Isola di Vulcano il mare di pietra…

Tra fanghi e bagni sulfurei, il Gran Cratere

Vulcano è la prima isola che si incontra salpando in barca a vela dal porto di Lipari. In prossimità del porto, ma anche avvicinandosi alla baie di Ponente e Levante, si è stupiti sia dalla bellezza del luogo sia dall’acre , ma piacevolissimo odore di zolfo che impregna l’aria. Il fenomeno cui ci si abitua presto e che da una gradevole sensazione di liberazione delle vie aeree, è dovuto alle “fumarole”, esalazioni ad alta temperatura di vapore acqueo, zolfo ed anidride carbonica che si sprigionano dal cratere e dalle fessure del terreno. Le fumarole ci rammentano, vive, che il cratere è sempre attivissimo ed anche circumnavigando l’isola in barca a vela se ne notano in ogni angolo di marre le manifestazioni a pelo d’acqua sotto forma di bolle che arrivano in superficie…soprattutto a vele aperte e motore spento il “ribollire” di questa terra impressione anche nelle sue manifestazioni sonore. Vive e si sente. Con Stromboli, Vulcano è l’unico cratere ancora attivo ed il più giovane dell’arcipelago delle Isole Eolie. Dovette fare molta impressione quest’isola ai romani ed i greci se denominandola “Terasia”, Terra Calda la consacrarono al Dio del Fuoco e la considerarono per sempre isola sacra. Il resto è storia recente; decenni di silenzio in un’isola bella e disabitata per lungo periodo sino a quando nel 1949 il regista Dieterle girò a Vulcano il film omonimo interpretato da Anna Magnani e l’interesse per l’isola e per le Isole Eolie tutte si risvegliò. Così anno dopo anno l’isola è diventata meta di un turismo internazionale e pressochè solo terricolo all’inizio dovuto all’attrazione del Vulcano e dai fanghi terapeutici; finalmente, anni dopo, l’isola si popola  anche del turismo marittimo che ne apprezza soprattutto il mare cristallino, la pacificità dei luoghi e la tranquillità delle baie più nascoste ai percorsi tradizionali accessibili peraltro solo in barca a vela; qui Vulcano si fa davvero apprezzare per i suoi scorci che talvolta ci riportano alle memoria scenari di gironi danteschi, tra le esalazioni sulfuree ed i pendii di roccia rossastra e la sabbia finissima e nerissima. A destra del molo di attracco è suggestivo, appena salpati, raggiungere la sommità del Faraglione di Levante; da qui si vede bene Vulcanello, sorta dal mare nel 183 a.c. in seguite a varie eruzioni sottomarine. E’ collegata all’isola da un istmo di sabbia e lava che ha creato due baie, diventate in pochi anni paradiso di chi, gettando l’ancora alla fonda, ha la fortuna di avvicinarsi all’isola via barca a vela e vedere tutta da una prospettiva ben più suggestiva, dal mare. A Levante si vede il laghetto naturale dei fanghi caldi, noti anche in epoca romana per la cura di patologie reumatiche, artrosi e malattie della pelle. Chi scrive (ed un po’ tutti del resto…) non ha saputo resistere e si è immerso nonostante l’odore ed il beneficio anche solo nel senso di un completo relax è stato visibilissimo! In prossimità del laghetto l’acqua refrigerante del mare riserva una sorpresa: “fumarole” sottomarine che riscaldano alcuni tratti del fondale marino pietroso. “Rimanere immersi nell’acqua che ribolle è un’esperienza unica che da una sensazione di assoluto benessere”….gettarsi dalla prua di una barca che da ancora in questa baia e ritrovarsi sott’acqua in mezzo ai fumi è anche inaspettatamente divertente e non solo per i bambini! La sabbia vulcanica nera e finissima contraddistingue la spiaggia di ponente che ospita nella sua baia una miriade di imbarcazioni ed è la più frequentata dai bagnanti. La meravigliosa spiaggia delle Sabbie Nere è delimitata a sinistra dallo Scoglio delle Sirene e a destra da Vulcanello in cui si trova La Valle Dei Mostri. La Valle prende il nome dalle particolari forme delle rocce modellate dal vento e dal mare in mezzo a dune di sabbia nera. Per visitare l’isola i percorsi da seguire sono due, uno terricolo ed uno marittimo. Per quest’ultimo il mezzo principe è sicuramente la barca a vela poichè il periplo dell’isola vi offrirà la visione di baie altrimenti inavvicinabili ed anche se questo tipo di turismo si è molto diffuso negli anni, la folla non è mai accalcata in ogni baia ma riesce benissimo a spalmarsi lungo tutto il percorso senza creare noiosi affollamenti e questo anche nei periodi di massima frequentazione come agosto ad esempio. Issiamo quindi l’ancora dal Porto di Levante per il giro che tutto si snoda in circa 28 chilometri verso  nord costeggiando la penisola di Vulcanello osservando lo spaccato longitudinale del cratere stesso. Superata Punta del Monaco dopo il promontorio si scopre una piccola baia cinta dalle rocce a strapiombo del Monte Lentia. Sulla sinistra il basso fondale contornato dagli scogli forma le cosiddette Piscine di Venere, piscine naturali di acqua color verde smeraldo. In fondo alla cala si apre la Grotta del Cavallo. Si può entrare ed inoltrarsi anche a nuoto e fare un bagno con il riverbero del sole che crea giochi di luce in un’acqua limpida che va dal verde al blu e l’ora migliore è senza dubbio il tramonto. Scendendo appare la Torre bianca del Faro Vecchio…ecco lo scalo di Gelso e la Spiaggia dell’Asino…dal mare si scorgono terrazzamenti e case coloniche mentre ci sovrasta l’imponente Monte Aria dai fianchi sinuosi e rossicci fino ad arrivare a Punta del Grillo in cui la colata lavica ha creato tutte una serie di piccole, splendide grotte; luogo splendido anche per la presenza di una sorgente naturale di acqua calda. Di percorsi terricoli d’altro canto ce ne sono molti, ma il più emozionante è senza dubbio la salita al cratere che potete organizzare al mattino o al calar della sera magari con il resto del vostro equipaggio in modo da non soffrire il caldo dei periodi estivi. L’escursione al cratere non si può perdere e rende percettibile una sensazione altrimenti inimmaginabile: la vicinanza non solo fisica, ma molto più profonda e spirituale tra la presenza del cratere ed il centro  abitato. Le attività degli isolani e la loro stessa vita dipendono dalla presenza di quel cono vulcanico così vicino, ma anche così quieto da oltre un secolo. Salendo, mano a mano che ci si eleva oltre l’abitato, il paesaggio e le sensazioni cambiano notevolmente e tutte le isole si vanno via via svelando allo sguardo. Si scopre un’Isola di Vulcano grande e ricca di vegetazione, con profonde vallate modellate dall’attività esplosiva e distese di profumate ginestre. L’arrivo all’orlo craterico da sempre ed ogni volta ancora di più un turbinio di sensazioni che si rinnovano anche nell’animo di chi come noi, vi si ritrova abitualmente da molti anni. E’ difficile raccontare a parole ciò che si prova ne trovarsi su uno stretto sentiero che da un lato mostra gli ampi e tranquilli orizzonti del mare e delle isole e dall’altro il cuore di una montagna viva che emette fumi, calore e sibili e che costruisce variopinti “ologrammi” di zolfo. La consapevolezza che dal fondo tramonto aperitivo isole eoliedel cratere dove si trova il “tappo” si siano scatenate nel passato le forza di una natura in grado di cambiare le forme del paesaggio, invita al rispetto assoluto e al timore anche per questo luogo che palpita in ogni dove di Vita.

