Stromboli terra di Dio…

La mia prima visione dell’isola di Stromboli me la offre il Margaux, il nostro Beneteau 57 nel 2011 arrivando dopo 24 ore di navigazione dalla costa….già viste Capraia, Elba, Giglio, Ponza, Egadi…tutte straordinariamente belle ed indubbiamente fascinose. Eppure Stromboli alle persone gli va incontro, non le aspetta, le assale. E te le fa dimenticare tutte all’istante…Si sa, gli arrivi in barca a vela su di un’isola, l’avvicinamento lento a suon di regolamenti di vela, il sibilo del vento sono visioni che tutti una volta nella vita dovremmo provare perché questi arrivi sono una conquista e questa sensazione su Stromboli la avverti chiara e limpida come il cielo terso che fa da cornice ad suo cono “presuntuoso”.

Stromboli e’ un’isola “sui generis” in tutto e per tutto, ma in realta’ non e’ un’isola, e’ un cono vulcanico che spunta dal mare ed i suoi pochi abitanti, 400 nei mesi invernali, vivono, nelle loro case bianche, abbarbicati sulle sue pendici, consci e felici del pericolo che li sovrasta, ma non curanti: “chi comincia a vivere qui non se può andare”…questa è la frase che in questi giorni mi sentirò ripetere più spesso. La natura e’ verde intenso, rigogliosissima forse per il clima temperato e per la fertilita’ dei terreni vulcanici. I colori dei fiori hanno tonalità mai viste altrove, sono dovunque e tantissimi, di dimensioni oserei direi geneticamente modificate se non sapessi che qui nulla fa l’uomo con le sue mani per ostacolare la natura dei luoghi; mi stordisce il profumo, quello del fiori biancolatte del cappero e delle bounganville che mi penzolano intorno in ogni dove;  profumi che non ricordi, a memoria, di aver mai sentito. Ci sbatti il naso ovunque se non guardi avanti…e non riesci a guardare dove vai, perché ogni angolo cattura l’attenzione come una calamita. “A Strmboli l’amore è gieco..” leggo in ogni dove. Sorriso di rito, sonore risate dell’equipaggio e due coppie di piccoli gechi abbarbicati sui muretti che sembrano cosi essere abituati alla presenza dell’uomo da rimanere pressochè immobili. Ora che sono a terra capisco cos’era quel sentore che ho avuto annusando l’aria quando la nostra barca a vela ha dato ancora davanti a Ginostra. I fiori, erano i fiori. Penso che la Bergman ne sia rimasta affascinata; la casa in cui visse per un breve periodo con Rossellini è “abbracciata” su ogni lato dai fiori. Io ne sono rimasta affascinata.

Il mare e’ molto bello, ma il primo impatto è terrificante. Impressiona. I fondali calano a picco a pochi metri dalla spiaggia e quando ti butti dalla plancia della barca a vela nel blu intenso, sai che sotto di te quel cono vulcanico che vedi spuntare dall’acqua si inabissa in essa per altri 2000 metri e l’impatto è caldissimo sulla pelle, ma gelido nel cuore. Ti ci devi abituare a Stromboli, devi capire che lui comanda e tu ne devi subire il fascino. Le poche spiagge sono di cenere lavica, nere, la maggior parte inaccessibili via terra…Margaux ancorata nelle baie più rilucenti sembra piccina piccina ed allontanandosi un pochino a nuoto, guardandola, sembra che i fumi del vulcano, la inghiottano. Pare quieto talvolta lo Stromboli, ma quei 20 minuti soltanto che intercorrono tra un’eruzione e l’altra…poi tutti sussultano, la terra trema sotto i piedi ed il mare ne attutisce le sonore, piccole e continue sciare di ciottoli che rotolano da lassù….

Il vulcano ha due crateri costantemente attivi, che eruttano a cadenza regolare, uno dopo l’altro, quasi a scandire il tempo; ci potresti regolare l’orologio. Prima ti batte il cuore dalla paura, paura vera;  poi ci fai l’abitudine e ad ogni botto sorridi. Andando via, quando lo guardi da poppa, ne avrai per sempre nostalgia.

Quella notte, il mio Comandante, lo Skipper, l’”Uomo di Margaux” decide di fare uno strappo alla regola, salpare l’ancora ed affrontare mezzo periplo dell’isola verso la sciara del fuoco. Un grande e ripido pendio che riversa in mare la lava del vulcano; nottetempo, quando il sole non ci oscura la visione con la sua luce, lo spettacolo e’ impressionante, le esplosioni ed il lancio di lapilli si susseguono e nel momento in cui il magma incandescente tocca l’acqua, i ciottoli freddano improvvisamente e formano alte colonne di vapore acqueo.

