Viaggio nelle Isole Eolie, Parte II

Dattilo verso Stromboli

“ Mano a mano che ci avvicinavamo e che la barca a vela bordeggiava verso la nuova isola, Stromboli era sempre più distinta attraverso quell’aria tersa della fumata e, ad intervalli di un quarto d’ora, la fiamma spuntava al di sopra del cono vulcanico facendo irrimediabilmente tremare in ogni dove tutto intorno. Nel corso della giornata questa lingua di fuoco sembra non esistere, smarrita com’è nella luce del sole. Avvicinandosi da Panarea a vele spiegate, il cono perfetto dello Stromboli si staglia possente davanti a noi e le colate laviche alle pendici di esso si trasformano in ciottolame di varia misura a formare piccoli lembi di spiaggia nerissima che sembra ribollire del calore del magma che fu. Appena scende la sera su quest’isola e se si ha la fortuna di trascorrere la notte a bordo, in rada, dando ancora magari davanti al paesello di San Vincenzo ed appena l’Oriente inizia a scurirsi, questa fiamma diventa visibile e la si vede proiettarsi in mezzo alla fumata, colorandola per poi ricadere in una colata lavica dapprima rossa e spumeggiante e poi presso ossidata dall’aria scura e durissima verso il mare.

Raggiungemmo Stromboli verso le sette di sera. Sfortunatamente il porto si trova a levante e noi provenivamo da Occidente, così che fummo costretti a costeggiare tutta l’isola quasi facendone involontariamente il periplo. La barca a vela, ormai solo a remi poiché sottovento, passò davanti ad una ripida scarpata da dove la lava scendeva fino al mare. La montagna, la cui vetta ha un diametro largo quasi venti passi mentre la sua base ne misura centocinquanta, in quel punto è coperta di cenere e tutta la vegetazione è ovviamente bruciata anche se poi gli abitanti dell’isola mi diranno che, questa lava è un ottimo fertilizzante naturale e che presto la vegetazione torna a fiorire noncurante delle nuove colate che presto la raggiungeranno. Le previsioni del capitano risultano essere esatte: arrivammo mezz’ora dopo la chiusura del porto e ahimè tutto ciò che potemmo dire per farlo riaprire furono inutili parole. Ciononostante tutti gli abitanti di Stromboli, donne, bambini e pescatori erano accorsi sulla spiaggia. La nostra barca a vela faceva scalo in quel porto assiduamente ed i nostri marinai erano ben conosciuti in quell’isola: ogni autunno facevano quattro o cinque viaggi per caricare uva passa da portare sul continente. Nel corso dell’anno tornavano altre due o tre volte più che sufficienti per stabilire rapporti di varia natura sia amicali che economici. Appena fummo a portata di voce tra i nostri uomini  egli abitanti dello Stromboli si intrecciarono conversazioni del tutto particolari, scandite da domande e risposte in dialetto stretto che avremmo fatto fatica anche solo a ripetere e quindi per noi totalmente incomprensibili. Capivamo soltanto dal tono della voce che si doveva trattare di conversazioni amichevoli: Pietro, uno dei nostri marinai sembrava anzi dovere intrattenere rapporti ancora più affettuosi con una ragazza del posto che non pareva assolutamente preoccupata di dover celare i sentimenti di pieno affetto che nutriva per lui. Infine l’idillio si animò a tal punto che Pietro iniziò a dondolarsi dapprima su una gamba poi sull’altra, fece due o tre salti preparatori e sul ritornello intonato da Antonio iniziò a ballare la tarantella.