Buon vento……

Isole Eolie l’amore di una vita!

Fuggire… restare per sempre!

Mi piacerebbe riportarvi quello che di queste sette isole sorelle, le isole Eolie, scrive Alberto Santo Bevitore e della passione che lo anima pensando a loro.

“Due temi apparentemente in contrasto, ma nonostante ciò, quando l’editore mi propose di esprimere le mie sensazioni pensai che in fondo in ognuno di noi coesistono sentimenti contrastanti. Spesso mi son detto “Adesso basta, vado via!”. Poi dopo poco tempo ho trovato molte ragioni per rimanere. Mi venne subito in mente il paragone con il paradiso e l’inferno. Tu puoi aprire la porta del paradiso o quella dell’inferno e la dietro troverai, probabilmente, un unico Mondo, la tavolozza di tutti i colori, tutte le sfumature, ogni domanda o risposta, oppure soltanto un riflesso di te stesso. Tra barche a vela ed imbarchi che vengono dal nord, trasportato dai venti, realizzai finalmente il sogno giovanile, desiderato a lungo: vivere su un’isola. Un guasto al motore e poi il grande amore suggellarono il mio destino e così restai. Un piede in mare e l’altro a terra, iniziai ad essere affascinato dall’Arcipelago delle Isole Eolie e dalla sua varietà. Un mare inconoscibile altrove quello delle Eolie non esattamente per incomparabilità di bellezza, ma per la purezza e la selvatichezza del loro essere. La barca a vela durante una crociera per i più fortunati il solo modo per coglierne appieno gli angoli più bui.  A nord Stromboli con l’emozione di essere su un vulcano attivo che ti invita continuamente alla riflessione, a porti delle domande sulla vita e sul tempo. Una salita al cratere che da sola vale un viaggio. I crateri sommitali di un vulcano che “ruggisce” ad ogni ora del giorno, sono meta di un turismo rispettoso che in pochi altri luoghi al Mondo trovi, quasi che a questo essere si dovesse una riverenza pari a quella di un Dio. A sud Gelso con il lieve fruscio dei fasci di canne che si estendono sulle morbide forme del pendio, giù verso il faro; un semicerchio dove gli alberi galleggianti delle barche a vela ormeggiate alla fonda sembrano al calar del sole mille lucciole sospese tra la terra ed il cielo. Ad Ovest Alicudi l’isola degli innamorati e dei post hippies. La grande storia, i venti turbolenti e le rughe sui volti tengono unito questo piccolo mondo isolato dal resto del Mondo più grande. Alla domanda postami da tanti miei amici stranieri, “Qual è la più bella delle sette Isole Eolie?” dopo tanti anni passati qui amandole tutte devo necessariamente dare una risposta. Ma come faccio…se ne nominassi una, le altre si offenderebbero poiché ognuna porta dentro di sé un particolare momento della mia vita che è impresso in questa sabbia nera come indelebile. Quindi rispondo “Tutte, poiché ognuna di esse corrisponde ad un particolare mio stato d’animo”. Non sono dunque soltanto le indimenticabili vedute dei faraglioni, dei coni delle altre isole o dell’Etna all’orizzonte coperto nei mesi invernali di neve.; non è solo il mare blu immenso come un giardino davanti alla porta di casa, nel quale si riflettono migliaia di diamanti; il sole del sud, lo stellato cielo mediterraneo, gli aromi del basilico e della ginestra, il cromatismo della lava e dello zolfo; le tracce delle culture dei popoli che si spinsero su queste isole. Tutto questo lo trovi anche altrove nel mondo, ma vi è qualcosa di magico, di inspiegabile, di incomprensibile che queste isole hanno in sé ed io credo che se ciò si potesse spiegare o comprenderne la magia, avrebbero perso molto del loro fascino.

……Voglio fuggire…voglio restare….

Se solo pensassi agli altri aspetti, ai rapporti con la gente, alle solitudini spirituali, alle difficoltà di collegamento, alle opere incompiute, al clientelismo, ai mille problemi grandi e piccoli che ha una comunità isolana…

Oggi vive del suo patrimonio naturale che reca un turismo a volte deleterio, ma solo a volte…e domani…?

Voglio restare…voglio fuggire…

Io fuggo. No…io resto per sempre!”

Al di là della loro posizione geografica che le vede piantate nel cuore del basso tirreno, le Eolie “esistono” in chiave essenzialmente mitologica. Per gli antichi sicuramente il fatto stesso che i “cocci” di pesanti scogli sfidando le leggi della natura, potessero in qualche modo galleggiare sull’acqua, era argomento degno di interpretazioni divine. Questo concetto spiegherebbe il perché gli dei avessero poggiato i loro calcagni su queste isole adibendole a perenne dimora. Si pensi ad Eolo, a Marte, alla stessa Diana cacciatrice o Nettuno. Dei che proprio qui assaporarono la mistura degli elementi naturali: il fuoco, l’aria, l’acqua. Come dire l’humus del genere umano: ingredienti sostanziali sostanziali per la stessa magia. Storici, poeti, naviganti, sognatori alle Eolie hanno dedicato almeno un verso di accenno e come può essere questo un caso?? In essi, fra questi narratori senza tempo, fu evidente la consapevolezza che le Eolie erano, e sono, sintesi dell’inconscio collettivo. Un inconscio che mira all’immortalità così come immortali sono gli Dei e la storia ed i luoghi di queste isole che rimangono stampati nella memoria del cuore. Accantonato Ulisse che per recuperare il suo “IO”, abbandonato ad Itaca deve, per gli “occhi” di Omero, transitare in queste isole; e superata anche Circe, vestale di Filicudi, laddove le donne oltre a possedere il dono dell’ubiquità usano stipulare un patto con la Luna determinando il sesso del nascituro, la mitologia delle isole Eolie recita financo Atlantide. Quello splendore architettonico e di civiltà progredita scomparve improvvisamente e quasi certamente qui alle Isole Eolie per una catastrofe di dimensioni inimmaginabili. Ma in questo caso Atlantide, sede dell’oblio, potrebbe rappresentare una proiezione collettiva ancestrale: nessuno sinora è riuscito a documentare la sua esistenza se non nel bisogno di perfezione e dominio. Eppure studi condotti pochi anni addietro da un ricercatore russo, prevederebbero che, se Atlantide, esiste,  sarebbe scomparsa, inghiottita dal mare scavato da esplosioni crateriche, proprio nelle Eolie. In un triangolo, alla base della piattaforma di settanta chilometri quadrati tra Lipari, Salina e Panarea, sarebbero evidenti i resti di quel cataclisma. Teoria fantastica? Possibile! Ed è anche fuori dubbio che un continente, pue se minuscolo come Atlantide, inabissandosi da un alba all’altra senza lasciare alcuna traccia, debba essere scomparso dove “terra trema piegata da viscere infiammate restituite poi agli abissi di pioggia salata…” Siamo alle isole Eolie allora, non ci sarebbe più alcun dubbio …o almeno a noi appassionati di queste sette meraviglie piace pensare così.