Vorrei vedere Ginostra, antistante la sciara ed dalla parte opposta rispetto a San Vincenzo, il paese principale di Stromboli. Il fascino tutto particolare di un paese a cui senza barca, sia essa a vela, motore o remi, non si può arrivare. Conta trenta abitanti, non ha mai avuto energia elettrica tranne da un ultimo breve periodo. Gli abitanti ne saranno forse felici…oppure no.  Il sentiero che si snoda lungo le pendici del vulcano e’ in parte franato e percorrerlo e’ pericolosissimo. E comunque sarebbero quattro ore. Penso che raggiungerlo via mare sarà facile…non è così. L’ancoraggio per Margaux, visti gli alti fondali, è precario ed  il suo porto, detto il “Pertuso”, e’ il piu’ piccolo esistente al mondo…batte quello storico di Ventotene. Chi abita qui, chi sceglie coraggiosamente questo posto anche nei mesi invernali è, di fatto, isolato per lunghi periodi durante l’anno.

Io che nel 2011, alla mia prima vacanza in barca a vela, non sono ancora propriamente avvezza al mare da questa prospettiva, mi rendo conto che raggiungere Ginostra è stata una decisione azzardata. Solo secondo me, lo skipper è baciato dal solito ottimismo. Non vi e’ nessuna possibilita’, in caso di emergenza, di approdare; se il motore si guastasse saremmo in balia del mare. Mi dicono che in questo punto il segnale al cellulare svanisce. Margaux ancora senza indugiare e con il gommone raggiungiamo il pertuso…dieci metri quadrati forse…o forse è la mia prospettiva ad essere sfalsata perché anche le case, la gente, la trattoria e tutto di questo paese mi sembra piccolo piccolo. Ed io ancora più piccina. Mi accorgo che non potrei mai fare la scelta che queste persone hanno fatto neanche per un mese forse. Rinunciare a tutto in pratica. Ma a loro, se tu glielo chiedessi, non sembrerebbe affatto di aver rinunciato a tutto, bensì di aver guadagnato un “nuovo tutto”. Glielo leggi negli occhi, non c’è bisogno che parlino. Forse se soggiornassimo qui per alcuni giorni capiremmo. Io l’ho solo “intuito” ed in parte lo Stromboli….dopo averlo visto consecutivamente ogni settimana per quattro mesi l’anno per sei anni. E oggi è sempre una sorpresa. Quella che i nostri equipaggi mi leggono negli occhi ogni volta che ci approdiamo chiedendomene il perchè. Non lo so perché, lo amo e basta. Secondo me le altre Isole, tutto nel mio cuore, gli fanno solo da cornice. E’ la mia Isola, lo è sempre stato fino dal primo momento, anche se ne avevo terrore.

Mi tuffo in mare per testare il mio coraggio, vedere se a distanza di qualche ora la paura di Iddu si è placata. Si sta bene, l’acqua è tiepida, mi sembra di essere rilassata anche sola in acqua qui; piano piano l’animo si acquieta e se stai calmo ed ascolti, le eruzioni le puoi sentire tutte intorno a te. Il pranzo in trattoria è piacevole, il silenzio ammutolisce tutti e godere di una vista così è un assoluto privilegio. L’equipaggio decide di rientare in gommone. Io preferisco provare a nuoto. Cerco di raggiungere Margaux e durante la piccola traversata sotto di me un’ancora incagliata nei massi a circa 5 metri di profondità attrae luccicante la mia attenzione; chissà perché nessuno si è preso la briga di recuperarla, mi chiedo. L’ancora mi distrae, ma quando riprendo a nuotare l’istinto è di voltarmi…vedo le pareti delle Stromboli che poco più in là si gettano negli abissi scurissimi…ho un sussulto, vado su, ma ingoio acqua salata, tossisco e ancora tossisco, mi tolgo la maschera strappandomi anche i capelli dalla fretta che mi è presa. Il tempo di riprendermi un po’ e salgo al volo su Margaux. Ovviamente tutti a bordo ridono…assistendo alla scena dalla tuga sicura della barca a vela tutto è più semplice. Ma io ho sentito Stromboli cosi esplicitamente e sonoramente sussultare che il cuore è salito in gola.

 

Ti ho lasciato così la prima volta e ti rivedo oggi con occhi diversi e più sereni, ma sempre ed ogni volta con il cuore in gola.

Simona

 