Osservatorio di Stromboli

La giovane strombolana per non sembrare scortese si mise a sua vota a danzare. Questa giga  a distanza durò fino a quando i due ballerini caddero sfiniti uno sul ponte della barca a vela a l’altra sulla spiaggia era il momento che aspettavo per chiedere al capitano ove contasse di farci passare la notte; ci ripose che era a nostra disposizione e che non dovevamo fare altro che ordinare. Lo pregai allora di ancorare di fronte al vulcano, per non perderci nulla delle sue evoluzioni notturne. Bastò una parola del capitano e tutti interruppero le loro conversazioni per riprendere i remi in mano ed avviarci verso la rada che ci avrebbe accolto per la notte. Dieci minuti dopo eravamo ancorati a sessanta passi davanti al lato settentrionale della montagna. Era proprio nello Stromboli a parer mio che Eolo teneva incatenati “lucentes ventos temoestasques sonoras”. Senza dubbio ai tempi del cantore di Enea e quando Stromboli si chiamava Strongyle l’isola non era ancora nota per quello che è e stava preparando nelle sue cavità quelle periodiche ed infuocate eruzioni e colate laviche che ne fanno il vulcano più gentile ma anche più attivo della terra tanto da sembrarci un compagno che scandisce ogni nostro movimento ed il tempo attorno a noi. Con Iddu infatti si sa sempre a cosa si va incontro: non è come il Vesuvio o l’Etna che, per una misera eruzione fanno attendere il viaggiatore due tre cinque anni talvolta. Mi si potrebbe rispondere che ciò dipende dalla gerarchia che essi occupano tra i vulcani, gerarchia che permette loro di essere aristocratici a loro svantaggio ed è vero. Ma occorre essere grati allo Stromboli per non avere abusato neanche una sola volta della sua posizione sociale e di avere capito che sarebbe stato solo un vulcano tascabile al quale nessuno avrebbe prestato attenzione se si fosse dato troppe arie. Quanto gli manca di qualità,

Fico Grande

Stromboli lo guadagna in quantità. E così per fortuna non fece attendere neanche noi: dopo appena cinque minuti di attesa sentimmo un cupo boato seguito da un’esplosione, simile ad uno scoppio di venti colpi d’artiglieria che rischiarò il cielo. La barca, il ponte e tutti noi fummo illuminati a giorno, un lungo getto di fuoco venne proiettato in aria e ricadde in una pioggia di lava: parte di essa ricadde nel cratere stesso mentre l’altra, rotolando giù verso la scarpata, precipitò come un torrente di fuoco e si immerse in mare sbollendo. Dieci minuti dopo lo stesso fenomeno si verificò nuovamente e così, ad intervalli di dieci minuti per tutta la nottata. Riconosco che quella fu una delle notti più singolari della mia vita: Jadin ed io non riuscivamo a staccarci da quello spettacolo, terribile e magnifico al tempo stesso. C’erano delle esplosioni tali che l’aria sembrava esserne tutta scossa l’isola pareva tremare come un bambino spaventato. Questo fuoco d’artificio procurava  solo a Milord uno stato di esaltazione quasi indescrivibile: voleva ad ogni costo tuffarsi in acqua per andare a divorare quella lava incandescente che talora ricadeva a soli dieci passi da noi, simile ad una meteora che si getta in mare….

[to be continued…]

Stromboli terra di Dio…

La mia prima visione dell’isola di Stromboli me la offre il Margaux, il nostro Beneteau 57 nel 2011 arrivando dopo 24 ore di navigazione dalla costa….già viste Capraia, Elba, Giglio, Ponza, Egadi…tutte straordinariamente belle ed indubbiamente fascinose. Eppure Stromboli alle persone gli va incontro, non le aspetta, le assale. E te le fa dimenticare tutte all’istante…Si sa, gli arrivi in barca a vela su di un’isola, l’avvicinamento lento a suon di regolamenti di vela, il sibilo del vento sono visioni che tutti una volta nella vita dovremmo provare perché questi arrivi sono una conquista e questa sensazione su Stromboli la avverti chiara e limpida come il cielo terso che fa da cornice ad suo cono “presuntuoso”.

Stromboli e’ un’isola “sui generis” in tutto e per tutto, ma in realta’ non e’ un’isola, e’ un cono vulcanico che spunta dal mare ed i suoi pochi abitanti, 400 nei mesi invernali, vivono, nelle loro case bianche, abbarbicati sulle sue pendici, consci e felici del pericolo che li sovrasta, ma non curanti: “chi comincia a vivere qui non se può andare”…questa è la frase che in questi giorni mi sentirò ripetere più spesso. La natura e’ verde intenso, rigogliosissima forse per il clima temperato e per la fertilita’ dei terreni vulcanici. I colori dei fiori hanno tonalità mai viste altrove, sono dovunque e tantissimi, di dimensioni oserei direi geneticamente modificate se non sapessi che qui nulla fa l’uomo con le sue mani per ostacolare la natura dei luoghi; mi stordisce il profumo, quello del fiori biancolatte del cappero e delle bounganville che mi penzolano intorno in ogni dove;  profumi che non ricordi, a memoria, di aver mai sentito. Ci sbatti il naso ovunque se non guardi avanti…e non riesci a guardare dove vai, perché ogni angolo cattura l’attenzione come una calamita. “A Strmboli l’amore è gieco..” leggo in ogni dove. Sorriso di rito, sonore risate dell’equipaggio e due coppie di piccoli gechi abbarbicati sui muretti che sembrano cosi essere abituati alla presenza dell’uomo da rimanere pressochè immobili. Ora che sono a terra capisco cos’era quel sentore che ho avuto annusando l’aria quando la nostra barca a vela ha dato ancora davanti a Ginostra. I fiori, erano i fiori. Penso che la Bergman ne sia rimasta affascinata; la casa in cui visse per un breve periodo con Rossellini è “abbracciata” su ogni lato dai fiori. Io ne sono rimasta affascinata.

