parole bastano a trasmettere il forte richiamo delle Isole Eolie, ieri come oggi grandi viaggiatori famosi quali Dumas, Houel, Guy De Maupassant, De Dolomieu, e l’Arciduca Luigi Salvatore D’Austria, hanno visitato luoghi e studiato l’economia locale, le tradizioni ed i costumi dandone un resoconto puntuale in opere anche importanti come quella dell’Arciduca D’Austria.

Le Eolie sono Isole Vulcaniche nate dalla presenza attiva dei quatto elementi, aria, acqua, terra e fuoco. Emersero dal mare durante il pleistocene e da allora hanno più volte preso e mutato forma. 

Filicudi remota

Le Eolie, intorno al 1880, vivono un momento di grande sviluppo economico e demografico. Agricoltura e pesca tradizionalmente assorbono gran parte della manodopera, ciononostante le flotte mercantili di Lipari, contano più di 200 legni tra “Paranzieddi”, “Bovi”, “Marticane”,  e “Briantini” assicurando i collegamenti con Napoli, Milazzo, Reggio Calabria e Capo D’Orlando. E’ il successo della Malvasia che traina il commercio di tutti gli altri prodotti locali, in special modo i capperi richiesti in tutto il Mediterraneo.

A Lipari inizia l’attività di escavazione della pomice e a Vulcano si intensifica quella dell’allume e dello zolfo. Pochi anni dopo però un micidiale parassita la “Fillossera” distrugge i vitigni che producono uva da Malvasia, le aziende che producevano questo passito falliscono, ed in più la ferrovia che viene costruita tra Napoli e Reggio Calabria toglie il monopolio dei trasporti marittimi alle Isole Eolie.

Corsi e ricorsi storici: si ripete il declino economico delle Eolie come avvenne millenni prima quando, l’ossidiana qui prodotta, fu sostituita dal bronzo. Cominciano i flussi migratori verso paesi esteri lontani, che in decenni decimarono la popolazione eoliana.

A Panarea la popolazione si riduce da più mille persone a trecento abitanti, a Lipari da dodicimila e ottomila, a Salina da novemila a quattromila, a Stromboli da cinquemila a quattrocento, ad Alicudi da milleduecento a centocinquanta, a Filicudi il fenomeno incide più che su ogni altra isola da duemilacinquecento a duecento.

Vista del Museo Archeologico, Eolie.

Nel secondo dopoguerra, pur in una situazione precaria si cerca di aiutare l’agricoltura, con la costruzione di bacini per il contenimento di acqua per combattere i periodi di siccità e di incrementare la flotta dei pescherecci che diventa la seconda potenza in Sicilia. Per chi rimane si intravedono nuove possibilità di lavoro con il nascere del turismo che, incuriosito da film che hanno avuto grande risonanza (Stromboli con Ingrid Bergman e Vulcano con Anna Magnani), scopre il fascino di queste isole vulcaniche e selvagge. Vengono alla luce importanti ritrovamenti archeologici, e grazie alla volontà ed al coraggio del Professor Bernabò Brea e della Signora Cavalier, si avvia la realizzazione del Museo Eoliano: un vanto per tutti gli Eoliani perché i reperti sottomarini, i vasi di ceramica, i monili, i sarcofaghi, le maschere testimoniano l’importanza svolta per millenni dalle Eolie nel Mediterraneo.

Cave della Pomice, Lipari.

Riprende l’estrazione della pomice che negli anni 70 occupa circa duecento addetti. Il turismo contribuisce a migliorare l’economia, nascono i primi alberghi e ristoranti e si restaurano le case da affittare in estate. I turisti italiani acquistano spesso a basso prezzo, terreni e case lasciate dagli emigranti, ristrutturando le abitazioni come residenze di villeggiatura. Negli anni 70/80 pur in presenza di notevoli risorse finanziarie, talvolta frutto di clientelismo, si ha una incapacità di progettazione ed interventi pubblici per lo sviluppo del turismo. Si accoglia la contingenza economica positiva e ci si accontenta, supponendo che il trend non finirà più.

Così si arriva ai nostri giorni ed alla riduzione di risorse pubbliche si accompagnano gravi squilibri economici. Le analisi e le preoccupazioni per l’attuale situazione economica sono affiancate dai tentativi e dai progetti per assicurare sviluppo alle nostre isole. In sintesi l’adozione di un “piano paesistico” quale strumento di programmazione territoriale, lo sviluppo di nuove attività produttive, con investimenti nella maricultura (allevamento di pesce marino in vasche direttamente  a mare) e lo svolgimento di corsi di formazione a Lipari per tecnici di impianti di maricultura per avviare i giovani a questo nuovo modo di attività produttiva, i progetti di altri corsi per i servi portuali, sono alcune delle iniziative intraprese.

Ritrovamento di Anfore Anmtiche.
Museo di Lipari.

Nel settore agricolo, con l’intervento delle risorse comunitarie, sono stati redatti progetti per recuperare e rilanciare prodotti tipici eoliani come Malvasia, Capperi, e uva passa e per creare un centro servizi promotore del turismo nelle isole minori della Sicilia.

L’impegno è svolto nel creare la prima cantina sperimentale delle Eolie ed a incrementare il turismo termale, naturalistico e culturale.

“(Appresso a l’Insula de Liparj per ponente un miglio vi è un’altra insula chiamata le Saline dove sono bellissime vigne non da uve per far vino ma sollo da far zibibbi, dove se ne fan en grandissima quantità, de li quali li mercanti ne portano sino a Costantinopoli)” Chi scrive è l’abate Gerolamo Maurando che, giunto nell’arcipelago a seguito del pirata Ariadeno Barbarossa nell’estate del 1544 ci da preziosissima testimonianza di una florida attività economica a Salina, probabilmente sin dal basso Medioevo.

Museo Archeologico Isola di Lipari.

Si è iniziato a dare una nuova immagine alle Eolie con la manifestazione culturale del Constitum, ovvero la celebrazione dei  novecento anni dalla nascita “Communitas Eoliana” che ha richiamato l’attenzione nazionale ed internazionale sulle Isole Eolie.

Si investe oggi guardando al domani, per rendere più accoglienti le nostre isole e migliorarne le condizioni di vivibilità, per creare sviluppo affinché nessuno sia più costretto ad abbandonare la propria terra.