Panarea, mare da scoprire e terra da vivere!

Panarea mix d’eccezione !!

Un transatlantico, uno yatch, una barca di proprietà o a nolo, una a remi, un guscio di noce o meglio, un gommone sono indispensabili per partire alla scoperta di questo mare incantato. Perché qualunque cosa abbiate o scegliate, il periplo dell’isola merita una mansione a sé in questo viaggio alla scoperta delle Isole Eolie. Ogni giorno a porto San Pietro, agenzie di escursioni locali o di charter proveniente da Lipari vi aspettano per affittare le loro imbarcazioni e per portarvi in alcuni dei siti più belli di questo arcipelago dove il mare cristallino incontra le esalazioni sulfuree del fondo marino che ci fanno immergere in un mare di bolle in movimento continuo. Lisca Bianca, Basiluzzo, Cala Junco oppure il giro dell’isole se ne avete il tempo: attorno a Panarea il paesaggio marino e di costa e da togliere il fiato e tanti piccoli isolotti dalle forme improbabili e dal verde lussureggiante si stagliano all’orizzonte anticipando la vista delle Stromboli a miglia di distanza. Ciò che più attira l’attenzione di Panarea e che forse la differenzia da tutte le altre isole dell’arcipelago delle Isole Eolie è sicuramente la quantità di piccoli isolotti e scogli antistanti il porto. Non dimenticando maschera e pinna, è d’obbligo far rotta a Lisca Bianca e alla sua deliziosa spiaggetta. Bianca dal colore della roccia dovuto alla presenza fin dai tempi antichi delle fumarole, bolle gassose o solforose che per millenni sono state in attività esattamente come lo sono ancora oggi…è come immergersi in un’acqua che ha il peso dell’antichità sulle spalle ma che si mantiene perfetta, cristallina e pura nonostante l’età! Le fumarole sono ancora visibile sott’acqua, sia nella punta occidentale a 5 mt di profondità, sia nell’area compresa tra Dattilo, Bottaro e Lisca Bianca, a 20 metri circa con centinaia di colonne di bollicine. E’ qui che è localizzato il cratere nato dall’ultima attività vulcanica. L’isola di Panarea, gli isolotti ed i bassi fondali che la circondano sono ciò che rimane della grandiosa attività vulcanica caratterizzata dalla presenza di numerose bocche eruttive, per lo più oggi sommerse. Questa piattaforma sottomarina , trovandosi ad una profondità di circa 50 metri, fa si che i bellissimi fondali siano accessibili e che l’acqua sia trasparente e chiara per le immersioni fino a profondità dove altrove si brancolerebbe nel buio.. Dattilo invece si differenzia dalle altre per la sua forme piramidale ed ai suoi fianchi si trovano alcune caverne con zolfo e allume cristallizzato. Le Guglie sono i particolari e slanciati scogli minori che lo fiancheggiano. L’isola di Basiluzzo e lo scoglio Spinazzola meritano una gita di una giornata se potete per le sorprese che riservano. L’isola dista da Panarea circa 3,5 chilometri ed ha la forma di una cupola con le pareti a picco sul mare. Si notano le stratificazioni  sovrapposte delle varie colate laviche che si sono avvicendate negli anni, alcune a bande chiare ed altre più antiche e scure formate da ossidiana. Le coste assumono le forme più strane e bizzarre e le coste diventano inaccessibili. Vi è solo uno scalo naturale in prossimità della punta di levante, dal quale è appena visibile un sentiero che conduce fino ad uno spiazzo…ammesso che riusciate ad arrivarci! Dalla cima a circa 165 metri sul livello del mare si gode appieno della vista sia di Panarea che di Stromboli. I resti di una Villa Romana con tracce di pavimento a mosaico, intonaci colorati, una costruzione sottoterra a botte ed una darsena di epoca romana, oggi a sette metri sott’acqua, testimoniano che già 2000 anni fa il luogo era la residenza di un magnate di “sesterzi”.

Oggi l’isola è disabitata, ma per secoli i tre ettari di superficie sono stati coltivati a cereali. A Spinazzola invece, scoglio totalmente inaccessibile, si trova una colonia di palme nane unica nel suo genere in tutta Europa. Il giro dell’isola con un  natante consente, superato in senso antiorario lo scalo di Iditella e la spiaggia della Calcara, di visitare il versante occidentale, altrimenti non raggiungibile a piedi. Procedendo si incontrano Punta Palisi, la grotta del Tabacco ed infine una grande parete a strapiombo con l’antistante Scoglio Pietra della Nave, paradiso dei sub: quel che rimane di un antico cratere. Passiamo davanti a Punta Scritta dove si tramanda vi fossero delle iscrizioni, forse di pirati saraceni. Di qui in avanti pareti a strapiombo, prismi basaltici, colate laviche sovrapposte. A punta Muzza vi è la maestosa parete di Costa del Capraio, che arriva sino al mare. Arriviamo quindi all’emozionante Cala Junco, alla Cala del Morto e alla Calette degli Zimmari sempre molto affollata in agosto, all’insenatura di Drautto, a pUnto Torsione e a Punta Peppemaria e quindi saremo di nuovo al Porto di San Pietro. Se vi rimane un po’ di tempo da dedicare allo shopping, la boutique del Raya Club vi stupirà con i suoi tessuti variopinti, i pareo realizzati in Indonesia, l’artigianato ed i pezzi di antiquariato; la boutique Look and Buy con i suoi abiti alla foggia di Panarea; la boutique Scarfi per sandali fatti a mano su misura ed abbigliamento; Paguro per arredamento etnico per esterni ed interni, Bouganville con gli articoli in stile Panarea. Cocchi e Cenci ed in Vecchio Magazzino con le loro ceramiche pregiate, Pucci con i suoi tessuti decorati, Biddikkia con il suo abbigliamento chic ed i suoi abiti ricercati.