Il mare e’ molto bello, ma il primo impatto è terrificante. Impressiona. I fondali calano a picco a pochi metri dalla spiaggia e quando ti butti dalla plancia della barca a vela nel blu intenso, sai che sotto di te quel cono vulcanico che vedi spuntare dall’acqua si inabissa in essa per altri 2000 metri e l’impatto è caldissimo sulla pelle, ma gelido nel cuore. Ti ci devi abituare a Stromboli, devi capire che lui comanda e tu ne devi subire il fascino. Le poche spiagge sono di cenere lavica, nere, la maggior parte inaccessibili via terra…Margaux ancorata nelle baie più rilucenti sembra piccina piccina ed allontanandosi un pochino a nuoto, guardandola, sembra che i fumi del vulcano, la inghiottano. Pare quieto talvolta lo Stromboli, ma quei 20 minuti soltanto che intercorrono tra un’eruzione e l’altra…poi tutti sussultano, la terra trema sotto i piedi ed il mare ne attutisce le sonore, piccole e continue sciare di ciottoli che rotolano da lassù….

Il vulcano ha due crateri costantemente attivi, che eruttano a cadenza regolare, uno dopo l’altro, quasi a scandire il tempo; ci potresti regolare l’orologio. Prima ti batte il cuore dalla paura, paura vera;  poi ci fai l’abitudine e ad ogni botto sorridi. Andando via, quando lo guardi da poppa, ne avrai per sempre nostalgia.

Quella notte, il mio Comandante, lo Skipper, l’”Uomo di Margaux” decide di fare uno strappo alla regola, salpare l’ancora ed affrontare mezzo periplo dell’isola verso la sciara del fuoco. Un grande e ripido pendio che riversa in mare la lava del vulcano; nottetempo, quando il sole non ci oscura la visione con la sua luce, lo spettacolo e’ impressionante, le esplosioni ed il lancio di lapilli si susseguono e nel momento in cui il magma incandescente tocca l’acqua, i ciottoli freddano improvvisamente e formano alte colonne di vapore acqueo.

Vorrei vedere Ginostra, antistante la sciara ed dalla parte opposta rispetto a San Vincenzo, il paese principale di Stromboli. Il fascino tutto particolare di un paese a cui senza barca, sia essa a vela, motore o remi, non si può arrivare. Conta trenta abitanti, non ha mai avuto energia elettrica tranne da un ultimo breve periodo. Gli abitanti ne saranno forse felici…oppure no.  Il sentiero che si snoda lungo le pendici del vulcano e’ in parte franato e percorrerlo e’ pericolosissimo. E comunque sarebbero quattro ore. Penso che raggiungerlo via mare sarà facile…non è così. L’ancoraggio per Margaux, visti gli alti fondali, è precario ed  il suo porto, detto il “Pertuso”, e’ il piu’ piccolo esistente al mondo…batte quello storico di Ventotene. Chi abita qui, chi sceglie coraggiosamente questo posto anche nei mesi invernali è, di fatto, isolato per lunghi periodi durante l’anno.