Isola di Vulcano il mare di pietra…

Tra fanghi e bagni sulfurei, il Gran Cratere

Vulcano è la prima isola che si incontra salpando in barca a vela dal porto di Lipari. In prossimità del porto, ma anche avvicinandosi alla baie di Ponente e Levante, si è stupiti sia dalla bellezza del luogo sia dall’acre , ma piacevolissimo odore di zolfo che impregna l’aria. Il fenomeno cui ci si abitua presto e che da una gradevole sensazione di liberazione delle vie aeree, è dovuto alle “fumarole”, esalazioni ad alta temperatura di vapore acqueo, zolfo ed anidride carbonica che si sprigionano dal cratere e dalle fessure del terreno. Le fumarole ci rammentano, vive, che il cratere è sempre attivissimo ed anche circumnavigando l’isola in barca a vela se ne notano in ogni angolo di marre le manifestazioni a pelo d’acqua sotto forma di bolle che arrivano in superficie…soprattutto a vele aperte e motore spento il “ribollire” di questa terra impressione anche nelle sue manifestazioni sonore. Vive e si sente. Con Stromboli, Vulcano è l’unico cratere ancora attivo ed il più giovane dell’arcipelago delle Isole Eolie. Dovette fare molta impressione quest’isola ai romani ed i greci se denominandola “Terasia”, Terra Calda la consacrarono al Dio del Fuoco e la considerarono per sempre isola sacra. Il resto è storia recente; decenni di silenzio in un’isola bella e disabitata per lungo periodo sino a quando nel 1949 il regista Dieterle girò a Vulcano il film omonimo interpretato da Anna Magnani e l’interesse per l’isola e per le Isole Eolie tutte si risvegliò. Così anno dopo anno l’isola è diventata meta di un turismo internazionale e pressochè solo terricolo all’inizio dovuto all’attrazione del Vulcano e dai fanghi terapeutici; finalmente, anni dopo, l’isola si popola  anche del turismo marittimo che ne apprezza soprattutto il mare cristallino, la pacificità dei luoghi e la tranquillità delle baie più nascoste ai percorsi tradizionali accessibili peraltro solo in barca a vela; qui Vulcano si fa davvero apprezzare per i suoi scorci che talvolta ci riportano alle memoria scenari di gironi danteschi, tra le esalazioni sulfuree ed i pendii di roccia rossastra e la sabbia finissima e nerissima. A destra del molo di attracco è suggestivo, appena salpati, raggiungere la sommità del Faraglione di Levante; da qui si vede bene Vulcanello, sorta dal mare nel 183 a.c. in seguite a varie eruzioni sottomarine. E’ collegata all’isola da un istmo di sabbia e lava che ha creato due baie, diventate in pochi anni paradiso di chi, gettando l’ancora alla fonda, ha la fortuna di avvicinarsi all’isola via barca a vela e vedere tutta da una prospettiva ben più suggestiva, dal mare. A Levante si vede il laghetto naturale dei fanghi caldi, noti anche in epoca romana per la cura di patologie reumatiche, artrosi e malattie della pelle. Chi scrive (ed un po’ tutti del resto…) non ha saputo resistere e si è immerso nonostante l’odore ed il beneficio anche solo nel senso di un completo relax è stato visibilissimo! In prossimità del laghetto l’acqua refrigerante del mare riserva una sorpresa: “fumarole” sottomarine che riscaldano alcuni tratti del fondale marino pietroso. “Rimanere immersi nell’acqua che ribolle è un’esperienza unica che da una sensazione di assoluto benessere”….gettarsi dalla prua di una barca che da ancora in questa baia e ritrovarsi sott’acqua in mezzo ai fumi è anche inaspettatamente divertente e non solo per i bambini! La sabbia vulcanica nera e finissima contraddistingue la spiaggia di ponente che ospita nella sua baia una miriade di imbarcazioni ed è la più frequentata dai bagnanti. La meravigliosa spiaggia delle Sabbie Nere è delimitata a sinistra dallo Scoglio delle Sirene e a destra da Vulcanello in cui si trova La Valle Dei Mostri. La Valle prende il nome dalle particolari forme delle rocce modellate dal vento e dal mare in mezzo a dune di sabbia nera. Per visitare l’isola i percorsi da seguire sono due, uno terricolo ed uno marittimo. Per quest’ultimo il mezzo principe è sicuramente la barca a vela poichè il periplo dell’isola vi offrirà la visione di baie altrimenti inavvicinabili ed anche se questo tipo di turismo si è molto diffuso negli anni, la folla non è mai accalcata in ogni baia ma riesce benissimo a spalmarsi lungo tutto il percorso senza creare noiosi affollamenti e questo anche nei periodi di massima frequentazione come agosto ad esempio. Issiamo quindi l’ancora dal Porto di Levante per il giro che tutto si snoda in circa 28 chilometri verso  nord costeggiando la penisola di Vulcanello osservando lo spaccato longitudinale del cratere stesso. Superata Punta del Monaco dopo il promontorio si scopre una piccola baia cinta dalle rocce a strapiombo del Monte Lentia. Sulla sinistra il basso fondale contornato dagli scogli forma le cosiddette Piscine di Venere, piscine naturali di acqua color verde smeraldo. In fondo alla cala si apre la Grotta del Cavallo. Si può entrare ed inoltrarsi anche a nuoto e fare un bagno con il riverbero del sole che crea giochi di luce in un’acqua limpida che va dal verde al blu e l’ora migliore è senza dubbio il tramonto. Scendendo appare la Torre bianca del Faro Vecchio…ecco lo scalo di Gelso e la Spiaggia dell’Asino…dal mare si scorgono terrazzamenti e case coloniche mentre ci sovrasta l’imponente Monte Aria dai fianchi sinuosi e rossicci fino ad arrivare a Punta del Grillo in cui la colata lavica ha creato tutte una serie di piccole, splendide grotte; luogo splendido anche per la presenza di una sorgente naturale di acqua calda. Di percorsi terricoli d’altro canto ce ne sono molti, ma il più emozionante è senza dubbio la salita al cratere che potete organizzare al mattino o al calar della sera magari con il resto del vostro equipaggio in modo da non soffrire il caldo dei periodi estivi. L’escursione al cratere non si può perdere e rende percettibile una sensazione altrimenti inimmaginabile: la vicinanza non solo fisica, ma molto più profonda e spirituale tra la presenza del cratere ed il centro  abitato. Le attività degli isolani e la loro stessa vita dipendono dalla presenza di quel cono vulcanico così vicino, ma anche così quieto da oltre un secolo. Salendo, mano a mano che ci si eleva oltre l’abitato, il paesaggio e le sensazioni cambiano notevolmente e tutte le isole si vanno via via svelando allo sguardo. Si scopre un’Isola di Vulcano grande e ricca di vegetazione, con profonde vallate modellate dall’attività esplosiva e distese di profumate ginestre. L’arrivo all’orlo craterico da sempre ed ogni volta ancora di più un turbinio di sensazioni che si rinnovano anche nell’animo di chi come noi, vi si ritrova abitualmente da molti anni. E’ difficile raccontare a parole ciò che si prova ne trovarsi su uno stretto sentiero che da un lato mostra gli ampi e tranquilli orizzonti del mare e delle isole e dall’altro il cuore di una montagna viva che emette fumi, calore e sibili e che costruisce variopinti “ologrammi” di zolfo. La consapevolezza che dal fondo tramonto aperitivo isole eoliedel cratere dove si trova il “tappo” si siano scatenate nel passato le forza di una natura in grado di cambiare le forme del paesaggio, invita al rispetto assoluto e al timore anche per questo luogo che palpita in ogni dove di Vita.