“Cercavamo un posto dove  vivere una vita tranquilla, lontana dal caos, dalle sirene impazzite, dalle auto in coda, dagli assalti ai semafori, dalla gente inferocita. Cercavamo un posto diove poter sorridere al nostro prossimo anziché averne paura, senza dover duellare per avere un parcheggio, un luogo dove la nostra casa continuasse dopo il cancello. E cercavamo il mare, il solo, il profumo, il silenzio. Tutto questo per continuare ad essere noi stessi. Siamo allora partiti per paesi lontani. Abbiamo visto, provato ed alla fine il nostro esotismo si è realizzato, indovinate un po’… dietro l’angolo di casa a Filicudi, piccola magica isola, nell’Arcipelago delle Eolie. E qui viviamo e vogliamo offrire a chi ha i nostri stessi desideri la possibilità di vivere questa atmosfera” (Gisella e Aldo Ardizzone).

Quando Eolo beveva Malvasia.

Eolie Island and white wine.

Uve delle Eolie

Le Isole Eolie tutte sono una fucina di prodotti enogastronomici e vitivinicoli apprezzati in tutto il mondo. Ma tra le sette sorelle spicca senza dubbio Salina, la seconda più grande dell’arcipelago delle Isole Eolie per la produzione di ottimi vini, ma soprattutto di Malvasia e capperi.

“Appresso a l’Insula de Liparj per ponente a uno miglio vi è un’altra insula chiamata le Saline dove sono belissime vigne non da uve per far vino ma sollo da far zebibbi, dove se ne fa en grandissima quantità, de li quali li mercanti ne portano fino a Costantinopoli”.

E’ un abate, detto Maurando che scrive e che, giunto nell’arcipelago al seguito del pirata Ariadeno Barbarossa nell’estate del 1544, ci dà colorita testimonianza dell’esistenza di una florida attività economica a Salina, probabilmente sin dal basso Medioevo. La presenza delle vigne, tuttavia, non deve trarre in inganno facendo credere che, all’epoca, ci fossero sull’isola comunità organizzate. L’incombente e minacciosa presenza dei pirati, aveva spopolato l’isola sin dall’età bizantina e la persistente mancanza di fortificazioni aveva spinto i liparoti a frequentarla soltanto per le cure stagionali delle vigne e per i raccolti.

Lipari, Spiaggia di Canneto e Pomice

Il ripopolamento vero e proprio di Salina, dopo l’abbandono di molti secoli ricomincia a fine 1500 incoraggiato dalle concessioni di feudi  del Vescovo di Lipari, desideroso di mettere a coltura le fertili terre del versante orientale e quelle della sella tra i monti; si intensifica nell’ultimo scorcio del XVIII secolo e raggiunge l’apice nella metà dell’800. Nell’arco di 300 anni si ritrovano a vivere insieme, nelle embrionali comunità di uomini e famiglie provenienti dall’intero bacino del basso Tirreno. Attratti dal miraggio della piccola proprietà o soltanto dalla possibilità di un lavoro non episodico, portano con sè storie e motivazioni diverse. Altra è la condizione di coloro che, dal ‘700, si trovano già sull’isola ed hanno una posizione patrimoniale consolidata.  Certamente, la vita di Salina rimane legata a quella di Lipari per molti aspetti . È l’improvvisa crescita della domanda di malvasia nel primo decennio dell’Ottocento che permette ai salinari l’accumulo degli strumenti necessari per l’agognato salto di qualità nei rapporti di scambio. A richiedere la malvasia sono i 10.000 soldati inglesi che a Messina tentano di fronteggiare una possibile avanzata di Napoleone in Sicilia. Per 10 anni i commissari per gli approvvigionamenti dell’armata britannica richiedono il noto passito eoliano “la malvasia” e lo collocano sulle tavole degli ufficiali. Una commessa così duratura innesca il processo di sviluppo dell’economia locale. Nasce una marineria autoctona e una buona parte dei proventi viene reinvestita nella coltura di nuove terre e nel potenziamento dei collegamenti con l’intero Mediterraneo.

I piccoli armatori commerciano in tutto per investire sull’isola nell’impianto di nuovi vigneti. La crescente ricchezza consente anche alle piccole comunità di villaggio di affrancarsi, a metà dell’800, dal potere amministrativo di Lipari. Nella seconda metà del secolo, si costituiscono le piccole società marittime che armano velieri . Dopo 50 anni di sviluppo e crescente ricchezza la fine del ciclo, però, si avvicina drammaticamente.

Isola di Filicudi, acque cristalline.

Tra il 1870 e il 1885, un parassita delle piante invade l’intera Europa distruggendo i vigneti e, nella primavera del 1889, pone fine alle illusioni degli isolani. L’emigrazione parte emorragicamente ed in 15 anni la popolazione si dimezza. Il ‘900 innesca meccanismi nuovi.   Agli albori della nuova era gli eoliani, decimati da novant’anni di emigrazione, non hanno strumenti culturali sufficienti per affrontare i problemi creati dalla nuova tumultuosa risorsa. Appena giungono i primi guasti ambientali, però, c’è chi si rende conto che l’industria dell’ospitalità ha bisogno di seguire la medesima regola praticata dagli illuminati mercanti di un tempo, cioè di non disperdere il patrimonio e creare lavoro e ricchezza diffusa con le imprese familiari. Ed è su questa strada che oggi, giustamente, molti si incamminano.  

La produzione di Malvasia continua ad essere a Salina una delle risorse più redditizie. Le Isole Eolie ne sono uno degli esportatori principali in tutto il mondo.