Io che nel 2011, alla mia prima vacanza in barca a vela, non sono ancora propriamente avvezza al mare da questa prospettiva, mi rendo conto che raggiungere Ginostra è stata una decisione azzardata. Solo secondo me, lo skipper è baciato dal solito ottimismo. Non vi e’ nessuna possibilita’, in caso di emergenza, di approdare; se il motore si guastasse saremmo in balia del mare. Mi dicono che in questo punto il segnale al cellulare svanisce. Margaux ancora senza indugiare e con il gommone raggiungiamo il pertuso…dieci metri quadrati forse…o forse è la mia prospettiva ad essere sfalsata perché anche le case, la gente, la trattoria e tutto di questo paese mi sembra piccolo piccolo. Ed io ancora più piccina. Mi accorgo che non potrei mai fare la scelta che queste persone hanno fatto neanche per un mese forse. Rinunciare a tutto in pratica. Ma a loro, se tu glielo chiedessi, non sembrerebbe affatto di aver rinunciato a tutto, bensì di aver guadagnato un “nuovo tutto”. Glielo leggi negli occhi, non c’è bisogno che parlino. Forse se soggiornassimo qui per alcuni giorni capiremmo. Io l’ho solo “intuito” ed in parte lo Stromboli….dopo averlo visto consecutivamente ogni settimana per quattro mesi l’anno per sei anni. E oggi è sempre una sorpresa. Quella che i nostri equipaggi mi leggono negli occhi ogni volta che ci approdiamo chiedendomene il perchè. Non lo so perché, lo amo e basta. Secondo me le altre Isole, tutto nel mio cuore, gli fanno solo da cornice. E’ la mia Isola, lo è sempre stato fino dal primo momento, anche se ne avevo terrore.

Mi tuffo in mare per testare il mio coraggio, vedere se a distanza di qualche ora la paura di Iddu si è placata. Si sta bene, l’acqua è tiepida, mi sembra di essere rilassata anche sola in acqua qui; piano piano l’animo si acquieta e se stai calmo ed ascolti, le eruzioni le puoi sentire tutte intorno a te. Il pranzo in trattoria è piacevole, il silenzio ammutolisce tutti e godere di una vista così è un assoluto privilegio. L’equipaggio decide di rientare in gommone. Io preferisco provare a nuoto. Cerco di raggiungere Margaux e durante la piccola traversata sotto di me un’ancora incagliata nei massi a circa 5 metri di profondità attrae luccicante la mia attenzione; chissà perché nessuno si è preso la briga di recuperarla, mi chiedo. L’ancora mi distrae, ma quando riprendo a nuotare l’istinto è di voltarmi…vedo le pareti delle Stromboli che poco più in là si gettano negli abissi scurissimi…ho un sussulto, vado su, ma ingoio acqua salata, tossisco e ancora tossisco, mi tolgo la maschera strappandomi anche i capelli dalla fretta che mi è presa. Il tempo di riprendermi un po’ e salgo al volo su Margaux. Ovviamente tutti a bordo ridono…assistendo alla scena dalla tuga sicura della barca a vela tutto è più semplice. Ma io ho sentito Stromboli cosi esplicitamente e sonoramente sussultare che il cuore è salito in gola.

 

Ti ho lasciato così la prima volta e ti rivedo oggi con occhi diversi e più sereni, ma sempre ed ogni volta con il cuore in gola.

Simona

 

La punta settentrionale della Sicilia, Strombolicchio.

Strombolicchio, un isola un vulcano.

Strombolicchio è un antico vulcano, le cui origini sono datate intorno a 200.000 anni fa, e costituisce la prima fase nell’evoluzione geologica dell’intero complesso vulcanico di Stromboli, nonché una delle più antiche manifestazioni vulcaniche dell’Arco Eoliano.

Costituita da rocce di basalto, andesite e augite, Strombolicchio è in effetti ciò che rimane dell’antico edificio vulcanico di Stromboli (mentre quello attuale data a circa 100.000 anni fa, dunque più recente). In epoca antica il magma trovò nuove strade per salire in superficie attraverso la crosta terrestre, di conseguenza il sito delle eruzioni si spostò leggermente e l’edificio vulcanico di Strombolicchio smise di eruttare. Questo portò all’erosione graduale delle sue pendici, che scomparvero completamente, lasciando soltanto una torre di magma solidificato (più resistente agli agenti atmosferici), che inizialmente stava all’interno del condotto vulcanico. Tale tipo di formazione è detta neck, o spina vulcanica.

Come già accennato, fu ultimato nel 1926 e attivato nel 1938. Si tratta di una torre a base circolare alta circa 8 metri sopra un piccolo edificio; la lanterna è circondata dalla “galleria”, ovvero la balconata di servizio. L’ottica è fissa e la sorgente luminosa è alimentata dall’energia solare tramite pannelli fotovoltaici. Nei primi anni era comandato da un farista, ma oggi è da tempo completamente automatizzato, gestito dalla Marina Militare italiana.