 

 

 

 

 

Panarea, Eolie Island, bianca di giorno, mondana e candele di notte…

Panarea. Oggi, Una Signora Isola.

La più piccola delle Isole Eolie, ma per fascino e bellezza davvero unica nel suo genere. L’evoluzione di Panarea in questi ultimi anni da isola elitaria e snob a Paradiso per tutti i tipi di vacanza è stata fortissima ed ha investito l’isola di un’aria nuova e più rilassata per alcuni versi .Ogni volta che una nave o un aliscafo giunge al molo del piccolo porto di San Pietro, si ripete un rituale. Centinaia di persone, tra villeggianti ed abitanti, sono lì per vedere chi arriva o per salutare chi parte. Si ha la sensazione di conoscersi un po’ tutti, anche perché ci si incontra più volte al giorno per le stradine dell’isola, percorribili solo a piedi (le auto, pensate, sono bandite!) o con “moto-ape” utilizzate per il trasporto dei bagagli. L’isola è meta di un turismo affascinato, a volte più silenzioso se si tratta di famiglia altre volte meno al calar della sera, ma sicuramente un turista attento quello che arriva a Panarea che sa di doverne rispettare i tempi e le esigenze…qui gli eoliani sono più esigenti che altrove ed il rispetto degli habitat naturali di Panarea è assoluto, così come lo è il silenzio. I turisti hanno anche, negli ultimi trent’anni, acquistato dagli abitanti terreni e ristrutturato vecchi ruderi, con cura particolare ma all’inizio in maniera indiscriminata. Recentemente invece quel “quid pluris” che caratterizza le abitazione delle Isole eolie, i loro colori ed il loro paesaggio circostante sono tornati a predominare. Lo stile Eoliano fin dai tempi antichi era caratterizzato dalla purezza delle linee e dall’essenzialità delle forme, grande economia di mezzi e dall’uso di materiali reperibili in gran parte sul luogo. L’elemento più tipico, il bianco, è invece relativamente più recente: in tempi antichi le pareti rimanevano senza intonaco, sia per una questione di risparmio sia per mimetizzarsi agli occhi dei pirati che infestavano a flotte queste acque. Tanto è vero che una delle contrade prenderà il nome dal temuto Pirata Draugh, che qui era solito ormeggiare le sue navi. Panarea deve il suo nome alle caratteristiche fisiche del terreno – Panaria ( tutta sconnessa) – che consentono comunque delle piacevolissime passeggiate tra hibiscus, piante di capperi e buganville, con lo sguardo sugli splendidi isolotti che le fanno da cornice: Basiluzzo, Dattero, Bottaro, Lisca Bianca, Lisca Nera, le Formiche, I Panarelli ed in lontananza Stromboli. Anticamente era chiamata Euonymos, testualmente “quella che sta alla sinistra” ovvero alla sinistra dei naviganti che da Lipari si dirigevano in Sicilia. eolie verde spazi sabbia e scordi panoramici eolieA monte del porto inizia la contrada di San Pietro, una miriade di casette  bianche disposte a semicerchio una accanto all’altra ed incastonate in una variopinta natura. Salendo sulla sinistra verso sud, una stradina porta in trenta minuti al villaggio preistorico di Cala Junco. Il viottolo si snoda ripido tra le abitazioni, passando accanto alla nuova chiesa di San Pietro con il suo pregevole mosaico e la terrazza da cui si gode di un panorama mozzafiato. Sotto il sagrato della chiesa ha sede la sezione distaccata del Museo Archeologico Eoliano che espone pregevoli reperti di epoca preistorica e classica di archeologia sottomarina. Si svolta a sinistra e dopo un tratto pianeggiante si oltrepassa l’abitato di Drautto, costeggiando la sua baia. In questo tratto si notano le cosiddette “spine” grandi formazioni rocciose resti di una colata lavica che arrivava sino a Capo Milazzese.  Si attraversa la bella spiaggia di Cala degli Zimmari , che consigliamo a chi vuole farsi il bagno senza doversi servire di una barca. Sulla destra del promontorio Cala Junco, forse l’insenatura più bella e suggestiva dell’intero arcipelago delle Isole Eolie.Una piscina naturale di acquea cristallina nella quale si combinano sempre più cangianti il verde, il blu, il turchese. Un tuffo nel blu attorniati da alti scogli di formazione basaltica, prismi di lava che sembrano scolpiti a bugnato, da una spiaggia di grandi ciottoli arrotondati a dallo scoglio Bastimento ed altri appena affioranti che le imbarcazioni a vela cercano di schivare prima di rilassarsi all’ora del tramonto dando ancora in questo meraviglioso spicchio di mare. Una sosta è d’obbligo anche per visitare i resti del villaggio preistorico. Sono state riportate alla luce 23 capanne ovali in pietra dell’età del bronzo, una di queste a pianta quadrangolare era forse il luogo di riunione e culto della comunità. Gli archeologi hanno rinvenuto ceramiche, mortai, macine, pentole e vasellame come se i nostri progenitori siano stati  all’improvviso assaliti e tutto sia rimasto lì esattamente come lo era allora. In ogni caso il posto da loro scelto non ha eguali: una vera fortezza naturale inespugnabile. Un braccio di roccia proteso in mare con le pareti a strapiombo che non ha niente da invidiare per la vista di cui gode a nessun superattico dei nostri giorni. sabbia isole eolieL’itinerario da scoprire alternativo a questo è di circa un’ora e si snoda da porto salendo e svoltando a destra verso Iditella e Calcara sino a Punta del Corvo. La stradina all’inzio si inerpica tra case bianche, bunganville e boutiques, ritrovi, piccoli ristoranti e registra uno strapo in salita all’altezza della vecchia chiesetta dell’Assunta. Più avanti sulla destra vale la pena di chiedere il permesso di entrare per poter godere del panorama del porto e degli isolotti da un terrazzino incastonato tra due grandi massi. Si prosegue in discesa ed andando sempre verso destra si presentano alla vista lo scoglio Spinazzola e l’isola di Basiluzzo. Sulla sinistra superata la trattoria Paolino, le case sono più distanziate ed il sentiero segue un muretto bianco di recinzione sino al bivio che a destra porta alla calcara, una splendida spiaggia di sassi dove affiorano le fumarole. La piana, pavimentata con ciottoli arrotondati, era probabilmente luogo di culto fin dall’età del bronzo. Si risale sulla strada a monte se sempre verso destra, dopo vari tornanti, si incontra Piana Palisi. Dal sentiero a quota 380 metri, si ha una buona veduta su Punta Scritta e dello scoglio Pietra La Nave. Finalmente si giunge alla vetta più alta, Punta del Corvo dalla quale si possono osservare i due versanti dell’isola con visioni d’insieme mozzafiato….. [to be continued]

Lipari la sorella maggiore.

Lipari, storia e tradizioni profonde.