Ci sono pochi vini che hanno una capacità immaginifica come la Malvasia delle Lipari. E’ sufficiente il nome, direbbe Montale, per agire. Evoca vigne in terrazzamenti a picco sul mare, vini di grande sapidità che prendono dal sole il tenore dolce e sapido di zucchero. E l’immaginazione ha ragione. La cantine di Salina devono la loro fama alla fertilità dei terreni vulcanici sui quali esse si ergono. Fu colonia dei Greci, che ne fecero l’isola del dio del vento, Eolo, e qui portarono la viticoltura. I suoi vini erano già celebri nell’antichità, quando proprio i vini dolci, speziati, conquistavano i palati. La loro fortuna crebbe insieme al mito dell’isola come luogo di vacanza da scoprire durante i viaggi compiuti dagli intellettuali dell’Ottocento. E non è un caso che proprio qui fosse approdato Guy de Maupassant che scoprì il fascino del luogo e contemporaneamente un delizioso vino di Salina.  Le cantine di Salina producono malvasia con l’uvaggio tradizionale che prevede una piccola quantità di uva corinto nero, apprezzata nell’appassimento perché priva di semi. Le uve vengono vendemmiate nella seconda decade di settembre che a queste latitudini significa avere già uve oltre la maturazione. Il mosto, ottenuto da una pressatura soffice, viene fermentato e successivamente affinato un anno in vasche di acciaio per poi passare in bottiglia. Al naso ha i profumi dell’albicocca, note di miele e la fascinazione della macchia mediterranea, non priva di sfumature balsamiche. Ma è in bocca dove si impone, non troppo dolce, buona mineralità e la consistenza della seta, con un tenore alcolico relativamente basso. Un vino che consigliano di servire alla temperatura di 18 °C ma che può tranquillamente essere apprezzato fresco.

Vulcano e Lipari, panoramica.

La malvasia in purezza è anche vinificata in versione secco nel vino Secca del Capo. E’ un vino delicato, dal naso non troppo intenso, con profumi floreali e di frutta esotica e una buona mineralità al palato, dov’è asciutto e armonico. Eleganza, in bocca e al naso, per il Salina Bianco. Qui cambiano le uve, che sono inzolia e cataratto vinificate in acciaio. Il campione 2015, di colore paglierino con riflessi verdognoli, ha profumi intensi di fiori, erba limoncina e polpa di pesca bianca. In bocca è estremamente piacevole, di buona acidità, una sapidità impressa come un marchio, armonico e asciutto. E’ un vino marino, da consumare fresco, in terrazza, di fronte a un misto di pesce crudo.

Isole Eolie, luci e colori…

Isola di Stromboli

Le Isole Eolie: Filicudi, Alicudi, Panarea, Salina, Lipari, Vulcano e Stromboli, dai colori sempre forti ed accesi a tutte le ore del giorno e della notte, diversissime tra loro, ma accumunate da una bellezza travolgente che fa innamorare chiunque le visiti. Eolo Dio dei venti fisso qua la sua dimora. Appartengono tutte ad un unico complesso vulcanico, avvicinandosi in barca a vela le spiagge hanno caratteri stupendi, dai neri arenili di Stromboli si passa alle bianche spiagge di Lipari. Lipari e Vulcano hanno molti materiali da eruzione come pomici, frammenti di lava ceneri, e bombe scoriacee. Si sono formate probabilmente a forti colate laviche che hanno raggiunto e superato il livello del mare. Fare snorkeling qua è entusiasmante: analizzare e soffermarsi a guardare la configurazione morfologica del fondale marino nell’arcipelago delle Eolie… anche sotto migliaia di vulcani intervallati da canyon. Ed è per questo che tuffandosi dalla plancia dell’imbarcazione ci si accorge immediatamente di una attività vulcanica sottomarina ancora vivissima: le correnti calde sono ancora numerosissime. Alicudi, Filicudi, e Salina sono oggi completamente inattive mentre Lipari e Panarea hanno ancora sorgenti termali e fumarole. Nel 183 A.C nacque Vulcanello da una eruzione sottomarina moto violenta; da li in poi le eruzioni furono molto sporadiche. Stromboli invece è attiva da due millenni, ed è per questo chiamata il faro del Tirreno. Il mare Eoliano è una tavolozza di colori, tra scenari di incomparabile e contrastante bellezza. Isole dall’aspetto selvaggio e dalle coste a tetri colori che cadano a strapiombo sul mare si susseguono ad altre  dalla dolce configurazione e dalle pendici verdeggianti. Oltre a simili contrasti caratteristiche peculiarità rendono originale e interessante tutto l’arcipelago, soprattutto scegliendo percorsi marino e non terricoli: scogli dove la natura si è sbizzarrita a creare gigantesche sagome semi umane; scogli traforati che creano ponti ed archi rampanti; grotte azzurre e pittoresche insenature; ci sono zone di mare in ebollizione per effetto delle fumarole sub marine ed estesi scogli rivestiti di ogni tinta; le minuscole spiagge e le fenditure da cui sgorga acqua limpidissima si offrono alla sguardo del viaggiatore marittimo in ogni dove. La maggior parte di esse, inaccessibili via terra, sono il privilegio di chi sceglie di visitare queste isole in barca ed in particolare in barca a vela per poterne godere dei silenzi e dei momenti di assoluto relax. L’arcipelago eoliano è una fucina di attrazioni per molti tipologie di turisti, non solo per l’accennata varietà delle sue bellezze naturali, ma anche per le sue acque termali di altro valore terapeutico.

Isola di Salina, Spiaggia di Malfa.

Tali manifestazioni postvulcaniche si notano a Vulcano, Lipari e Panarea. Soltanto a Lipari si trova però uno stabilimento termale vero e proprio , a San Calogero; è da augurarsi che ne sorgano presto altri anche a Vulcano e Panarea, sedi di preziose acque radioattive. Quest’ultima isola in particolare meriterebbe di essere fornita di uno stabilimento attrezzato secondo moderni criteri. Finora le acque ed i fanghi, sfruttati con sistemi primordiali, hanno dato sempre ottimi risultati. Oltre che nelle affezioni delle articolazioni, le acque ed i fanghi di Vulcano risultano molto efficaci nelle nevralgie e nelle nevriti e nelle affezioni dermatologiche. Per Vulcano trattandosi di fanghi vulcanici ad alto contenuto di radonio ed anche di acque termali, il criterio della scelta dal punto di vista dell’attività curativo può considerarsi quasi esclusivo. A Lipari invece, alle terme di San Calogero esiste una grotta sudatoria di costruzione romana e queste acque sono state prescritte ed elogiate da alte autorità della scienza medica quali il Cardarelli, il Tommaselli ed il d’Arrigo.