Dabs

Il Film – Stromboli Terra di Dio

Stromboli (Terra di Dio)

è un film del 1950, prodotto e diretto da Roberto Rossellini. È il primo film del regista girato con Ingrid Bergman, sua compagna per diversi anni.

Il film fu girato nell’isola di Stromboli, nell’arcipelago delle Eolie, e vide il coinvolgimento di molti dei veri abitanti dell’isola. Lo stesso Mario Vitale inizialmente era stato ingaggiato dalla produzione come manovale. Durante le riprese, un’eruzione del vulcano fornì alcuni spunti a Rossellini, che girava senza un vero copione, fissando giorno per giorno le idee su un semplice blocco per appunti.

Fu così possibile girare le scene di un’evacuazione della popolazione, che insieme a quelle della pesca costituivano una specie di “documentario nel film”.

Il ruolo della protagonista era destinato in origine ad Anna Magnani, con la quale Rossellini aveva una relazione. Vedendosi portar via la parte da Ingrid Bergman, la Magnani stessa per ripicca volle montare una produzione per girare a Lipari il film Vulcano, diretto da William Dieterle: la lavorazione, iniziata dopo, paradossalmente venne portata a termine prima di quella di Stromboli e il film poté usufruire di un’insperata pubblicità.

Per la sua interpretazione, la Bergman vinse il Nastro d’Argento. Gli altri attori erano quasi tutti non professionisti. La pellicola uscì nelle sale in prima nazionale l’8 ottobre 1950.

In Italia il film ebbe un discreto seguito, se non altro per l’enorme curiosità destata nel pubblico a proposito del legame sentimentale tra il regista e la famosa attrice svedese (che nel film recita con la propria voce in italiano, senza essere doppiata).

Dabs

Stromboli Terra di Dio…!!

Salita al cratere di Stromboli.

La salita è ripida, il sole di agosto ancora alto a quest’ora del pomeriggio ed inesorabilmente caldo, molto caldo. “Chi me lo ha fatto fare???” – penso- “non riuscirò ad arrivare lassù…chissà se mi permettono di tornare indietro?”. I pensieri sono scossi via da un boato e poi un altro ancora e sento che la terra sotto i piedi sembra non esserci più…il terreno nero fatto di piccole pepite laviche scivola lento sotto gli scarponi da trekking ricoperti ormai quasi interamente dalle polveri che aleggiano nell’aria al passare confusionario del gruppo che sale. Faccio fatica a non cadere e mi sorreggo mettendo il busto in avanti e facendo leva sulle punte dei piedi, ma non posso non guardare su e anche se il sudore lo sento,  fastidioso, che scende sulla nuca….sorrido. Non posso abbandonare. Non adesso.

Al termine delle breve scalata lungo la mulattiera si apre ai miei occhi una vista meravigliosa su Strombolicchio che è ormai 700 metri più in basso…altezzoso e gotico in tutte le sue forme anche da quassù ruba per un attimo tutta la nostra attenzione. Ma Stromboli sopra, sotto e dovunque intorno a me mi richiama all’ordine…siamo sulla cresta ripida e sabbiosa che conduce alla cima e vedo i crateri con le prime postazioni di osservazione fatti da bassi muretti di protezione disposti a semicerchio. Il punto di osservazione più vicino alle bocche è più in alto però è devo risalire il tratto di cresta finale. Difficile credere ai propri occhi e mantenere la calma…alte e spaventose le esplosioni si susseguono ritmicamente tingendo di rosso il nero della notte ormai calata. L’adrenalina sale eppure il senso di pace e di godimento alla vista di questa Natura che esplode sono di quelli mai sentiti prima.  È come essere affacciati sul bordo del vaso di Pandora e sentire terrore misto a curiosità e vorresti fare sempre un passo in avanti perché forse lo spettacolo sarebbe ancora più bello. La guida parla, illustra, descrive, da indicazioni. Ma come si può ascoltare? È “Lui” che senza parole dice tutto e sgomitando rimane per interminabili attimi al centro di tutta la nostra attenzione. “Iddu” è così, mi avevano avvertito quasi come se parlassero di qualcuno che esiste davvero, di un’entità vivente…ed io che non ci avevo creduto…. Amo quest’isola, l’ho sempre amata…dal momento stesso in cui ci ho messo piede la prima volta. Dal momento in cui mi ha costretta a fare pace con la paura di approdare in un luogo dove la terra sotto i piedi è calda e trema e ruggisce, ma non puoi fare a meno di toglierti ciabatte e scarpe almeno una volta perché quel calore lo devi sentire  diretto sotto di te. È un amore potente quello di chi si innamora di Stromboli…perché le Eolie le ami tutte, ma sempre succede che ognuno scelga la propria e la faccia sua. Io ho scelto Stromboli. La sua forma conica, la sua “sciara”, il verde lussureggiante del bosco che fa spazio lungo il pendio alla sabbia nerissima di polvere lavica. Sono rimasta qui, da quel pomeriggio di agosto in cui ho deciso di salire lassù….