Lipari la più grande e popolosa isola dell’arcipelago. La sua cittadina si estende ai piedi della imponente rocca del Castello, l’antica acropoli greca, e lungo le insenature, o nord e a sud, di Marina Corta e di Marina Lunga. Le abitazioni si arrampicano fin sotto i bastioni e la via Garibaldi ne segue l’andamento circolare, da Piazza Mazzini alla deliziosa Marina Corta.

A Marina Lunga, nel porto di Sottomonastero, approdano le navi e gli aliscafi. Lipari o Meligunis, come veniva chiamata dai Greci per il suo dolce clima, sorprende per la varietà dei paesaggi, dovuti alla complessità geologica del territorio. Ben dodici vulcani hanno modellato, nei millenni, l’isola. La sua natura vulcanica è evidente nella Valle Muria, dalle rocce rosse, e nella costa nord orientale, coperta da una vasta colata di pomice che nasconde rovine romane del IV secolo D.C. Su questa vasta montagna bianca si intersecano tre colate di Ossidiana della Forgia Vecchia, delle Rocche Rosse e quella più antica a Nord di Canneto. Pomice e Ossidiana, il bianco e il nero. Sono entrambe vetrose e costituite da silicio, ma diversi sono i pesi specifici, la modalità con cui è avvenuta l’eruzione ed il raffreddamento del magma. Le lamine e le punte, prodotte con la preziosa ossidiana, hanno determinato, prima dell’età del bronzo, la ricchezza di Lipari, in quanto merce di scambio con i popoli che ne erano privi. Oggi i giacimenti di pomice si estendono per otto chilometri quadri e sino a 30 anni fa sono stati la seconda risorsa dell’isola, dopo il turismo.

Alla scoperta della cittadina

Tornando a parlare del paese, il centro di Lipari Corso Vittorio Emanuele, il vecchio decumano romano, che è ancora oggi la via principale. Percorrendolo nei mesi estivi è sempre molto animato e c’è un via vai di turisti e liparoti. Si fanno acquisti o si consuma lentamente il rito del passeggio serale.

E’ tutto un susseguirsi di negozi, agenzie e ritrovi. Tra le tante cose che attirano l’attenzione, Malvasia e Capperi  sono gli acquisti più comuni e si possono reperire un po’ ovunque. E’ tuttavia difficile trovare una buona bottiglia di Malvasia perché la domanda supera di gran lunga la produzione.

Il Castello

La prima meta del nostro itinerario è visibile da ogni parte della cittadina perché la sovrasta con le sue poderose mura cinquecentesche.

E’ la fortezza naturale della rocca del Castello, una struttura geologica di natura vulcanica, che domina i due approdi dell’isola ed è stata quasi ininterrottamente abitata per seimila anni.

Ogni età ha sovrapposto le sue testimonianze:   dal neolitico sino all’Acropoli Greca, alla città Romana, a quella Normanna sino alle attuali fortificazioni della città spagnola che nascondono i resti delle cinte precedenti. All’interno delle mura vi sono ben sei Chiese da visitare.

All’interno vi è anche un Museo Archeologico creato nel 1954 da Luigi Barnabò Brea, espone organicamente in diversi edifici, sul Castello di Lipari. Vi sono complessi di reperti provenienti dagli scavi intensamente condotti dal fondatore e studioso, da tutto l’Arcipelago Eoliano.

L’esposizione, pur nel rigore scientifico, è improntata, secondo la limpida concezione didattica dei suoi creatori con criteri  chiaramente illustrativi che rendono la visita piacevole anche a chi non è esperto di archeologia.

 

Passeggiate sull’Isola di Lipari

Fino al 1930 tutta l’isola era percorsa da sentieri che servivano ai contadini per recarsi ai campi o ai lavoratori della pomice per raggiungere le cave.

Poi, l’abbandono delle coltivazioni, per emigrare in terre lontane o dedicarsi al nascere del turismo, ha portato, in parte, a farne perdere le tracce sotto una rigogliosa vegetazione.

Ginestra, Erica, Oleandro, Rosmarino, Cappero e Mirto colorano e profumano tutta l’isola. Passeggiate senza fretta in questa natura incontaminata e selvaggia, riteniamo sia l’esperienza più bella che l’isola possa offrire.

L’isola ha una buona rete di trasporti pubblici, le fermate grazie ai cortesissimi conducenti, sono anche personalizzate e rendono molto agevoli le escursioni. Il Capo Linea si trova a Marina Lunga  alla fine del Corso Vittorio Emanuele, anche se gli autobus è possibile prenderli anche a Marina Corta.

 

Dopo Cena

L’isola di notte si anima ancora di più perché tutti, dopo una giornata di mare e sole, affolano il corso e Marina Corta. Qua ci si da appuntamento per decidere la serata. Tante sono le alternative e svariati ritrovi.

Segnaliamo, in Vicolo Silenunte il Ristorante La Kasbha un raffinato giardino dove si possono assaggiare dei piatti siciliani, elaborati con cucina moderna, ma con prodotti naturalmente locali.

Naturalmente anche da Il Filippino il più noto tra i ristoranti di Lipari fondato nel 1910, ricordato per la grande vasca delle aragoste, tra le tante ricette segnaliamo i ravioloni ed il carpaccio di pesce insieme alla eccellenti crudità, mentre per il pesce cucinato lo scorfano “a ghiotta”.

raya a panarea aperitivo alle e olieLocali dove si può fare tardi ascoltando musica dal vivo, e dove si balla praticamente in strada, come L’Approdo Wine Bar, il Chitarra Bar, oppure la discoteca all’aperto sul mare a Canneto il Sea Light o il Turmalin in Piazza Municipio.

Per chi non vuole perdere niente, in collina si possono raggiungere, anche facendosi venire a prendere dalle navette messe a disposizione dai locali stessi, un paio di agriturismi come Le Macine a Pianoconte, dove si può degustare piatti come ravioli di cernia, insalata di radicchio, pesce agli agrumi, e per finire dolci e rosolio della casa. Altro incantevole posto a Quattropani  Agriturismo A Mensa Quartara si trova in piena campagna e tra i suoi piatti caratteristici si annoverano “Pasta di Ziti”  e coniglio in agrodolce.

Il Santo Patrono festa di Lipari

San Bartolomeo Apostolo presente a Lipari già nel VI secolo, una tradizione relativa all’approdo del Sacro Corpo. C’era infatti un gran tempio elevato in onore del Protettore e c’era pure un gran movimento di pellegrini forestieri, che qui venivano a sperimentare “le Virtù” e “le Grazie” di quelle spoglie taumaturgiche, ma dire che la devozione di San Bartolomeo e questa forma di primitivo turismo risalissero all’anno 264, come vuole la tradizione locale, sarebbe forse azzardato. Tuttavia rimane un fatto incontestabile che le cose di Lipari stavano proprio così da molto tempo, assai prima che ne facesse menzione l’antico scrittore francese.