Un viaggio nel viaggio per arrivare alle Eolie, ma che ripaga di tutte le fatiche per la bellezza dei luoghi, per il mare incontaminato e per i cieli stellati che nelle notti d’estate illuminano le isole più lontane dalla costa. Le Isole Eolie possono essere raggiunte via mare da diverse località. Milazzo è il porto della costa siciliana più vicino e ogni giorno sono molte le corse sia in nave che in aliscafo. Che il viaggio abbia inizio. Ad Alicudi non ci sono strade asfaltate, ma vicoli e mulattiere. Dal porto si attraversa il paese e salendo si arriva alla chiesa di San Bartolo. Il sentiero sulla montagna porta al cratere e al Timpone delle Femmine.

Lipari
Isola di Lipari, Valle Muria

Da una spianata poco più su si dirama un’altra via che porta in cima a Filo dell’Arpa. Anche arrivare a Filicudi da qui è come avvicinarsi ad un mondo fatato; è una piccolissima isola e circumnavigarla in barca è un’attività da fare assolutamente.  Si può scegliere se fare un bagno nelle sue acque cristalline o se iniziare a inoltrarsi verso la cima attraverso le mulattiere di pietra che collegano i vari centri abitati. La punta più alta dell’isola è rappresentata dal vulcano inattivo Monte Fossa delle Felci, raggiungibile in un paio d’ore passando per Valdichiesa e Punta Lazzaro. La vegetazione è infatti formata soprattutto da queste piantagioni autoctone che danno il nome all’isola. Osservate da questi sentieri stretti e ripidi, le coste a strapiombo sul mare offrono un panorama unico. Di notte, lo spettacolo di un cielo stellato sopra di sé come non se ne ricordano è impagabile. Ed è per questo motivo che dormire all’aperto, magari sul ponte di una barca a vela è una delle esperienze più emozionanti mai provate. Girando l’isola in barca, in circa due ore, si possono visitare alcune grotte, la più bella è sicuramente la Grotta del Bue Marino. I centri abitati dell’isola sono Filicudi Porto, Pecorini e Valdichiesa.

La più grande, la successiva arrivando da Filicudi è l’Isola di Salina. Dal porto di Lingua – paesello reso famoso oltrechè per le sue saline a vista e per lo splendido faro, anche per la granita ed il pane cunzatu di Alfredo – per salire sulla cima del Monte Fossa a 926 metri, si deve attraversare l’isola in autobus in direzione Val di Chiesa e arrivare al Santuario Madonna del Terzito. Di qui un sentiero in salita porta in circa due ore alla cima. Le fatiche della pendenza sono ripagate da un panorama sensazionale: una vista mozzafiato delle isole, con lo sguardo che arriva, se il cielo è limpido, fino all’Etna e alle coste della Sicilia. Il più alto dei due monti di Salina ospita nel cono un bellissimo bosco di felci, oggi riserva naturale protetta. La discesa classica può essere fatta direttamente verso il paese di Lingua ma è molto ripida. Salina è un’isola grande e per girarla tutta, una volta ormeggiato qui, è consigliabile noleggiare un mezzo. A Salina si coltiva la vite, da cui si ricava la pregiatissima Malvasia. Altro frutto tipico dell’isola è la pianta del cappero, esportato in tutto il mondo. Durante il giorno è possibile visitare la locanda in cui è stato girato il film “Il Postino” con Massimo Troisi. Il tour settimanale delle Isole Eolie prevede, nella giornata successiva, l’Isola di Panarea.

tuffi isole eolie
Filicudi, sullo sfondo Alicudi.

Questa giornata può essere dedicata quasi completamente al relax. L’ormeggio previsto è Cala Zimmari oppure Cala Junco che offrono ristoro a chi si affaccia qui. Ma per gli indomiti del trekking la cima del Monte Punta del Corvo rappresenta sicuramente un piacere: i suoi 420 metri sono una passeggiata e anche in questo caso il panorama è degno di nota. Se Panarea delude un po’ per quell’aria troppo trendy e un po’ artificiosa che disturba il turista più attento ed appassionato, Stromboli è pane per i denti del viaggiatore “esplorativo”. Il vulcano attivo offre un’escursione mozzafiato, soprattutto se fatta al calar della sera, o meglio ancora nottetempo quando e solo se le guide ne prevedono la salita che è possibile solo se adeguatamente accompagnati. Durante la giornata è consigliato passeggiare per le vie dell’isola in cui Roberto Rossellini visse insieme a Ingrid Bergman durante le riprese del film “Stromboli, vulcano di Dio“, ma arrivato il buio l’esperienza che ci aspetta è indimenticabile.. Dopo circa 3 ore di ascensione, in cui sempre più vicino si sente il tuonare delle eruzioni, può capitare che al di là dell’ultimo rilievo prima di arrivare in cima, una pioggia di lapilli illumini il cielo. Si corre allora verso il pianoro posto proprio sopra la cima, per osservare il tutto con più tranquillità. Con una frequenza di circa 20 minuti, le eruzioni si succedono una dopo l’altra, spettacolari. Mancano all’appello Lipari e Vulcano e in entrambe non mancano i luoghi per riposarsi. La mattina può trascorrere in tutto relax a Vulcano, le terme sono il luogo ideale, anche perché sono raggiungibili facilmente essendo vicino al porto: un bagno nelle acque calde rilassa e riempie di energie utili per l’escursione del pomeriggio, un trekking al cratere di Vulcano raggiungibile in un’ora circa. Niente eruzioni potenti ma fumare di zolfo. Una volta raggiunta la cima si può ridiscendere verso il centro del cratere, largo circa 500 metri. Il paesaggio lunare è comunque molto fascinoso. La discesa è più veloce e piacevole ed accompagnata da una magnifica visione d’insieme dell’Arcipelago Eoliano. Anche a Lipari è consigliabile noleggiare un motorino e raggiungere la sommità della Forgia Vecchia su due ruote per osservare la colata di ossidiana. Volendo percorrere un ultimo tratto a piedi, si può raggiungere la frazione di Lami e in 20 minuti raggiungere il Monte Pilato nel settore più settentrionale dell’isola, sul quale salire sulle rocce rosse. Da non perdere a Lipari le cave di pomice. Ultime tappe dell’isola: Punta della Castagna, Acquacalda, Quattropani e le terme di San Calogero. La strada panoramica che collega queste quattro località mostra una veduta panoramica di Salina. Di cartoline mozzafiato impresse nella memoria non ne rimarremo scarni.