Buon vento……

Isole Eolie l’amore di una vita!

Fuggire… restare per sempre!

Mi piacerebbe riportarvi quello che di queste sette isole sorelle, le isole Eolie, scrive Alberto Santo Bevitore e della passione che lo anima pensando a loro.

“Due temi apparentemente in contrasto, ma nonostante ciò, quando l’editore mi propose di esprimere le mie sensazioni pensai che in fondo in ognuno di noi coesistono sentimenti contrastanti. Spesso mi son detto “Adesso basta, vado via!”. Poi dopo poco tempo ho trovato molte ragioni per rimanere. Mi venne subito in mente il paragone con il paradiso e l’inferno. Tu puoi aprire la porta del paradiso o quella dell’inferno e la dietro troverai, probabilmente, un unico Mondo, la tavolozza di tutti i colori, tutte le sfumature, ogni domanda o risposta, oppure soltanto un riflesso di te stesso. Tra barche a vela ed imbarchi che vengono dal nord, trasportato dai venti, realizzai finalmente il sogno giovanile, desiderato a lungo: vivere su un’isola. Un guasto al motore e poi il grande amore suggellarono il mio destino e così restai. Un piede in mare e l’altro a terra, iniziai ad essere affascinato dall’Arcipelago delle Isole Eolie e dalla sua varietà. Un mare inconoscibile altrove quello delle Eolie non esattamente per incomparabilità di bellezza, ma per la purezza e la selvatichezza del loro essere. La barca a vela durante una crociera per i più fortunati il solo modo per coglierne appieno gli angoli più bui.  A nord Stromboli con l’emozione di essere su un vulcano attivo che ti invita continuamente alla riflessione, a porti delle domande sulla vita e sul tempo. Una salita al cratere che da sola vale un viaggio. I crateri sommitali di un vulcano che “ruggisce” ad ogni ora del giorno, sono meta di un turismo rispettoso che in pochi altri luoghi al Mondo trovi, quasi che a questo essere si dovesse una riverenza pari a quella di un Dio. A sud Gelso con il lieve fruscio dei fasci di canne che si estendono sulle morbide forme del pendio, giù verso il faro; un semicerchio dove gli alberi galleggianti delle barche a vela ormeggiate alla fonda sembrano al calar del sole mille lucciole sospese tra la terra ed il cielo. Ad Ovest Alicudi l’isola degli innamorati e dei post hippies. La grande storia, i venti turbolenti e le rughe sui volti tengono unito questo piccolo mondo isolato dal resto del Mondo più grande. Alla domanda postami da tanti miei amici stranieri, “Qual è la più bella delle sette Isole Eolie?” dopo tanti anni passati qui amandole tutte devo necessariamente dare una risposta. Ma come faccio…se ne nominassi una, le altre si offenderebbero poiché ognuna porta dentro di sé un particolare momento della mia vita che è impresso in questa sabbia nera come indelebile. Quindi rispondo “Tutte, poiché ognuna di esse corrisponde ad un particolare mio stato d’animo”. Non sono dunque soltanto le indimenticabili vedute dei faraglioni, dei coni delle altre isole o dell’Etna all’orizzonte coperto nei mesi invernali di neve.; non è solo il mare blu immenso come un giardino davanti alla porta di casa, nel quale si riflettono migliaia di diamanti; il sole del sud, lo stellato cielo mediterraneo, gli aromi del basilico e della ginestra, il cromatismo della lava e dello zolfo; le tracce delle culture dei popoli che si spinsero su queste isole. Tutto questo lo trovi anche altrove nel mondo, ma vi è qualcosa di magico, di inspiegabile, di incomprensibile che queste isole hanno in sé ed io credo che se ciò si potesse spiegare o comprenderne la magia, avrebbero perso molto del loro fascino.