Filicudi… l’elìte dei viaggiatori di mare!

L’”Isola dell’elìte dei viaggiatori di mare”. Bella, per tutti.

 

La primavera arriva presto a Filicudi ed è un turbinio di mille colori, un’esplosione di profumi che evocano ricordi lontani. E’ bello qui, in ogni stagione, percorrere i mille sentieri che la attraversano o spulciare in barca a vela le cale mozzafiato che si incontrano affrontando il periplo di quest’isola, una delle più piccole delle Isole Eolie, ma senza dubbio tra le più fascinose. Sentieri e terrazzamenti qui a Filicudi realizzati nel corso dei secoli per consentire la coltivazione dei terreni sono un meraviglioso ed imponente esempio del lavoro umano si, ma anche del suo rispetto ancestrale per una terra che anche se lavorata mantiene la freschezza e il selvaggio di un’isola appena scoperta come se qui l’uomo avesse capito che Filicudi potesse essere abitata solo rispettando i tempi che la Natura gli impone. In terra battuta o lastricati in pietra questi sentieri hanno ancora la larghezza di poco più di un metro, in modo da far passare gli asini ancora oggi insostituibili per raggiungere molte zone dell’isola di Filicudi. In quale altro luogo accade??? Forse, a volte, nei nostri sogni. Di essere davanti ad un lembo di terra minuscolo con una sabbia nerissima e di scorgerlo e scoprirlo pian piano mano a mano che la prua della barca a vela si indirizza verso il punto di ancoraggio. E di sapere che questo luogo molti non lo vedranno mai  o lo raggiungeranno solo in groppa ad un mulo. Non è un turismo d’elite quello di Filicudi, ma elitario si ed è bene che rimanga tale. E’ bene che qui si avventurino solo coloro che sono capaci di bere una birra al Saloon di Antonio, ma anche di apprezzare il silenzio indiscusso che avvolge l’isola all’ora del tramonto. E’ bene che siano in pochi ad arrivare a Filicudi perché delle sette Isole Eolie lei è quella più intatta dove la moda dei luoghi non esiste, dove sarebbe bene arrivare scalzi per sentirne il calore sotto i piedi e dove vorresti che ad un certo punto tutti sparissero per poter ammirare solo tu il movimento lento degli alberi galleggianti delle barche a vela ancorate silenziose davanti al minuscolo attracco dell’inesistente porto. Filicudi è così. Un rapimento improvviso in ogni suo angolo. A terra capperi e vigneti, ulivi e carrubbi caratterizzano l’aspro paesaggio dominato dalle rocce rosse tutte di aspetto diverso, segnate dal tempo….dal vento e dalle tempeste epiche che lasciano l’isola di Filicudi isolata ed in preda al suo destino solitario anche per giorni e giorni. Rilievi e valloni creano un paesaggio non  uniforme. La macchia mediterranea particolarmente folta sul versante nord copre l’isola per intero. Le coste non scendono ripide in ogni lato dell’isola ma a volte dolcemente, creando nel mare una varietà di colori che va dal verde, al blu al viola fino a perdersi nelle profondità più ripide in un blu intensissimo e spaventoso che gli amanti dello snorkeling qui possono ammirare. Il selvatico dell’isola di Filicudi supera di gran lunga quella delle altre sei isole Eolie ed è ovunque. Ammanta l’isola tutta e le sue pertinenze, come la spettacolare Grotta del Bue Marino con la sua atmosfera mistica ed La Canna; una roccia alta circa 70 metri, una nera lama infissa nel mare più blu e che affacciandosi dalla poppa della barca a vela con il naso all’insù ti rimette al tuo posto e ti fa sentire piccino sotto di essa: è la forza della natura nelle sue manifestazioni più impressionanti che con le eruzioni vulcaniche improvvise crea queste meraviglie che spuntano dal mare plasmate dal vento e che forse scendono giù, sotto il pelo dell’acqua fino al centro della Terra. Il clima, la luce abbagliante, l’impervia violenza di Madre Natura, il profumo della sua macchia che riesci a percepire anche mentre stai navigando rendono l’unicità dell’isola di Filicudi indiscutibile. E’ emozionante camminare lungo i sentieri interni, nel silenzio che devasta lì per lì le nostre orecchie, è emozionante la visione all’imbrunire delle tante case diroccate che si stagliano contro il cielo. Il miracoloso equilibrio dei terrazzamenti sembra impossibile da capire e camminarci al di sotto o al di sopra fa sentire che la Natura si sente protetta qui e non temendo la mano cauta dell’uomo, lo aiuta nelle sue mansioni più difficili. È gioiosa la cordialità della gente, che saluta con allegrezza e cordialità. E’ meraviglioso il cielo a Filicudi dove non vi è illuminazione stradale e le stelle non sono mai mortificate od offuscate.  Esse rendono indimenticabile il cammino nelle notti di luna piena. Ancora oggi delle ISOLE Eolie, l’isola di Filicudi viene percepite dagli abitanti di tutte le altre come luogo remoto. In effetti ciò che la fa sentire lontana non è tanto la distanza, ma qualcosa di più profondo: è una distanza nel tempo, nel modo di essere dell’isola di Filicudi e della sua gente. Ecco cos’è: è la lontananza dal luogo comune, la differenza da tutto ciò che siamo abituati a sentire, la profonda divergenza dai luoghi abitati e frequentati dalle persone  in un tempo che io chiamo “sempre”. Quest’isola non è il luogo del sempre, ma il posto “di una volta” anche se quella volta ti rimane appiccicata sulla pelle e stampata nel cuore per sempre. Abbiamo accompagnato qui in barca a vela persone, coppie che avevano visto Filicudi quarant’anni prima in occasione del loro viaggio di nozze e che ci tornano con noi con l’emozione negli occhi di chi sembra non l’abbia vista mai , ma se ne ricorda ogni particolare. Non è facile seguire i ritmi di quest’isola, te ne devi allontanare un attimo per capirne le complessità ed il senso, ma devi stare attento perché ti frega in un attimo: se è amore, aspetterai come me tutta la settimana per rivederla ancora una volta ed anche se il cuore alle isole Eolie lo devi dividere in tanti pezzettini da lasciare qua e là perché non puoi non amarle in ogni dove, qui a Filicudi ci lascerai i pensieri più reconditi e puri. Se ami il mare e la Natura e la possibilità che queste due cose si fondano in un unicum, qui è possibile che questo accada. Ma non tutti lo vedono o lo percepiscono. E’ “elitaria” per questo: a tutti piace, ma solo Lei seleziona i suoi amanti più coraggiosi ed appassionati. Mi auguro che Tu rimanga sempre Tu: asprigna ed inselvatichita. Possente come nessuna.

 

Simona

Salina, l’Isola del mare da amare….