Isole Eolie, patrimonio dell’Unesco.

Le Isole Eolie, splendore vitale…

I crateri delle Eolie

Il Fondo per la Preservazione delle Isole Eolie è una fondazione dedita alla tutela della bellezza naturalistica delle Isole Eolie e alla promozione di un turismo che aiuti la fondazione stessa nella tutela dell’ambiente dell’arcipelago “Delle Sette Sorelle”. Uno dei motivi per cui questa fondazione è stata creata è stato ed è quello di raccogliere fondi da utilizzare per sostenere economicamente iniziative che aiutino l’ambiente delle Isole Eolie tutte ed in particolare la sostenibilità di un turismo consapevole. Questi progetti vengono portati avanti anche da associazioni locali ed anche questa iniziativa è nata dall’amore di un gruppo di amici per le loro isole. Un gruppo di persone che si sono rese conto che i difficili equilibri tra l’ecosistema, fragilissimo, delle Isole Eolie ed il turismo hanno bisogno di essere regolamentati.

Il turismo sostenibile, sia quello marittimo delle moltissime barche a vela che si recano qui in estate sia quello terricolo che negli anni ha subito una rapida ascesa, non è così semplice da capire e sostenere per chi in queste isole non ci vive e convive 365 giorni all’anno. La fondazione è nata nel 2015 dall’idea di un gruppo di ragazzi residenti nell’arcipelago che si sono posti l’obbiettivo, in realtà difficilissimo da realizzare, di raccogliere sia sul territorio italiano sia altrove nel Mondo, risorse economiche che aiutassero a finanziare progetti virtuosi per l’ambiente marino che per le isole Eolie è la maggiore fonte di sostentamento durante il periodo estivo sia per gli isolani che affrontano durante l’anno periodi di difficoltà notevoli. I problemi sociali ed ambientali hanno imposto alla fondazione di collaborare anche con partner esperti in questi campi ed è stato anche necessario commissionare studi che hanno necessariamente dovuto coinvolgere la comunità tutta delle isole Eolie e che hanno poi contribuito a rendere la voce degli Eoliani più forte , ma soprattutto più consapevole . Le piccole comunità delle Isole eolie che in inverno si affievoliscono ancora di più per numero hanno bisogno di essere sostentate in tutti i periodi dell’anno per prosperare e per non depauperare le già limitate risorse presenti su queste isole: le specie marine che pullulano sotto il livello del mare, i terreni fertili ed il paesaggio tra i più vari di tutto il Mediterraneo, la biodiversità e le bellezze naturalistiche che attirano ogni anno migliaia di turisti da tutto il Mondo. Uno degli aspetti che più ci stanno a cuore è quello di avvicinare il turista che arriva in barca a vela e soggiorna nelle nostre baie all’Isola in se stessa, nel suo insieme e nei suoi molteplici aspetti poiché è questo in effetti l’unico tipo di turismo non “usa e getta” capace di godere della bellezza di queste isole più da vicino. Negli anni coloro che risiedevano per lunghi periodo in estate alle Eolie hanno fatto spazio ad un tipo di turista itinerante e meno terricolo che arriva sull’isola dal mare ed in mare risiede. Sempre più consapevole della fortuna ambitissima che ha ad essere così stabilmente vicino all’aspetto più vivo e vero di queste isole, il Mare.

Da Vulcano, vista Lipari.

Le Isole Eolie e le loro bellezze naturalistiche hanno attirato viaggiatori, esploratori e naviganti durante tutto il corso della storia e negli anni addietro una popolazione varia di turismo. Coloro che per primi abitarono queste isole vi approdarono circa nel 5000 a. c. ed in ogni isola, a guardar bene, ne sono rimaste tracce ovunque e di tutti i popoli che nel corso dei secoli vi hanno abitato, soggiornato oppure sono stati qui solo di passaggio : le popolazioni etrusche, romane, greche , arabe, cristiane, Aragonesi ed anche turche. Solo recentemente però, nel 2000, l’arcipelago delle Isole Eolie è stato dichiarato Patrimonio dell’Unesco anche e soprattutto perchè sedi e custodi di due dei fenomeni vulcanici più attivamente cospicui ed unici nel Mondo : quello dello Stromboli e quello di Vulcano.

A partire dagli ultimi anni, il turismo in tutto l’Arcipelago ha subito una crescita esponenziale mano a meno che si sviluppavano siano le richieste per le attività di charter in barca a vela sia le attività recettive ed alberghiere nelle isole stesse. La popolazione durante l’inverno sfiora , ma non supera mai o perlomeno difficilmente i 10.000 abitanti;  tuttavia, a partire dalla primavera e per tutto il periodo estivo che solitamente si prolunga fino alla metà di settembre, i comuni delle Isole Eolie si ritrovano a gestire una popolazione turistica che fa salire gli abitanti fino a quasi 100.000 unità. Questo richiede un fabbisogno di risorse, soprattutto acqua ed energia che talvolta scarseggiano anche in condizioni normali ed ultimo, ma non meno importante il problema della gestione e dello smaltimento dei rifiuti che aumentano enormemente in questo periodo e che devo essere smaltiti ed in breve tempo.

Tutela e conservazione del mare e delle specie marine presenti

Il mare di Pollara, Isola di Salina

Il mare delle isole eolie vanta una grandissima e rigogliosa popolazione marina nonostante la pesca sia, in queste zone, una delle maggiori e più redditizie attività. Ci se ne rende conto soprattutto nei momenti di navigazione per chi sceglie di trascorrere qui una settimana in barca a vela poiché nei momenti di navigazione e di spostamento da un’isola all’altra orde di delfini seguono festose le imbarcazioni che si spostano in flottiglia. Uno degli obbiettivi di maggiore interesse dell’Associazione è quello di riunire e tutelare gli interessi dei pescatoti locali in modo da formale una rete trasversale di contatti per difendere la proprio attività di pesca dalle invasioni dei grandi pescherecci proveniente dal continente.

