Panarea
Un’isola scenografica, una delle più incantevoli dell’arcipelago! È l’isola più snob delle Eolie dove le giornate trascorrono tra immersioni nei fondali colore dell’arcobaleno e il rito del buon vino in terrazza. Con vista sui bagliori dello Stromboli…è vero, ma non è tutto! La più piccola, la più mondana, presa d’assalto dalla gioventù che si diverte, che ascolta musica e che fa gruppo, che passa il pomeriggio in barca ancorata in rada, davanti a Cala Zimmari o a ridosso di Dattilo, a ballare sul ponte di prua a ritmo di musica e farsi gavettoni usando i tender. E’ bello mescolarsi ai giovani che passano da Panarea, è bello riunire dieci barche e dieci equipaggi in flottiglia per festeggiare il sole ed il mare dell’estate!
Tutto questo prima di ritrovarsi insieme al tramonto per l’aperitivo sulla terrazza del Bridge Sushi Bar, per le notti tempestate di vip alla discoteca del Raya, e per il cornetto appena sfornato al Panea. Ma Panarea non è solo l’isola delle cenette a lume di candela dei vip, dei party sfrenati ed inaccessibili e delle passeggiate romantiche tra le viuzze buie di Drautto. Se si guarda bene e ci si libera dell’idea fantomatica che tutti hanno di Panarea, si scopre un’atmosfera accogliente, quasi familiare, una natura non ancora massacrata dagli abusi edilizi e un mare da incanto, con mille sfumature, dal verde smeraldo delle baie al bianco dei giorni di foschia e bonaccia, fino al blu più intenso quando soffia impetuoso il ponente. Insenature deserte e isolotti da raggiungere con il tender direttamente dalla barca, fondali spettacolari da esplorare in apnea o con le bombole. Imperdibili le acque turchesi e quasi sempre riparate di Cala Junco, forse il luogo più fotografato delle Eolie, specie dal promontorio di Capo Milazzese, sede di un villaggio dell’età del Bronzo, dove sono stati rinvenuti anche materiali di origine micenea (oggi conservati al Museo Archeologico di Lipari). Ma anche tutta la costa, a picco sul mare e frequentata solo da gabbiani e falchi della regina, che arriva fino allo scoglio La Nave, si presta benissimo allo snorkeling e alla pesca subacquea. Anche se saraghi, occhiate e cefali vi faranno impazzire tra le mille tane passanti della franata. I veri gioielli di Panarea sono gli isolotti che ha davanti, una sorta di arcipelago nell’arcipelago! Grandi come Basiluzzo o semplici scogli come i Panarelli e le Formiche, salgono da uno stesso basamento sottomarino, caratterizzato da curiosi fenomeni eruttivi che fanno ribollire l’acqua. Basiluzzo è, avvicinandosi e veleggiandogli attorno, un’imponente scoglio disabitato di origine vulcanica ed è ciò che resta delle antiche bocche eruttive appartenenti all’apparato di Panarea; le sue pareti rocciose sono ripidissime, su di esso esiste solo un piccolo scalo naturale nella punta più orientale, da dove un antico sentiero conduce ad un spiazzo. Fra le aspre rocce nascono rigogliosi rosmarino, capperi, garofani delle rupi, palme nane e il limone delle Eolie; la parte pianeggiante suddivisa da muretti a secco, un tempo sede di coltura di cereali è oggi invasa spontaneamente da erica, lentisco e da cipolla comune. Visitare Basiluzzo significa immergersi in un atmosfera unica dove l’assoluto silenzio è interrotto solo dall’infrangersi del mare sulla costa e dal fruscio del vento. Raggiunta la vetta è possibile godere di un meraviglioso panorama sugli altri scogli e su Panarea; Basiluzzo continua a regalare emozioni sotto costa, per cui durante il nostro giro le imbarcazioni lo circumnavigheranno totalmente per osservare la straordinaria ed aspra morfologia costiera composta da piccole grotte, alte pareti dove sono ben evidenti le stratificazioni laviche e le bizzarre formazioni rocciose che dal mare si ergono come monumenti. Nuotare nel breve stretto che separa Lisca Bianca da Lisca Nera, godere dello spettacolo delle esalazioni sulfuree dal fondo marino, oppure immergersi alla Secca dei Pesci per il passo delle ricciole o alla ricerca del relitto del cargo britannico affondato al largo di Lisca Bianca su un fondale che scende dai -25 ai -40 sono esperienze fantastiche. Ma per sentirsi in paradiso basta lasciarsi cullare dal dondolio della barca, con un bicchiere di Malvasia di Salina in mano, e gettare uno sguardo distratto verso gli altri sfortunati che tornano in porto! Con lo Stromboli sullo sfondo, che fuma ed erutta lapilli. Sia che stiate sorseggiando un coloratissimo drink sulla terrazza del Raya, sia che stiate assaporando un calice di Malvasia, lo spettacolo sarà da mozzare il fiato!