……Voglio fuggire…voglio restare….

Se solo pensassi agli altri aspetti, ai rapporti con la gente, alle solitudini spirituali, alle difficoltà di collegamento, alle opere incompiute, al clientelismo, ai mille problemi grandi e piccoli che ha una comunità isolana…

Oggi vive del suo patrimonio naturale che reca un turismo a volte deleterio, ma solo a volte…e domani…?

Voglio restare…voglio fuggire…

Io fuggo. No…io resto per sempre!”

Al di là della loro posizione geografica che le vede piantate nel cuore del basso tirreno, le Eolie “esistono” in chiave essenzialmente mitologica. Per gli antichi sicuramente il fatto stesso che i “cocci” di pesanti scogli sfidando le leggi della natura, potessero in qualche modo galleggiare sull’acqua, era argomento degno di interpretazioni divine. Questo concetto spiegherebbe il perché gli dei avessero poggiato i loro calcagni su queste isole adibendole a perenne dimora. Si pensi ad Eolo, a Marte, alla stessa Diana cacciatrice o Nettuno. Dei che proprio qui assaporarono la mistura degli elementi naturali: il fuoco, l’aria, l’acqua. Come dire l’humus del genere umano: ingredienti sostanziali sostanziali per la stessa magia. Storici, poeti, naviganti, sognatori alle Eolie hanno dedicato almeno un verso di accenno e come può essere questo un caso?? In essi, fra questi narratori senza tempo, fu evidente la consapevolezza che le Eolie erano, e sono, sintesi dell’inconscio collettivo. Un inconscio che mira all’immortalità così come immortali sono gli Dei e la storia ed i luoghi di queste isole che rimangono stampati nella memoria del cuore. Accantonato Ulisse che per recuperare il suo “IO”, abbandonato ad Itaca deve, per gli “occhi” di Omero, transitare in queste isole; e superata anche Circe, vestale di Filicudi, laddove le donne oltre a possedere il dono dell’ubiquità usano stipulare un patto con la Luna determinando il sesso del nascituro, la mitologia delle isole Eolie recita financo Atlantide. Quello splendore architettonico e di civiltà progredita scomparve improvvisamente e quasi certamente qui alle Isole Eolie per una catastrofe di dimensioni inimmaginabili. Ma in questo caso Atlantide, sede dell’oblio, potrebbe rappresentare una proiezione collettiva ancestrale: nessuno sinora è riuscito a documentare la sua esistenza se non nel bisogno di perfezione e dominio. Eppure studi condotti pochi anni addietro da un ricercatore russo, prevederebbero che, se Atlantide, esiste,  sarebbe scomparsa, inghiottita dal mare scavato da esplosioni crateriche, proprio nelle Eolie. In un triangolo, alla base della piattaforma di settanta chilometri quadrati tra Lipari, Salina e Panarea, sarebbero evidenti i resti di quel cataclisma. Teoria fantastica? Possibile! Ed è anche fuori dubbio che un continente, pue se minuscolo come Atlantide, inabissandosi da un alba all’altra senza lasciare alcuna traccia, debba essere scomparso dove “terra trema piegata da viscere infiammate restituite poi agli abissi di pioggia salata…” Siamo alle isole Eolie allora, non ci sarebbe più alcun dubbio …o almeno a noi appassionati di queste sette meraviglie piace pensare così.

Panarea, Eolie Island, bianca di giorno, mondana e candele di notte…

Panarea. Oggi, Una Signora Isola.