Uno degli aspetti più caratteristici della flora e della fauna marina delle Isole Eolie è la presenza delle FENEROGAME sia al largo sia lungo le coste. In molti casi negli anni passati e adesso con molto più rispetto delle regole, le imbarcazioni ancoravano in baia senza rispettare il divieto di dare fondo nelle zone di presenza della Posidonia Mediterranea in questo modo danneggiandola pesantemente. Se questa flora marina scompare di conseguenza la costa pian piano si erode e le spiagge rimasta, già provate dai cambiamenti atmosferici rischiano di sparire del tutto.

Uno degli obbiettivi più a lungo termine è quello di regolamentare in modo sostenibile la pesca e di creare delle aree protette per ampliare gli habitat marini più a rischio

TUTELA DEL PAESAGGIO

Grazie ai due vulcani attivi e alle numerose caldere che sono diffuse più o meno in tutte le aree marine e terricole dell’Arcipelago delle Isole Eolie, queste isole hanno la possibilità di dar vita ad un ambiente protetto unico con la creazione di un “Parco dei Vulcani delle Isole Eolie” e di conseguenza promuovere un turismo alternativo a quello classico e se vogliamo anche di nicchia che si affianchi al charter in barca a vela e che rivaluti le bellezze naturalistiche di queste isole

Le Isole Eolie accolgono habitat fragili e comunità rare, sia marine che terrestri. Ad oggi sono state avvistate e catalogate molte specie a rischio estinzione. Prima dell’avvento del turismo, le isole Eolie vantavano un’agricoltura rigogliosa. Salina resta l’unica isola rurale, dove si producono prestigiosi vini locali, semi antichi e coltivazioni tradizionali, anche se sono presenti interessanti iniziative in ogni isola. Oggi l’approvvigionamento alimentare alle Eolie dipende totalmente dalle importazioni con conseguente perdita del paesaggio rurale e delle conoscenze tradizionali. Le colture attive sulle isole coprono meno del 10% del fabbisogno necessario. Questo ha provocato anche un aumento del traffico marittimo, dei prezzi del prodotto e spesso la mancanza di risorse essenziali per alcune isole durante i mesi invernali.

LA MISSIONE DI QUESTA FONDAZIONE

Filicudi, il centro di recupero tartarughe.

L’obbiettivo che questa fondazione si propone è quello di tutelare gli ecosistemi che in questo Arcipelago sono unici e soprattutto quello di promuovere un turismo più sostenibile e a misura di ambiente. Un’iniziativa da sottolineare è quella incentivare e portare alla luce i problemi e le mancanze che i cittadini per primi vedono esplicarsi sul territorio e di portare queste tematiche sul tavolo di confronto

“Isole Eolie: un arcipelago di saperi e sapori” una guida sul mare eoliano, alla scoperta degli ambienti marini, delle specie e delle ricette tipiche a base di pesce locale. Il libro è stato scritto dai biologi marini Enrico Navarra e Mauro Cavallaro per Associazione Kurma, con il supporto di Aeolian Islands Preservation Fund e Blue Marine Foundation.

L’intento è stato quello di creare uno strumento informativo approfondito sul mare delle isole, trattando temi quali l’ecologia marina, le normative attuali in tema di pesca professionale e sportiva, le caratteristiche biologiche delle specie marine più commercializzate sulle isole, le ricette della cucina locale.

Ogni specie marina viene descritta tenendo conto delle caratteristiche biologiche, dei valori nutrizionali, delle modalità di pesca e del livello di criticità IUCN (International Union for Conservation of Nature) nel Mediterraneo, con la volontà di informare il consumatore sulle specie in diminuzione o a rischio estinzione. Una sezione è dedicata alle taglie minime consentite.

Vulcano, Vulcano dei Vulcani

Dumas Viaggio nelle Eolie

Un canale, largo appena tre miglia, separa Lipari da Vulcano. Grazie all’abilità dei nostri rematori, riuscimmo a percorrere questo tragitto in meno di quaranta minuti.

Vulcano, l’antica Vulcania, è l’isola eletta da Virgilio a succursale dell’Etna e fucina di Vulcano.

Insula Sicanium Juxta latus Eoliemque

Erigitur Liparem, fumantibus ardua saxis;

Quan Subter specus et cyclopum exesa caminis

Antra Aetnea tonant, validique incudibus ictus

Auditi referunt gemitum, striduntque cavernis

Stricturae chalybum, et fornacibus ignis anhelat

Vulcani domus et Vulcania nomine tellus

I crateri di Vulcano, Isole Eolie.

Del resto, l’isola è proprio degna di tale onore perché, se ben sia evidente che dopo 19 secoli abbia perduto un po’ del suo calore, una bellissima fumata è succeduto al fuoco che sicuramente a quel tempo usciva dai crateri. Vulcano simile all’ultima vestigia di un mondo bruciato, si spense dolcemente in mezzo al mare che sibilava, bolliva e gorgogliava tutto intorno. E’ impossibile, anche a volerla dipingere, dare un idea di questa terra in preda alle convulsioni, ardente ed in quasi fusione.

A questa strana apparizione, non sapevamo se questo nostro viaggio fosse un sogno e se questa terra fantastica si sarebbe dissolta davanti a noi nel momento in cui credevamo di metterci piede sopra.

Fortunatamente eravamo svegli e sbarcammo su quest’isola per strana che fosse. Scesi a terra ed il nostro primo pensiero fu quello di informarsi da due o tre passanti, accorsi a vedere la nostra barca arrivare al molo, dove fossero i figli del generale Nunziante.

Non solo ci mostrarono immediatamente la casa sul mare dove essi abitavano, che del resto era l’unica sull’isola, ma ancora meglio, uno degli isolani a cui ci eravamo rivolti corse avanti sulla lunga spiaggia ad avvisare i fratelli del nostro arrivo.

In quel momento ce ne era uno solo, quello maggiore, vedemmo venirci incontro un giovanotto siculo sui ventidue, ventiquattro anni che, ancor prima che mi fossi presentato ci accolse con una incantevole cortesia.