Stromboli
Dagli abissi del mare la mole dello Stromboli, dalle pendici slanciate, si staglia vigorosamente in un cielo di zaffiro. Sulle falde orientali, coperte da un manto di verde, spiccano tipiche casette bianche. Alcune, disposte lungo spiagge nere come l’ebano o presso scogli lavici, offrono strani contrasti di tinte. Altre case sono appollaiate attorno alle chiese o si celano tra uliveti centenari. Altre infine si inerpicano sulle pendici scoscese del monte; sono per lo più diroccate e un tempo offrirono rifugio agli abitanti vittime delle scorrerie notturne dei pirati saraceni. Attorno al paese si allineano lunghe siepi di fichi d’India, che segnano spesso il limite delle proprietà. Sparsi capricciosamente sulle balze o aggrappati ai muri, i capperi fanno bella mostra della loro forma di strani ombrelli verdeggianti che, nella stagione estiva, si ornano di vistosi, candidi fiori. In primavera i folti ulivi e i vigneti, a tratti intersecati da filari di glicine, di roveti e di ginestre, offrono un incantevole scenario. Completa il quadro idilliaco la nenia delle cicale ebbre di sole e di profumi.Procedendo verso Nord, doppiata punta Lena, si costeggia un lido addossato a una parete di tufo, dopo la quale si apre la spiaggia centrale dell’isola, detta Ficogrande, dove approdano i piroscafi che collegano Stromboli con la Sicilia e la Campania. Questa spiaggia, come pure quella di Scari, fino alla prima guerra mondiale, ospitava grossi velieri che rendevano la marina mercantile di Stromboli la più importante dell’arcipelago eoliano. Continuando il giro di circumnavigazione si profilano alte pareti rocciose che si avanzano decisamente nel mare. Doppiate queste si schiude, all’occhio meravigliato, la grandiosa visione della Sciara del Fuoco, ripido e ampio pendio solcato da torrenti di lava, che fluiscono verso il mare e percorso da enormi blocchi incandescenti, che rotolano a valle tra un turbinio di dense volute di vapore e folate di cenere. In cima alla sciara, a 700 m di quota, si osserva l’apparato eruttivo, che si apre, profondamente incassato, tra giganteschi dicchi e imponenti masse di conglomerato vulcanico spesso avvolti da caligine e bersagliati dal materiale rovente lanciato dalle bocche eruttive. Lo spettacolo che offre la Sciara assume particolare interesse nelle ore notturne: le colate sembrano allora fantastici torrenti di fuoco. Sarà questa una delle nostre mete, sia notturne che diurne.
Ormeggeremo di fronte alla spiaggia di Ficogrande e scendendo in piazza potremmo avventurarci su fino in cima alla terrazza del paese per raggiungere l’”Ingrid bar and restaurant” e godere, sorseggiando ottimi aperitivi e prelibatezze gastronomiche locali, della vista delle pendici del vulcano, seguendo le piccole “lucciole” di coloro che, volenterosi, scendono il crinale dopo l’escursione notturna. Si. Perché mentre alcuni, curiosi, andranno alla ricerca della casa che ospitò gli incontri amorosi e fugaci di Ingrid Bergman e di Rossellini durante le riprese del film “Stromboli, terra di Dio”, altri, più audaci, potranno scegliere l’escursione che porta fino alla sommità del cratere dove si può, con le dovute accortezze e le guide, trascorrere anche parte della notte. Il cielo stellato di Stromboli, visto da lassù nelle notti di luglio, è un’emozione unica; il quasi inesistente inquinamento luminoso ne fa infatti uno dei pochi luoghi in Europa, dove è possibile osservare il maggior numero di corpi celesti. Dalla cima del vulcano si può osservare inoltre l’attività continua dello Stromboli, le esplosioni, dette Strombolane, fanno un po’ tremare l’isola e lanciano per aria la lava incandescente. E’ una gita che consigliamo sempre ai nostri ospiti: lo spettacolo che il vulcano offre è ineguagliabile. Considerando anche le condizioni metereologiche, sia del mare che del vento, potremmo anche decidere di abbandonare per qualche tempo la boa ed avviarci, in notturna, alla scoperta della sciara per poi rientrare una volta ammirato dal basso lo zampillio dello Stromboli. Allontanandoci dall’isola il mattino seguente, dopo avervi trascorso la notte, veleggeremo incontrando sulla nostra rotta Strombolicchio a poco meno di un miglio a nord/est che è la parte emersa della piattaforma sottomarina di Stromboli: un imponente scoglio costituito prevalentemente da rocce basaltiche, che i geologi definiscono “spina vulcanica”, proprio perché rappresenta l’antico residuo solidificato del camino vulcanico dell’isola madre, eroso nel tempo dall’azione degli agenti naturali. Eroso dal vento e dagli agenti atmosferici, il suo profilo ispido e ruvido tempestato di pinnacoli e guglie, lo fa sembrare una cupa ed affascinante cattedrale gotica! Lo scoglio, sormontato dal caratteristico faro, svetta maestoso verso il cielo con ripide pareti a strapiombo sulle limpide acque del Tirreno ed una ripida scala con oltre duecento scalini, in parte ricavati nella roccia consente l’accesso alla spianata dalla quale si ammira il suggestivo panorama di Stromboli e della Sicilia, quasi fino alla Calabria se il cielo è terso.