Salina, l’isola del mare da amare

Salina ha in serbo tante sorprese, tanti doni per chiunque si ponga con lei in un rapporto di sincera sintonia. Ne fu immancabilmente affascinato Massimo Troisi che girò qui il suo ultimo film, Il Postino. Non mondanità e luci di riflettori che si accendono solo quindici giorni l’anno ad uso e consumo di frettolosi turisti, ma isola viva che coltiva ancora i suoi campi ed incrementa la sua produzione di malvasia. Nel mondo questo nettare degli dei è conosciuto come “Malvasia  delle Lipari” e viene si prodotto nelle isole Lipari, ma principalmente a Malfa, Salina. I capperi sono un simbolo delle isole Eolie, ma solo qui ve ne sono vaste e fiorenti coltivazioni. Isola viva che ha saputo promuovere e far istituire la riserva naturale che protegge i due vulcani spenti ed ammantati di una fitta vegetazione: Fossa delle Felci e Monte Porri. I Greci la chiamavano Dydime ( Gemelli)per la presenza di questi particolari rilievi vulcanici, separati dall’Altopiano di Valdichiesa che contraddistinguono l’isola. L’attuale nome deriva invece dalla salina, oggi laghetto salmastro che si protende vicino alla costa verso le lipari. Il sale qui prodotto era indispensabile e veniva utilizzato per conservare il pesce ed i capperi. Tre pinacoteche e tre musei in un’isola così piccola sorprendono solo chi non conosce la storia e le vicende di Salina, la grande delle Isole Eolie. L’intraprendenza e la laboriosità hanno sempre contraddistinto i suoi abitanti tanto è vero che a fine ‘800 la sua flotta mercantile contava 150 velieri. Coloro che giungono a Santa Marina notano subito i caratteristici campanili delle settecentesca chiesa. A monte di Santa Marina un sentiero si inerpica dal Serro dell’Acqua sino alle grotte scavate nel tufo. Ve ne sono alcune con più ambienti di comunicazione tra di loro. È una gita piacevole tra ulivi e frutteti che ci porterà a scoprire, dopo una rapida salita che alcuni di questi rifugi sono ancora abitati. Due chilometri verso sud e si raggiunge Lingua. Piccolo borgo di pescatori che offre un’ospitalità semplice ed autentica. Sicuramente da visitare il museo etnologico posto nelle vicinanze del lago di Lingua. Da non perdere le ottime granite ed il “pane cunzatu” di Alfredo. Prima di giungere a Lingua si può osservare un ponte del settecento nel vallone Zappini a pochi metri dal mare. Si tratta di parte dell’antica strada in pietra, non più utilizzata, che alcuni salinoti hanno riportato alla luce. E’ pittoresco il laghetto di lingua con il suo faro. Siamo sull’isola più verde dell’arcipelago e per gli amanti delle passeggiate e del trekking consigliamo di trascorrere una giornata sul monte Fossa delle Felci per ammirare dal tetto di Salina tutte le altre isole e persino l’Etna. Da questa piccola comunità composita di inizio ‘700 e priva di comuni tradizioni ci si sarebbe potuti aspettare una costante dipendenza dall’isola maggiore posta a poche braccia di mare ed economicamente strutturata da secoli. E certamente la vita di Salina rimane legata a quella di Lipari per molti aspetti e per molto tempo. Alle soglie do XIX sec. si realizzano improvvisamente le condizioni che permettono alla nuova comunità di affrancare l’economia locale dalla strozzatura operata dai commercianti di Lipari. E’ l’improvvisa crescita della domanda di Malvasia nel primo decennio dell’800 che permette ai salinari l’accumulo degli strumenti necessari per l’agognato salto di qualità nei rapporti di scambio. Tali investimenti permettono a Salina di sfruttare al massimo le potenzialità produttive della loro “fertilissima terra”. Agli arbori della nuova era gli eoliani, decimati da novant’anni di emigrazione, non hanno strumenti culturali sufficienti per affrontare i problemi creati da quella tumultuosa risorsa che è il turismo. Appena giungono i primi disastri ambientali però c’è chi si rende conto che l’industria dell’ospitalità ha bisogno di seguire la medesima regola praticata dagli illuminati mercanti di un tempo, cioè di non disperdere il patrimonio e creare lavoro e ricchezza diffusa con le imprese familiari. Ed è su questa strada che oggi, giustamente, molti si incamminano. C’è tuttavia il pericolo di pensare al turismo come ad una monocultura dimenticando che anni orsono la rovina è giunta per avere puntato tutto su una sola risorsa, la vite. Per questa ragione appare oggi più che mai necessario affiancare ad una corretta industria dell’ospitalità il potenziamento dell’agricoltura pregiata ( malvasia e capperi) che seppure ancor vitale, subisce i contraccolpi della mancanza di una seria programmazione commerciale

Le Eolie una scelta di cuore.

Eolie

“Cercavamo un posto dove vivere una vita tranquilla, lontana dal caus, dalle sirene impazzite, dalle auto in coda, dagli assalti ai semafori, dalla gente inferocita. Cercavamo un posto dove poter sorridere al nostro prossimo, anziché averne paura, senza dover duellare per un parcheggio: un luogo dove la nostra casa continuasse dopo il cancello. E cercavamo il mare, il sole, il profumo, il silenzio. Tutto questo per continuare ad essere noi stessi. Siamo allora partiti per paesi lontani. Abbiamo visto, provato ed alla fine il nostro esotismo si è realizzato, dietro l’angolo di casa. A Filicudi. Piccola Isola magica nell’Arcipelago delle Isole Eolie”. Poche parole bastano a trasmettere il forte richiamo di queste isole. Ieri come oggi grandi viaggiatori famosi quali Dumas, Guy De Maupassant hanno esplorato i luoghi e studiato l’economia, le tradizioni e i costumi di questi angoli allora inesplorati del mondo. L Eolie sono creature vulcaniche nate dalla presenza attiva di quattro elementi che nei millenni ne hanno mutato la forma, i profumi, i luoghi, le genti: aria, acqua, terra e fuoco. Le Isole Eolie offrono ai turisti, agli studiosi e agli amanti del mare, una sola cosa: la loro bellezza naturale poiché di fronte al mare la felicità è un concetto semplice. L’Arcipelago Eoliano ci mostra un mare ancora pescoso e pulito, grotte e scogliere altissime, faraglioni e spiagge dalla sabbia finissima e nera, solfatare e montagne di bianchissima pomice e tutto il fascino degli ambienti isolani che qui alle Eolie danno del loro meglio 365 giorni l’anno.

capperi isole eolieIn primavera, la vegetazione che ammanta le fertili isole è un’esplosione di colori e di profumi. Un tempo le Isole Eolie erano ricoperte da fitti boschi, ma oggi, la macchia mediterranea ha preso il sopravvento e l’incontro di quest’ultimo con lembi di spiaggia vulcanica ed acque cristalline crea scorci di insuperabile bellezza.