Stava finendo di fare colazione e ci invito a mettersi a tavola con lui. Sfortunatamente avevamo avuto l’accorgimento di fare altrettanto un ora prima: dico, sfortunatamente visto che la tavola era imbandita di prodotti eoliani, con una magnifica aragosta che faceva gola solo a guardarla, soprattutto a chi non ne aveva più mangiata dopo la partenza da Palermo. Tanto che non potei trattenermi dal chiederli dove avrei potuto trovare all’interno dell’arcipelago eoliano quel prelibato crostaceo. Ci rispose che si pescavano davanti a Panarea, di fronte a quella miriade di scogli, ogni scoglio aveva un nome diverso, Basiluzzo, Dattilo, Lisca Bianca, Panarelli, formiche di Panarea, Lisca Nera, Bottaro ed altri, ma la maggior concentrazione di aragoste era sul lato nord ovest dell’isola dopo Cala Junco ad ovest dello scoglio della Nave, sarebbe bastato dirlo al nostro capitano, e lui sicuramente con i marinai avrebbe provveduto a pescarne a volontà per rifornire la nostra cambusa, la credenza della barca.

Presi nota di quelle importanti informazioni sul mio diario di bordo. Non appena il nostro ospite si alzò da tavola, arrivo il fratello minore: un ragazzo con meno di venti anni. Il maggiore ce lo presentò subito ed il minore ci rinnovo il benvenuto che avevamo già ricevuto. I due fratelli vivevano insieme soli ed isolati, in mezzo a quella gente che in quest’epoca non godeva di eleganza, ma povertà, fu allora che venimmo a sapere che sull’isola vivevano deportati, lasciati li ai lavori forzati per crimini commessi.

I nostri ospiti vollero assolutamente farci gli onori di casa, l’ultimo si sbrigò con due uova e quello che rimaneva dell’aragosta, dopodiché i due giovanotti si misero a nostra disposizione.

Il primo luogo curioso che ci proposero di visitare fu un piccolo vulcano sottomarino, che in un raggio di sessanta-ottanta metri scaldava l’acqua a temperature che si aggiravano intorno ai settanta gradi. Era proprio la che lasciavano cuocere le loro uova. E poiché si accorsero dei nostri sorrisi increduli per via di quel dettaglio culinario, fecero un cenno ad uno dei forzati perché portasse un paniere con dentro delle uova per fare seduta stante del piccolo esperimento.

Il piccolo paniere sostituiva ramaioli e pentole; adagiandolo sull’acqua il peso delle uova lo faceva affondare per metà, quindi lo si lasciava, orologio alla mano per tre minuti immerso nel mare ed ecco che le uova erano cotte a puntino.

Grotta sotto il cratere, Isole Eolie

Dopodiché iniziammo ad inerpicarci su per il cratere del primo vulcano. Ad ogni passo sentivamo rimbombare la terra sotto nostri piedi come se stessimo camminando su delle catacombe: non si ha idea dei una fatiche simile per l’ascensione  alle undici del mattino, sopra un terreno rovente e sotto un sole infuocato. La scalata durò circa quarantacinque minuti e ci ritrovammo sul bordo del cratere, era spento e non offriva niente di particolarmente curioso, così ci incamminammo verso il secondo cratere a circa un migliaio di metri sopra il primo ed in piena attività. Durante il tragitto costeggiammo una montagna piena di grotte; alcune erano chiuse da una porta ed anche da una finestra; altre somigliavano a delle vere e proprie tane per bestie selvatiche: era il villaggio dei forzati. Circa quattrocento uomini vivevano su quella montagna ed a secondo se fossero più o meno industriosi o più o meno lascivi, lasciavano abbrutire la loro dimora, oppure tentavano di renderla più accogliente e confortevole.

Dopo una salita durata circa un ora ci ritrovammo sulla bocca dell’altro vulcano, in fondo al quale nel bel mezzo della fumata che usciva, scorgemmo un cantiere intorno al quale si dibatteva una intera popolazione. La forma di questa profonda fossa era ovale e nel punto più largo poteva misurare mille passi di lunghezza; vi si poteva scendere per un agevole pendio, di forma circolare, prodotto dallo smottamento di una parte delle scorie vulcaniche ed abbastanza dolce da essere praticabile da carriole e barelle.

Ci vollero quasi venti minuti per raggiungere il fondo di questa immensa caldaia, mano a mano che scendevamo il calore del sole e di questa immensa caldaia aumentava. Arrivati alla fine del pendio ci dovemmo fermare perché l’aria era a stento respirabile. Nel giro di pochi minuti iniziammo ad abituarci alle esalazioni solforose emanate dal cratere del vulcano, e dalle pareti del cratere ricoperte da una miriade di crepe da cui usciva fuori questi soffioni maleodoranti di zolfo. Tuttavia eravamo costretti a salire sulle rocce più alte per tentare di respirare un po’ di aria più pura. Quanto alla gente intorno a noi sembrava abituata ed a non soffrirne più l’effetto sgradevole.

Dopo un ora di esplorazione, risalimmo sempre accompagnati dalle due nostre giovani guide che non ci vollero abbandonare un solo istante. Dopodiché una volta arrivati nuovamente in spiaggia, uno ci lasciò per andare a pescare alla Baia di Vulcanello, mentre l’altro doveva andare a sbrigare alcune pratiche alla piccola fattoria che si trovava a sud dell’isola in una località chiamata Gelso, e da quel che ci disse sembrava che la producessero anche dell’ottimo vino isolano chiamato Inzolia.

Più tardi durante la cena a cui eravamo stati invitati ne avremmo degustati alcuni ottimi bicchieri…       