La più piccola delle Isole Eolie, ma per fascino e bellezza davvero unica nel suo genere. L’evoluzione di Panarea in questi ultimi anni da isola elitaria e snob a Paradiso per tutti i tipi di vacanza è stata fortissima ed ha investito l’isola di un’aria nuova e più rilassata per alcuni versi .Ogni volta che una nave o un aliscafo giunge al molo del piccolo porto di San Pietro, si ripete un rituale. Centinaia di persone, tra villeggianti ed abitanti, sono lì per vedere chi arriva o per salutare chi parte. Si ha la sensazione di conoscersi un po’ tutti, anche perché ci si incontra più volte al giorno per le stradine dell’isola, percorribili solo a piedi (le auto, pensate, sono bandite!) o con “moto-ape” utilizzate per il trasporto dei bagagli. L’isola è meta di un turismo affascinato, a volte più silenzioso se si tratta di famiglia altre volte meno al calar della sera, ma sicuramente un turista attento quello che arriva a Panarea che sa di doverne rispettare i tempi e le esigenze…qui gli eoliani sono più esigenti che altrove ed il rispetto degli habitat naturali di Panarea è assoluto, così come lo è il silenzio. I turisti hanno anche, negli ultimi trent’anni, acquistato dagli abitanti terreni e ristrutturato vecchi ruderi, con cura particolare ma all’inizio in maniera indiscriminata. Recentemente invece quel “quid pluris” che caratterizza le abitazione delle Isole eolie, i loro colori ed il loro paesaggio circostante sono tornati a predominare. Lo stile Eoliano fin dai tempi antichi era caratterizzato dalla purezza delle linee e dall’essenzialità delle forme, grande economia di mezzi e dall’uso di materiali reperibili in gran parte sul luogo. L’elemento più tipico, il bianco, è invece relativamente più recente: in tempi antichi le pareti rimanevano senza intonaco, sia per una questione di risparmio sia per mimetizzarsi agli occhi dei pirati che infestavano a flotte queste acque. Tanto è vero che una delle contrade prenderà il nome dal temuto Pirata Draugh, che qui era solito ormeggiare le sue navi. Panarea deve il suo nome alle caratteristiche fisiche del terreno – Panaria ( tutta sconnessa) – che consentono comunque delle piacevolissime passeggiate tra hibiscus, piante di capperi e buganville, con lo sguardo sugli splendidi isolotti che le fanno da cornice: Basiluzzo, Dattero, Bottaro, Lisca Bianca, Lisca Nera, le Formiche, I Panarelli ed in lontananza Stromboli. Anticamente era chiamata Euonymos, testualmente “quella che sta alla sinistra” ovvero alla sinistra dei naviganti che da Lipari si dirigevano in Sicilia. eolie verde spazi sabbia e scordi panoramici eolieA monte del porto inizia la contrada di San Pietro, una miriade di casette  bianche disposte a semicerchio una accanto all’altra ed incastonate in una variopinta natura. Salendo sulla sinistra verso sud, una stradina porta in trenta minuti al villaggio preistorico di Cala Junco. Il viottolo si snoda ripido tra le abitazioni, passando accanto alla nuova chiesa di San Pietro con il suo pregevole mosaico e la terrazza da cui si gode di un panorama mozzafiato. Sotto il sagrato della chiesa ha sede la sezione distaccata del Museo Archeologico Eoliano che espone pregevoli reperti di epoca preistorica e classica di archeologia sottomarina. Si svolta a sinistra e dopo un tratto pianeggiante si oltrepassa l’abitato di Drautto, costeggiando la sua baia. In questo tratto si notano le cosiddette “spine” grandi formazioni rocciose resti di una colata lavica che arrivava sino a Capo Milazzese.  Si attraversa la bella spiaggia di Cala degli Zimmari , che consigliamo a chi vuole farsi il bagno senza doversi servire di una barca. Sulla destra del promontorio Cala Junco, forse l’insenatura più bella e suggestiva dell’intero arcipelago delle Isole Eolie.Una piscina naturale di acquea cristallina nella quale si combinano sempre più cangianti il verde, il blu, il turchese. Un tuffo nel blu attorniati da alti scogli di formazione basaltica, prismi di lava che sembrano scolpiti a bugnato, da una spiaggia di grandi ciottoli arrotondati a dallo scoglio Bastimento ed altri appena affioranti che le imbarcazioni a vela cercano di schivare prima di rilassarsi all’ora del tramonto dando ancora in questo meraviglioso spicchio di mare. Una sosta è d’obbligo anche per visitare i resti del villaggio preistorico. Sono state riportate alla luce 23 capanne ovali in pietra dell’età del bronzo, una di queste a pianta quadrangolare era forse il luogo di riunione e culto della comunità. Gli archeologi hanno rinvenuto ceramiche, mortai, macine, pentole e vasellame come se i nostri progenitori siano stati  all’improvviso assaliti e tutto sia rimasto lì esattamente come lo era allora. In ogni caso il posto da loro scelto non ha eguali: una vera fortezza naturale inespugnabile. Un braccio di roccia proteso in mare con le pareti a strapiombo che non ha niente da invidiare per la vista di cui gode a nessun superattico dei nostri giorni. sabbia isole eolieL’itinerario da scoprire alternativo a questo è di circa un’ora e si snoda da porto salendo e svoltando a destra verso Iditella e Calcara sino a Punta del Corvo. La stradina all’inzio si inerpica tra case bianche, bunganville e boutiques, ritrovi, piccoli ristoranti e registra uno strapo in salita all’altezza della vecchia chiesetta dell’Assunta. Più avanti sulla destra vale la pena di chiedere il permesso di entrare per poter godere del panorama del porto e degli isolotti da un terrazzino incastonato tra due grandi massi. Si prosegue in discesa ed andando sempre verso destra si presentano alla vista lo scoglio Spinazzola e l’isola di Basiluzzo. Sulla sinistra superata la trattoria Paolino, le case sono più distanziate ed il sentiero segue un muretto bianco di recinzione sino al bivio che a destra porta alla calcara, una splendida spiaggia di sassi dove affiorano le fumarole. La piana, pavimentata con ciottoli arrotondati, era probabilmente luogo di culto fin dall’età del bronzo. Si risale sulla strada a monte se sempre verso destra, dopo vari tornanti, si incontra Piana Palisi. Dal sentiero a quota 380 metri, si ha una buona veduta su Punta Scritta e dello scoglio Pietra La Nave. Finalmente si giunge alla vetta più alta, Punta del Corvo dalla quale si possono osservare i due versanti dell’isola con visioni d’insieme mozzafiato….. [to be continued]