E’ vero, l’uomo ha disboscato quasi ogni centimetro disponibile per coltivare viti, capperi, legumi ed ortaggi, ma il grande lavoro umano che nel corso dei millenni ne ha modificato la morfologia ha lasciato intatti fascino, bellezze naturalistiche e selvatichezza.

L’uomo, ma soprattutto il cuore stesso di ogni isola, hanno dato un impronta diversa ad ognuna di esse e noi speriamo che le Isole Eolie tutte mantengano se stesse inalterate e spregiudicate per millenni ancora.

Filicudi ed Alicudi sono un rifugio antistress da un ambiente incontaminato, Panarea è l’isola modaiola, meta di un turismo d’elìte, Stromboli e Vulcano, aspre e selvagge, attirano un turismo giovanile un pò Bohemien. Salina, la verde, maestosa con le sue montagne gemelle, per la sua tranquillità è la prediletta dalle tante famiglie con bambini e negli ultimi anni da quelli amanti del vino che richiedono una meta chic ma discreta.

Lipari l’isola maggiore e più abitata, offre a chi ha esigenze di confort e di ampi spazi, tutti i servizi, porti, locali e punti di ritrovo per tutte le età.

Viaggiare da soli… ma non troppo!

Non avevo mai dormito su una barca a vela, non avevo mai visto il mare sotto questa prospettiva.
Ho deciso di provare questa avventura e al di sopra delle mie aspettative ne sono rimasta incantata, magica settimana ora diventato un appuntamento inderogabile.
Alla scoperta delle Eolie é un viaggio tra sapori e colori che ci ricordano quanto sia unica la nostra terra.
Alicudi, filicudi e ad un tratto stai viaggiando nel tempo, sembra che il resto del mondo non sia arrivato ancora sull’isola. Dove si respira una suggestiva voglia di pace tra il rumore del mare e le poche luci della notte.
L’alba e il tramonto, il mare di seta, i momenti più preziosi.
L’equipaggio é spesso formato da persone single o gruppi io ero sola, ma mi sono trovata fin da subito in armonia con tutti, penso che sia sempre la magia della barca, in pochi giorni ci si sente davvero parte di un equipaggio.

 

Consigli di viaggio per le isole Eolie

Vivere una crociera in barca a vela alle Isole Eolie è un sogno per molti. Le Isole Eolie si trovano al largo della Sicilia, e sono sette perle incastonate nel Mar Mediterraneo, un territorio unico e speciale con una sua caratteristica bellezza brulla, selvaggia e piena di vita, dove la natura si esprime al meglio. Situate a nord della Sicilia, in provincia di Messina, queste perle sono famose per i vulcani attivi di Stromboli e Vulcano e per la bellezza dei panorami e dei paesaggi, oltre che per il clima. 

Vivere una vacanza completa alle Isole Eolie è possibile grazie ad un itinerario in barca a vela che permetta di toccare tutti i punti nevralgici di queste splendide sette sorelle, come ci consigliano gli esperti del sito di Vacanze Isole Eolie che organizzano vacanze in barca a vela nelle Isole Eolie. 

Ecco quindi qualche consiglio se pensate di organizzare una bella gita in questo angolo di paradiso.

Quando andare alle Isole Eolie? 

Qual è il migliore periodo dell’anno per recarsi in visita a queste isole? Sicuramente durante la stagione estiva. In estate le Isole Eolie sono caratterizzate dalle giornate calde ma possono essere molto affollate. Durante la primavera le giornate sono calde e piacevoli, le Isole Eolie sono spazzate dal vento e ci possono essere precipitazioni leggere. 

Le temperature medie sono abbastanza alte anche in inverno (circa 11 gradi) mentre ad aprile si è sui 17-19 gradi come temperature massime. In maggio le temperature si attestano sui 20 gradi e ad agosto le minime sono di 24 e le massime di 30, quindi la tarda primavera e l’estate (ma anche settembre) sono i mesi migliori per godersi la bellezza delle Isole Eolie. Già da giugno è possibile fare il bagno, la temperatura dell’acqua è sui 20 gradi, 26 gradi ad agosto. 

Una minicrociera alle Isole Eolie

Una vacanza in barca alle Isole Eolie è quello che ci vuole per riuscire a toccare tutte le isole in un arco di tempo non troppo lungo (una settimana può bastare, anche meno se si dedica meno di un giorno a ciascuna isola). Il tour in barca delle Isole Eolie si trasforma in una vera avventura alla scoperta delle diversità e peculiarità di ciascuna di queste bellissime perle del mare. 

Una minicrociera di sette giorni alle Eolie può partire da Lipari per arrivare a Panarea, la prima isola famosa per le cave di pomice e per la presenza di tanti locali e ristoranti. Si può quindi toccare la bella Stromboli, e visitare il vulcano più attivo d’Europa, e poi Salina, la maggiore delle Isole Eolie, caratterizzata da un paesaggio unico e mozzafiato. 

Filicudi è un’isola invece particolarmente selvaggia dove potrete vedere la bellezza dei fondali e se siete fortunati incontrare le bellissime tartarughe; Alicudi, se possibile, è ancora più brulla e selvaggia, ideale per chi ama il silenzio e la tranquillità della natura. Qui c’è un sistema di grotte che vale la pena di essere visitato, via mare.

Vulcano è l’isola che ospita l’omonima montagna eruttiva e ospita diverse colonie di uccelli che si fermano durante le migrazioni, ideale per gli amanti del birdwatching.

Per mangiare: godete della cucina locale che è uno straordinario mix di cucina di terra e di mare. Dovete considerare che le isole non hanno sempre vissuto di turismo, c’era la pesca e persino l’agricoltura. Pomodori secchi e capperi sono un prodotto tipico, insieme alla malvasia.

Le Eolie meritano attenzione dunque, anche se ormai la destinazione è diventata mainstream può influire tanto, sulla godibilità della vacanza, il modo in cui si organizza la vacanza. Se l’amore per la natura incontaminata è ciò che vi spinge anche a vederla dal mare, tramite la barca a vela, non dovete dimenticare che per viaggiare comodi e sicuri occorre prendere alcune precauzioni:

  • per le escursioni nelle isole, soprattutto quelle più disabitate, occorre dotarsi dell’abbigliamento adatto. Non andare in scarpe di tela, ma meglio degli scarponi, portare sempre con sé uno zaino che contiene un kit di pronto soccorso basilare. Non ce n’è bisogno, ma meglio essere prudenti. 
  • In estate il livello di insolazione e irraggiamento solare è molto alto, soprattutto nei mesi di luglio e agosto, pertanto dovrete portare con voi una scorta d’acqua. Le escursioni e le passeggiate verso le sommità dei vulcani non sono uno scherzo: sarete guidati da personale esperto che vi darà esattamente questi consigli. Non mancano i “belvedere” per ammirare tutto l’arcipelago, di giorno e di notte.