Dumas e le Isole Eolie

Filicudi Isole Eolie
Eolie di Dumas

Gli uomini dell’equipaggio, abituati com’erano a quello spettacolo, ci chiesero se avevamo bisogno di qualcosa, ma alla nostra risposta negativa scesero sotto coperta senza che i bagliori che illuminavano l’aria a giorno o le esplosioni che le facevano vibrare riuscissero a distrarli dal proprio sonno. Rimanemmo sul ponte fino alle due del mattino fino a che stremati dalla fatica e dal sonno, ci decidemmo ad andare in cabina. Quanto a Milord nulla riuscì ad indurlo a fare altrettanto e rimase tutta la notte sul ponte della barca a vela a ringhiare ed abbaiare contro la voce tumultuosa del vulcano. La notte restante passo lenta, lo scafo dell’imbarcazione rollava al passare delle tonnare che all’alba si avviavano verso la giornata consueta di pesca. L’indomani ci svegliammo non appena la barca a vela iniziò a muoversi: alla luce del giorno la montagna aveva perso parte della sua fantasmagoria, ma la maschera che portava di giorno e che riusciva a distoglierti dalle sensazione notturne era tutt’altro che dimessa. L’imponenza era la stessa. Si udivamo sempre le esplosioni, ma la fiamma non era più visibile e quella lava, ruscello incandescente di notte, di giorno si confondeva con quella cenere rossastra sulla quale scorreva. Dieci minuti dopo eravamo nuovamente davanti al porto e questa volta non ci fecero alcuna difficoltà per entrare. Pietro e Giovanni scesero con noi e ci fecero presente che volevano accompagnarci nella nostra ascensione. Entrammo non in un albergo poichè a Stromboli ed in gran parte delle isole eolie tutte non ne esistono, ma in una casa i cui proprietari erano lontani parenti del nostro capitano. Non essendo prudente e neanche salutare metterci in cammino a stomaco vuoto, Giovanni chiese ai nostri ospiti il permesso di fare colazione da loro, mentre Pietro andava a cercare delle guide. Non solo accettarono la proposta con la stessa cortesia che caratterizza gli isolani, ma ancora meglio il padrone di casa uscì ed entrò un attimo dopo con la più bella uva ed i più squisiti fichi d’india che avremmo mai potuto mangiare.

Eolie Antiche
Eolie antiche…

Appena finimmo la nostra colazione, Pietro arrivò con due strombolani che per mezza piastra ciascuno, si erano offerti di farci da guide. Erano poco più delle otto del mattino e ci mettemmo subito in marcia per evitare di compiere l’ascensione durante le ore più calde. La vetta imponente dello Stromboli si trovava più o meno a mille, millecinquecento piedi sul livello del mare, ma la sua pendenza è talmente erta che non si può evitare di compiere la salita senza deviazioni e pertanto dovemmo continuamente zizzagare. Da principio, all’uscita del borgo marinaro, il sentiero si presentava agevole; saliva in mezzo a delle vigne cariche di uva che costituisce a quanto capimmo il principale commercio dell’isola e dalle quali i grappoli pendevano in abbondanza tale che ognuno ne prendeva a piacimento senza doverne chiedere il permesso al proprietario. Ma una volta superati i vigneti non trovammo più nessun sentiero e dovemmo avventurarci cercando il passaggio migliore per risalire e le chine per noi meno scoscese. Malgrado tutte queste precauzioni ci fu un momento in cui dovemmo salire a carponi e la cosa non fu facile tale che pensammo anche di dover desistere dall’impresa. Ma salire non era niente giacchè superato quel punto riconosco che non appena mi rigirai e lo vidi inclinato quasi a picco sul mare chiese pieno di terrore come avremmo fatto per scendere. Le nostre guide ci dissero però che la discesa l’avremmo effettuata da un altro sentiero e ciò mi tranquillizzò un po’.Coloro che, come me, sfortunatamente soffrono di vertigini non appena vedono il vuoto sotto i loro piedi, mi potranno capire ma soprattutto comprenderanno l’importanza che io attribuivo al problema della discesa.  Superato quel dirupo per circa un quarto d’ora la salita divenne più agevole; ben presto però arrivammo ad u punto in cui la salita parve insormontabile. Era una cresta perfettamente aguzza che formava l’orifizio del primo vulcano e che da un lato si stagliava a picco dal cratere e dall’altro scendeva al mare con una china talmente erta che, da una parte mi sembrava di dover precipitare, e dall’altra di dover rotolare giù dall’alto in basso. Lo stesso Jadin che solitamente si arrampicava in ogni dove come un camoscio senza mai preoccuparsi delle asperità del terreno arrivò in quel punto e si fermò di botto guardandomi come a chiedermi se fosse possibile evitarlo. Come avevamo ben immaginato era impossibile.

Isole Vulcaniche
I vulcani delle Eolie

Dovemmo rassegnarci. Per fortuna il pendio di cui dicevo era composto da cenere nella quale ci si sprofondava fino alle ginocchia e che, nonostante fosse friabile, opponeva una certa resistenza. Iniziammo ad avventurarci su per quel percorso ove un equilibrista avrebbe senz’altro chiesto il suo bilanciere, ma con l’aiuto dei nostri marinai e delle guide riuscimmo a superarlo senza incidenti. Voltandoci indietro vedemmo Milord che se ne stava dall’altra parte non per vertigini ne per il timore di cadere in mare o nel vulcano ma perchè aveva messo una zampa nella cenere per lui troppo calda e ci pensò due volte prima di procedere. Ma quando ci vide andare avanti si fece coraggio come noi, attraversò quel punto al galoppo e ci raggiunse visibilmente agitato per ciò che gli sarebbe successo in seguito.  Almeno per il momento le cose andarono meglio di come pensassimo; non dovemmo fare altro che scendere per un pendio assai dolce e così nel giro di dieci minuti arrivammo ad una piana che domina il vero cratere del vulcano e le isole eolie tutte dall’alto della sua maestosa cima. Giunti a questo punto assistemmo a tutte le sue evoluzioni a anche se lo avesse voluto a quel punto non avrebbe avuto nessun segreto per noi. Il  cratere dello Stromboli ha la forma di un grosso imbuto in fondo ed in mezzo al quale c’è un orifizio attraverso cui un uomo entrerebbe a malapena e che comunica con il camino interno del vulcano.

La metà di un cratere estinto...
La metà del vecchio cratere…

E’ questa fenditura che simile alla bocca di un cannone lancia una pioggia di proiettili che ricadendo nel cratere trasportano con sé pietre cenere e lava che ostruiscono questa specie di imbuto. Il vulcano sembra allora raccogliere le forze per alcuni minuti, compresso com’è dalla chiusura della sua valvola; ma nel giro di un attimo la sua fumata trepida come se fosse ansimante e si de scorrere nei fianchi incavati della montagna un sordo boato. Infine la cannonata esplode di nuovo, scagliando a duecento piedi sopra la vetta più elevata i nuovi sassi e la nuova lava che, ricadendo e ricostituendo la bocca del condotto eruttivo, prepareranno una nuova eruzione  [to  be continued ]