Filicudi… l’elìte dei viaggiatori di mare!

L’”Isola dell’elìte dei viaggiatori di mare”. Bella, per tutti.

 

La primavera arriva presto a Filicudi ed è un turbinio di mille colori, un’esplosione di profumi che evocano ricordi lontani. E’ bello qui, in ogni stagione, percorrere i mille sentieri che la attraversano o spulciare in barca a vela le cale mozzafiato che si incontrano affrontando il periplo di quest’isola, una delle più piccole delle Isole Eolie, ma senza dubbio tra le più fascinose. Sentieri e terrazzamenti qui a Filicudi realizzati nel corso dei secoli per consentire la coltivazione dei terreni sono un meraviglioso ed imponente esempio del lavoro umano si, ma anche del suo rispetto ancestrale per una terra che anche se lavorata mantiene la freschezza e il selvaggio di un’isola appena scoperta come se qui l’uomo avesse capito che Filicudi potesse essere abitata solo rispettando i tempi che la Natura gli impone. In terra battuta o lastricati in pietra questi sentieri hanno ancora la larghezza di poco più di un metro, in modo da far passare gli asini ancora oggi insostituibili per raggiungere molte zone dell’isola di Filicudi. In quale altro luogo accade??? Forse, a volte, nei nostri sogni. Di essere davanti ad un lembo di terra minuscolo con una sabbia nerissima e di scorgerlo e scoprirlo pian piano mano a mano che la prua della barca a vela si indirizza verso il punto di ancoraggio. E di sapere che questo luogo molti non lo vedranno mai  o lo raggiungeranno solo in groppa ad un mulo. Non è un turismo d’elite quello di Filicudi, ma elitario si ed è bene che rimanga tale. E’ bene che qui si avventurino solo coloro che sono capaci di bere una birra al Saloon di Antonio, ma anche di apprezzare il silenzio indiscusso che avvolge l’isola all’ora del tramonto. E’ bene che siano in pochi ad arrivare a Filicudi perché delle sette Isole Eolie lei è quella più intatta dove la moda dei luoghi non esiste, dove sarebbe bene arrivare scalzi per sentirne il calore sotto i piedi e dove vorresti che ad un certo punto tutti sparissero per poter ammirare solo tu il movimento lento degli alberi galleggianti delle barche a vela ancorate silenziose davanti al minuscolo attracco dell’inesistente porto. Filicudi è così. Un rapimento improvviso in ogni suo angolo. A terra capperi e vigneti, ulivi e carrubbi caratterizzano l’aspro paesaggio dominato dalle rocce rosse tutte di aspetto diverso, segnate dal tempo….dal vento e dalle tempeste epiche che lasciano l’isola di Filicudi isolata ed in preda al suo destino solitario anche per giorni e giorni. Rilievi e valloni creano un paesaggio non  uniforme. La macchia mediterranea particolarmente folta sul versante nord copre l’isola per intero. Le coste non scendono ripide in ogni lato dell’isola ma a volte dolcemente, creando nel mare una varietà di colori che va dal verde, al blu al viola fino a perdersi nelle profondità più ripide in un blu intensissimo e spaventoso che gli amanti dello snorkeling qui possono ammirare. Il selvatico dell’isola di Filicudi supera di gran lunga quella delle altre sei isole Eolie ed è ovunque. Ammanta l’isola tutta e le sue pertinenze, come la spettacolare Grotta del Bue Marino con la sua atmosfera mistica ed La Canna; una roccia alta circa 70 metri, una nera lama infissa nel mare più blu e che affacciandosi dalla poppa della barca a vela con il naso all’insù ti rimette al tuo posto e ti fa sentire piccino sotto di essa: è la forza della natura nelle sue manifestazioni più impressionanti che con le eruzioni vulcaniche improvvise crea queste meraviglie che spuntano dal mare plasmate dal vento e che forse scendono giù, sotto il pelo dell’acqua fino al centro della Terra. Il clima, la luce abbagliante, l’impervia violenza di Madre Natura, il profumo della sua macchia che riesci a percepire anche mentre stai navigando rendono l’unicità dell’isola di Filicudi indiscutibile. E’ emozionante camminare lungo i sentieri interni, nel silenzio che devasta lì per lì le nostre orecchie, è emozionante la visione all’imbrunire delle tante case diroccate che si stagliano contro il cielo. Il miracoloso equilibrio dei terrazzamenti sembra impossibile da capire e camminarci al di sotto o al di sopra fa sentire che la Natura si sente protetta qui e non temendo la mano cauta dell’uomo, lo aiuta nelle sue mansioni più difficili. È gioiosa la cordialità della gente, che saluta con allegrezza e cordialità. E’ meraviglioso il cielo a Filicudi dove non vi è illuminazione stradale e le stelle non sono mai mortificate od offuscate.  Esse rendono indimenticabile il cammino nelle notti di luna piena. Ancora oggi delle ISOLE Eolie, l’isola di Filicudi viene percepite dagli abitanti di tutte le altre come luogo remoto. In effetti ciò che la fa sentire lontana non è tanto la distanza, ma qualcosa di più profondo: è una distanza nel tempo, nel modo di essere dell’isola di Filicudi e della sua gente. Ecco cos’è: è la lontananza dal luogo comune, la differenza da tutto ciò che siamo abituati a sentire, la profonda divergenza dai luoghi abitati e frequentati dalle persone  in un tempo che io chiamo “sempre”. Quest’isola non è il luogo del sempre, ma il posto “di una volta” anche se quella volta ti rimane appiccicata sulla pelle e stampata nel cuore per sempre. Abbiamo accompagnato qui in barca a vela persone, coppie che avevano visto Filicudi quarant’anni prima in occasione del loro viaggio di nozze e che ci tornano con noi con l’emozione negli occhi di chi sembra non l’abbia vista mai , ma se ne ricorda ogni particolare. Non è facile seguire i ritmi di quest’isola, te ne devi allontanare un attimo per capirne le complessità ed il senso, ma devi stare attento perché ti frega in un attimo: se è amore, aspetterai come me tutta la settimana per rivederla ancora una volta ed anche se il cuore alle isole Eolie lo devi dividere in tanti pezzettini da lasciare qua e là perché non puoi non amarle in ogni dove, qui a Filicudi ci lascerai i pensieri più reconditi e puri. Se ami il mare e la Natura e la possibilità che queste due cose si fondano in un unicum, qui è possibile che questo accada. Ma non tutti lo vedono o lo percepiscono. E’ “elitaria” per questo: a tutti piace, ma solo Lei seleziona i suoi amanti più coraggiosi ed appassionati. Mi auguro che Tu rimanga sempre Tu: asprigna ed inselvatichita. Possente come nessuna.