Di grande interesse su questa isola la presenza di numerose, bellissime, grotte marine, la più famosa delle quali, detta del Bue Marino, si riteneva un tempo tana di mostruose creature; dalla particolare forma ad ogiva, si presta bene ad essere raggiunta con il tender per ispezionarne ogni angolo anche a nuoto e godere, dall’interno, del suggestivo silenzio che vi incombe. Sulla rotta per Alicudi non possiamo non fermarci per un bagno ed un pranzo all’ombra della “Canna”, un imponente faraglione di origine vulcanica alto ben 85 metri che domina dall’alto i profili acuminati degli scogli di Montenassari, del Mitra, del Notaro.
E’ cinto da colline ondulate e nude, che digradano verso il mare. Sulle alte pendici dell’isola il panorama si presenta pittoresco e selvaggio: picchi si alternano a estese zone di tufi e di arene. Il giro di circumnavigazione di Vulcano e’ un susseguirsi di fantastiche visioni, famose per varietà e bellezza di scenari. Nell’isola di Vulcano si distinguono tre unità morfologiche: la prima, a Sud, e’ costituita da numerosi strato vulcani (monte Aria (500m), monte Saraceno (481 m) e monte Luccia (n 188 m)) e dalla grande depressione, a forma di ferro di cavallo slabbrato verso Nord-Ovest, di Vulcano Piano (330m); la seconda al centro, costituita dalla Caldera di Vulcano, la cui parte centrale costituisce il cratere di Vulcano Fossa. Questo e’ fortemente inciso da barranchi e costituito da due crateri, la Fossa I e, 400 metri a Sud-Ovest dal primo, l’attuale cratere Fossa II; ha un diametro di circa 500 metri, una profondita’ di 200 metri e ha dato luogo ad eruzioni storicamente conosciute, caratterizzate da attivita’ prevalentemente esplosiva e da numerose colate di lava, una delle quali, la famosa colata di ossidiana di Pietre Cotte, si espande lungo il fianco Nord-Ovest in prossimità di due crateri avventizi di Forgia Vecchia superiore ed inferiore. La terza unita’ e’ costituita da Vulcanello (123 m) con i suoi tre crateri allineati in direzione Nord-Est/Sud-Ovest. Questo piccolo apparato ha emesso numerose colate di lava che costituiscono la piattaforma di Vulcanello e punta del Roveto. Vulcanello e’ congiunto a Vulcano da un sottile istmo, un metro circa al di sopra del livello del mare, sommerso dalle acque in condizioni meteorologiche particolarmente avverse. Nei mesi estivi il suolo si riveste di una bella e varia colorazione. Si tratta di efflorescenze (sublimazioni fumaroliche) a solfato di ferro e di alluminio trasudate dal terreno.Attorno ai faraglioni e dinanzi alla spiaggia, di fronte alla quale ormeggeremo, si verifica il tipico fenomeno del gorgoglio dell’acqua provocato da fumarole submarine. Sul fondo si scorgono depositi di zolfo colloidale sotto forma di esili filamenti fioccosi, che conferiscono al mare un aspetto lattiginoso. Il gas, erompendo, genera sulla superficie marina innumerevoli bolle. Il fenomeno si può osservare molto bene dall’alto dei faraglioni, quando il mare è calmo. Ma soprattutto sarà un’esperienza sicuramente curiosa immergersi in queste acque e goderne i benefici, come i locali sostengono, per la pelle e per i dolori articolari. Ancora, spostandosi di poche centinaia di metri, potremo ammirare lo sgorgare di una sorgente termale chiamata Acqua di Bagno con il suo noto potere terapeutico. L’ascensione sul vulcano e l’escursione al cratere sono una piacevole passeggiata, da fare nel primo mattino o alla sera e, anche se in salita, non è necessario affidarsi ad una guida per arrivare in vetta. Si può andare liberamente, partendo dalla zona del porto, dove ha inizio un sentiero ben segnato. Giunti alla vetta si godrà di un panorama magnifico e della vista totale, se l’emissione di gas lo permette, del tappo che blocca il cratere centrale. La strada è fattibile da tutti ed anche i bambini si divertiranno a salire in libertà; la discesa è semplice e con le dovute cautele, estremamente divertente se fatta sulle coste sabbiose che permettono i salti. Il cratere è alto circa 400 metri ed a passo normale si arriva in cima in meno di un’ora. Nessun pericolo, dunque…quindi, si parte! Ma anche in paese, Vulcano offre una grande varietà di scelta; pullula di negozi, boutique, ristoranti, punti di ritrovo e piccole discoteche sulla spiaggia chiamati “Ciringuiti” dove di solito ci ritroviamo al calar del sole per un aperitivo e della buona musica…non dimenticate prima di salpare alla volta di Lipari di fare un salto ad assaggiare la granita di Remigio, in un tipico locale anni ’60 affacciato sul piccolo porticciolo dell’isola.