Simona

 

Guida alle Eolie

Lipari

 

L’isola normalmente viene usata come base di partenza per “emigrare” verso le altre dell’arcipelago. Bellissima, sopra e sotto il mare, con le sue spiagge di pomice finissima, le rocce granitiche, le insenature, i faraglioni e le grotte. La cittadina di Lipari si allarga a ventaglio intorno alla rocca, su cui sorge l’antico castello, proprio ai piedi del quale, sui due lati del promontorio, si trovano due dei tre porticcioli dell’isola. Sulla sinistra del promontorio del Castello la costa forma una piccola insenatura dove si trova il porto di Marina Corta, con la suggestiva Chiesa delle Anime del Purgatorio che separa i due piccoli bacini.

Una delle prime cose da fare, appena giunti a Lipari e magari prima di imbarcarsi, è il giro dell’isola. Partendo dal paese di Lipari, si segue il lungomare per Marina Lunga, si passa il porto Pignataro e si procede verso Canneto, situata in una insenatura delimitata a sud est dal Monte Pilato. Da Canneto, percorrendo la strada che conduce alla chiesetta di Pirrera, si arriva a Forgia Vecchia, le Rocche Rosse e Campo Bianco, cave di ossidiana e di pomice. Proseguendo a Porticello, sovrastata da giacimenti di roccia bianca e superato il promontorio di Punta Castagna, dove si può ammirare l’insolito spettacolo costituito dalle «sciare» di pomice che si tuffano in mare, si incontra la frazione di Acquacalda, con la grande spiaggia ed una splendida vista su Salina. Da qui inizia la salita verso la montagna fino al paese di Quattropani, e continuando ad andare si arriva a Pianoconte. A pochi minuti di strada si trovano le Terme di S. Calogero, edificate nel 1867 con la “stufa”, grotta sudatoria romana, che risale a circa 3.500 anni fa, ed il “Tholos” di civiltà Micenea. Proseguendo nel giro dell’isola si arriva al belvedere di Quattrocchi. Da qui si ammirano le pittoresche insenature ed i dirupi scoscesi che si buttano nel mare, l’incantevole panorama dei Faraglioni e lo sfondo dell’isola di Vulcano. Si continua poi di nuovo verso Lipari, seguendo la strada principale, ma vale la pena fare un’ultima deviazione, alla scoperta dell’Osservatorio Geofisico Internazionale, posto in cima a Monte Guardia. In paese avrete poi tutto il tempo di ammirare la Civita, con il parco del Castello, la Cattedrale, le ricostruzioni archeologiche dei siti ed il Museo Archeologico, uno dei più importanti d’Europa, che assolutamente merita una visita apposita. Ma è senza dubbio via mare che Lipari offre la sua parte migliore; dopo aver trascorso una piacevole serata a Lipari il giorno dell’imbarco, al mattino partiremo alla volta delle cave di pomice per un suggestivo bagno nelle acque cristalline ai piedi delle vecchie cave di estrazione della pomice che conferiscono al fondale sabbioso un aspetto caraibico. Ci rilasseremo qui per il pranzo prima di partire nel pomeriggio alla volta di Panarea. Costeggiando una costa a strapiombo che è tutta una varietà di colori e di toni suggestivi, si passa da “Cala Fico” alla imponente e caratteristica mole della “Pietra del Bagno” che fronteggia più giù le rocce rossastre della costa. Il versante meridionale dell’isola, di fronte a Vulcano, da cui è separata da uno stretto braccio di mare chiamato “Le Bocche di Vulcano”, che attraverseremo l’ultimo giorno di crociera rientrando a Lipari, è fronteggiato dalle sagome svettanti e caratteristiche dei due grandi faraglioni di Pietra Lunga e di Pietra Menalda. Il passaggio intorno ai faraglioni e la sosta in rada per un piacevole bagno al tramonto sarà il perfetto concludersi della settimana.
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