 

Simona

Il Mare di Pietra.

….sbaglia chi pensa che le Eolie siano isole. Sono miraggi di pietra che narrano la preistoria. Sono sermoni quaresimali sulla natura fragile della nostra condizione umana. Bisognerebbe trascorrere qui il mercoledì delle Ceneri, invece che ferragosto. Le Eolie sono un parco a tema sulla storia del pianeta Terra. Perlustrarle è come salire sulla groppa di una galassia che ci portasse in giro ad assistere al Big Bang e poi ci riconsegnasse ai nostri grattacieli. Lasciate a casa i libri che avete comprato durante l’anno e tutti quelli che vi hanno regalato e non avete avuto il tempo di leggere. Portate al massimo Moby Dick, e se vi resta ancora spazio nella valigia metteteci la Tempesta di Shakespeare. Se amate farvi delle belle nuotate al tramonto e adorate stendervi sulla sabbia cocente, prendete un biglietto e partite. Prenotate una crociera alle Eolie soltanto se da bambini avete avuto vertigini stringendo in mano un dinosauro e se avete sentito un terrore misto a piacere nel perdervi in un bosco. Correte alle Eolie se non avete paura quando appoggiate l’orecchio ad un petto al cui all’interno batte un cuore. Perché questo è ciò che fa un vulcano per tutta la notte, pulsa e respira. Sappiate che il mare può insegnare moltissime cose di vitale importanza e che una volta imparate non c’è modo do dimenticarle. Insegna l’attaccamento alla vita e a guardare lontano.

Se mai decideste di partire per le Eolie, percorretele tutto il giorno senza fermarvi. Uscite di casa all’alba e tornate in piena notte. Possibilmente passate una notte all’aperto.  Andate a piedi da un estremità all’altra. E soprattutto cambiate isola di continuo. Perché le Eolie sono sette. E per sentire il loro racconto completo bisogna visitarle tutte e tornare e ritornare anche dove si è già stati. La storia delle Eolie è una storia che non ha un inizio e non ha una fine. È una storia incantata e spaventosa che ha la forma perfetta di un arcipelago.

Tratto dal Libro “Il mare di Pietra” di Francesco Longo.